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Proprietà e benefici dei ceci

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Proprietà e benefici dei ceci

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I ceci sono i semi di una pianta erbacea, il Cicer Arietinum, della famiglia delle Fabacceae e dell’ordine delle Leguminosae. Si tratta di una pianta annuale che cresce anche in terreni secchi e aridi, perché l’apparato radicale si sviluppa in gran profondità. È una coltivazione originaria dell’Asia occidentale: già in tempi antichi però è stata importata in Europa.
La pianta esiste solo come specie da coltura, in altre parole non è diffusa come varietà allo stato selvatico.

Ceci: diffusione e coltivazione

I ceci sono tra i legumi più noti e utilizzati al mondo, più ampio è l’uso solo dei fagioli e dei piselli: in Italia, però, solo in tempi recenti il loro consumo è aumentato. I semi di questa leguminosa sono distinguibili in due categorie in dipendenza del loro calibro: le varietà a seme piccolo sono note e particolarmente apprezzate nel mercato medio orientale e in India, mentre quelle che hanno seme più grosso sono preferite in Italia, Spagna e Nord-Africa. In queste aree, i ceci sono solitamente consumati interi, più che essiccati e ridotti in farina, e questo è il motivo per cui è maggiormente diffusa la coltura delle varietà seme medio-grande.
In Italia la coltivazione dei ceci è poco presente: la superficie dedicata è inferiore a 4.000 ettari e limita alle regioni meridionali ed alle Isole maggiori, Sicilia e Sardegna. La semina avviene ogni anno nel corso del periodo invernale, in particolare verso la fine di febbraio quando è scongiurato il pericolo di gelate. La raccolta avviene tra luglio e agosto e si fa, in genere,
estirpando le piante a mano per poi lasciarle essiccare in campo prima di procedere alla sgranatura.

Calorie e valori nutrizionali dei ceci

I ceci sono legumi che possono essere consumati solo dopo essiccazione: il seme secco è piuttosto calorico e 100 g apportano ben 320 Kcal. Per il consumo è necessario procedere all’ammollo in acqua fredda per almeno 12 ore. Il contenuto in macro nutrienti, ossia carboidrati, grassi e proteine, è più equilibrato rispetto a quello degli altri legumi e è così distribuito: 6.3% di grassi, 46.9% di carboidrati, 20.9% di proteine e 13.6% di fibre alimentari.
I ceci sono una buona fonte di vitamine del gruppo B (B1, B2, B3, B5, B6), di vitamina C ed E e di sali minerali, soprattutto calcio, ferro, magnesio e fosforo.
Questi legumi sono ricchi di saponine, delle molecole complesse che formano dei composti insolubili con il colesterolo e altri lipidi, contribuendo così a diminuire i livelli di questi grassi nel sangue.

Le controindicazioni

I ceci possono provocare gravi reazioni allergiche nelle persone sensibili. Contengono discrete quantità di purine, che si decompongono formando acido urico.
Chi soffre di problemi connessi alle purine,come gotta e calcoli renali, deve limitare o evitarne il consumo.
I ceci contengono elevate quantità di ossalati.Chi soffre di calcoli renali contenenti ossalati dovrebbe evitarne un consumo eccessivo.

Come si sceglie e si conserva

Nell'acquistare i ceci è importante controllare che non presentino tracce di umidità: se sono venduti sfusi, verificate che i contenitori siano ben coperti e che il negozio abbia uno smercio elevato. In un contenitore a chiusura ermetica, in luogo fresco e asciutto, si conservano per 1 anno.Controllate anche che non siano stati danneggiati da insetti e non spezzati.
Se comprate ceci in lattina, cercate quelli che non contengono aggiunta di sale o altri additivi. Per la farina di ceci è molto importante farina macinata da ceci cotti. I ceci crudi macinati sono difficili da digerire e producono un eccesso di flatulenza.
I ceci cotti si possono conservare per 3 giorni in frigorifero attraverso l'utilizzo di contenitori ermetici.

Usi in cucina

Zuppa

I ceci come tali vengono utilizzati, soprattutto al Sud Italia, per condire la pasta o in zuppe e minestre. In Liguria, invece, è molto diffuso l’uso della farina di ceci, ottenuta per macinazione dei semi essiccati per la preparazione della famosa farinata.




Lo stress danneggia vari organi. Ecco i sintomi e le parti del corpo colpite dallo stress.

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Lo stress danneggia vari organi. Ecco i sintomi e le parti del corpo colpite dallo stress.

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Sono sempre in aumento le persone stressate per svariate cause, tanto che un recente studio dell’American Association of Psychology ha reso noto che il 40% della popolazione adulta mondiale dorme male a causa di un eccesso di stress.
Tra le cause dello stress possono essere presenti la perdita del lavoro, il divorzio, la scomparsa di un parente stretto o di una persona cara, incidenti, malattie gravi e trasferimenti. Ma anche, semplicemente, l’accumularsi di tensioni di vario genere, nell’ambiente familiare o lavorativo.
Un eccesso di stress si manifesta attraverso vari sintomi. I più frequenti:

1) Nausea e vomito

Nausea e vomito comparsi senza una motivazione apparente potrebbero essere considerati tra i segnali di avvertimento di uno stato di stress incipiente.

2) Caduta dei capelli

Lo stress è una delle maggiori cause che possono generare la caduta dei capelli. Infatti malattie come l’alopecia aerata, che consiste in una rapida caduta di capelli a chiazze, sono correlate ad un eccesso di stress.

3) Difficoltà nel ricordare

Un eccesso di stress può inibire la capacità del cervello di ricordare le informazioni apprese poco tempo prima, in quanto lo stress eleva i livelli di cortisolo (ormone dello stress). Questo ormone influisce negativamente sulla corteccia frontale, quella incaricata delle nostre decisioni e della memoria.

4) Indebolimento delle difese immunitarie

Il sintomo più diffuso che rappresenta un eccesso di stress è l’indebolimento delle difese immunitarie. Ciò è dovuto al rilascio da parte dell’organismo in modo eccessivamente prolungato di catecolamine, ormoni che contribuiscono alla regolazione del sistema immunitario.

4) Comparsa di tic nervosi

La comparsa di tic nervosi può essere correlata ad una condizione di stress dovuta ad un eccessivo accumulo di tensioni di tipo psicologico ed emotivo che si manifestano attraverso l’organismo.

5) Eczemi e psoriasi

Eczemi, psoriasi e manifestazioni cutanee di vario genere possono essere annoverate tra i segnali di avvertimento di una condizione di stress.

6) Stanchezza e nervosismo

Le persone stressate sono spesso stanche e/o nervose.
Dopo aver descritto i sintomi e i segnali più frequenti che rappresentano una eccessiva dose di stress nel nostro organismo, riportiamo di seguito gli effetti negativi che esso arreca ad alcuni organi ed alcune parti del corpo.

7) Pelle

Lo stress può scatenare la comparsa di acne. La tensione generata dallo stress avvia una risposta infiammatoria nel corpo, che provoca un’ostruzione dei pori della pelle. Tale ostruzione porta la pelle ad arrossirsi e ad accumulare pus.

8) Polmoni

Una ricerca dell’università di San Paolo (Brasile) ha rivelato una connessione fra l’asma e lo stress.

9) Cuore

Lo stress provoca un incremento di colesterolo, tensione arteriosa e trigliceridi nel flusso sanguigno. Uno studio statunitense ha dimostrato che l’eccesso di stress rende il battito cardiaco irregolare.

10) Occhi

Secondo un gruppo di studio tedesco, un eccesso di stress provoca tremore degli occhi, in quanto “eccita” un piccolo muscolo la cui funzione è quella di elevare le palpebre.

11) Sangue

L’accumulo di stress colpisce i linfociti presenti nel fegato, che favoriscono la distruzione di epatociti.

12) Cervello

Un eccesso di stress eleva i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress. Questo ormone influisce negativamente sulla corteccia frontale, quella incaricata delle nostre decisioni e della memoria.

13) Reni

L’eccesso di cortisolo provoca un aumento della escrezione renale di fosfato, che può causare debolezza muscolare e alterazioni ossee.

14) Intestino

Un eccesso di stress influisce sul colon, provocando gas, dolore addominale o infiammazione.




Fonte: Rimedio Naturale



L'importanza della prima colazione

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L'importanza della prima colazione

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Costanti evidenze scientifiche dimostrano l’importanza, al fine del mantenimento della salute e del benessere, di una prima colazione qualitativamente e quantitativamente bilanciata.
I consumatori abituali di un’ adeguata prima colazione sembrano essere meno predisposti al sovrappeso e all’obesità,mentre gli adolescenti normopeso che la saltano spesso andranno più facilmente, in età adulta, incontro all’aumento dell’ indice di massa corporea.
Inoltre, l’abitudine a “saltare” regolarmente la prima colazione è risultata essere, in particolare nei giovani studenti, maggiormente associata al consumo di bevande alcoliche e ad inattività fisica.
Ancora, i soggetti che consumano con regolarità il primo pasto della giornata, includendo in esso cereali integrali a basso indice glicemico e frutta, hanno rivelato una significativa riduzione di fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, il diabete mellito, la dislipidemia ed il sovrappeso.
Nonostante gli effetti benefici della prima colazione siano ampiamente dimostrati, solo poche persone  sono abituate a consumarla regolarmente e, di questi, la maggioranza non si concede un pasto adeguato dal punto di vista qualitativo e quantitativo per affrontare la giornata, limitandosi ad un caffè o al massimo ad un cappuccino. L’abitudine, la fretta e la mancanza di appetito sembrano essere tra le cause principali del “non fare colazione”.
Immagino vi sia capitato di saltare la prima colazione, arrivare affamati, stanchi e privi di vitalità al pranzo e di eccedere nelle porzioni condizionando, di conseguenza, in maniera negativa anche il rendimento pomeridiano per il grosso impegno digestivo a cui viene sottoposto l’ organismo; oppure di evitare la prima colazione e di concedervi per la fame eccessiva uno spuntino troppo sostanzioso in tarda mattinata, arrivare al pranzo già sazi e consumare perciò un pasto abbondante per giungere infine alla cena affamati, mangiare in eccesso risvegliandovi il mattino seguente nuovamente senza appetito (evitando la colazione!).
Questo circolo vizioso è determinato proprio dal “salto” del primo pasto della giornata : eliminando la colazione al mattino i livelli di glucosio nel sangue (glicemia) calano al di sotto della norma, si avverte fame e mancanza di energia; si ricercano ed assumono, di conseguenza, carboidrati ad alto indice glicemico (snack, cioccolato, biscotti in tarda mattinata, pasta e pane in abbondanza a pranzo e/o cena) che provocano un immediato aumento dei livelli di glucosio nel sangue, con conseguente rilascio dell’insulina prodotta dalle cellule beta del pancreas per ovviare all’innalzamento della glicemia.
L’azione dell’insulina determina, a sua volta, un repentino abbassamento dei livelli di glucosio nel sangue che indurrà nuovamente l’assunzione di alimenti ad alto indice glicemico.Queste fluttuazioni accentuate della glicemia ed i conseguenti picchi insulinici durante l’arco delle 24 ore, se prolungati, determinano un maggior rischio di sviluppare resistenza all’insulina e diabete mellito di tipo 2 (vedi grafico).



E’, dunque, evidente che il salto della prima colazione è un’abitudine che dobbiamo assolutamente perdere!
Miglioriamo il nostro stile di vita svegliandoci 10 minuti prima al mattino per consumare la colazione o, nel caso di uscita all’alba, preparando la sera prima ciò che serve o facendo, anche al bar, una sana prima colazione.




