insulina - Blog - DOTT.ENRICO FONTICELLI BIOLOGO NUTRIZIONISTA CELL. 3887304549 PIANI ALIMENTARI PERSONALIZZATI ANCHE A DOMICILIO!

Vai ai contenuti

Menu principale:

RIMEDI CELLULITE : COME ELIMINARE LA CELLULITE IN MODO NATURALE

RIMEDI CELLULITE : COME ELIMINARE LA CELLULITE IN MODO NATURALE

RIMEDI CELLULITE : COME ELIMINARE LA CELLULITE IN MODO NATURALE


Innanzitutto cerchiamo di capire cos'è la cellulite e da cosa è causata così da poter capire poi come eliminarla!


Cos' è la cellulite?
È un problema molto diffuso, soprattutto nelle donne, che non sempre si associa ad una condizione di sovrappeso o obesità. La cellulite vera e propria, da non confondere con la ritenzione idrica o qualche accumulo adiposo localizzato, è una patologia caratterizzata dall'alterazione della normale struttura epidermica dovuta alla protrusione delle sottostanti cellule adipose nello strato reticolare del derma causata da un indebolimento del tessuto connettivale interposto tra l'epidermide e il tessuto muscolare. A ciò si associa anche una alterata circolazione sanguigna che determina il raffreddamento delle zone interessate.


Quali sono le cause e i fattori che favoriscono la cellulite?
Essa è una condizione multifattoriale, per cui a concorrere alla sua presenza ci sono varie cause, ma tra queste, in primis, consideriamo il ruolo dei fattori ormonali. Nel processo di formazione della cellulite, entrano in gioco diversi ormoni tra cui insulina, noradrenalina, ormoni tiroidei e in particolare gli estrogeni che influiscono negativamente sul tessuto connettivale citato sopra causandone un suo indebolimento e un'espansione delle cellule adipose nello strato dermico determinando il caratteristico effetto di pelle a buccia d'arancia o, nel peggiore dei casi, di vere e proprie fossette visibili a occhio nudo.
In più riscontriamo fattori aggravanti quali una scarsa circolazione, debolezza dei tessuti, traumi e aumento del volume degli adipociti.


Cellulite e soggetti più a rischio
Tra i due sessi, quello maggiormente a rischio è quello femminile per la prevalenza di estrogeni e anche di una maggiore percentuale di grasso corporeo rispetto ai maschi.

Tra le donne quelle più soggette a cellulite sono quelle più formose e che hanno tendenza ad accumulare grasso nelle parte inferiore del corpo (gambe,cosce, glutei).


Basa la tua strategia di attacco alla cellulite sui seguenti tre punti:

Alimentazione anticellulite
Come già detto, la cellulite non sempre si associa al peso ma nella maggior parte delle volte si, per cui se si è in una condizione di sovrappeso o obesità bisogna mirare in primis alla perdita di peso che deve essere graduale e non repentina. Se invece si è in peso forma bisogna cambiare le proprie scelte alimentari.

SI:

  • cibi naturali e poco processati;
  • corretta idratazione del corpo, assicurandogli almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno;
  • estratti con frutta e verdura per garantire il riequilibrio dei micronutrienti ed detossificare l'organismo;
bevande o infusi ad azione depurativa e diuretica (tarassaco, carciofo, finocchio..)
  • adeguato apporto proteico;

NO:

  • cibi ricchi di zuccheri, succhi di frutta e bibite confezionate;
  • cibi ricchi in sale e insaccati;
  • cibi confezionati (merendine, crackers, snack vari);
  • bevande alcoliche;
  • evitare pasti veloci fuori casa ricchi di grassi saturi e conservanti;
  • diete fai da te;
  • diete restrittive prolungate.

Esercizio fisico per combattere la cellulite
Punto fondamentale è un adeguato allenamento fisico!

Per contrastare la cellulite bisogna prediligere esercizi anaerobici, di resistenza e di forza piuttosto che esercizi aerobici prolungati ed estenuanti rischiando di aumentare la degradazione proteica e la perdita di tono muscolare e di stressare ulteriormente il corpo.

