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Furano negli alimenti: cos'è, dove si trova e come evitarlo

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Furano negli alimenti: cos'è, dove si trova e come evitarlo

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In questa pagina andiamo a fare una panoramica su una delle molecole, considerate contaminanti e potenzialmente cancerogene per l'uomo, su cui gli studi per adesso non ci danno troppe informazioni: parliamo del furano, una sostanza che si forma in alcuni processi produttivi alimentari e che, pertanto, può rimanere all'interno degli alimenti.
Iniziamo col dire che, a differenza di tanti altri contaminanti, non c'è ancora troppa cultura riguardo all'esposizione del furano: questa sostanza, infatti, si forma in modi che in parte non sono ancora compresi, si concentra a causa di alcune pratiche di lavorazione, e soprattutto i controlli per adesso sono pochi, anche perché il pericolo sembra, per ora, essere minore rispetto a quello di altri contaminanti.

Il furano: che cos'è e perché si forma

Il furano, dal punto di vista chimico, il furano è un composto molto conosciuto ormai da tantissimi anni, nell'industria della lavorazione del legno. Si forma con la combustione di alcuni tipi di legno, quando la temperatura alta ha un'azione sulla componente di base del legno.
Di solito il legno non finisce negli alimenti, per cui il furano era conosciuto principalmente come un problema per chi lavora in questa industria, anche perché tra le sue caratteristiche c'è il fatto di essere altamente volatile; il rischio, quindi, era quello di respirarlo, e in passato veniva tenuto sotto controllo proprio dal punto di vista di sicurezza sul lavoro, perché poteva essere aspirato (insieme con altre centinaia di molecole che si vengono a creare con la combustione del legno) e portare a problemi respiratori anche gravi.
Ma il problema per la sicurezza alimentare è iniziato solo nel 2004 quando l'FDA, la Food and Drug Admininstration americana, che è un po' il corrispettivo del nostro Ministero della Salute, ha cercato il furano in alcuni alimenti, scoprendo che si tratta di un composto particolarmente presente in alcuni prodotti alimentari.
Sono così iniziati alcuni studi, sugli animali, che cercavano di capire quale effetto avesse il Furano in queste specie, scoprendo che si tratta di un composto che si può legare al DNA cellulare creando dei danni, che possono portare alla crescita incontrollata della replicazione: in altre parole, è risultato essere un composto cancerogeno.
Per frenare gli allarmismi, bisogna dire che, ancora oggi, gli studi compiuti sono stati effettuati solamente sugli animali, e questo lascia ancora aperta la "questione uomo", perché su di noi non sono mai stati eseguiti studi specifici per sapere se si tratti di un cancerogeno confermato o meno. Per questo motivo, attualmente il furano si trova, come cancerogeno, classificato nel gruppo 2B della classificazione IARC; un cancerogeno in questo gruppo significa che gli studi effettuati sugli animali sono sufficienti, ma quelli effettuati sull'uomo ancora non lo sono e così non si può stabilire con certezza se sia pericoloso per l'uomo o meno. Si parla infatti di "potenziale cancerogeno", relativo al furano.
In questi anni, tuttavia, le sperimentazioni continuano; alcune università cercano di capire dove si trova il Furano, e anche l'Europa si è mossa chiedendo alla sanità dei vari stati di effettuare campionamenti sulla tossicità di questo contaminante; in America, invece, la FDA continua a pubblicare i rapporti, soprattutto delle analisi alimentari, per capire dove è possibile trovare i quantitativi maggiori di furano.

Come si forma il furano e dove si trova?