Le intolleranze alimentari - Cosa sono e come si manifestano

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Le intolleranze alimentari - Cosa sono e come si manifestano

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Le intolleranze o ipersensibilità alimentari si differenziano dalle allergie alimentari vere e proprie perché non producono Shock Anafilattico e di solito non rispondono ai tradizionali test allergici cutanei. Non provocano quasi mai delle reazioni violente ed immediate nell'organismo, e quindi spesso non sono direttamente collegabili all'assunzione del cibo che le determina. Esse derivano dall'impossibilità dell'organismo di digerire un dato alimento, a causa di difetti metabolici che possono essere causati dallo stile di vita (scarsa masticazione, errate combinazioni alimentari, ecc.), o da stati emotivi alterati, oppure possono essere scatenate dall'assunzione di antibiotici. Originano a livello intestinale, avendo come presupposto un'irritazione della mucosa di tale distretto, ma non provocano produzione di anticorpi e raramente hanno come effetto la produzione di istamina. Possono però innescare manifestazioni allergiche quali le allergie ai pollini, agli acari od al contatto di tessuti, metalli, ecc. Spesso nella pratica clinica, infatti, si riscontrano delle situazioni allergiche di modesta entità che però, a causa della concomitante presenza di intolleranze alimentari, producono manifestazioni importanti, soprattutto respiratorie. Le intolleranze alimentari si manifestano quasi sempre con una sintomatologia generale più o meno sfumata (stanchezza, cefalea, gonfiori addominali postprandiali, infezioni ricorrenti, dolori articolari, ecc.) o con modificazioni cutanee (pelle secca, eczemi, orticaria, ecc.); spesso sono correlate a disordini del peso corporeo, sia in eccesso che in difetto. Esse sono riconducibili all'accumulo nel tempo delle sostanze responsabili di ipersensibilità, fino ad un livello che ad un certo punto supera la "dose soglia". A causa di questo periodo di latenza, spesso risulta difficile accettare e comprendere come si possa "improvvisamente" diventare intolleranti ad un cibo comunemente introdotto quotidianamente o meglio pluriquotidianamente (frumento, olio di oliva, latticini, ecc.). Queste reazioni inoltre non sono sempre immediate, ma si presentano da 1 a 36 ore dopo l'assunzione del cibo in questione. Per ottenere un miglioramento del quadro sintomatologico, è necessario astenersi rigorosamente per almeno 2-3 mesi dall'assunzione del cibo incriminato - anche nelle sue forme nascoste (es. siero di latte nel prosciutto cotto) - ed anche dall'assunzione di cibi che possono generare reazioni crociate (es. latticini - carne di manzo). Va rimarcato inoltre che, come accade per le allergie respiratorie e l'inquinamento atmosferico, le sostanze chimiche addizionate nel corso di qualsiasi momento della lavorazione di un cibo possono: a) renderlo allergizzante, b) produrre un'Intolleranza alle sostanze aggiunte oppure, ancor peggio, c) diventare veicolanti delle molecole contenute nell'alimento (soprattutto Proteine) e renderle fonte di Intolleranza. Basti pensare agli oli vegetali, che sono il capolista delle intolleranze alimentari, al contrario degli oli spremuti a freddo. Pertanto, il primo intervento nei confronti di cibi sospetti, è quello di utilizzare solo prodotti sicuramente "puliti". Le Intolleranze, viste come una rottura dell'equilibrio cibo - ospite, si insediano comunque in un organismo predisposto geneticamente o con uno sbilanciamento della barriera intestinale. Un peso importante riveste la carica antigenica dell'Alimento, l'età dell'individuo, efficienza del sistema immunitario. Gli starter più frequenti di un'intolleranza alimentare sono: introduzione precoce nel lattante di latte vaccino e derivati, uso di Antibiotici, infezioni virali o batteriche a carico dell'intestino, infestazioni parassitarie intestinali, stress emotivi.

Tra gli alimenti, quelli che più frequentemente danno reazioni sono: 1- RICCHI DI ISTAMINA: pomodoro, birra, formaggio stagionato e fermentato, spinaci, funghi, cioccolato, tonno in scatola, ecc. 2- ISTAMINO LIBERATORI: fragole, ecc. 3- TENDENZIALMENTE ALLERGIZZANTI: pesce, arance, uova, soia, latte vaccino, pesche, kiwi, crostacei, ecc. 4- CIBI CHE PIÙ FREQUENTEMENTE CAUSANO INTOLLERANZA: latte e latticini, lieviti, frumento, oli vegetali, olio di oliva, ecc.   Come si testano le intolleranze alimentari Per rilevare la presenza di un'intolleranza alimentare, sono a disposizione diversi tipi di test, nessuno attualmente riconosciuto dalla Medicina Ufficiale. Alcuni test vengono effettuati su un campione di sangue. Questo metodo prevede che il plasma sanguigno venga posto a contatto con numerosi estratti di alimenti (cereali, verdure, frutta, ecc.) e, dopo un certo tempo di incubazione, venga valutato al microscopio da un tecnico se i neutrofili (una categoria di Globuli Bianchi) hanno subito delle modificazioni in seguito al contatto con alcuni degli alimenti esaminati. Il limite del test, oltre all'esperienza del tecnico, risiede nella parzialità della risposta. Infatti, per quanto appartenenti all'organismo preso in esame, le cellule neutrofile non sono l'organismo e non sono più al suo interno. Un'altra categoria di metodiche di valutazione si avvale della misurazione della tensione muscolare. Quando assumiamo, ma anche solo quando teniamo in mano, un alimento o una sostanza che ci disturba, la nostra forza
muscolare diminuisce, talvolta in modo così importante che le persone provano un senso di spossatezza dopo averlo assunto. Il Metodo Kinesiologico testa la diminuzione della forza in modo manuale, prendendo in esame la muscolatura della mano (O Ring) oppure delle braccia e/o delle gambe, mentre il test DRIA utilizza lo stesso principio, ma le rilevazioni sono fatte tramite un sistema computerizzato. Questi test sono validi perché prendono in considerazione tutto l'organismo. Il loro limite risiede nella manualità dell'operatore per quanto riguarda il Test Kinesiologico, e nell'estrema noiosità del test DRIA (devono essere messe in bocca fialette con diversi Alimenti e sostanze chimiche per un totale di circa due ore di test). Di altra impostazione concettuale sono i test elettrici come l'EAV (Elettro Agopuntura di Voll) ed il Vega Test. Con appositi apparecchi può essere misurata, lungo i meridiani classici dell'agopuntura cinese od altri canali studiati successivamente, una microcorrente elettrica che attraversa la persona, ed all'uscita permette di derivare informazione su incidenti trovati lungo il percorso oppure sull'impatto che producono piccole quantità di alimenti interposti tra la persona e l'apparecchio.

Quando deve essere sospettata un'Intolleranza Alimentare? Come abbiamo visto i sintomi causati dalle Intolleranze ai diversi tipi di cibo sono molteplici. I più frequenti sono cefalee, disturbi intestinali (gonfiori, stipsi o diarrea, colite, meteorismi, ecc.), dolori premestruali, disturbi dell'umore (depressione, irritabilità), dolori articolari, mal di gola o bronchiti ricorrenti e molti altri. Il sospetto va posto quando un disturbo, anziché comparire in modo passeggero o saltuario, inizia a presentarsi sempre più frequentemente fino ad interferire con la vita "normale" della persona. Come sempre in Biologia le variabili possono essere molteplici, e quindi la ricerca di eventuali intolleranze alimentari può essere una delle strade da percorrere per affrontare una problematica. Possibili Intolleranze vanno quindi prese in considerazione quando, dopo aver corretto la dieta, i problemi persistono, e prima di intraprendere terapie farmacologiche, che presentano sempre effetti collaterali a breve o lungo temine.

Dalle Intolleranze si guarisce?
Dalle intolleranze alimentari si guarisce, seguendo diete ad eliminazione associate eventualmente ad un sostegno fitoterapeutico. I programmi alimentari devono essere concordati e seguiti da un esperto per poter valutare le modalità più corrette e quelle che meglio si adeguano anche alle problematiche individuali. Eliminazioni parziali o per tempi troppo brevi di un alimento non portano risultati soddisfacenti, solo tanta inutile fatica e scoraggiamento!  



Cereali per la colazione: diamo uno sguardo a cosa c'e' veramente dentro...

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CEREALI PER LA COLAZIONE: DIAMO UNO SGUARDO A COSA C'E' VERAMENTE DENTRO...

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Cereali per la colazione. Prodotti buoni, golosi e dalle confezioni accattivanti soprattutto per i bambini. Ma si tratta di una soluzione davvero sana come le pubblicità vogliono far credere? Cosa c’è veramente nella colazione dei più piccoli?
Vi sarà sicuramente capitato al supermercato di trovarvi nel reparto dei cereali per la colazione. Lunghi scaffali che racchiudono una grande varietà di prodotti di diversi formati, colori e gusti in grado di accontentare un po’ tutti e da unire a latte o yogurt per una colazione buona e veloce da preparare.
La parola cereale spesso viene associata a qualcosa di estremamente sano e utile al nostro organismo. Il problema però è che del cereale originario questi prodotti non hanno praticamente più nulla. Ma allora cosa c’è realmente dentro queste coloratissime confezioni? Vediamo di tenere d’occhio l'etichetta:

ZUCCHERI

La gran parte dei cereali per la colazione hanno un alto contenuto di zucchero utilizzato per renderli più appetibili ai bambini. A volte si tratta di sciroppo di mais o fruttosio ma il risultato non cambia. Tra l’altro spesso non è chiara l’origine di questi dolcificanti e se, ad esempio nel caso del mais, siano realizzati con prodotti OGM.

OLI IDROGENATI

Alcuni prodotti per la colazione contengono oli vegetali come quello di palma, non certo benefici per la salute. In alcuni casi si tratta di oli idrogenati ricchi di grassi saturi che diverse ricerche scientifiche hanno collegato alla comparsa di malattie cardiache, problemi immunitari e tumori. Nelle etichette si parla genericamente di “oli idrogenati” e non si può essere sicuri se ci siano o meno grassi trans nel prodotto. Tra l'altro se questi sono inferiori a 0,5 grammi per porzione, le aziende sono autorizzate a scrivere "0 grammi di grassi trans ".

BHA

Il BHA (butilidrossianisolo) è un additivo alimentare utilizzato anche in alcuni cereali per la colazione. Degli studi hanno collegato questo additivo al cancro e per questo il National Institutes ed il National Toxicology Program degli Stati Uniti sono arrivati a dichiarare che: "è ragionevole ritenere che il BHA sia cancerogeno per l'uomo".

LECITINA DI SOIA

Il problema della lecitina di soia è che potrebbe essere di origine transgenica e secondo il Cornucopia Institute (che effettua ricerche ed indagini su prodotti agricoli ed alimentari) potrebbe contenere tossine. La lavorazione della lecitina di soia spesso implica l'uso di esano, sostanza che è stata registrata dall’organizzazione mondiale della sanità come potenziale cancerogeno e neurotossico. E' possibile che tracce o residui di esano rimangano all’interno del prodotto.

ESTRUSIONE

La maggior parte dei cereali da colazione utilizzano un processo chiamato "estrusione" esponendo i grani ad alti livelli di calore e pressione, cambiando quindi la loro natura chimica, rendendoli alimenti trasformati e distruggendo la maggior parte delle sostanze nutritive in essi contenuti. Per questo motivo, molti cereali sono fortificati con vitamine e minerali.

FORTIFICAZIONI

Alcuni produttori di cereali cercano di nascondere l’elevato contenuto di zucchero attraverso la fortificazione, ovvero l’aggiunta di vitamine e minerali di sintesi. In alcuni casi questi prodotti possono addirittura risultare tossici in quanto troppo arricchiti. Una normale porzione di cereali per la colazione potrebbe infatti arrivare a contenere zinco, niacina e vitamina A in dosi molto superiori alla RDA (dose giornaliera raccomandata) per un bambino.

COLORANTI

Molti cereali per la prima colazione contengono coloranti artificiali riportati in etichetta con un codice incomprensibile ai più. Uno studio del 2014 condotto dalla Purdue University suggerisce che i bambini probabilmente stanno consumando molti più coloranti alimentari di ciò che si pensa. Bisogna unire infatti quelli contenuti nei cereali a quelli che si consumano attraverso altri alimenti e bevande poco sane.