L'esercizio fisico, inoltre, va sempre associato ad uno stile di vita attivo che si persegue con poche semplice mosse come ad esempio usare le scale piuttosto che l'ascensore, raggiungere il luogo di lavoro a piedi quando è possibile, una bella passeggiata in bici nel tempo libero, una corsetta leggera di primo mattino, ridurre quanto più possibile il tempo trascorso davanti al pc o alla tv

Eliminare la cellulite è possibile?
La sinergia dei punti descritti ti sarà di grande aiuto per combattere la cellulite, ma per una strategia mirata, specifica alla tua problematica affidati ad uno specialista che saprà indirizzarti nel ritrovare il tuo stato di benessere. Contattami per maggiori informazioni o richiedere consigli, sarò felice di risponderti

Dott.Enrico Fonticelli
Biologo Nutrizionista
cell. 3887304549
mail. sapereconsapore@gmail.com

Le visite e/o i controlli successivi possono essere effettuati anche a domicilio!



Cosa c’è da sapere sullo zucchero nei cibi?Vediamolo insieme..

Pubblicato da in zucchero e cibi ·
Tags: zuccherociboglicemiasapereconsaporeEnricoFonticellibenesseresalutefegatoinsulinapancreasnutrizionistaPozzuoliNapoli
Cosa c’è da sapere sullo zucchero nei cibi?Vediamolo insieme..

sapereconsapore

Mai come in questi ultimi anni si è data tanta importanza a questo alimento. Ma perché solo adesso?
Vi ricordate l’abbondanza dei cibi FAT-FREE sugli scaffali del supermercato negli anni 80-90? Una vera e propria invasione. Ancora oggi si possono trovare alcuni prodotti, soprattutto latticini, ma niente a che vedere con l’offerta di quegli anni.
I nuovi trend alimentari nascono molto spesso da campagne marketing mirate che trasformano i risultati di nuove scoperte scientifiche in vere e proprie fobie alimentari. In quegli anni, la scoperta che il consumo di alimenti con elevato contenuto di grassi saturi animali poteva aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, aveva generato una e vera propria tendenza di mercato FAT-FREE, soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito, con una vera ossessione per le calorie.
Per ridurre le calorie dell’alimento e renderlo FAT-FREE, parte del grasso veniva sostituito con carboidrati meno calorici (4 vs 9 calorie per grammo), generando un aumento del contenuto di zucchero in quasi tutti i cibi confezionati, inclusi quelli considerati dietetici, salutari o quelli per bambini. Oggi sta accadendo lo stesso fenomeno con i popolarissimi alimenti GLUTEN FREE.

Come non farvi ingannare dalle etichette?

Vi faccio un esempio pratico. Un cucchiaino di zucchero corrisponde a circa 5 g di zucchero granulato, un normale succo di frutta per bambini può contenere fino ad un equivalente di 5 cucchiaini di zucchero (circa 20 g leggete zucchero sotto la voce carboidrati) che equivale all’incirca alla razione giornaliera di zucchero per un adulto sano (6 cucchiaini ) secondo le linee guida della World Health Organization (Global Action Plan for NCDs 2013-2020).  Nel 2003, sempre secondo la WHO, il consumo medio pro-capite giornaliero globale era 58 g per persona, nel 2013 ha raggiunto 63g. Nel 2008, l’assunzione giornaliera media in UK era 76,7 grammi al giorno, che equivale a ben 19 cucchiaini di zucchero al giorno.

Come districarsi con i cibi che sono sulla nostra tavola tutti i giorni?

