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In salute con l'olio extravergine di oliva

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In salute con l'olio extravergine di oliva

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La punta di diamante della dieta mediterranea

L’alimento che gioca il ruolo di protagonista indiscusso nella dieta mediterranea è l’olio extravergine d’oliva. Diversamente da tutti gli altri oli che si ricavano dai semi, è l’unico che si ottiene dalla spremitura delle olive, frutto della pianta dell’ulivo, appartenente alla famiglia delle Oleacee (specie Olea europeae).
Questo prodotto ha una storia antichissima: le prime piantagioni di ulivi ebbero luogo circa 6.000 anni prima della nascita di Cristo, in Palestina ed in Siria; solo nel 1000 a.C. l’ulivo venne importato in Italia. Da allora la sua coltivazione ha interessato diverse epoche, popoli e culture, fino ad arrivare ai giorni nostri, dove si è assistito ad un vero e proprio salto di qualità dell'olivicoltura e dei suoi prodotti.
La qualità delle olive, e conseguentemente anche le proprietà organolettiche ed il colore dell’olio, vengono fortemente influenzate dal sistema di raccolta che deve essere preferibilmente manuale, dal tempo che intercorre tra il distacco delle olive dalla pianta e la loro molitura e dal grado di maturazione del frutto. A seconda delle diverse caratteristiche, si possono trovare diverse tipologie di questo condimento di seguito elencate.

  • Olio extravergine d’oliva, che, secondo le norme europee, per poter esser denominato “extravergine” deve essere estratto meccanicamente, non deve essere soggetto a nessun tipo di riscaldamento, il suo grado di acidità non deve superare lo 0,8%, e nel “panel test”, correlato alle proprietà organolettiche, deve avere un punteggio non inferiore a 6,5.
  • Olio vergine d’oliva, ottenuto per semplice molitura delle olive, quindi non raffinato, con acidità inferiore o uguale al 2%.
  • Olio d’oliva, composto da una miscela di oli d’oliva raffinati con oli vergini d’oliva per migliorarne il gusto, ed avente acidità finale inferiore o uguale all’1,5%.
  • Olio di sansa d’oliva, ottenuto da una miscela di oli di sansa rettificati con oli vergini d’oliva ed avente acidità finale inferiore o uguale all’1,5%.
In generale, l’olio d'oliva consta di due componenti: quella saponificabile (98-99%), rappresentata dai trigliceridi, e quella insaponificabile (1-2%), costituita principalmente da antiossidanti e vitamine, importanti da un punto di vista nutraceutico.

BENEFICI DELL’OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA

Secondo accreditate acquisizioni scientifiche, l'olio extravergine d’oliva possiede numerosi effetti terapeutici, tra i quali si riportano i più importanti.
Grazie alla presenza di polifenoli, rinforza le pareti cellulari, aumenta l’elasticità delle pareti dei vasi sanguigni e diminuisce la pressione arteriosa, offrendo protezione all’apparato cardiovascolare e riducendo di circa il 30% la possibilità di infarto cardiaco.
Abbassa i livelli di colesterolo nel sangue mediante l’effetto benefico di fitosteroli e di acidi grassi monoinsaturi come l’acido oleico e l’acido palmitoleico.
Data la presenta di numerosi antiossidanti, il suo consumo protegge dal rischio di arteriosclerosi ed aiuta a rallentare l’invecchiamento cellulare.
È ben documentato come una dieta ricca di acidi grassi monoinsaturi come quelli contenuti nell’olio extravergine d’oliva sia in grado di ridurre il rischio di diabete 2 di quasi il 50 %.
Sembra avere virtù antitumorali: da recenti studi, ancora in fase di verifica, risulta che l’acido oleico potrebbe esercitare un’azione antiproliferativa sulle cellule malate.
Un’approfondita analisi ha dimostrato come il componente oleocantale dell’olio abbia proprietà utili a ridurre il rischio di sviluppare l’Alzheimer ed a migliorare le funzioni cognitive.
Migliora la funzionalità digestiva e regola la secrezione gastrica, prevenendo problematiche di stitichezza o di ulcere.
Può contribuire a migliorare l’assorbimento di calcio da parte dell’organismo ed a prevenire l’osteoporosi.
Importante è la scelta del prodotto al momento dell’acquisto. Per essere di buona qualità, infatti, l’olio extravergine d’oliva dev’essere: limpido, in quanto la torbidità è indice di una filtrazione non adeguata e comporta un deterioramento più rapido; leggermente amarognolo e piccante; di colore verde acceso. Sulle confezioni, ad accompagnare l’indicazione d’origine che è obbligatoria, nell’etichetta si possono trovare le sigle DOP (Denominazione di Origine Protetta) ed IGP (Indicazione Geografica Protetta): la prima indica che la produzione avviene nella stessa zona di provenienza, mentre la seconda garantisce che almeno una delle fasi del processo di lavorazione è avvenuta nel luogo d’origine.
L’olio extravergine d’oliva accompagna tantissimi piatti tipici della cucina italiana, in quanto permette di esaltare i sapori delle pietanze. È alla base di tutte le salse che accompagnano i primi piatti ed i secondi di pesce o di carne. Lo si può utilizzare anche per le fritture, in quanto, grazie all’alta percentuale di acido oleico, è molto stabile ad alte temperature e non va a degradare il valore nutrizionale degli alimenti.
Numerose ricette, infine, lo vedono protagonista in pasticceria: sostituendo il burro o la margarina con l’olio extravergine d’ oliva si ottengono dolci dai gusti ancor più piacevoli ed intensi, ma soprattutto più digeribili e leggeri.