AROMI

Dietro la dicitura aromi si nasconde una grande quantità di sostanze più o meno naturali. Alcuni aromi possono anche contenere ftalati ma le aziende non sono tenute a segnalarlo in etichetta. Anche in questo caso si possono trovare dei codici o una generica scritta “aromi naturali”, ovvero non è ben dato sapere cosa diamo da mangiare ai nostri bambini. Questo infatti potrebbe voler dire che è presente una sostanza naturalmente aromatica o invece una miscela composta da decine di altre sostanze.

Conclusione? Come sempre vi consiglio di scegliere per i vostri figli colazioni decisamente più sane anche se magari meno rapide da preparare. Potete ad esempio unire a dei fiocchi di cereali integrali biologici e non zuccherati, del latte vegetale, dello yogurt (anche di soia), frutta fresca o secca, semi, ecc.




fonte :www.greenme.it



Cibo e umore: benessere psicofisico

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Cibo e umore: benessere psicofisico

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Cibo e umore sono da sempre due alleati. Infatti è noto come l’alimentazione e il rapporto con il cibo influiscano notevolmente sull’umore. Infatti vengono chiamati comfort food gli alimenti capaci di placare i malumori influendo positivamente sulla psiche.

La serotonina: l’ormone del buonumore

Il legame tra cibo e umore è dettato dalla serotonina, denominata anche come l’ormone del buonumore. Si tratta di un neurotrasmettitore presente nel sistema nervoso, capace di regolarizzare l’umore, la memoria, il sonno e l’appetito. La sua carenza può quindi portare a stati ansiosi e depressivi. Questa sostanza, normalmente prodotta dal nostro organismo viene stimolata da alcuni alimenti. Basti pensare infatti allo stato di nervosismo che segue i primi giorni in cui si intraprende una dieta alimentare ferrea, o al senso di benessere che si avverte quando si assumono cibi particolarmente graditi.

Cibo e umore: l’alimentazione per essere felici

Il nostro organismo produce la serotonina a partire dal triptofano, una sostanza che possiamo assumere attraverso l’alimentazione, proprio grazie a questa sostanza vi è un collegamento tra cibo e umore. Il cibo quindi può far tanto sul nostro umore e spesso per essere felice basta mangiare i giusti alimenti. Tra i cibi che mettono di buon umore vi è il pesce, ricco di acidi grassi Omega 3, di vitamina D e di antiossidanti, come ad esempio il salmone. Le patate sono anch’esse ricche di triptofano.Vi sono poi alcuni frutti come i frutti di bosco, i kiwi, ananas, banane e prugne che influiscono sul nostro umore in quanto sono ricchi di sostanze, come la vitamina C, che hanno un effetto positivo sul nostro sistema nervoso. La verdura, come spinaci, lattuga, valeriana è ricca di acido folico che è particolarmente d’aiuto per combattere la depressione. Fondamentali per l’umore sono anche il caffè e il tè verde. E infine vi è il famosissimo cioccolato fondente, da sempre noto come l’antidepressivo per eccellenza in quanto favorisce la produzione di endorfine che danno la giusta carica all’organismo.

Alimenti che influiscono negativamente sull’umore

Naturalmente vi sono alcuni alimenti che, al contrario, influiscono negativamente sull’umore come ad esempio:

cibi troppo grassi in quanto a causa della loro lenta digestione provocano stanchezza
l’alcol in quanto fa passare in tempo breve da uno stato di euforia ad uno stato depressivo
gli zuccheri, in quanto causano picchi e cali improvvisi di insulina.



Alimenti che contengono vitamina D

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Alimenti che contengono vitamina D

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La vitamina D è una vitamina molto importante per l'intero organismo perchè aiuta a proteggere le ossa e a rinforzare il sistema immunitario. Scopriamola meglio.

Proprietà e benefici della Vitamina D

La vitamina D migliora la salute generale del corpo. Il colecalciferolo (vitamina D3), derivante dal colesterolo, è sintetizzato negli organismi animali, mentre l'ergocalciferolo (vitamina D2) è di provenienza vegetale.
Tra le funzioni fondamentali della vitamina D vi sono la protezione e il rafforzamento delle ossa e del sistema immunitario. La vitamina D contribuisce all’assorbimento del calcio, fondamentale per le ossa e le strutture portanti dell’organismo, e al mantenimento dei corretti livelli di fosforo nel sangue. La sua azione è fondamentale anche per la prevenzione del cancro e della sclerosi multipla.
La vitamina D cura ugualmente l’osteoporosi, i dolori muscolari, l’ipertensione, il diabete, la psoriasi e la debolezza muscolare. Si è dimostrato che le persone sofferenti di pressione alta e di malattie autoimmuni traggono beneficio dall’assunzione di vitamina D.

La vitamina D negli alimenti

Buone fonti alimentari di vitamina D sono: il pesce e gli oli che esso contiene, in particolare trota, sogliola, sgombro, salmone, pesce spada, storione, tonno e sardine; le uova, soprattutto il tuorlo; il latte, il burro; il fegato e i grassi animali, come quelli contenuti nelle carni di pollo, di anatra e di tacchino; corn flakes e cereali e le verdure verdi ne sono ugualmente ricchi.

Fabbisogno giornaliero di Vitamina D

Il dosaggio di vitamina D giornaliero varia da persona a persona e dipende anche dall'esposizione ai raggi solari, che ne incrementa la sintesi e l'assorbimento attraverso il colesterolo.
Se una persona segue già di per sé una dieta ricca di vitamina D ed espone la pelle a circa un quarto d’ora di raggi solari al giorni, circa 400 UI quotidiani sono sufficienti.
In altri casi, ovvero patologie, carenze, impossibilità di esporsi al sole, la dose di vitamina D da assumere potrebbe anche essere maggiore, compresa cioè tra 1.000 e 2.000 UI.


I 10 alimenti più ricchi di Vitamina D

  • Olio di fegato di merluzzo
  • Sgombro
  • Anguilla
  • Trota
  • Salmone affumicato
  • Pesce spada
  • Sgombro o maccarello
  • Storione, affumicato
  • Uova di pesce
  • Uovo



Dieta e colesterolo

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Dieta e colesterolo

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Proprio in virtù del ruolo svolto nel metabolismo di un individuo, il colesterolo è un grasso importante per l’organismo e sarebbe impossibile farne a meno. Per distribuirsi ai vari tessuti il colesterolo circola nel sangue legato a diverse proteine con densità differente, quello legato alle HDL viene chiamato “colesterolo buono”, mentre quello legato alle LDL è conosciuto come “colesterolo cattivo”.
Il colesterolo cattivo presente in eccesso tende a depositarsi sulle pareti interne delle arterie formando a lungo andare delle placche che ostacolano in maniera più o meno importante il flusso sanguigno. L’effetto negativo del colesterolo LDL è controbilanciato da quello buono o HDL, vero e proprio spazzino che ripulisce le arterie impedendo che si formino depositi.
La dieta, e più in generale lo stile di vita, sono in grado di incidere positivamente o negativamente sui livelli di colesterolo nel sangue.

Per questo è importante:

  • limitare il consumo di grassi in generale
  • Per la scelta della carne è preferibile tagli magri sia di carne bianca sia di quella rossa evitando per il pollame di mangiare la pelle
  • Consentito il pesce 2-3 volte a settimana (molluschi e crostacei non piu’ di una volta a settimana). Diventa importante il metodo di cottura: preferibile la cottura alla griglia, al cartoccio e al vapore, sconsigliata la frittura
  • sostituire i grassi saturi (burro, formaggi, carne grassa, insaccati) con quelli polinsaturi (olio di semi) e monoinsaturi (olio di oliva)
  • aumentare il consumo di frutta, verdura e legumi
  • limitare il consumo di dolci
  • limitare il consumo di alcool
  • svolgere regolare attività fisica (possibilmente aerobica)
  • abolire il fumo
  • tenere sotto controllo la pressione arteriosa e dimagrire se si è in sovrappeso.



Come combattere la cellulite con i cibi giusti

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Come combattere la cellulite con i cibi giusti
    

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Alcuni alimenti non devono mancare nel piano alimentare quotidiano per contrastare la pelle a buccia di arancia.
Una delle migliori alleate nella lotta alla cellulite è una dieta corretta. Qualsiasi trattamento (da fare dal medico o al centro estetico) rischia di durare molto poco se non viene associato a un cambiamento delle abitudini alimentari che possono favorire la comparsa della cellulite.
Ecco, in ordine alfabetico, alcuni alimenti che ti sono amici nella lotta alla cellulite perché poveri di sodio e ricchi di potassio, in grado quindi di ridurre la ritenzione idrica.

ANANAS: mangiato a fine pasto, facilita la digestione e ha un effetto diuretico. Apporta soltanto 40 calorie per etto.

BANANA: è ricca di fibre idrosolubili come le pectine, che hanno la capacità di legare, intrappolare ed espellere le particelle tossiche che favoriscono la comparsa di cellulite. Contiene anche zolfo, che favorisce la depurazione, e potassio, che tiene a bada il livello di sodio nell’organismo, contrastando quindi la ritenzione idrica. Attenzione però a non esagerare perché le banane sono un frutto calorico.

CARCIOFO:  contiene la cinarina, una sostanza che facilita il flusso di bile, dunque migliora l’efficienza del fegato stimolandone il metabolismo dei grassi.

CAROTA: è ricca di principi attivi, primo tra tutti il carotene, precursore della vitamina A, elemento prezioso per la tonicità dei tessuti. Regolatrice della funzione intestinale ed epatica, ha anche proprietà diuretiche e depurative ed è utile nei casi di meteorismo.

CILIEGIE: forniscono soltanto 38 calorie per 100 grammi e sono ricche di vitamine, come la E, che contrastano l’invecchiamento cellulare. Contengono polifenoli, importanti antiossidanti, e pigmenti vegetali che combattono le infiammazioni a livello dei tessuti.

ERBE AROMATICHE: Timo, origano, maggiorana, così come le spezie, aiutano a insaporire i cibi senza aggiungere sale o intingoli vari. Le calorie del piatto sono le stesse e nel medesimo tempo si combatte la ritenzione idrica.

FORMAGGI FRESCHI:  Sì a mozzarella, ricotta, stracchino. Preferibili sempre al pecorino e agli altri formaggi stagionati, più ricchi di grassi e di calorie .

FRUTTI DI BOSCO: Mirtilli, more, lamponi e fragoline di bosco sono preziosi alleati della circolazione. Consumarli sempre con moderazione. Vanno bene anche i frutti surgelati, che hanno le stesse proprietà della frutta fresca.

KIWI: molto ricco di vitamina C, utile nel proteggere i vasi capillari che sono più a rischio di rottura in caso di cellulite, a causa della pressione esercitata dai liquidi in eccesso. Per questo motivo non far mancare le arance e gli altri agrumi.

LATTUGA: ricca in colina, una sostanza che ha scarso valore nutritivo ma un eccellente valore metabolico. Produce i componenti principali della membrana cellulare, come la lecitina, ed è responsabile del corretto assorbimento di grassi. Senza la colina, il fegato non riuscirebbe a smaltirli bene.

LEGUMI:  Sì a pranzo o a cena, due-tre volte a settimana. Ceci, fagioli, piselli e lenticchie sono leggeri, ricchi di proteine, vitamine, sali minerali e fibra, in particolare cellulosa, si digeriscono facilmente e saziano. I legumi sono un ottimo secondo al posto della carne o un piatto unico completo ed equilibrato se mangiati con pasta o riso.

MELA: è un concentrato di vitamine, ferro e potassio, ma soprattutto tannini e fitosteroli, in particolare la pectina, concentrata nella buccia. La pectina, una volta raggiunto lo stomaco, si trasforma in un gel che intrappola le sostanze tossiche e ostacola l’assorbimento dei grassi.

MELANZANA: stimola le funzioni del fegato e dell’intestino. È molto ricca di acqua, per questo è ideale per contrastare la ritenzione idrica.

OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA: E' un condimento privilegiato. Condire i piatti con 4/5 cucchiaini di olio extravergine di oliva al giorno. Evitare il burro.

PANE: non bisogna abolirlo del tutto dalla dieta ma mangiarlo con moderazione, privilegiando le varietà che contengono poco sale o che ne sono del tutto prive, come quello toscano.

PASTA E RISO: non vanno cancellati dalla dieta, semplicemente vanno controllate le porzioni. Si preferiscono pasta e riso integrali: sono più ricchi di fibra e aiutano a raggiungere più facilmente il senso di sazietà.

PESCE: Dato che la cellulite è il risultato dell’accumulo di scorie nei tessuti, eliminare le tossine è indispensabile. Quindi bisogna prediligere gli alimenti leggeri come il pesce, la carne bianca, i formaggi magri: tutti cibi che non costringono l’apparato digerente a un lavoro eccessivo, perché sono più facili da smaltire.

POMODORO: è ricco di licopene, un antiossidante che contrasta l’invecchiamento delle cellule e impedisce dunque al grasso di sedimentare e diventare cronico. Contiene anche acido malico e citrico, che agevolano la digestione e aiutano la regolarità intestinale.

SEDANO: una verdura con appena 20 calorie per 100 grammi, composta per circa il 90% di acqua e proprio per questo è considerata una sorta di diuretico naturale. Contiene anche buone dosi di potassio, il minerale che contrasta l’azione del sodio e aiuta quindi nella lotta contro la ritenzione idrica.

SALE INTEGRALE: è da preferire al classico sale da tavola, perché non è raffinato ed è caratterizzato dalla presenza di minerali importanti come iodio, rame, zinco. Il suo gusto più intenso al palato ne favorisce un consumo ridotto.

TÈ VERDE: contiene flavonoidi, sostanze che ostacolano l’assorbimento dei grassi, specie colesterolo e trigliceridi. Per questo il tè verde è un alleato nella lotta contro la buccia d’arancia.

TISANE: Quelle consigliate sono a base di ananas, mirtillo, ortica, betulla, tarassaco, gramigna, ippocastano: tutti gli infusi hanno un’azione diretta o indiretta sulle alterazioni che sono alla base della patologia cellulitica.

VERZA: è un ortaggio ricco di sali minerali, fibre e vitamina C. Ha proprietà antinfiammatorie e depurative e rappresenta un valido aiuto per la stitichezza.

ZUCCHINA: svolge un’azione diuretica e lassativa. È poco calorica e ha un alto contenuto di acqua: per questo motivo è particolarmente indicata per combattere la ritenzione idrica.





fonte : www.ok-salute.it



I minerali che eliminano la stanchezza

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I minerali che eliminano la stanchezza

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Se ti senti spesso stanco, probabilmente soffri di una carenza di minerali. La stanchezza cronica è una condizione che colpisce milioni di persone, e che può essere alleviata in modo naturale, facendo scelte coscienti sull’alimentazione e fornendo all’organismo tutti i nutrienti di cui ha bisogno. In questo articolo ti elenco la lista dei minerali che eliminano la stanchezza, rivitalizzando il corpo.

Zinco. Le persone che soffrono di una carenza di questo minerale sono più propense a sentirsi stanche, e ammalarsi di raffreddore. 10 mg di questo minerale al giorno possono darci l’energia di cui abbiamo bisogno, dimezzando il rischio di soffrire di raffreddore, secondo uno studio dell’Università della California. Lo zinco stimola i muscoli a bruciare più glucosio per ottenere energia, e aumenta la formazione di cellule immunitarie capaci di lottare contro i virus.

Magnesio. Se non riesci a dormire (e riposare) bene, probabilmente soffri di una carenza di magnesio. Questo minerale essenziale aumenta la produzione dell’enzima ATP e della melatonina, un ormone che stimola il sonno. Se presi prima di andare a dormire, 400 mg di magnesio possono farci sentire meno stanchi del 50%, migliorando la qualità del sonno, secondo uno studio della Duke University (Stati Uniti).

Ferro. La carenza di ferro è una delle più diffuse, sopratutto a causa di una alimentazione scorretta. Il ferro può ridurre del 50% la stanchezza sia fisica che mentale, migliorando le prestazioni cerebrali (memoria inclusa). La quantità consigliata di ferro è di 14 mg al giorno.

Iodio. Secondo una stima, circa il 20% delle persone soffre di carenza di iodio, causata sopratutto dalla riduzione del sale nella dieta. Secondo vari studi, lo iodio stimola la tiroide a produrre tiroxina, un ormone che regolano direttamente il famigerato metabolismo basale, eliminando la stanchezza. la quantità consigliata di iodio è di 150 microgrammi al giorno



Palpebre cadenti: rimedi naturali

Palpebre cadenti: rimedi naturali

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Le palpebre cadenti sono uno dei primi segni dell’età sul nostro viso. Questo comune inestetismo è particolarmente odiato a causa dell’aspetto stanco è un po’ triste che dona allo sguardo. E’ opinione comune che la chirurgia estetica rappresenti l’unica soluzione veramente valida al problema. In realtà esistono numerosi piccoli trucchi e rimedi naturali che con poco tempo, poca spesa ed una buona dose di costanza da parte vostra permetteranno di migliorare visibilmente la situazione.

Cosa sono le palpebre cadenti
La blefarocalasi è una condizione di lassità cutanea della palpebra superiore conosciuta con il nome comune di palpebre cadenti. La cute (che appare rilasciata ed in eccesso) scende e si ripiega su se stessa andando a coprire in misura variabile la rima palpebrale sottostante. Il difetto è causato da una distrofia dei tessuti molli palpebrali legata all’età. Non c’è invece nessuna alterazione funzionale della muscolatura palpebrale che mantiene le normali capacità di apertura e chiusura dell’occhio. La blefarocalasi tende a comparire intorno ai trentacinque anni d’età.

Cause delle palpebre cadenti
La lassità della palpebra dipende dalla perdita di elasticità delle strutture connettivali di cute e sottocute, associate o meno ad accumulo locale di acqua (edema) e tessuto adiposo.
Ma cosa causa questa perdita di elasticità?

Invecchiamento
Il naturale processo di invecchiamento cutaneo ossia i danni tessutali da stress ossidativo, generati dall’accumulo dei cataboliti ossidanti prodotti dal normale metabolismo cellulare. L’azione di queste sostanze sui capillari sanguigni e sulle strutture connettivali riduce la produzione di fibre collagene ed elastiche, con perdita di densità e tonicità dei tessuti. A tutto questo si aggiunge l’effetto inesorabile della forza di gravità .

Cattive abitudini
Anche le cattive abitudini però hanno un ruolo importante. L’esposizione alle radiazioni solari e al freddo senza adeguata protezione, il fumo di sigaretta, l’abuso di alcool, una cattiva alimentazione ed uno stile di vita poco salutare sono tutti fattori che accelerano i tempi di comparsa delle temute palpebre cadenti.

Traumi
Anche i traumi locali ripetuti possono danneggiare anatomicamente la palpebra favorendo la comparsa precoce del difetto. Evitate quindi di stropicciare o massaggiare aggressivamente gli occhi, attenzione durante le operazioni di pulizia della pelle, evitate il trucco troppo pesante e le cerette in questa zona tanto delicata.

Rimedi naturali
Nessun rimedio, nemmeno la chirurgia estetica, può risolvere definitivamente il problema delle palpebre cadenti, dal momento che con l’invecchiamento la perdita di elasticità dei tessuti è progressiva ed inarrestabile. Esistono però molti modi per rallentare ed addolcire il naturale cambiamento del nostro viso. Ognuno dei seguenti metodi agisce in modo diverso ed è quindi possibile utilizzarli tutti quanti insieme per sommare gli effetti benefici ed i risultati estetici. Vediamoli insieme.

Acqua fredda
Il rimedio più semplice ed anche uno dei più efficaci in presenza di edema.
Se avete il viso gonfio (specialmente al mattino) noterete subito come la pelle inspessita dall’acqua in eccesso renda molto più brutte ed evidenti le palpebre cadenti.
Il contatto con l’acqua fredda causa immediata vasocostrizione locale con riduzione quasi immediata dell’edema tessutale. Evitate il contatto prolungato, meglio una serie di “sciacquate” successive portando l’acqua al viso con le mani aperte. Quindi tamponate delicatamente con un asciugamano.

Idratazione
Attenti alla disidratazione. Sembra assurdo ma nella vita frenetica e sregolata alla quale ci siamo adattati può capitare di dimenticarsi di bere. La disidratazione causa perdita di elasticità e maggior fragilità tessutale. In condizioni di eccesso di sodio o tossine può paradossalmente favorire la ritenzione idrica.
Bere troppa acqua invece non farà altro che idratare eccessivamente la pelle favorendo edemi e gonfiori mattutini. Consumate la giusta quantità cioè da 1,5 a 2 litri di acqua al giorno.

Riposo
Dormire un sufficiente numero di ore in posizione comoda aiuta la pelle in molti modi.
Decontrae la muscolatura mimica facciale migliorando il drenaggio e la detossificazione dei tessuti. L’inattività ed il riposo permetteranno il corretto riequilibrio del sistema neurologico ed endocrino con miglioramento delle attività metaboliche e dei processi riparativi.
L’utilizzo di un buon cuscino aiuterà ad assumere la posizione migliore per favorire il deflusso venoso e linfatico lungo il collo ed evitare fenomeni di ristagno.

Fette di patata e cetriolo
Siamo arrivati ai rimedi della nonna, le classiche fettine sugli occhi.
Usate fresche o meglio ancora appena tolte dal frigo avranno lo stesso potere decongestionante dell’acqua fresca, potenziato dall’enzima catecolasi nel caso della patata e dagli acidi ascorbico e caffeico nel caso del cetriolo. Buona anche l’associazione con latte fresco che aggiunge un effetto emolliente.
L’applicazione ideale sembra essere l’utilizzo in sequenza con applicazione di patata per dieci minuti seguita da cetriolo inzuppato nel latte per altri dieci minuti.
Evitate invece la verdura congelata, riduce l’effetto delle sostanze attive e rischia di peggiorare ulteriormente il danno tessutale a causa del possibile di eritema da freddo.

Antiossidanti
Poiché buona parte del danno tessutale è causato dallo stress ossidativo una buona dose giornaliera di antiossidanti non può che migliorare la situazione. Aggiungete alla vostra dieta uva, mirtilli, more, kiwi, avocado, melograno, carote, te verde e cacao.
Potete associare l’applicazione locale di lozioni e creme a base di antiossidanti naturali come l’estratto di semi d’uva.

Ginnastica facciale
Gli esercizi di ginnastica facciale hanno lo scopo di migliorare il tono dei muscoli facciali garantendo un effetto riempitivo e liftante. Nel caso delle palpebre agiremo sui muscoli orbicolari che regolano l’apertura e la chiusura delle palpebre. Gli esercizi di contrazione favoriranno nell’immediato il drenaggio linfatico locale dall’interno e nel tempo permetteranno di ottenere un rafforzamento della struttura muscolare. L’effetto finale sarà quello di un occhio più aperto e di palpebre più asciutte.
Mettetevi di fronte allo specchio con la schiena bella dritta e la testa ben estesa sul collo in modo da favorire al massimo il drenaggio di sangue e linfa dalla testa al torace.
Come primo esercizio ruotate lentamente entrambi gli occhi per cinque volte in senso orario e poi per altre cinque in senso antiorario.
Quindi spostate lentamente lo sguardo a destra , a sinistra , in alto ed in basso sempre per cinque volte e mantenendo ben ferma la testa.
A questo punto aprite gli occhi più che potete, mantenete la posizione per cinque secondi e poi chiudeteli forte per altri cinque ripetendo per cinque volte.
Effettuate gli esercizi dopo aver lavato e rilassato il viso, la mattina prima di uscire o la sera prima di andare a dormire.