Come abbiamo detto prima, il furano si forma essenzialmente come contaminante durante i processi di preparazione degli alimenti, in particolar modo durante la cottura. La sua presenza è legata principalmente alla presenza della fibra vegetale e del legno, per cui per alcuni alimenti, come quelli non vegetali, il problema non si pone per nessun motivo.
I prodotti che, invece, quando sottoposti a cottura (sia domestica che industriale) sono soggetti alla formazione di furano sono soprattutto quelli vegetali, i cereali e, più di tutti, il caffè. Tutti questi alimenti subiscono un processo di cottura, o almeno il furano si forma proprio dal processo di cottura (altrimenti non si trova perché è proprio la combustione che porta alla sua formazione, per cui i vegetali crudi non ne contengono).
Il caffè subisce sempre una cottura, e il suo seme è fatto prevalentemente da legno; la cottura del caffè, che si chiama tostatura, è un passaggio imprescindibile del suo processo di lavoro, la torrefazione, perché se non avvenisse non avremmo il caffè con il suo tipico aroma, quello che ben conosciamo. Per altri prodotti, i processi di cottura ci possono essere o non essere, e in generale più alta è la temperatura di cottura, più aumenta il rischio della formazione di furano negli alimenti.
Altro aspetto importante relativo a questa molecola, che può essere determinante per la presenza negli alimenti: è il fatto che il furano è volatile, per cui tende ad allontanarsi se il cibo viene lasciato a temperatura ambiente (si allontana con il fumo); rimane invece all'interno se non ha la possibilità di uscire dall'alimento. Se i prodotti vegetali che abbiamo nominato, dopo che sono stati cotti, vengono inscatolati e sigillati, la probabilità di avere furano all'interno aumenta: essendo infatti un composto altamente volatile tende a scomparire dall'alimento fresco, ma può permanere in quello inscatolato, proprio perché non ha la possibilità di uscire.
Infatti sono tenuti maggiormente sotto controllo il caffè in capsule, i cibi per bambini in scatola o in vasetto (come gli omogeneizzati) e le zuppe, quando sono preparate e subito inscatolate, nonché i prodotti cotti a base di cereali che sono subito imbustati (come alcuni tipi di popcorn).

Come evitare il furano negli alimenti?

Al momento, per quanto riguarda gli alimenti preconfezionati si può fare ben poco. Infatti non solo i produttori non hanno l'obbligo di indicare nulla in etichetta, ma addirittura non risultano normative specifiche per controllarlo, come avviene invece per altri contaminanti; i produttori, quindi, per adesso non fanno controlli e, se sono previsti, questi sono effettuati solamente all'interno dell'azienda.
È attivo però un monitoraggio, che ha portato per adesso all'attenzione dell'Europa circa 5000 campioni, pochi considerando che sono distribuiti su tutto il suolo europeo, ma abbastanza da permetterci di capire quali sono gli alimenti a rischio.
L'alimento più a rischio, come abbiamo detto prima, è il caffè, che comunque non è pericoloso: la formulazione peggiore sono le capsule, per il motivo che abbiamo citato prima,le quali contengono quasi il doppio di furano (250 nanogrammi per millilitro) rispetto alla normale polvere di caffè (circa 120 nanogrammi per millimetro). Ma, con il limite che è stato attualmente stimato come pericoloso per la salute (2 microgrammi per chilo di peso corporeo, o 2.000 nanogrammi) si capisce che per raggiungere la dose considerata tossica una persona dovrebbe bere almeno 20 caffè al giorno a partire dalle capsule: un limite difficile da raggiungere.
C'è anche il problema dell'accumulo, che non è da sottovalutare, ma per adesso non sappiamo se il furano si accumula o no nell'organismo: per saperlo, bisogna prima effettuare gli studi sull'uomo, dato fondamentale che ancora manca.
Chi, nel dubbio, volesse prendere alcune precauzioni; sono generiche, ma in generale sono buone regole perché permettono di limitare contaminanti assai più diffusi e conosciuti come pericolosi, ad esempio l'acrilammide.