Qua ci sono varie possibilità. Diciamo che per prima cosa bisogna valutare l'effetto che ha l'alimento sulla glicemia nel sangue. Il cibo una volta ingerito viene digerito e trasformato in glucosio, acidi grassi e aminoacidi. Il glucosio per entrare nelle cellule e trasformarsi in energia ha bisogno di alcuni specifici trasportatori GLUT e dell’ormone insulina, prodotta dal pancreas, che fa entrare il glucosio nella cellula con i “suoi tempi” creando una curva glicemica. Per semplificare, se l’alimento contiene per la maggior parte zucchero la curva glicemica avrà un andamento a picco molto rapido con un conseguente aumento di insulina, se l’alimento contiene solo grassi o proteine la curva glicemica sarà quasi piatta.
Esistono diversi valori che posso aiutare a distinguere l’effetto di un alimento sulla glicemia: l’indice glicemico, il carico glicemico e  il carico insulinico. Questi indici, se pure riduttivi e facilmente trovabili online, valutano l’impatto dell’alimento sulla glicemia e insulinemia, e sono importanti per districarsi tra le varie categorie alimentari. Le mandorle ad esempio, una volta bandite dalle diete ipocaloriche, sono ritornate in auge come snack salutare perché hanno un indice glicemico basso, ovvero hanno un effetto moderato sulla glicemia. Attenzione la mandorla è un cibo ad alto valore nutrizionale, la panna montata pur avendo un indice glicemico basso ha un valore nutrizionale irrilevante anche se buona. L’avocado ad esempio essendo composto prevalente di grasso ha un indice glicemico praticamente nullo.
Una dieta a basso carico insulinico rimane fondamentale per prevenire o tenere sotto controllo patologie metaboliche come il diabete e sindrome metabolica caratterizzate da insulino-resistenza. Fino adesso, i dati in letteratura supportano che il metabolismo del glucosio possa svolgere un ruolo nell’eziologia del cancro al pancreas. Sembra però che una dieta a basso carico glicemico possa diminuire il rischio di cancro al pancreas solo in quegli individui che hanno già una tendenza ad avere insulino-resistenza come nel caso di diabete e sindrome metabolica.

Witteman JC Willett WC  Stampfer MJ et al 1989 A prospective study of nutritional factors and hypertension among US women Circulation 80 5 1320-7
Bao Y Nimptsch K Wolpin BM et al 2011 Dietary insulin load, dietary insulin index, risk of pancreatic cancer  American Journal of Clinical Nutrition 94 3 862-8

Dott.Enrico Fonticelli
Biologo Nutrizionista
cell. 3887304549
mail. sapereconsapore@gmail.com

ricevo per appuntamento in:
-Via Fortunata del Forno 19Giugliano(Na)
-Via degli innamorati 143 Giugliano(Na)
-Viale Augusto 101/109 Fuorigrotta(Na)
-Via Domenico Padula 127/d Pianura(Na)

Le visite o i controlli successivi possono essere effettuati anche a domicilio!



Obesità? Diamo un sguardo alle cause biologiche!

Pubblicato da in obeistà ·
Tags: obesitàcibofamesapereconsaporeglicemiagrassiinsulinaglucagoneEnricoFonticellibenesserezucchero
Obesità? Diamo un sguardo alle cause biologiche!

sapereconsapore

Da anni si cerca di capire se esistono predisposizioni genetiche, ereditarie o meno, che causano l'aumento incontrollato di peso. Periodicamente, nel TG serale di turno, sentiamo la notizia che è stato scoperto il gene X o l'ormone Y che causa l'obesità.
In realtà la ricerca scientifica attualmente ci dice che esistono predisposizioni costituzionali che facilitano l'aumento di peso, ma queste non sono l'unica causa dell'obesità. Conoscere questi meccanismi viziosi è importante poiché consente di tenerli sotto controllo, frenando l'azione di uno dei "motori" dell'obesità. Ma non si può sperare di risolvere il problema agendo solo su questa strada, nè di trovare a breve il farmaco miracoloso.
Di seguito prendiamo in considerazione i due più importanti fenomeni biochimici che possono favorire l'aumento di peso.
Sono entrambi meccanismi fisiologici del tutto naturali, che in alcuni soggetti sono alterati e li portano ad essere incapaci di gestire una situazione di abbondanza di cibo. Questi meccanismi difficilmente portano da soli all'obesità, ma sicuramente sono uno dei fattori che contribuiscono allo sviluppo della malattia.
Vogliamo ribadire che solo un caso di obesità su mille è causato esclusivamente da gravi disfuzioni del metabolismo, negli altri casi non si può affermare che il problema ha solamente una causa fisiologica.