La frittura, amata e sconosciuta!

La frittura, amata e sconosciuta!



UN PO' DI STORIA

Per rendere gli alimenti più gradevoli, l'uomo nel corso della storia è ricorso nella preparazione all'ebollizione, l'arrostimento, l'affumicamento e alla frittura. E' una tecnica di cottura estremamente semplice che si pratica immergendo alimenti di origine animale e/o vegetale in grassi raggiungendo temperature di circa 160-170°C. Metodo molto diffuso, gustoso, veloce e al tempo stesso buon modo per "disinfettare" gli alimenti data la temperatura raggiunta. Questa nota fin dall'epoca dei Romani, occupa oggi una posizione di secondo piano.
Proprio in epoca romana le donne anziane con il capo cinto di edera, preparavano e vendevano le frictilia, pizzette fritte con il miele. Queste erano anche offerte agli dei durante le liberalia – feste in onore delle divinità della fecondità rurale. Non ricordano molto da vicino le nostre attuali chiacchiere???

Oggi i cibi fritti sono allontanati dai nostri menù perché considerati cibi troppo calorici, cibi di difficile digestione, cibi che richiedono una lunga e laboriosa preparazione... ma forse conoscendo meglio questa modalità di cottura possiamo spezzare una lancia in suo favore!

Parlare di frittura è estremamente complesso. La potremmo infatti definire una delle operazioni gastronomiche più delicate e più legate all'abilità dello chef. Si può ottenere un alimento croccante, dorato e asciutto oppure un alimento molliccio e intriso di grasso. Il cuoco, il nutrizionista, il chimico sono le figure professionali più coinvolte.

E' dunque una vera operazione tecnologica che oltre a cuocere gli alimenti porta a modificazioni importanti, di seguito discusse, a carico dell'alimento e del mezzo di cottura. Alcune di queste sono facilmente riconoscibili (la doratura, la variazione di colore dell'olio, la variazione di viscosità dell'olio, l'aumento di schiuma sulla superficie) altre sono non visibili (sostanze volatili liberate, ad esempio l'acroleina). Sono queste modificazioni che, se ben controllate, danno gusto, aroma e ottima palatabilità agli alimenti.


QUALE OLIO UTILIZZARE

Iniziamo a conoscere il mezzo di cottura: l'olio. Quale olio utilizzare? Olio di semi, oli speciali per fritture, olio extravergine di oliva… sicuramente da consigliare l'olio extravergine d'oliva, che appartiene al gruppo degli oli e grassi, uno dei sette principali gruppi in cui gli alimenti sono classificati, in base alle loro caratteristiche di origine e composizione.

Per lungo tempo questo gruppo di alimenti è stato demonizzato e quindi allontanato dalle nostre tavole, oggi la comunità scientifica è unanime nell'affermare che i grassi, se assunti nella corretta quantità e scegliendone la qualità, svolgono importanti funzioni. Questi, infatti forniscono energia al nostro organismo; garantiscono il "trasporto" di vitamine liposolubili (A, D, E, K) ed infine apportano sostanze che non siamo in grado di sintetizzare (omega 3 ed omega 6). Un consumo non corretto per quantità e qualità è invece causa di patologie dismetaboliche: dislipidemie (aumento del colesterolo e/o dei trigliceridi nel sangue); patologie cardiovascolari; neoplasie; ipertensione; diabete; sovrappeso ed obesità.