Tra le cose che possiamo fare in cucina troviamo:

Preferire le cotture che permettono una maggiore volatilità del composto, come ad esempio la cottura al forno rispetto alla cottura tramite frittura. Questa regola ci viene data dallo studio effettuato sulla presenza di furano negli alimenti vegetali da un gruppo di ricercatori spagnoli.
Aspettare un po' di tempo tra la fine delle cotture e il momento del consumo: è vero che i cibi sono buoni caldi, ma nel fumo che sale dagli alimenti c'è anche il furano, per cui i livelli diminuiscono drasticamente anche con un'attesa di circa 10 minuti.
Anche se l'FDA rassicura sul fatto che gli alimenti per bambini non siano pericolosi, è sempre consigliabile aprire il vasetto e spandere il contenuto su un piatto, dopo qualche minuto dall'apertura, piuttosto che far mangiare il bambino direttamente dal vasetto;
Se mangiamo qualcosa in scatola, prendiamo l'abitudine di riscaldarlo prima di mangiarlo, ovviamente se è qualcosa che è stato cotto prima (non i sottaceti, insomma). Il livello di furano diminuisce negli alimenti riscaldati quando la confezione è stata aperta.
Infine, è importante ricordare che l'FDA, così come l'EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) rassicura sul fatto che, per quello che ne sappiamo, il furano al momento non è pericoloso per l'uomo, almeno nelle formulazioni con cui lo conosciamo oggi: seguire una dieta equilibrata e variare i cibi è, secondo i pareri, già un modo sufficiente per scongiurare i pericoli derivanti da questa molecola.
Questo però non significa che la ricerca non vada avanti: la sperimentazione sull'uomo, atta a stabilire se sia effettivamente un cancerogeno, continua in questi anni, e i risultati della ricerca potranno dare, in futuro, informazioni più precise in merito alla questione.



Dieta della Primavera: perdi peso e torna in forma

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Dieta della Primavera: perdi peso e torna in forma

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Dieta di Primavera : perdi peso e torna in forma con i giusti consigli a tavola