Il cibo come droga

Gli esseri umani si sono evoluti lottando contro la scarsità di cibo e quindi il nostro organismo è progettato per fronteggiare carestie, non per gestire una offerta sovrabbondante.
L'organismo ci dà segnali positivi quando stiamo soddisfando i nostri bisogni primari e di conseguenza quando mangiamo vengono inviati dei segnali biochimici al cervello che provocano una sensazione di piacere. Queste sensazioni di piacere vengono trasmesse con gli stessi meccanismi delle droghe (come l'alcool o la cocaina), e in alcuni soggetti predisposti possono causare una vera e propria dipendenza da cibo, che causa stati d'animo e comportamenti simili a quelli sperimentati dai tossicodipendenti, come la perdita di controllo tipica delle abbuffate compulsive.
La ricerca scientifica in questo campo è ancora agli albori ed è sicuramente sbagliato l'atteggiamento di coloro che utilizzano un approccio estremistico in questo senso consigliando astinenze da questo o quel nutriente (primo fra tutti lo zucchero) additandolo come la causa di tutti i mali.
Sappiamo per certo (ci sono sufficienti esperimenti scientifici a dimostrarlo) che la maggioranza degli obesi reagisce all'assunzione di zuccheri e grassi in modo anomalo.
Alcuni non riescono a smettere di mangiare determinati alimenti poiché i messaggi biochimici che regolano la sazietà non funzionano correttamente. Altri non producono abbastanza endorfine (droghe autoprodotte dall'organismo) e devono 'compensare' con quelle prodotte quando mangiamo: essi fanno più fatica a smettere di mangiare poichè quando si nutrono il loro organismo libera sostanze che alleviano il dolore, calmano la depressione e l'ansia, insomma fanno stare bene.
E quando l'uomo scopre qualcosa che lo fa stare bene, tende a ripetere ancora l'esperienza. È la legge della natura, che in questo caso, però, si ritorce contro di noi.

Il meccanismo perverso dell'insulina

Il nostro organismo consuma energia in continuazione, anche quando è a riposo, ma si alimenta solo qualche volta al giorno.
Come un'automobile (che sfrutta il serbatoio di carburante), l'organismo possiede un sistema di gestione delle scorte di energia che consente di avere una certa autonomia: è un sistema a controllo basato sui due ormoni antagonisti insulina-glucagone.
Ovviamente questo sistema è progettato per gestire la scarsità di cibo e quindi esso tende ad accumulare il più possibile quando c'è abbondanza e a sprecare il meno possibile quando c'è carestia, tutto il contrario di quello che serve quando il problema è quello di mangiare troppo.
È stato dimostrato nel 1987 da Gerald Raven che il 25% della popolazione tende ad immagazzinare energia (sottoforma di grassi) in modo molto efficiente.
Questi soggetti avrebbero resistito più degli altri durante una carestia, ma tendono ad ingrassare più facilmente in una situazione di abbondanza di cibo. In particolare questi soggetti sono sensibili ai carboidrati AIG (ad alto indice glicemico), che non vengono utilizzati per produrre energia ma vengono subito trasformati in grassi e provocano una fame continua che vanifica ogni tentativo di mantenimento del peso corporeo.