Massaggi e linfodrenaggi
Il linfodrenaggio manuale permette di facilitare il flusso linfatico e sanguigno locali riducendo il gonfiore e l’edema. La cosa più importante da tenere in considerazione è che dobbiamo agire su strutture vasali piccolissime e delicatissime, poste appena sotto la superficie cutanea. Il massaggio dovrà quindi essere molto gentile e delicato o rischiamo di causare ancora più danni di quelli ai quali vogliamo rimediare.
E meglio effettuare la manualità su pelle bagnata o trattata prima con crema idratante in modo da ridurre l’attrito sulla pelle.
Il massaggio va effettuato tramite digito pressione, cioè premendo delicatamente la punta delle dita sulla pelle.
Usate le dita alternativamente per lisciare la pelle e per tamburellarla avanzando lentamente ed esercitando una pressione simile a quella che utilizzate per digitare sulla tastiera di un computer. I movimenti vanno fatti sempre verso l’esterno e possono essere ripetuti un decina di volte. Partite dal centro della fronte e spostatevi lentamente verso le tempie prima lisciando e poi tamburellando. Quindi dall’attaccatura del naso spostatevi lungo l’arcata sopraccigliare sempre verso le tempie alternando i due movimenti.
Quindi dal naso alle orecchie lungo l’arcata zigomatica con entrambi i movimenti.
Evitate di agire direttamente sulle palpebre e di fare pressione sul globo oculare sempre per evitare di traumatizzare e danneggiare ulteriormente il tessuto.

Conclusione
Quelli che abbiamo visto sono tutti rimedi molto semplici che chiunque può praticare in casa propria. Basteranno questi pochi accorgimenti ed un po’ di costanza per poter godere di effetti immediati e di un progressivo miglioramento delle palpebre cadenti con il passare del tempo.



Verdura e frutta da bere : alleate di benessere

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Verdura e frutta da bere : alleate di benessere

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Non sempre è facile garantirsi un apporto adeguato di vitamine, minerali e fibre. L'abitudine di bere ogni giorno un buon succo di verdura o di frutta aiuta a fornire tutti i micronutrienti necessari per mantenersi in forma.
Abitudini poco corrette, aumentati fabbisogni non soddisfatti, per esempio in corso di gravidanza o durante la crescita e lo sviluppo, in caso di malattia o di stress prolungato, possono comportare un insufficiente apporto di vitamine , minerali e fibre, di cui frutta e verdura sono la principale fonte. Sicuramente è una condizione di carenza da non sottovalutare. In un'alimentazione equilibrata e varia, infatti, insieme agli zuccheri, alle proteine ed ai grassi è essenziale un'adeguata presenza di fibre e micronutrienti, tra i quali vitamine e minerali. Tuttavia spesso e per molteplici fattori, non riserviamo a queste preziose risorse l'attenzione che esse meritano . Viviamo in città e siamo costretti a consumare veloci pasti fuori casa, ecco allora che la prima cosa a cui rinunciamo è un bel frutto o un ricco piatto di verdure. Anche per il pasto serale, non sempre si trova il tempo per selezionare con cura e cucinare in modo corretto gli alimenti, nella giusta quantità e varietà. Oltretutto frutta e verdura perdono facilmente il loro contenuto vitaminico durante la conservazione e la preparazione domestica. Insomma, a ben riflettere, risulta quanto mai difficile essere sempre certi di fornire al nostro organismo la quota giornaliera di micronutrienti essenziali consigliata dagli esperti. Una valida opportunità alle nostre esigenze nutrizionali ci viene offerta da prodotti alimentari in forma di succo e polpa che assicurano in ogni stagione e in ogni momento della giornata un adeguato apporto di micronutrienti. Ortaggi come la carota, il cavolo, il pomodoro, la cipolla , la barbabietola, il sedano, il cetriolo così come le mele, le prugne, la frutta di bosco, contengono nelle proporzioni adeguate sia sali minerali che vitamine indispensabili al buon funzionamento del nostro organismo, soddisfacendo contemporaneamente il fabbisogno in fibre solubili e insolubili.



Deodoranti bio senza parabeni alluminio e antitraspiranti

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Deodoranti bio senza parabeni alluminio e antitraspiranti

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Elenco deodoranti 2016 senza parabeni, alluminio e antitraspiranti, sostanze tossiche e nocive per la salute, a rischio tumori al seno con buon INCI


Il deodorante è uno dei prodotti per l'igiene personale più utilizzato sia in estate che in inverno.
Lo usiamo tutti i giorni dopo la doccia, prima di uscire e affrontare la giornata, una passata di roll on o una spruzzata, e via al lavoro, a scuola o all'università, fiduciosi che per tutto il giorno le nostre ascelle saranno protette dal cattivo odore e dal sudore.
Ma siamo proprio sicuri che il nostro deodorante preferito, quello che ci protegge da figuracce in pubblico e del quale non potremmo mai farne a meno, è anche quello che non fa male alla salute?
Ecco perché ho voluto redigere un elenco di deodoranti BIO senza parabeni, alluminio e antitraspiranti da comprare al supermercato, in erboristeria, in farmacia, nei negozi BIO o online, sui siti specializzati.
Quali deodoranti sono rischiosi per la salute?
I deodoranti rischiosi per la salute sono quelli che contengono nell'INCI, ossia, l'elenco ingredienti, sostanze che a lungo andare, possono risultare nocive per la pelle ma anche per l'organismo, visto che possono penetrare nel corpo attraverso l'epidermide o per inalazione, pensiamo in questo caso ai deodoranti spray.
Prima di vedere quali sono questi ingredienti tossici, è importante fare una premessa, la frase che sempre più spesso, troviamo scritta sulla confezione dei prodotti cosmetici "clinicamente testato" o "dermatologicamente testato" non significa affatto che il prodotto è sicuro e certificato, ma solo che il deodorante o la crema, sono stati testati sulla pelle di alcuni volontari. STOP!
Questo perché in Italia, ma anche in Europa, non c'è una legge che impone un protocollo comune, e rigido, per le case di produzione, e l'industria cosmetica in generale, su come e quando effettuare i patch-test e la sperimentazione sul prodotto finito, al fine di garantire la sicurezza al 100%.
Detto ciò vediamo quali deodoranti sono rischiosi per la salute?  Sono quelli che contengono un INCI elenco ingredienti a base di parabeni, sali di alluminio e antritraspiranti ossia, ingredienti come l'alluminio cloridrati, alluminio-zirconio cloroidrati capaci di ridurre la formazione di sudore sulla pelle.
Deodoranti con sali di alluminio sono cancerogeni?
Nei deodoranti oltre ai parabeni ci sono altre 2 sostanze che possono essere nocive per la salute, sono l'alluminio e lo zirconio. Tali sostanze, presenti nella maggior parte di questi prodotti, possono intatti causare alcuni problemi per la salute come ad esempio il morbo di Alzheimer, cancro al seno, granulomi e patologie del Sistema nervoso centrale. Perché? Perché nei prodotti per l'igiene della persona ci sono le più alte concentrazioni di sali di alluminio, che non possono superare le seguenti quantità:
Cloridrato di alluminio fino al 25%;
Cloruro di alluminio fino al 15%
Cloridrato di alluminio-zirconio fino al 20%.
La concentrazione di alluminio consigliata invece dall'Agenzia francese per la sicurezza dei prodotti sanitari (Afssaps), è dello 0,6% mentre in Italia, non c'è ancora un parere circa la questione degli antitraspiranti.
Effetti collaterali alluminio nei deodoranti: In particolare è stato osservato che i sali di alluminio e zirconio, possono ostruire i canali sudoripari ed impedire la traspirazione della pelle. Tali sostanze antitraspiranti, sono infatti aggiunte alla preparazione dei deodoranti proprio per bloccare la sudorazione ed impedire la formazione del cattivo odore. Inoltre, questi sali essendo molto molto piccoli, possono essere assorbiti più facilmente dal corpo ed accumularsi nell'organismo, e con il tempo potrebbero addirittura a) attaccare il DNA danneggiando per sempre la sua capacità di autoripararsi e b) di favorire la formazione cancerogene.
Pertanto, I deodoranti con sali di allumimio sono cancerogeni, perché l'alluminio è in grado di attaccare, cambiare e modificare il DNA e la crescita delle cellule. Ciò sarebbe avallato, anche da uno studio del 2003, che ha ipotizzato come l'utilizzo di sali di alluminio nei deodoranti, potrebbe favorire la comparsa di tumori al seno, perché tale sostanza chimica oltre che bloccare la sudorazione per la sua azione antitraspirante, potrebbe farlo anche sui condotti vicini al seno, e favorire la nascita e crescita di cisti benigne o maligne.
Infine è importante evidenziare che sebbene le sostanze impiegate per la preparazione dei deodoranti, rispondano alle linee guida sulla sicurezza dei farmaci, esse non presentano indicazioni specifiche circa la quantità da utilizzare o alla frequenza delle applicazioni, come accade invece per i prodotti da farmacia. Ciò fa sì che, la gente pensi erroneamente che, queste sostanze, e i deodoranti, possano essere usati più volte al giorno e in grandi quantità, senza sapere che potrebbero essere nocivi per la salute.
Deodoranti antitraspiranti alluminio e parabeni precauzioni d'uso:
Nel 1989 e nel settembre 2005, il Comitato Scientifico Europeo di Cosmetologia, ha dichiarato nuovamente che i sali d'alluminio e i parabeni, sono sostanze non tossiche e non nocive per la salute, e di essere quindi a favore del loro impiego, purché in determinate e specifiche concentrazioni. Per cui anche i deodoranti che contengono parabeni, sali d'alluminio, zirconio e sostanze antitraspiranti, sono considerati innocui, anche quelli in cui sono presenti delle medio-alte concentrazioni.
Come capire se la concentrazione di sostanze tossiche come i sali di alluminio o parabeni nel deodorante è molta alta?
1) Guardare l'INCI, se questi ingredienti sono ai primi posti dell'elenco, vuol dire che quell'ingrediente è utilizzato in quantità maggiore rispetto a quello elencato per ultimo;
2) se sulla confezione del prodotto è riportata la frase "AVVERTENZE: non usare prodotto in eccesso" o "AVVERTENZE: non applicare su pelle lesa o irritata", o efficace per 48h o dopo l'applicazione è sconsigliata l'esposizione al sole, vuol dire che la concentrazione di alluminio, antitraspiranti nel deodorante è medio alta.
Precauzione d'uso: se si usano deodoranti antitraspiranti, con alluminio e parabeni, leggere e dare retta alle avvertenze, per cui:
non esporsi al sole dopo l'applicazione, perché le sostanze potrebbero essere fotosensibilizzanti e quindi attivarsi con il calore, lasciare macchie scure sulla pelle ecc;
applicarli almeno dopo 24-48 h dalla depilazione delle ascelle, per evitare che l'alluminio e i parabeni, possano penetrare nella pelle, attraverso le microlesioni post depilatorie;
non eccedere nelle applicazioni: se sul prodotto è riportato efficace per 24 ore o per 48 ore, applicare al massimo una volta al giorno.
Deodorante con Parabeni e tumori al seno?
In una pubblicazione del Dipartimento di Farmacologia Sperimentale, Facoltà di Farmacia, Università di Napoli Federico II, di Loredana Gambardella e Lidia Sautebin si parla di Deodoranti e cancro al seno, facendo riferimento ad uno studio condotto dall’Università di Reading (Regno Unito) e pubblicato nel gennaio 2004 sul Journal of Applied Toxicology (Darbre P.D. et al.). In base a tale studio, ci sarebbero alcune sostanze chimiche contenute nei deodoranti, ad esempio i parabeni che potrebbero a lungo andare, favorire l'insorgere del tumore al seno.
Cosa sono i parabeni? Sono sostanze chimiche derivate dall’acido para-idrossi benzoico, molto usate nella preparazione di prodotti per l'igiene della persona in quanto assai efficaci contro la formazione di batteri e perché fino adesso, sono state considerate innocue e ben tollerate dalla pelle e dal corpo.
L'allarme circa una possibile tossicità dei parabeni sul corpo, è stato lanciato con la pubblicazione dello studio dell'Università di Reading nel 2004, che ha evidenziato come su 20 campioni di donne colpite dal tumore al seno, ben 18 presentavano elevate quantità di parabeni, nello specifico metilparabeni e ben 4 una concentrazione di parabeni circa il doppio della media delle 20 pazienti. Ciò ha posto l'accento sul fatto che, i parabeni si comportano come gli estrogeni, gli ormoni prodotti dalla donna in modo naturale dalla pubertà alla menopausa, e quindi se assunti in eccessiva quantità, possono risultare cancerogeni.
La correlazione tra deodoranti, parabeni e cancro al seno, inoltre sembrerebbe avallata dal fatto che:
i parabeni rinvenuti sulle 20 donne, sono sotto forma esterea, e ciò significa che sono penetrati nell'organismo non perché sono stati assunti per via orale
dato che nell'essere umano, l'espulsione delle sostanze tossiche contenute nei prodotti cosmetici avviene attraverso la traspirazione, l'uso di antitraspiranti contenuti nei deodoranti, ne impedisce il meccanismo, riducendo così l'eliminazione delle tossine attraverso le ascelle.
La ridotta transipirazione, provoca un accumulo eccessivo di tossine nelle ghiandole linfatiche sotto il braccio e di conseguenza aumenta la possibilità che si formino cellule tumorali.
Tali considerazioni, sempre secondo lo studio dell'università, sarebbero state poi confermate da ulteriori osservazioni cliniche condotte nei successivi 10 anni, che hanno mostrato come la maggior parte dei tumori si sia sviluppato nella zona superiore del seno proprio vicino alle ascelle, e cioè dove si applica comunemente il deodorante.
Altri studi hanno invece dimostrato come i parabeni non siano sostanze mutageni, altri come sia elevata la loro capacità di distruggere le funzioni delle cellule o come il deodorante applicato sotto l'ascella rimanga poi sui peli ascellari. Per tutti questi motivi, i deodoranti non dovrebbero mai essere usati subito dopo aver depilato le ascelle, perché i parabeni potrebbero penetrare direttamente nel corpo attraverso le microlesioni della pelle, ossia, piccoli sanguinamenti che sia hanno nel post depilazione.
CONCLUSIONI: sebbene nel corso degli anni, vi siano stati molti studi clinici che hanno cercato di dimostrare il legame tra parabeni e tumore al seno, nessuno è stato ancora in grado di dimostrare il loro legame diretto e tantomeno la possibilità che l'organismo possa assorbire in modo diretto queste sostanze chimiche, anche se alcuni studi condotti sugli animali hanno dimostrato il contrario. Va comunque sottolineato che in Austrialia, l'unico paese al mondo dotato di una normativa molto rigida sui prodotti cosmetici, tra cui anche i deodoranti, ha inserito i parabeni tra le sostanze pericolose per la salute.