Il cambio stagione ci rende tutti un po’ vulnerabili e stanchi, è normale perché il nostro corpo si sta abituando alle nuove temperature. Durante questo periodo diventa fondamentale ripristinare un equilibrio nutrizionale al fine di aumentarne anche le difese immunitarie . Il cambio stagione lo definirei come una “rinascita” per il nostro corpo, ma anche per il nostro umore. Infatti, la primavera secondo alcuni studi scientifici, stimolerebbe anche la produzione dei cosiddetti “ormoni del buon umore” come serotonina,  che contribuirebbero al benessere pisco-fisico.
Durante il lungo inverno, spesso si tende ad essere più sedentari, a bere poco , con conseguente aumento della ritenzione dei liquidi corporei , si tende ad avere anche una cattiva digestione spesso i pazienti con questa condizione , soffrono di stitichezza. Inoltre, la ritenzione a lungo termine può dare i cossidetti effetti “pelle a buccia d’arancia”  localizzati soprattutto sul “lato B”. Alla base di tutto , resta senza altro un’alimentazione scorretta , povera di fibra alimentare, stress e stili di vita non corretti.
Questo periodo è  il migliore per “depurare” il nostro organismo da tutte le tossine accumulate durante il lungo inverno, lavorando principalmente sul fegato , organo deputato a metabolizzare  sostanze di rifiuto, ma anche  a riequilibrare l'eco-sistema intestinale, permettendo di avere una migliore regolarità intestinale, ma non solo. Infatti, avere una flora batterica sana , significa anche contribuire a rinforzare le difese immunitarie . Saremo quindi in grado anche di fronteggiare meglio le allergie tipiche di stagione.
Per una dieta “detox” preferire ricette poco eleborate, alimenti ricchi di fibra, quali ad esempio i cereali integrali meglio in chicci, o ancora cereali alternativi quali amaranto, riso, grano saraceno, miglio, mais, quinoa che sono ricchi anche di minerali e privi di glutine,quindi largamente conosciuti tra i celiaci.
La fibra alimentare, non è un nutriente, bensi un componente essenziale presente nei cereali integrali,la quale si trova in grandi quantità nella vastissima varietà di frutta e verdura di stagione. Questi alimenti oltre ad essere carattrizzati da una buona quantita' di acqua di vegetazione, sono anche ricchi di antiossidanti, vitamine e minerali.Sicuramente sono meglio conosciute con proprietà detox, tutte le radici cosiddette “amare” come carciofo, cicoria, tarassaco, radicchio. Esistono però, oltre a queste radici “amare”, tantissimi altri alimenti con effetto detox e di eliminazione del ristagno dei liquidi corporei , come ad esempio gambo di ananas, finocchio, sedano, carote . Mi piace molto avvicinare i pazienti a privilegiare non solo verdura cruda che contiene tanta acqua, ma preferire ottimi estratti di frutta e/o verdura con gli alimenti sopra citati. Infatti gli estratti sono alternative fresche e gustose che possono essere consumate a colazione oppure durante spuntini.
Scegliere poi, i condimenti giusti è importante,infatti limitare il sale e quindi il sodio presente in esso, significa anche ridurre la ritenzione, infatti esso è responsabile del ristagno  dei liquidi, quindi limitare il consumo eccessivo di sale classico da cucina e moderare gli alimenti che lo contengono come conservante (es.formaggi, salumi), sarà fondamentale. Al posto del comune sale da cucina,quindi, imparare  ad usare spezie naturali quali: prezzemolo, origano, salvia, timo, ecc. che oltre a dare un gradevole profumo alle nostre ricette, contribuiscono ad arricchire il valore nutrizionale di un pasto.Tali spezie hanno tanti effetti positivi per la salute, ricche di antiossidanti con effetti anti-tumorali. Preferire poi, il succo di limone all’aceto per condire ad esempio carni e verdura,il quale renderà il piatto più gustoso. Un discorso a parte spetta sicuramente al prodotto principe della Dieta Mediterranea, l’olio extra vergine di oliva (evo) , ricco di acido oleico, acido grasso mono-insaturo, vitamina E, antiossidanti naturali con effetti preventivi su molte forme tumorali come ad esempio colon retto- mammella.
Per un corretto percorso detox da fare per qualche settimana, è necessario bere molta acqua, essa infatti svolge numerose funzioni nel nostro corpo, l’acqua partecipa a molte reazioni biochimiche che avvengono nelle cellule, trasporta il cibo lungo il canale digerente, e tra le sue più importanti funzioni, c’è anche quella di allontanare tutte le sostanze di rifiuto, quali esempio tossine accumulate da abuso farmaci, cattiva alimentazione.
Associare quindi i giusti consigli a tavola e fare moderata attività fisica , come quella di camminare almeno 2 volte a settimana 15 / 20 min , meglio se avviene durante una bella giornata di sole, il quale migliorerà, non solo i livelli di vitamina D, ma anche  il nostro benessere psico-fisico.
Per ripristinare anche una certa “fiacca” tipica di stagione, è utile consumare alimenti ricchi di magnesio, potassio, vitamina B , ferro, che contribuiscono ad attenuare la stanchezza tipica del periodo.
In questo periodo si tende ad iniziare diete fai da te drastiche e dannose per salute oppure ad affidarsi a NON esperti in campo della Nutrizione. Vi invito a rivolgervi a Professionisti laureati e competenti che dopo attenta anamnesi saranno in grado di fornirvi tutte le più corrette informazioni.
Per intraprendere un percorso detox mirato , raggiungere un peso ideale e  migliorare l'equilibrio mente–corpo , è possibile prenotare un appuntamento con il dott. Enrico Fonticelli chiamando cell 3887304549

Si riceve nelle sedi di Giugliano  / Pozzuoli



La frutta secca: guida a una scelta di qualità

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La frutta secca: guida a una scelta di qualità

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La frutta secca si può suddividere in due categorie: quella glucidica (ricca di zuccheri e povera di grassi), e quella lipidica (ricca di grassi e, viceversa, povera di zuccheri).
Quasi tutta la frutta che consumiamo abitualmente fresca si può essicare: da essa si ottiene la frutta secca glucidica (mele, uva, banane sono i tipi di frutta secca glicidica più diffusi).
In questo articolo prenderemo in considerazione le caratteristiche della frutta secca lipidica, che in realtà comprende sia frutti veri e propri ma anche i semi di alcune piante e i legumi, nel caso delle arachidi.
La frutta secca lipidica è diffusa in tutto il mondo. In Italia non è facile trovare tutte le varietà: noci, nocciole, pinoli e arachidi, noci brasiliane sono facilmente reperibili mentre macadamia, anacardi, pecan si trovano solo nei grandi supermercati e nei negozi specializzati.