L'importanza della prima colazione

Pubblicato da in colazione ·
Tags: colazionecarboidratimattinasapereconsaporeEnricoFonticellibenessereglucosioglicemiainsulinafibrezucchericomplessisalute
L'importanza della prima colazione

sapereconsapore

Costanti evidenze scientifiche dimostrano l’importanza, al fine del mantenimento della salute e del benessere, di una prima colazione qualitativamente e quantitativamente bilanciata.
I consumatori abituali di un’ adeguata prima colazione sembrano essere meno predisposti al sovrappeso e all’obesità,mentre gli adolescenti normopeso che la saltano spesso andranno più facilmente, in età adulta, incontro all’aumento dell’ indice di massa corporea.
Inoltre, l’abitudine a “saltare” regolarmente la prima colazione è risultata essere, in particolare nei giovani studenti, maggiormente associata al consumo di bevande alcoliche e ad inattività fisica.
Ancora, i soggetti che consumano con regolarità il primo pasto della giornata, includendo in esso cereali integrali a basso indice glicemico e frutta, hanno rivelato una significativa riduzione di fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, il diabete mellito, la dislipidemia ed il sovrappeso.
Nonostante gli effetti benefici della prima colazione siano ampiamente dimostrati, solo poche persone  sono abituate a consumarla regolarmente e, di questi, la maggioranza non si concede un pasto adeguato dal punto di vista qualitativo e quantitativo per affrontare la giornata, limitandosi ad un caffè o al massimo ad un cappuccino. L’abitudine, la fretta e la mancanza di appetito sembrano essere tra le cause principali del “non fare colazione”.
Immagino vi sia capitato di saltare la prima colazione, arrivare affamati, stanchi e privi di vitalità al pranzo e di eccedere nelle porzioni condizionando, di conseguenza, in maniera negativa anche il rendimento pomeridiano per il grosso impegno digestivo a cui viene sottoposto l’ organismo; oppure di evitare la prima colazione e di concedervi per la fame eccessiva uno spuntino troppo sostanzioso in tarda mattinata, arrivare al pranzo già sazi e consumare perciò un pasto abbondante per giungere infine alla cena affamati, mangiare in eccesso risvegliandovi il mattino seguente nuovamente senza appetito (evitando la colazione!).
Questo circolo vizioso è determinato proprio dal “salto” del primo pasto della giornata : eliminando la colazione al mattino i livelli di glucosio nel sangue (glicemia) calano al di sotto della norma, si avverte fame e mancanza di energia; si ricercano ed assumono, di conseguenza, carboidrati ad alto indice glicemico (snack, cioccolato, biscotti in tarda mattinata, pasta e pane in abbondanza a pranzo e/o cena) che provocano un immediato aumento dei livelli di glucosio nel sangue, con conseguente rilascio dell’insulina prodotta dalle cellule beta del pancreas per ovviare all’innalzamento della glicemia.
L’azione dell’insulina determina, a sua volta, un repentino abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue che indurrà nuovamente l’assunzione di alimenti ad alto indice glicemico.Queste fluttuazioni accentuate della glicemia ed i conseguenti picchi insulinici durante l’arco delle 24 ore, se prolungati, determinano un maggior rischio di sviluppare resistenza all’insulina e diabete mellito di tipo 2 (vedi grafico).



E’, dunque, evidente che il salto della prima colazione è un’abitudine che dobbiamo assolutamente perdere!
Miglioriamo il nostro stile di vita svegliandoci 10 minuti prima al mattino per consumare la colazione o, nel caso di uscita all’alba, preparando la sera prima ciò che serve o facendo, anche al bar, una sana prima colazione.




Proteine delle sardine per contrastare il diabete?

Pubblicato da in proteine del pesce ·
Tags: pescesapereconsaporeglicemiadiabetefruttosioglucagonestressossidativocaseinainsulinaobesitàiperglicemiacreatininaacidouricoglucosio
Pesce contro zucchero



Proteine delle sardine per contrastare il diabete?

Uno studio ha esaminato se la proteina della sardina mitiga gli effetti negativi del fruttosio sul plasma-like peptide glucagone-1 (GLP-1) e sullo stress ossidativo nei ratti.

I ratti sono stati nutriti con caseina (C) o proteine della ​​sardina (S) e con una dieta alta in fruttosio (HF) per 2 mesi. Sono stati analizzati i valori di glicemia, insulina, GLP-1, lipidi, proteine,  ​​ossidazione e enzimi antiossidanti.