Elenco deodoranti 2016 naturali bio buon INCI senza sostanze tossiche:

Elenco deodoranti naturali:
Aloe vera: è un efficace rimedio naturale contro la sudorazione;
Allume di rocca:  rimedio naturale contro la sudorazione e la formazione di cattivi odori;
Bicarbonato: per le sue fantastiche proprietà può essere usato come deodorante naturale molto efficace, nasconde i cattivi odori senza bloccare la traspirazione della pelle. Va utilizzato in modiche quantità, in quanto puà macchiare i vestiti e a lungo andare anche la pelle delle ascelle.
Oli essenziali: vengono di solito aggiunti ai deodoranti fai da te;
Olio Tea tree: olio dall'azione battericida e funghicida, spesso utilizzato per trattare infezioni e lesioni della pelle, come rimedio naturale contro capelli secchi, rovinati e crespi, ma è ottimo anche come deodorante naturale per contrastare i cattivi odori.

Elenco Deodoranti BIO 2016 buon INCI da supermercato, in erboristeria, in farmacia, nei negozi BIO o online, sui siti specializzati:

Deodorante delicato Vapo Vivaverde Coop : ingredienti di natura biologica, adatto alle pelli più sensibili e non brucia dopo la depilazione, INCI verde e non contiene alcol.
Deodorante roll on Viviverde Coop: efficace contro i cattivi odori, buon INCI.
Deodorante Antos: lozione analcolica antibatterica, con estratti vegetali e propoli per un'azione antibatterica e allume di rocca rimedio naturale contro la sudorazione.
Deodorante roll on Farfalla: sali d'alluminio free, ottimo INCI verde, con estratti naturali, e olio di mandorle.
Deodorante bionova: buon INCI acquistabile in vari supermercati con Auchan;
Deodorante Lavera: Ecobio e buon INCI ma con grande concentrazione di alcol, non è quindi consigliato a chi ha la pelle delle ascelle molto sensibile e per il post depilazione.
Eqilibra - Aloe deostick: INCI verde senza parabeni, SLS, SLES e PEG, sali di alluminio, allergeni, no gas e non alcol, contiene però propilene e PPG-14 un antistatico.
Biofficina toscana - Deo crema fragranza fiorita: è privo di sali di allumino, pietra di allume e alcool, contiene estratti di piante officinali toscane.
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Diabete, la "dieta del contadino" può essere utile

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Diabete, la "dieta del contadino" può essere utile

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Qual è l'alimentazione migliore da seguire in caso di diabete? Non ci sono dubbi, la cosiddetta "dieta del contadino", che coincide con la pluripremiata dieta mediterranea, sarebbe la più consigliata. A dirlo è uno studo italiano presentato al Congresso dell'Associazione europea per lo studio del diabete (Easd).
Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia, spiega che lo studio dimostra appunto gli effetti riparatori della dieta mediterranea sui vasi sanguigni, con un conseguente effetto preventivo di complicanze cardiovascolari nei diabetici.
Cosa mangiare? Sì all'olio di oliva, che ha benefici sui vasi sanguigni e stimola il processo di protezione dall'aterosclerosi. Anche le fibre sono utili (legumi, ortaggi, insalata), da consumare prima dei pasti.
Da un lato rallentano l'assorbimento degli zuccheri semplici, contenuti ad esempio in dolci, pasta e pane, e dall'altro rallentano l'assorbimento dei grassi con un effetto anticolesterolo.
Promossi il pesce azzurro e i polifenoli che controllano la glicemia, da assumere con la buccia della mela, il tè verde e anche nel caffè. Sì alla pasta, in quantità limitata, meglio se integrale. E occhio alla frutta. No a carne rossa, burro e formaggi stagionati, ma anche no ai dolci, alle patate, alla pizza e alle bevande zuccherate.



Mangiare le verdure aiuta a combattere la depressione

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Mangiare le verdure aiuta a combattere la depressione

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Mangiare frutta e verdura può davvero aiutare a tenere alla larga la depressione?
La depressione è una condizione che spaventa molte persone. Non si tratta infatti di una semplice tristezza passeggera, ma di un disturbo ben più profondo, un disturbo che però può essere tenuto alla larga. In che modo? Seguendo innanzitutto uno stile di vita sano, facendo della regolare attività fisica, cercando di mantenere un umore “positivo”, e seguendo un’alimentazione sana, un’alimentazione che possa proteggere sia il corpo che la mente.
Come riportato sul Daily Mail infatti, degli alimenti comuni, dalle verdure a foglia verde fino ai pomodori e alle spezie come l’origano e la cannella, possono fare la differenza, e ridurre il rischio di soffrire di depressione.
La scienza dimostra che maggiore è il consumo di verdura, minore è il rischio di soffrire di depressione. E non è tutto! Maggiore è il consumo di frutta e verdura (circa sette porzioni di frutta o otto porzioni di verdura al giorno), maggiore sarà anche la sensazione di felicità provata dal soggetto, che si sentirà più calmo e sereno.
Secondo gli esperti, frutta e verdura contengono inoltre delle sostanze che inibiscono la produzione di un enzima chiamato monoamino ossidasi (MAO), i cui livelli sono particolarmente elevati nelle persone che soffrono di depressione. Tale enzima è collegato ai livelli di una classe importante di neurotrasmettitori, chiamati monoammine (che comprendono serotonina e dopamina). Ebbene, molti vegetali, tra cui mele, frutti di bosco, uva, cipolle e tè verde, contengono fitonutrienti che sembrano inibire i MAO, e lo stesso vale per spezie come chiodi di garofano, origano, cannella e noce moscata.
Numerosi studi suggeriscono infine che i radicali liberi - molecole che causano danni ai tessuti e contribuiscono all'invecchiamento - possono svolgere un ruolo importante nello sviluppo di disturbi psichiatrici come la depressione. Per tenere alla larga tale rischio, è anche in questo caso utile assumere più frutta e verdura, alimenti ricchi di antiossidanti, che aiutano a combattere i radicali liberi e riducono quindi il rischio di depressione.



DHA in gravidanza, a cosa serve e quando prenderlo

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DHA in gravidanza, a cosa serve e quando prenderlo

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Che cos’è il DHA e perché durante la gravidanza e i primi anni di sviluppo del bambino è importante prenderlo?
Il DHA è un acido grasso che svolge un ruolo molto importante durante la gravidanza e i primi anni di vita (soprattutto il primo) del bambino. Un 14% degli acidi grassi del cervello sono omega-3 (principalmente DHA) e un 17% sono omega-6 (principalmente acido arachidonico), ed entrambi si accumulano durante la gestazione e ovviamente la crescita.
L’assunzione di DHA sembra giocare un ruolo fondamentale anche nella riduzione del rischio di aborto. Inoltre, contribuisce a migliorare lo sviluppo neurologico e motorio, aumenta l’acuità visiva del bambino così come il suo sviluppo intellettuale ed è strettamente collegato anche a una riduzione di nascite premature e a un maggior aumento del peso del feto.
Qual è il dosaggio consigliato? Si stima che in gravidanza e durante l’allattamento dovrebbe esserci un consumo giornaliero minimo di 200 mg, mentre una dose adeguata per una donna in gravidanza o in allattamento è di circa 500 mg DHA/giorno. Come si assume? Ovviamente attraverso una dieta varia e sana. Ne sono molto ricchi pesci come salmone, aringa, sgombro e merluzzo.
Durante la gestazione bisogna evitare il pesce crudo: favorite solo pesce ben cotto o comunque regolarmente abbattuto. In caso di carenza, di solito il medico consiglia un’integrazione. In farmacia trovate molti complessi vitaminici che contengono anche DHA. Molte donne, purtroppo, non lo sopportano perché abbastanza faticoso da digerire.





Antiossidanti: perché sono importanti per la nostra salute

Antiossidanti: perché sono importanti per la nostra salute

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Sei in sovrappeso? Fumi? Utilizzi farmaci?
Bevi alcolici? Conduci una vita stressante?
Sei uno sportivo? D’estate adori stare al sole?
Vuoi prevenire malattie e influenze stagionali?

Se fai parte di una di queste categorie, hai assolutamente bisogno di antiossidanti. In questa pagina scoprirai cosa sono, a che servono, in quali alimenti reperirli e come…

Cosa sono gli antiossidanti:

Gli antiossidanti sono sostanze in grado di neutralizzare i radicali liberi e proteggere l’organismo dalla loro azione negativa. Le proprietà anticancerogene di molti alimenti sono legate proprio al loro prezioso contenuto in antiossidanti. Nel corso dei numerosi processi metabolici una piccola quantità di ossigeno dà origine a molecole chimicamente molto reattive a causa della presenza nell’orbitale più esterno di uno o più elettroni spaiati. Tali molecole, chiamate radicali liberi, sono in grado di danneggiare le strutture cellulari come la membrana plasmatica ed il DNA.
L’azione negativa dei radicali liberi si ripercuote sulla salute dell’intero organismo: accelerando i processi di invecchiamento cellulare, deprimendo il sistema immunitario, favorendo l’insorgenza di numerose malattie e forme tumorali. Il nostro organismo riesce a tenere sotto controllo l’attività dei radicali liberi attraverso speciali sostanze antiossidanti endogene (sintetizzate autonomamente) ed esogene (presenti negli alimenti).