Sicurezza

I prodotti confezionati garantiscono la totale sicurezza del prodotto dal punto di vista delle contaminazioni di microorganismi patogeni.
Grazie allo scarso contenuto di acqua e alle proporzioni tra i macronutrienti questi alimenti difficilmente vengono aggrediti da microorganismi patogeni, una buona conservazione del prodotto in luogo fresco e asciutto è sufficiente per garantirne la sicurezza una volta aperta la confezione.
La frutta secca in guscio può essere aggredita da larve di insetti, il fenomeno è invisibile dall'esterno ma lo è chiaramente una volta sgusciato il prodotto: dunque basta scartarlo.

Qualità nutrizionali

La frutta secca lipidica, nut per gli anglosassoni (traducibile con il termine generico di noccioline), è ricchissima di grassi, poiché ne contiene una quantità dal 50% al 65%, e quindi di calorie (più di 500 kcal per 100 grammi).
Il potere nutritivo così elevato le rende un alimento con indice di sazietà piuttosto basso, sebbene più elevato rispetto ad altre fonti di grassi come gli oli, la maionese e il burro.
Occorre quindi valutare sempre con attenzione le quantità assunte, per non compromettere il bilancio calorico giornaliero.
Tuttavia può essere importante assumere una certa quantità di frutta secca lipidica ogni giorno (soprattutto le noci), in quanto i grassi in essa contenuti sono in prevalenza mono e polinsaturi (nel caso dei semi fungono da "antigelo" per conservarli intatti anche in inverno), e quindi benefici per la salute delle arterie.
Le noci, per esempio, sono una delle rare fonti di acido alfa linolenico, un acido grasso essenziale (appartenente alla famiglia degli omega 3) che dobbiamo necessariamente assumere con l'alimentazione.
Alcuni tipi di frutta secca lipidica sono buone fonti di vitamina E, che funge da protettrice contro l'irrancidimento dei grassi insaturi presenti all'interno di questi alimenti.
La frutta secca lipidica non è una buona fonte di proteine, né di minerali o di altre vitamine (esclusa la vitamina E).
Infatti, anche se 100 grammi di frutta secca contengono quantità discrete di proteine e di alcuni minerali e vitamine, bisogna considerare che una porzione ragionevole non supera i 20 grammi al giorno (100 grammi di frutta secca apportano in media 600 kcal!), il che ridimensiona di molto le quantità di proteine, vitamine e minerali assumibili, di fatto, da questi alimenti.
Per esempio, 20 grammi di arachidi (120 kcal) forniscono solo 3 grammi di proteine, per di più di basso valore biologico. Una buona fonte proteica come la carne magra, con le stesse calorie fornisce una quantità di proteine superiore di sei volte.

Qualità organolettiche
La freschezza è di certo il requisito fondamentale conservare le caratteristiche organolettiche del prodotto.
I grassi polinsaturi presenti nella frutta secca lipidica vanno facilmente incontro ad irrancidimento provocando lo scadimento del sapore, inoltre un prodotto mal conservato o troppo vecchio perde la croccantezza dovuta alla tostatura.

Come scegliere

La frutta secca lipidica andrebbe acquistata in confezioni sottovuoto o comunque sigillate in modo opportuno, soprattutto se sgusciata. Il guscio, infatti, è la migliore confezione disponibile: è stato progettato dalla natura per conservare il frutto al suo interno per molto tempo.
Se la acquistate sfusa, in guscio o senza, bisogna accertarsi che il negozio abbia un grande ricambio del prodotto.
La frutta secca in guscio deve essere pesante, e il frutto deve essere aderente al guscio stesso.