I ratti HF hanno sviluppato obesità, iperglicemia, iperinsulinemia, insulino-resistenza e  stress ossidativo nonostante le ridotte assunzioni energetiche e alimentari.

Creatinina plasmatica elevata e livelli di acido urico, oltre a albuminuria stati osservati in questi ratti grazie alla dieta con alto fruttosio.

I ratti in S-HF avevano ridotto glucosio, insulina, creatinina, acido urico e HOMA, tuttavia avevano aumentati livelli di GLP-1 rispetto a quelli in dieta C-HF.

Gli idroperossidi sono stati ridotti nel fegato, rene, cuore e muscoli di ratti S-HF ai C-HF, così come i carbonili nel fegato, rene e cuore e l’ossido nitrico (NO) nel fegato, rene e cuore dei ratti nutriti S-HF.

La dieta S-HF rispetto alla dieta C-HF ha aumentato i livelli di superossido dismutasi, catalasi epatica e muscolare, glutatione perossidasi e l’acido ascorbico epatico.

Insomma, tutte queste prove confermano l’ipotesi che una dieta a base di proteine del pesce possa invertire la resistenza all'insulina e lo stress ossidativo.

Tradotto nella pratica, una dieta a base di pesce può avere benefici nei pazienti con sindrome metabolica.

Autori: Madani Z, Sener A, Malaisse WJ, Dalila AY
Fonte: Mol Med Rep. 2015 Sep 14



Effetti della dieta a basso indice glicemico sugli adolescenti

Pubblicato da in alimenti ·
Tags: adinopectinaadolescentialimentazioneindiceglicemicoinsulinanutrizionesapereconsapore
Effetti della dieta a basso indice glicemico sugli adolescenti






Gli effetti del consumo di alimenti, classificati secondo il loro indice glicemico dietetico (Gi), sulla resistenza all'insulina sono ben documentati negli adulti, mentre sono meno frequenti gli studi che valutano la complessa interazione tra intolleranza al glucosio, marker infiammatori, e la concentrazione di adipochine tra gli adolescenti. Questo studio iraniano ha preso in esame 50 ragazze adolescenti obese e in sovrappeso con lo stesso stato puberale, valutando l'effetto di una dieta a basso indice glicemico sulla concentrazione di insulina, glicemia a digiuno, marcatori infiammatori, e concentrazione di adiponectina nel plasma.  In parallelo si sono analizzate 2 diverse diete, una dieta Low Glycemic Index e una dieta costruita secondo le moderne raccomandazioni nutrizionali; entrambi i regimi alimentari prevedevano analoga composizione di macronutrienti. Secondo una valutazione dietetica, l'indice glicemico nel gruppo low era 43.22 ± 0,54. La dieta è durata 10 settimane e il protocollo ha messo a confronto nei due gruppi i marcatori biochimici della glicemia, la concentrazione di insulina sierica, proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-Crp), interleuchina 6 (IL-6), e adiponectina, prima dell'inizio e dopo 10 settimane. Le concentrazione di insulina sierica, i due metodi di valutazione indiretta per valutare l'insulinoresistenza, l'indice Homa e l'indice Quicki, e la concentrazione di adiponectina non differivano significativamente all'interno dei due gruppi. Nel gruppo che ha mantenuto basso l'indice glicemico hs-Crp e IL-6 sono diminuite significativamente dopo le 10 settimane di intervento, anche se, dopo aggiustamento per fattori confondenti, confrontando le variazioni percentuali, lo studio conclude attribuendo una marginale diminuzione significativa dell'hs-Crp nel gruppo Low Glycemic Index. Conclusione: un regime alimentare basato su un basso indice glicemico  può avere effetti favorevoli sulla infiammazione anche tra le adolescenti in sovrappeso e obese.