A cosa servono:

Da studi recenti, è stato confermato che molte delle malattie più comuni sono associate ad una carenza di nutrienti antiossidanti. Come lo scorbuto è segno di carenza di Vitamina C, la carenza di antiossidanti può essere la causa di: Malattia di Alzheimer, Tumori, malattie cardiovascolari, cataratta, diabete, ipertensione, infertilità, degenerazione maculare del cristallino, morbillo, malattie mentali, parodontopatie, infezioni delle vie respiratorie, artrite reumatoide. Il fattore del processo degenerativo di invecchiamento cellulare è il danno ossidativo, i radicali liberi.
L’ossigeno è alla base della vita sia animale che vegetale è il nutriente più importante per ogni cellula, ma l’ossigeno è anche chimicamente reattivo può diventare instabile ed in grado di ossidare le molecole vicine con conseguente danno cellulare, i radicali liberi sono degli ossidanti corporei equivalenti a dei residui nucleari radioattivi. Il processo di ossidazione che si instaura per generare energia vitale, forma anche delle molecole instabili dette radicali liberi, molecole reattive, caricate elettricamente che possono provocare danni al tessuto delle cellule. La posizione dell’elettrone al’interno di una molecola ne determina la sua stabilità, il composto è stabile se gli elettroni sono in coppia, ma se un elettrone è libero se ne determina l’instabilità. Questa molecola “spaiata” è chiamata Radicale libero. Innesca una serie di reazioni a catena che tendono a formare altri radicali liberi, ìn un processo ossidativo esponenziale, se non viene bloccato in tempo.
I radicali liberi si formano dal fumo di sigarette, dalla combustione del petrolio che crea i gas di scarico, le radiazioni, la frittura, la cottura alla brace dei cibi. I normali processi chimici del nostro organismo, gli antiossidanti sono in grado di disarmare i radicali liberi

Fattori scatenanti: stress, prodotti di scarto del metabolismo, fumo di sigarette, consumo di alcol, farmaci, prodotti chimici tossici, radiazioni ionizzanti, esposizione a raggi X, raggi ultravioletti solari, pesticidi, esercizi fisici molto faticosi, assunzione di farmaci, antibiotici.
Gli antiossidanti che svolgono un ruolo primario sono la vitamina C, la Vitamina A, la Vitamina E, il beta-carotene, il precursore della Vitamina A che si trova nella frutta e nella verdura, lo Zinco e il Selenio, sono degli ottimi preventivi del benessere, insieme ad una alimentazione adeguata, biologica, moderata attività fisica quotidiana.
Per avere un’idea di ciò che vuol dire ossidazione, prendi una mela, tagliala a metà e lasciala per qualche minuto appoggiata su un piano, noterai che la polpa diventerà più scura.

In quali alimenti sono presenti gli antiossidanti:

Patate dolci, carote, crescione, piselli, broccoli, cavolfiori, limoni, mango, melone, peperoni, zucca, fragole, pomodori, cavoli, uva, kiwi, arance, semi e frutta secca, zucca comune, tonno, sardine, salmone, germe di grano, albicocche, fagioli. Essenzialmente frutta e verdure di colore rosso, arancione, giallo, frutta e verdura cruda, piselli, grano, fave, cereali integrali, cocomero, frutti di mare.
Per avere la giusta dose di antiossidanti giornaliera, una persona normale (NON fumatore, NON sportivo, NON stressato, NON utilizzatore di farmaci, NON divoratore di grassi, NON bevitore di alcolici, NON amante delle tintarelle) dovrebbe assumere da 6 a 8 porzioni di frutta e verdura. Per avere un’idea una porzione di frutta corrisponde a 150gr, quindi da 300 a 600 gr di frutta al giorno. Una porzione di verdura corrisponde a 250gr se cotta o 50gr se cruda, quindi almeno 1kg se cotta o almeno 200gr se cruda al giorno. Diciamo mediamente.. 1 Kg di frutta al giorno.
Una persona normale. Se invece fumi, o fai sport, o sei stressato, o utilizzi regolarmente farmaci, o mangi cibi grassi, o bevi alcolici, o ami la tintarella, ovviamente le tue porzioni devono essere più consistenti. Almeno il doppio. Un esempio: Un fumatore, ad ogni singola aspirata assume
MILIONI DI RADICALI LIBERI!!!



Differenza tra Farine: Farina 00, 0, 1, 2, Integrale

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Differenza tra Farine: Farina 00, 0, 1, 2, Integrale

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A tutti noi è capitato di vedere sui banchi degli ipermercati diversi tipi di farine come ad esempio la farina 00, la 0, oppure la farina integrale.
Ovviamente esiste una differenza tra le farine, questa è dovuta principalmente al tipo di materia prima ed al metodo di lavorazione.
In questa pagina vediamo quindi di spiegare in modo semplice la differenza tra farine ed il loro impiego in cucina. La farina classica, quella bianca che tutti per tradizione conosciamo, si ottiene dalla macinazione dei cereali ma esistono anche altri tipi di farina che si ricavano da altri tipi di vegetali.
Quando si parla di differenza tra farine la prima distinzione va fatta tra quella di grano tenero e quella di grano duro: questi infatti sono i prodotti più utilizzati al mondo per la preparazione della pasta e del pane.

Tipi di Farina

Farina di grano tenero: si ottiene dalla macinazione dei chicchi della pianta del grano Triticum Aestivum, prende il nome di tenero in quanto i suoi chicchi si rompono facilmente. Ha una consistenza soffice e polverosa, si utilizza per la preparazione del pane, dei dolci e anche per la pasta fresca.
Si differenzia con quella di grano duro per la sua maggior elasticità negli impasti, per un minor contenuto di proteine e glutine e per un minor assorbimento d’acqua.

Farina di Grano duro: si ottiene dalla macinazione dei chicchi della pianta Triticum durum che, come si intuisce dal nome della pianta, presenta chicchi più duri rispetto al grano tenero.
La farina che si ottiene da questo tipo di grano contiene più proteine, assorbe quantità maggiori di acqua durante la sua lavorazione mentre l’impasto ha una minor elasticità rispetto al grano tenero. Si utilizza prevalentemente per la panificazione e per la produzione di pasta.

Differenza tra Farina e Semola

La farina si ottiene dalla macinazione del grano tenero, è di colore bianco e la sua consistenza è molto fine e impalpabile. Viene utilizzata per la preparazione di pane, biscotti, brioches, torte etc.
La semola è il risultato della macinazione del grano duro, è caratterizzata da un colore tendente al giallognolo e da grani più grossi che le conferiscono una consistenza quasi “sabbiosa”. Si utilizza principalmente per la produzione della pasta.

Differenza tra Farine
Prima di passare in rassegna quali sono le principali differenze tra le farine che si trovano in commercio è necessario chiarire cosa stabilisce la legge italiana in termini di farine.
La differenza tra farine è definita da una legge del 2001 (DPR 9 febbraio 2001, n° 187) che stabilisce i vari contenuti di ceneri residue per tipo di farina. Le ceneri sono il residuo che rimane bruciando le farine a 55o°. Per esempio la farina integrale di grano tenero deve avere un residuo massimo di ceneri pari all’1,70 % mentre la farina di grano tenero tipo 00 deve avere un residuo massimo di ceneri pari allo 0,55 %.

Differenze
Farina 00: è la farina bianca che si acquista normalmente al supermercato ma forse non tutti sanno che è anche quella più raffinata, quella che in pratica viene privata di tutte le parti più nutrienti del grano come ad esempio la crusca che contiene le fibre alimentari, il germe di grano che contiene i minerali e le vitamine.
Tutto questo ha come risultato un prodotto bianchissimo ma quasi nullo dal punto di vista nutrizionale, quello che resta sono l’amido ed il glutine. Questo prodotto si utilizza molto per la preparazione dei dolci ed ha tempi di lievitazione più brevi rispetto alle farine meno raffinate.

Farina 0: è un po’ meno raffinata della precedente, ha un colore che tende leggermente al giallino ma ha comunque perso gran parte dei suoi nutrienti. Si utilizza molto per la preparazione del pane, delle pizze e delle focacce.

Tipo 1: rappresenta un buon compromesso tra i prodotti raffinati e quelli integrali. Ha un buon contenuto di fibre alimentari, vitamine e sali minerali, in pratica questo prodotto, a differenza delle farine raffinate, contiene un quantitativo maggiore di crusca e di germe di grano. È consigliata per la preparazione della pizza e delle piadine.

Tipo 2: è anche conosciuta come farina semi-integrale, ha grani più grossi rispetto alle precedenti e la differenza sta nel contenuto ancora maggiore di crusca e germe di grano. La sua lavorazione è più facile rispetto all’integrale, ideale per la panificazione.

Integrale: è sul gradino più alto per quanto riguarda il profilo nutrizionale e contiene tutte le parti del chicco di grano cioè le vitamine, i sali minerali, l’amido, la crusca e gli aminoacidi, ed è quindi un prodotto molto più completo rispetto ai precedenti. Questa farina è l’ideale per la panificazione, per ottenere prodotti sani e nutrienti.

Differenza tra Farine: Resistenza
Un altro fattore importante di cui bisogna tenere conto nella differenza tra farine è la forza, ovvero la sua resistenza misurata nel tempo alla lavorazione. La forza della farina è direttamente proporzionale alla qualità del grano utilizzato per produrla, per essere più precisi, dal suo contenuto di proteine e quindi di glutine, la sostanza che costituisce la struttura portante dell’impasto.
La forza di una farina viene espressa con la lettera W, dove un valore alto sta ad indicare un alto contenuto di glutine e quindi la capacità della farina di assorbire molta acqua e di formare un impasto resistente a lenta lievitazione.
Un valore basso invece indica che la farina assorbirà poca acqua e la lievitazione sarà veloce ma con un prodotto finale leggero.
Qui di seguito sono indicati i valori e le relative caratteristiche:

Valore\tIdeale per:
170 W                   Dolci friabili
da 170 W a 260 W  Pane, pizza e Pasta
da 260 W a 350 W  Pane, pizza e prodotti da pasticceria

Dobbiamo però segnalare che purtroppo non tutti i produttori inseriscono questo valore sulla confezione, per cui non sempre è possibile accertare la differenza tra farine da questo punto di vista.

Differenza tra Farine: Non Cereali
Come accennato in precedenza esistono anche tipi di farina che vengono prodotte da vegetali non cereali, qui di seguito le principali:

Amaranto: si produce da una pianta che oggi viene coltivata in tutto il mondo, anche a scopo ornamentale. L’amaranto non contiene glutine.

Quinoa: si produce dalla quinoa, una pianta erbacea originaria del Sud America, anche questa farina non contiene glutine.

Grano saraceno: dai semi del grano saraceno si ricava una farina che non contiene glutine e che viene utilizzata per la preparazione dei pizzoccheri.

La differenza tra queste farine e le altre sopra menzionate è l’assenza di glutine che le rendono idonee per essere consumate dai celiaci.
Oltre a queste esistono altri tipi di farine che vengono preparate con alcuni tipi di legumi, le più note sono quella di soia, di fagioli, di ceci e di fave.
In ultimo, in questa pagina dedicata alla differenza tra farine, citiamo quella di castagne, una farina abbastanza diffusa nel nostro paese che viene utilizzata per la preparazione di alcuni dolci tra cui il famoso castagnaccio.



Alimentazione e Concentrazione

Alimentazione e Concentrazione

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Sapevi che alimentazione e concentrazione  sono in qualche modo legate? Quando abbiamo bisogno di concentrazione per poter affrontare un esame o un lavoro impegnativo è importante adottare una corretta alimentazione al fine di rendere disponibile al nostro cervello una giusta dose di energia.
Quando ci concentriamo e mettiamo quindi sotto sforzo la nostra mente, il cervello consuma circa il 20 % delle energie che il nostro corpo ha prodotto attraverso l’alimentazione. Se il lavoro di concentrazione richiede uno sforzo prolungato nel tempo, come ad esempio quando si devono affrontare degli esami, l’energia richiesta sarà maggiore.