Acqua minerale: scegliere la migliore per la nostra salute

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Acqua minerale: scegliere la migliore per la nostra salute

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L'acqua in bottiglia, anche definita acqua minerale, è uno dei prodotti di consumo che ogni giorno beviamo e che rappresenta una parte molto importante, almeno in percentuale, di tutto ciò che ingeriamo. Dico "tutto ciò che ingeriamo" e non "della nostra alimentazione" perché l'acqua non è un alimento, né dal punto di vista legale, né dal punto di vista della nutrizione. Nonostante questo, il nostro corpo è composto per circa 2/3 da acqua, e senza acqua non avremmo possibilità di vivere.
Molte persone, anche molto attente all'alimentazione e all'etichettatura nutrizionale degli alimenti, non prendono in considerazione l'acqua, così che spesso non si conosce l'elemento che ingeriamo maggiormente rispetto agli altri; la dose consigliata, come sanno tutti, sono i famosi due litri di acqua al giorno, che sono tanti e proprio perché sono molti, un piccolo errore di valutazione nella qualità dell'acqua può portare anche a problemi di salute.
In questo articolo prendiamo in considerazione i parametri che si trovano nell'etichetta delle acque in bottiglia, escludendo quindi le acque del rubinetto. Analizzeremo le varie voci e capiremo quale dovrebbe essere scelta a seconda della nostra situazione fisiopatologica. Perché le acque non sono tutte uguali, anche se potrebbero sembrarlo.

L'etichetta dell'acqua in bottiglia: come leggerla

L'etichetta dell'acqua in bottiglia è completamente diversa da quella degli altri alimenti, per cui non è possibile ritrovare gli stessi parametri.
La prima dicitura, che spesso diamo per scontata ma non lo è, che dobbiamo cercare, è quella di Acqua Minerale Naturale. Questa espressione indica che l'acqua soddisfa precisi indici di legge che le permettono di essere commercializzata; se non trovo questa dicitura non significa che l'acqua non è potabile (non sarebbe commerciata) ma che tendenzialmente è stata trattata con un trattamento diverso dall'aggiunta dell'anidride carbonica (per fare l'acqua gassata, che è l'unico trattamento consentito nelle acque minerali naturali).
Alcune aziende potrebbero immagazzinare l'acqua in cisterne, soprattutto per evitare la siccità estiva (che in alcuni posti è un problema piuttosto grave); in questo caso l'acqua ristagna, e soprattutto per evitare la proliferazione batterica viene trattata con disinfettanti che ne modificano le proprietà naturali; così, pur non essendo pericolosa, parametri (che vedremo tra poco) come il pH e il residuo fisso, così come molti microelementi, potrebbero discostarsi molto dai valori considerati normali.
Insomma, quando si sceglie l'acqua, è bene controllare per prima cosa che sia acqua minerale naturale, per essere sicuri che sia acqua che viene imbottigliata così come esce dalla sorgente.
Oltre a questo, poi, si deve fare attenzione al luogo d'origine dell'acqua: consigliabile usare quella provenienti da sorgenti di montagna, perché se è una sorgente collinare o addirittura di pianura la falda acquifera che la trasporta potrebbe essere contaminata da nitriti e nitrati, residui dell'attività agricola e di allevamento che sono pericolosi in particolare per i bambini piccoli. È obbligatorio indicare in etichetta la sorgente dell'acqua, motivo per cui non è difficile usare Google Maps per vedere da dove arriva.
Inoltre, è sempre importante leggere l'etichetta bene per evitare che ci siano scritte del tipo "trattata con...", anche in questo caso perché i trattamenti portano all'aggiunta e alla rimozione dei minerali, molto importante dal punto di vista delle conseguenze della salute.
C'è poi, naturalmente, la tabella dei parametri analitici, che andiamo ad analizzare nel dettaglio.