Diverse possono essere le fonti alimentari. Sono i grassi che contribuiscono alle qualità organolettiche dei cibi e alla loro maggiore palatabilità. Cosa ben nota alle industrie alimentari che abusano di grassi proprio perché gli aromi si esaltano e non fanno mai sentire il senso di sazietà. Le patatine fritte hanno un potere saziante molto più basso delle patate bollite; ecco perché quando iniziamo a mangiarne non riusciamo mai a fermarci.

I grassi negli alimenti possono essere visibili come ad esempio la parte bianca del prosciutto, oppure invisibili, come ad esempio quello nei formaggi, nella carne, nei prodotti trasformati, nei prodotti da forno. Altra classificazione si basa, invece sulla loro origine: grassi animali (burro, lardo, strutto) e grassi vegetali. Ultimamente grazie a particolari trattamenti tecnologici (idrogenazione) si ottengono altri grassi quali la margarina.

E gli oli speciali per frittura? Si trovano in commercio, con nomi di fantasia, numerosi prodotti specifici per la frittura. Spesso sono delle mescole di oli di semi o contengono frazioni di acidi grassi opportunamente isolati da oli vegetali, in grado di resistere particolarmente alle condizioni di frittura ma non hanno sicuramente buoni effetti sulla salute.

E' bene friggere con l'olio extravergine di oliva. In genere si consiglia  il suo utilizzo sia "a crudo" (3 cucchiai per l'uomo e 2 per la donna) che per la cottura perché ha un'ottima composizione chimica e resistenza alle alte temperature. L'olio extravergine di oliva costituisce, infatti, uno degli ingredienti fondamentali nella cucina della tradizione.

Non tutti gli oli vegetali sono uguali: la loro composizione chimica è strettamente legata alla matrice delle materie prime. Un olio ottenuto da legumi (soia) è diverso da quello ottenuto dalla spremitura di semi (arachidi, girasole, colza, vinaccioli, sesamo) o di frutti (oliva, palma, cocco) o di cereali (mais, riso).
Come per ogni alimento, così per gli oli, c'è una stretta relazione tra la composizione chimica dell'alimento e la sua stabilità ai trattamenti tecnologici e/o cottura; la qualità nutrizionale e la qualità organolettica. In particolare per gli oli e grassi sono gli acidi grassi saturi e poliinsaturi, le vitamine, i fenoli, i tocoferoli, gli alcoli e altri micronutrienti

Ma l'olio di oliva è "pesante", meglio utilizzare olio di semi. Questa una delle osservazioni più comuni. Se pesante è sinonimo di calorico, questa affermazione è falsa perché tutti i grassi apportano 9 Kcal per grammo. E' invece importante sapere che numerosi studi scientifici hanno dimostrato che gli acidi grassi poliinsaturi, abbondanti negli oli di semi, sono particolarmente sensibili alle temperature. Tendono a formare radicali liberi che se non neutralizzati dal sistema antiossidante o se la loro produzione è eccessiva, creano le condizioni per un precoce invecchiamento cellulare. Inoltre oli ricchi di acidi grassi poliinsaturi sono molto deperibili perché soggetti ad ossidazione (irrancidiscono). Recenti studi hanno evidenziato che queste modificazioni della composizione chimica sono inferiori nell'olio extravergine d'oliva rispetto agli altri oli vegetali non solo perché contiene una piccola quantità di acidi grassi poliinsaturi (7.52 g/100 g di olio extravergine di oliva contro 50.43 g/100 g di olio di mais) ma anche grazie alla sua peculiare composizione in micronutrienti (vitamina E e toceferoli).

E' la composizione qualitativa e quantitativa in acidi grassi (saturi e poliinsaturi) a modulare la stabilità alle alte temperature insieme alla presenza di antiossidanti (vitamine, composti fenolici).
A conferma di questi dati, studi condotti in laboratorio mediante l'impiego del Rancimat test hanno evidenziato differenze significative in stabilità degli oli vegetali. L'olio extravergine d'oliva, grazie alla bassa concentrazione di acidi grassi poliinsaturi e al maggior quantitativo in antiossidanti, ha una maggior resistenza alle alte temperature.





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