Alimentazione e Concentrazione

Con una corretta alimentazione si può favorire la concentrazione così da poter sfruttare pienamente le ore di lavoro senza perdite di energie e quindi di tempo prezioso.
Il nostro cervello ha bisogno di circa 40 sostanze diverse per funzionare in modo corretto, tra queste vi sono le vitamine, i minerali, gli acidi grassi essenziali, gli aminoacidi e gli oligoelementi ma la sostanza preferita dal cervello è il glucosio che viene ricavato dal metabolismo dei carboidrati.

Ovviamente non esiste un unico alimento che contenga al suo interno tutte le sostanze necessarie per il buon funzionamento del cervello. Per essere sicuri di fornire il giusto apporto energetico al cervello quando è sotto sforzo a causa del forte lavoro di concentrazione a cui è sottoposto è necessario adottare una corretta alimentazione.
Per evitare improvvisi cali di energia, e quindi di concentrazione, è necessario assumere carboidrati con un basso indice glicemico e che siano metabolizzati lentamente dal nostro organismo. Una corretta alimentazione prevede di mangiare legumi come piselli, fave, lenticchie, fagioli e soia, frutta, in particolare pompelmo, mele, banane e pesche. Anche il cioccolato fondente è un ottima fonte di energia per favorire la concentrazione in caso di studio o altri lavori che richiedono un’alta concentrazione.

Una Corretta Alimentazione per Gestire Ansia e Stress

Ansia e stress sono due dei nemici principali per chi ha bisogno di concentrazione ma anche in questo caso un’ alimentazione corretta può venirci in aiuto per contrastare questo eventuale problema. Consumare un buon piatto di riso equivale ad aumentare la secrezione da parte dell’organismo di triptofano.
Il triptofano si trasforma in seguito in serotonina, una sostanza con funzione di neurotrasmettitore, tra le cui funzioni vi è quella della regolazione dell’umore. Consumare una piccola dose di dolce a fine pranzo provoca invece il rilascio di endorfine che hanno un effetto calmante e rilassante in caso di stress.

Una Corretta Alimentazione per Combattere la Stanchezza

Quando si sta preparando un esame o un lavoro particolarmente impegnativo a causa dell’eccessiva concentrazione è normale accusare un po’ di stanchezza; per non peggiorare ulteriormente la situazione è quindi necessario adottare un corretto stile di vita ed in particolare una corretta alimentazione.

Qui di seguito alcuni suggerimenti:

– Alla sera mangiare un pasto leggero, in caso contrario la qualità del sonno potrebbe risentirne a causa della digestione prolungata, compromettendo così il recupero delle energie.

– Adottare una corretta alimentazione in termini di copertura delle esigenze nutritive giornaliere dell’organismo; una dieta equilibrata deve fornire il giusto apporto di vitamine, minerali, oligoelementi e proteine. Eventuali carenze vanno a compromettere la forma fisica.

Esercizio Fisico e Sonno

– Uno stile di vita sedentario contribuisce ad aumentare la stanchezza. È importante ritagliarsi un’ora al giorno da dedicare al movimento fisico, un po’ di corsa o una bella passeggiata sono molto utili.

– Per essere sicuri di lavorare con la concentrazione giusta è basilare dedicare il giusto tempo al sonno. Non tutte le persone sono uguali per cui qualcuno ha bisogno di dormire di più rispetto ad altri ma in generale è bene dedicare al sonno dalle sette alle otto ore.
Concludendo, per mantenere il giusto equilibrio tra alimentazione e concentrazione, è necessario evitare sia il digiuno che l’esagerazione, sono da evitare cibi che possono indurre agitazione ed insonnia come ad esempio caffè, tè, patatine confezionate ed alcolici.
È importante invece non saltare la colazione in quanto recenti studi hanno dimostrato che una buona colazione a base di frutta di stagione e cereali integrali è in grado di aumentare concentrazione e memoria.




Gli ingredienti più tossici contenuti nei cosmetici

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Gli ingredienti più tossici contenuti nei cosmetici

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Ogni giorno utilizziamo sapone e detergenti per lavarci, creme per il viso e per il corpo per rendere la nostra pelle morbida, shampoo e balsamo per avere chiome setose, per non parlare poi dell’innumerevole quantità di prodotti cosmetici che spesso le donne hanno nel loro beauty-case: rossetti, ombretti, matite per occhi e labbra, kajal, smalti e mascara di ogni colore. Ma vi siete mai chiesti cosa c’è all’interno dei prodotti che si utilizzano quotidianamente?

Qualche anno fa aveva fatto scalpore una ricerca in cui si affermava che una donna si spalma ogni giorno 515 tipi di addittivi chimici. Nonostante lo studio sia stato prontamente smentito da Unipro, basta soffermarsi almeno una volta a leggere le etichette dei più comuni cosmetici e detergenti, per incontrare termini e sigle talvolta difficili da pronunciare che molto spesso si rivelano dannose per la pelle e causa di fenomeni allergici, di sensibilizzazione o di irritazione.

Ecco  una breve lista degli ingredienti nocivi più usati nei cosmetici

I CONSERVANTI ovvero tutte quelle sostanze che devono essere addizionate ai cosmetici contenenti acqua per evitare che si sviluppino muffe o batteri. Tra i più comuni troviamo:

FORMALDEIDE: la troviamo in tantissimi prodotti di uso comune e purtroppo viene largamente usata anche nella conservazione dei cosmetici. Prodotti come fondotinta, shampoo e smalti contengono formaldeide che oltre ad essere una sostanza conservante è un potente battericida. Nonostante sia stata accertata la sua cancerogenicità, la formaldeide continua ad essere contenuta in una vasta gamma di prodotti, anche se a concentrazioni molto basse.
PARABENI: i sei principali parabeni che possiamo trovare nelle formulazioni in commercio sono methylparaben, ethylparaben, propylparaben, isobutylparaben, butylparaben e benzylparaben e vengono usati come conservanti nelle creme idratanti, solari, nei dentifrici, negli shampoo, nei detergenti intimi, nei deodoranti, nei gel da barba, insomma in tantissimi cosmetici di uso quotidiano, persino nei cosiddetti prodotti “naturali” o “organici” . E’ stato ampiamente dimostrato che queste sostanze penetrano attraverso la pelle e restano intatte all’interno del tessuto, accumulandosi. Sebbene siano legalmente autorizzati nell’Unione Europea, anche i parabeni sono seriamente sospettati di essere cancerogeni.
QUATERNIUM 15: fa sempre parte dei conservanti. E’ presente in molti cosmetici per il make-up degli occhi, nei fondotinta, negli shampoo ma anche nelle lozioni idratanti e nelle creme solari. E’ nocivo perché rilascia formaldeide, è tossico e dà luogo a fenomeni di sensibilizzazione.
KATHON CG: è un altro conservante, un antimicrobico ad ampio spettro d’azione, incolore e inodore contenuto nei dermocosmetici, nei prodotti per l’igiene personale e nei prodotti per la casa. Dal punto di vista tossicologico, il Kathon CG, è stato classificato come irritante primario nonostante abbia un grandissimo utilizzo. E’ possibile trovarlo sulle etichette con dei sinonimi come GROTAN, EUXIL o ISOTIAZOLINA.
Altre sostanze impiegate comunemente nei cosmetici che ognuno di noi ha in casa sono:
MEA-DEA-TEA: non sono i nomi di tre simpatiche sorelle ma rispettivamente le sigle di monoethanolamine, diethanolamine, triethanolamine e sono presenti in molti composti cosmetici. Li possiamo trovare quasi sempre nei prodotti che fanno schiuma quindi shampoo, saponi e bagnoschiuma e danno luogo a nitrati e nitrosamine ovvero agenti cancerogeni.
PARAFENILENDIAMINA(PFD): questa sostanza, dal nome difficile da pronunciare, la incontriamo spesso quando si va dal parrucchiere, infatti è il colorante più importante usato per le colorazioni permanenti dei capelli. Molto spesso dà luogo a fenomeni di sensibilizzazione tanto che questa sostanza è stata bandita da molti Paesi europei.
FTALATI: una tra le sostanze più incriminate, trova ampio utilizzo anche in campo cosmetico. Secondo un rapporto di Greenpeace, un grandissimo numero di profumi per uomo e donna delle migliori marche contiene due sostanze che possono avere effetti indesiderati sulla salute: gli ftalati appunto e i muschi sintetici.
TENSIOATTIVI: sono sostanze dotate di proprietà schiumogene, detergenti e solubilizzanti. Sono ovviamente presenti in tutti i prodotti che detergono corpo e capelli e i più conosciuti sono senza dubbio il sodium laureth sulfate (SLES) e il sodium lauryl sulfate (SLS). Non sono sostanze cancerogene, come si pensava fino a qualche anno fa, ma essendo molto aggressive è meglio preferire prodotti contenenti tensioattivi più delicati e soprattutto limitarne l’uso.
TOLUENE: leggi toluene e pensi subito ai prodotti per le unghie e in effetti il toluene è il solvente che serve a stendere facilmente lo smalto. Purtroppo è stato collegato a disturbi del sistema nervoso e può inoltre causare danni ai reni. Per correre ai ripari alcune case cosmetiche hanno tolto dai componenti dei loro smalti la sostanza incriminata. Forse il nostro smalto si sgretolerà più velocemente, ma avremo la certezza di non avvelenarci.
PROFUMO: tutti i cosmetici in genere hanno un odore gradevole. Siamo portati a pensare che la fragranza all’interno dei prodotti per l’igiene personale sia del tutto innocua, ma non è così. Il 95% delle sostanze chimiche impiegate nei profumi e nelle fragranze dei cosmetici sono composti sintetici derivati dal petrolio e dal momento che i profumi hanno un basso peso molecolare, riescono a penetrare più facilmente nella pelle e possono causare allergie o difficoltà respiratorie.
IDROCHINONE: leggendo le etichette dei prodotti schiarenti per la pelle è facile imbattersi in questo composto, un fenolo che risulta essere nocivo, irritante e pericoloso per l’ambiente. Anche se ne è stato vietato l’uso come schiarente per la pelle, questa sostanza continua ad essere impiegata nelle tinture per capelli, anche se a concentrazioni basse.
COAL TAR: spesso in dermatologia per curare la psoriasi vengono utilizzati i catrami terapeutici. Tra questi, il più efficace è il Coal Tar ovvero il catrame minerale che, per la sua attività riducente e antiseborroica, trova impiego in molte creme antri prurito e nei trattamenti per il cuoio capelluto ma può dar luogo a fenomeni di fotosensibilizzazione.
ALLUMINIUM: lo troviamo all’interno di tantissimi prodotti, alimentari e non, e ovviamente non poteva mancare tra i componenti di molti cosmetici, in particolar modo deodoranti e antitraspiranti, che possono contenere fino al 20% di sali di alluminio sotto forma di cloridrati di alluminio e idrati di zirconio. L’uso prolungato di queste sostanze è collegato al rischio di insorgenza di cancro al seno poiché i sali di alluminio sono in grado di danneggiare in modo significativo il Dna delle cellule, stimolandone la degenerazione in cellule cancerose.
Con questa lista di prodotti nocivi per la salute e l’ambiente, non ho intenzione di spaventarvi o convincervi a svuotare il beauty-case! Semplicemente vorrei cercare di farvi capire quali sono i prodotti più sicuri da usare e spingervi verso un consumo consapevole dei cosmetici, preferendo quelli biologici (in cui per legge non possono contenere tali sostanze) e che non siano stati testati su animali. Ma soprattutto di leggere bene l'etichetta: conoscere l'INCI è l'unica arma per scegliere bene.





fonte : http://www.greenme.it/



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