Approfondimenti:
Rouhani MH, Kelishadi R, Hashemipour M, Esmaillzadeh A, Surkan PJ, Keshavarz A, Azadbakht L. The Impact of a Low Glycemic Index Diet on Inflammatory Markers and Serum Adiponectin Concentration in Adolescent Overweight and Obese Girls: A Randomized Clinical Trial. Horm Metab Res. 2016 Apr;48(4):251-256.




fonte www.nutrizione33.it



Nuvole
elasticità massaggi nespole sudorazione tiroidei fluoruro palma massaggio età omega HDL antiossitanti glutamina invecchiamento probiotici inositolo Monterusciello Caserta artemisia ossidativo pomodoro primi reumatismo addensante Fuorigrotta alcol batteri massa alimenti colesterolo rossetti calorie salute #nutrizionista gruppo scottature E141 meteorismo antiossidante triptofano semola microbi sapereconsapore.blogspot.com modificato pollo calda tocoferolo emulsionanti sistema anemia iatale gluten cistite Iodio pasta cuore Sant'Antimo ginnastica Francia creatinina uva amilosio frittura feci cattive zinco tradizioni ceci bevanda caldarroste zucca grana frutti dietanolammina premestruale infezioni frullati ipertensione antidepressivo pancreas apparato casa liposolubile scaduto zuccheri folico endorfine latte naturali bosco avocado nutrizionista dimagrire caffeine capelli astaxantina Dott.Enrico buccia ossa oxybenzone circolazione confezionati integratori afrodisiaco albume formaldeide primavera Lucifero linfodrenaggio biliari calcio danni secche proprietà ferro ciliegie hdl torte ipocalorico fruttosio zafferano yogurt umore malattie insalata artrite coal diuresi costipazione sapereconsapore.blogspot.it ostriche Licola acidità asparagi macchie crudo lattosio cheese digestione enzimi solare osteoporosi melanoma manganese secondi bivalvi nocciole banana bocca alimentare iodio brucia addominale obesità fibre ormoni stracchino antispossatezza allattamento ulcera mediterranea stabilizzanti protezione tumore sapore C negozio centrifugato microbioma + quaternium allergie corretta sapereconspore reflusso piante rimedi polmoni nutrienti ustione sapere estrusione batterio Giappone gerani energizzante crostacei cure microonde antinfiammatorio conserve cutanee limenti cetriolo frutto tummori mare Vera paziente caffe farina nitrati GIugliano Pozzuoli patatine sovrappeso glicole potassio stomaco aglio A idrogenati allergia lattici malto nutriente gassate ombretti ernia sport creme verde food crusca addome osteopatia sanguigni cotto igiene fresca stitichezza diabete nutrizione spigola veg fragole gonfia padano Napoli usanze nutrizionale c pelle cibo visita raggi domicilio Mercurio anguria sviluppo arance propilenico furano Posillipo radicchio ricotta ossido carbidrati glucidi temperatura fitosteroli tempo controlli glucosio corporeo torcicollo fredda buoni patologia solfiti pistacchi agave castagne microrganismi.Lugdunin conservanti ascelle ipocaloriche IGF dietetici capsicum junk abitudini fisico pomodori freschezza nutrition palpebre estrogeni nutrire seno palato cellule stagionatura balsamo solari aromi piatto merendine dentifricio tintura cadenti articolazioni allium tossine branzino bassa sangue lipidi immunitario saturi donne uricemia Vitamina cosmetici istamina sale magnesio diet serotonina rame cipollina convezionne surgelare carie olive biologo colite duodeno tossiche lamponi irraggiamento sole biberon Quarto duro molluschi shampoo carota cacao aborto mais sostanze complessi glicemico cannella donna gusto crostata betacarotene ovaio stagione combinazioni caldo conservazione fagiolini psiche integrale cibi solfato stabilizzante correttori aureus parabeni parmiggiano fame pesche timo omeostasi sensibità contraffazione cioccolato pepe 1 antinfiammatoria visite pera UVA Aloe macedonie legumi zirconio tenero sdorazione inci lavaggio naturale Vomero sapone