I parametri dell'acqua in bottiglia

I parametri dell'acqua in bottiglia, che possiamo vedere su qualsiasi bottiglia (appunto) sono molti, e noi vi indichiamo i principali a cui fare attenzione nella scelta.
Il Residuo Fisso
Tra le analisi che vengono fatte all'acqua dall'ente indicato in etichetta (un laboratorio ufficiale) ce n'è una che consiste nel far evaporare l'acqua a 180 gradi. Quello che rimane dopo l'evaporazione completa è il residuo fisso, ovvero i minerali che non evaporano a quella temperatura. Tanto più alto è il residuo fisso, tanto più l'acqua è definita minerale, in base a questa distinzione:
Acqua scarsamente mineralizzata: ha un residuo fisso inferiore a 50 mg/l. E' la più povera di minerali, ed è utile per contrastare l'insorgenza di calcoli renali, per chi ne soffre. Anche se non aiuta ad integrare i minerali, nel caso una dieta ne sia povera.
Acqua oligominerale: è quella consigliata alle persone comuni per il consumo giornaliero, ed ha un residuo fisso compreso tra 50 e 500 mg/l. Ci permette di assumere un quantitativo non esagerato di minerali, per cui è consigliata per evitare problemi con i calcoli renali, causati proprio dall'accumulo dei minerali.
Acqua minerale: non si trova scritto (si trova solo "Acqua minerale naturale", a differenza della precedente per cui si trova "Acqua minerale naturale oligominerale") ed è l'acqua con residuo fisso compreso tra 500 e 1500 mg/l. Tende a favorire la formazione di calcoli, per cui è consigliata solamente a chi fa sport, perché ha un riciclo di minerali molto maggiore rispetto alle persone comuni. Non è un veleno, ma se la beviamo tutti i giorni può dare problemi, a lungo andare.
Acqua ricca di sali minerali: è difficile da trovare, ma in generale è sconsigliata. Si beve solo su indicazione medica per gravi carenze minerali.
Insieme a queste diciture possono essere presenti anche altre indicazioni come solfata, clorurata, calcica, magnesiaca, ferruginosa: significa che l'acqua è particolarmente ricca di uno degli elementi indicati. Un'acqua ferruginosa, ad esempio, è indicata a chi soffre di anemia sideropenica.

Il pH

Il pH è la misura dell'acidità dell'acqua, ed ha un valore che va da 1 (acidissimo) a 14 (basico al massimo). Questi due valori potrebbero sciogliere il nostro corpo, motivo per cui l'acqua non si discosta mai molto dal valore neutrale, che è 7.
Il pH può essere acido o alcalino (da 6,5 a 8) e dipende dagli ioni che ci sono all'interno dell'acqua, quindi si ritorna essenzialmente ai minerali. La differenza in questo caso conta poco, perché se l'acqua è alcalina di solito ci sono elementi che tendono ad evitare la formazione di calcoli, se è acida sono tendenzialmente favoriti. Ma è tutto qui: quando la ingeriamo, l'acqua si acidifica comunque per il contatto dei succhi gastrici, per cui il pH non ha alcun effetto diretto sul nostro organismo.

Il Sodio

Tra tutti gli elementi che troviamo nella tabella nutrizionale, peraltro molto pubblicizzato in varie occasioni, c'è il sodio. I valori possono essere diversi, ma l'acqua può essere sodica se il suo valore supera i 200 mg/dl, povera di sodio se sta sotto i 20. Le gradazioni intermedie, chiaramente, vanno valutate dall'etichetta.
Il sodio ha un effetto diretto sulla nostra salute: poco sodio rischia di dare problemi di ritenzione idrica, troppo sodio porta all'ipertensione. Quindi l'acqua migliore per ognuno di noi dipende dalla situazione: infatti se una persona ha problemi di ipertensione dovrebbe evitare di bere acqua con troppo sodio, magari su indicazione medica, mentre viceversa chi ha problemi di bassa pressione (il sodio, per un processo detto osmosi, attira acqua fuori dalle cellule e la porta nel sangue, aumentando la pressione e quindi anche la filtrazione da parte del rene) dovrebbe bere acque ricche di sodio, anche se non arrivano a 200 mg/dl.
Se non avete nessuno di questi due problemi, è comunque consigliata un'acqua con tenore basso di sodio. Questo perché chi non ha problemi tende ad usare molto sale che, essendo cloruro di sodio, apporta molto sodio nella nostra dieta, per cui non c'è bisogno di aggiungerne altro con l'acqua.

Nitrati

I nitrati sono prodotti potenzialmente cancerogeni, come stabilito dall'OMS. È per questo che sono particolarmente tenuti sotto controllo nel nostro paese, in quanto possono entrare nelle falde acquifere tramite residui agricoli (pesticidi e concimi anche naturali, come le deiezioni animali).
I valori che sono presenti nelle acque che beviamo sono sempre molto bassi, ma in assoluto è importante fare attenzione per le donne in gravidanza, allattamento e neonati: in questo caso il limite non deve superare i 10 mg/l, che è inferiore al limite di legge per cui si potrebbero trovare acque che ne contengono di più e che sono legalmente commerciabili. Le "acque per neonati" hanno infatti questo limite, ma visto che costano di più la mamma può fare attenzione a bere acqua "normale", diciamo per adulti, purché questo parametro sia sotto la soglia che abbiamo riportato.
I neonati, avendo un'alta proliferazione cellulare, hanno infatti un maggior rischio di sviluppo di neoplasie (quando saranno grandi) rispetto all'adulto, ed è per questo che il limite legale per loro è più basso.

Che acqua dovrei bere se...

Cerchiamo di capire velocemente, in base al nostro stile di vita, quali acque sono le migliori per la nostra salute e il nostro benessere.
Sono una donna in gravidanza: oltre all'attenzione al limite dei nitrati di cui abbiamo parlato, la donna in gravidanza e in allattamento tende ad essere in carenza di minerali: meglio scegliere acqua minerale, ricca in particolare di calcio in allattamento, di ferro in gravidanza.
Ho i calcoli renali: assolutamente l'acqua scarsamente mineralizzata, che "lava" il calcolo senza aggiungere altri minerali.
Faccio sport: scegliamo acque minerali, variando la marca per assumere i vari minerali di cui ognuna è più ricca. Fare in questo modo consente di evitare gli integratori minerali, perché l'acqua da tutto ciò di cui si ha bisogno!
Ho la pressione alta: bisogna scegliere un'acqua povera di sodio, che non peggiori la situazione.
Ho problemi ossei: di solito si trovano nell'anzianità, e un'acqua ricca di calcio aiuta a risolvere il problema.
Sono anemico: le cause di anemia possono essere tante, ma in generale meglio scegliere un'acqua ricca di ferro.
Sono stitico: il sodio attira acqua, ancora prima che nel sangue, nell'intestino. Le acque ricche di sodio tendono ad essere lassative.
Soffro di acidità gastrica: esistono le acque contenenti bicarbonato, e comunque un pH molto alcalino (7,8-8) aiuta a risolvere la situazione.

Un consiglio finale

Per terminare, voglio dare una piccola dritta per scegliere l'acqua minerale: ricordate che, indipendentemente dalle marche, l'acqua costa zero, sempre, o comunque ha costi bassissimi. Ciò che si paga dell'acqua in bottiglia sono i costi logistici, il trasporto, ma soprattutto la pubblicità. L'acqua di marca che costa di più non è migliore, ma semplicemente l'azienda deve riprendere i costi della pubblicità.
Per la regola secondo la quale non esiste l'acqua migliore in assoluto, ma esiste un'acqua migliore per ognuno di noi, è sempre bene prestare attenzione a questo dettaglio e scegliere sulla base dei parametri che abbiamo detto prima, e non del nome dell'acqua. Che significa praticamente nulla.



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