sapereconsapore Na omogenizzati mandorla primo brufoli studio Calcio avena fisia flavonoidi funghi gram lactobacillus frigorifero selenio gel glutammato sindrome dolori saraceno listeria patologie allergeni aceto metabolismo dormire diarrea foto dolcificanti facciale fermenti micronutrienti sterilizzare cellula energia sedano raffreddore difesa insaturi toluene etichette miele fortificanti stress pulizia monoammino burro aminoacidi calcoli rucola Varcaturo ayurveda vasetti limone botulino semi prurito cancerogeni cellulite insalate amminoacidi LDL antidolorifico oli cake zucchina antocianine dolci Additivi gonfiore spiaggia a azoto freezer spezie acido piatti 15 cavo lipoproteine licopene sogliola amido stracci orale melagrana liberi mate alluminio gestazione ossidazione sano tuorlo insonnia verza idratazione patate BHA contaminanti menta zanzare vongole ritenzione #nutrizione oligoelemento Cina carboidrati dott.Enrico microminerali alimentazzione coloranti calore peperoncino maggio lievito bio polifenoli dieta Dott vegetali vasi UVB stanchezza amaranto benefici melanina carcinoma vitamine di albicocche Enrico essenziali dolore vegetariano peperoni more amilopectina catechine personale organi sapereconsaporee grano intero conduzione vitamina in influenza idrochinone neuroni attività Pianura bulgaricus polinsaturi forno free congelare microsfere inquinamento prugne odori antiossidanti corpo crescita A. depressione tumori fegato salmonella proteine cottura ribes olio idrica secca verdure 3 libido anticorpi gelificante ossidasi metalli celiachia formaggio E INCI prostata emulsionante herpes 31 agrumi apoptosi umami oliva antitumorale luteina fisica riposo tessuti noradrenalina idrosolubile diagnosi congestione con ananas pesanti mondo cervello pancreatite bevande laurilsolfato antociani aloe fichi DHA adolescenti pancia lattoferrina wellness ortaggi streptococcus ormone fibra campylobacter frutta cancro iperglicemia antitumorali bambino carotenoidi flatulenza pane acidi sodio glutine colostro cucina integrali esercizio mirtillo pasti molecole erba comfort papille immunitaria dadi biomagnificazione termophilus vitaminaA tensioattivi biscotti antitraspiranti colazione addensanti disidratazione immunità Thailandia natale insulina Qualiano cicatelli cisteina Staphylococcus oligoelementi radicali carne prodotti intolleranze clorogenico bilancia aspartame clorofilla sanguigno autunno fitoterapia prevenzione propoli perdite disbiosi brodo nitriti sciroppo feste Fonticelli alta epigenetica kiwi yo soia resveratrolo punture caseina erbe aerobico marroni tiroide endometriosi glucagone salsa vegan verdura acqua mangiare lecitina macrobiotica galateo fico grassi internazionale pressione minerali raffermo quinoa infanzia yang cereali carote gym crema curcuma riso benessere intestino quercetina India anice gas bambini B progesterone centrifugati spuntino metionina succo pangrattato vera bifidobatteri metodi mattina cosmesi latticini gravidanza adinopectina fosforo antibiotico urico broccoletti greco secchezza irritabile idrico concentrazione glicemia pesce yin cortisolo digiuno tar alimentazione zucchero connettivo mestruo risotto sali asma chiampagne consigli iperacidità truffe educazione deodoranti triclorosan peso adipose antibiotici additivi utero ciclo 6 integratore Villaricca nervoso respiro fumo bollitura sintomi epiderma PET birra carotenoide ultravioletti raffinati reumatoide uova psicologia grasso Giugliano alimentari ricette D degradazione alimento mani digerente extravergine Germania noci indice minerale colorante lisina caglio neurologico colore frigo Berrino sapereconapore melone equilibrio menopausa policistico essenziale cipolla estate forma
Copyright 2015. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu