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Melagrana? Un frutto dalle molteplici proprietà e benefici!!!

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Melagrana? Un frutto dalle molteplici proprietà e benefici!

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Tra i frutti di stagione che ci offre l’autunno,ormai prossimo, il primo posto in termini di qualità e di benefici sull’intero organismo se lo merita sicuramente la melagrana. Questo frutto non può, infatti, mancare sulle tavole di chi ha scelto di alimentarsi in modo sano e preservare al meglio la propria salute ed il proprio benessere fisico in generale.
La melagrana, che è il frutto dell’albero di melograno, è stata fin dall’antichità considerata il simbolo della longevità e dell’abbondanza, le sue proprietà terapeutiche erano conosciute già dai tempi di Ippocrate (il padre della medicina) ,ma solo da pochi anni anche la medicina moderna, dopo una serie di studi dettagliati, ha riconosciuto gli effetti benefici e le proprietà terapeutiche della melagrana sulla salute dell’uomo.
Lotta al cancro, alle malattie cardiache e danni al cervello: questi sono solo alcuni dei benefici che possono essere ricollegati alla melagrana. Inoltre questo frutto contribuisce a nutrire e ringiovanire la pelle, aumentando la rigenerazione delle cellule, combattendo così i segni dell'invecchiamento .
Grazie al suo alto contenuto di polifenoli antiossidanti,la melagrana, frutto nativo dell’Iran, è stato a lungo considerato uno dei frutti più straordinari della natura grazie alle sua lotta contro i radicali liberi e all’invecchiamento.
Vediamo insieme alcuni benefici di questo frutto:

  • Sono ricchi di potenti antiossidanti

La prossima volta che avrete sete, provate a bere del succo di melagrana, grazie alle sostanze fitochimiche contenute in essa, quali tannini e antociani, entrambi noti per la lotta contro il cancro, riduce il rischio di aterosclerosi e contribuisce a rendere perfetta la vostra pelle.

  • Aiutano la rigenerazione cellulare

Non solo la melagrana è considerata come un antinfiammatorio naturale, essa ha anche un alto contenuto di acidi grassi essenziali, aiuta a promuovere la rigenerazione cellulare e la riparazione della pelle. Tutto ciò lo rende uno dei pochissimi ingredienti naturali che possono realmente fare la differenza per il nostro aspetto (in tanti modi).
E' stato dimostrato che la melagrana può stimolare le cellule "cheratinociti" della pelle,le quali sono coinvolte nella rigenerazione cellulare, rendendolo così un fantastico ingrediente anti-invecchiamento .

  • Aiuta a prevenire le malattie cardiache

Le proprietà della melagrana sono anche note per ridurre le probabilità di un attacco di cuore e dell'ictus, mantenendo i vasi sanguigni in condizioni perfette. L'acido ellaico, il principale ingrediente antiossidante presente nel succo di melograno, non si trova in nessun altro luogo in natura ed è pensato per abbassare il colesterolo cattivo, una delle principali cause dell'insufficienza cardiaca.


  • Può aiutare a ridurre il rischio di cancro al seno

Un alimento che può aiutare il cancro in stallo? Sembra che i melograni possono fare la cosa giusta...
Gli ellagitannini sono polifenoli bioattivi che si trovano nei melograni. Questi polifenoli possono aiutare a prevenire la formazione delle cellule del cancro al seno attraverso l'inibizione dell'aromatasi. Il melograno è anche un adattogeno naturale, aumentando i livelli di estrogeni quando il corpo ne necessita, ma bloccando gli estrogeni più forti quando i livelli sono troppo alti. Questa intelligenza innata di adattare la sua funzione per le esigenze del corpo è una delle caratteristiche di questo frutto straordinario.

  • Può risolvere i tuoi sbalzi d'umore

Siete emotivi, irritati e arrabbiati?Nel caso delle donne,se soffrite di sbalzi d'umore da sindrome premestruale o soffrite di diserbi legati alla menopausa, la  melagrana vi aiuterà.
I Melograni contengono vitamine E e C, selenio e beta-carotene, utile per alleviare o ridurre le vampate di calore (soprattutto durante la menopausa ) e gli sbalzi d'umore.

  • Aiuta a mantenere le ossa forti

Consumare la melograna regolarmente può contribuire ad aumentare il livello di calcio, una notizia eccellente per le ossa!
E' importante ottenere la giusta quantità di calcio al giorno, al fine di prevenire le malattie legate alla perdita di densità ossea come l'osteoporosi. Bere o mangiare melograni è particolarmente utile se la perdita ossea è dovuta ai cambiamenti dati dalla menopausa.
Questo perché i semi di melograno contengono estrogeni, l'ormone che durante la menopausa le donne perdono gradualmente a causa del depauperamento delle uova nelle loro ovaie .

  • Vi manterrete giovani!

Quando si tratta della cura della pelle, i melograni non mancano mai di stupire. Mentre aiutano a proteggere e a nutrire la pelle, i melograni aiutano anche a combattere i segni dell'invecchiamento con un pelle più giovane.
​Il derma (strato esterno della pelle) , è costituito da fibre di collagene ed elastiche. Le rughe che si verificano nel derma sono dovute alla degradazione di collagene ed elastina. La vitamina C è parte integrante della formazione del collagene permettendo alle proteine ​​di diventare più forti, e la buona notizia? Solo un melograno possiede il 48 per cento del valore giornaliero di vitamina C.

  • Può aiutare ad esfoliare la pelle

I semi di melograno schiacciati sono perfetti per l'esfoliazione! Perché non fare uno scrub fai da te per viso e corpo con un po' di zucchero? E 'molto più facile di quanto si pensi...
Per aiutare ad eliminare le cellule morte della pelle basterà unire una purea di semi di melograno con olio di cocco e zucchero .

  • Aiutano a proteggere contro i danni UV

Grazie alla presenza di antiossidanti, tra cui gallico e ellagico , questo frutto 'magico' aiuta a proteggere la pelle contro i danni UVB, proteggendo le cellule  dai danni dei radicali liberi .
Inoltre,la melagrana contribuisce ad evitare il cancro della pelle, gli effetti dell'invecchiamento cutaneo e anche  ad alleviare i sintomi delle scottature.

  • Protegge il tuo cervello

La melagrana aiuta il corpo e la pelle a neutralizzare i radicali liberi, prevenendo le malattie e nutrendo la pelle , ma può anche fare molto per il vostro cervello proteggendolo contro le diverse malattie come il morbo di Alzheimer

Dott.Enrico Fonticelli
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Dipendenza dallo zucchero: ecco alcuni segnali da non sottovalutare!

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Dipendenza dallo zucchero: ecco alcuni segnali da non sottovalutare!

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Gradevole al palato, ma pericoloso per la salute: lo zucchero è una delle sostanze più utilizzate nell’alimentazione moderna, in una grande quantità di prodotti raffinati.
Eccessive quantità di zucchero possono causare problemi al nostro corpo, farci prendere peso e portare alla comparsa di carie o insonnia. Sono molti gli alimenti in cui si nasconde lo zucchero (anche salati) che quotidianamente rischiamo di mangiare aumentando l’introito di questa sostanza senza rendercene conto.
Ma quali sono i sintomi che possono farci capire che abbiamo fatto il pieno di zucchero e che ne siamo ormai dipendenti? Ecco alcuni segnali da non sottovalutare:


  • Problemi alla pelle

L’acne può essere un sintomo importante di una presenza eccessiva di zucchero nella propria dieta. Un  grande consumo di questa sostanza può contribuire ad uno squilibrio degli ormoni femminili e causare,come conseguenza, la comparsa di acne. Lo zucchero, dal potere infiammatorio, può anche provocare danni a lungo termine alla pelle, portando alla comparsa di rughe e invecchiamento precoce.   

  • Aumento delle carie

I dentisti e i genitori avvertono sempre i bambini piccoli che mangiare troppi dolci fa male ai denti. Ed è proprio così. I batteri presenti nella bocca si nutrono di zuccheri, creano acidi nocivi e distruggono lo smalto dei denti. Nelle cavità che si formano, poi, si può andare a generare un’infezione batterica con conseguente comparsa di carie.

  • Desiderio costante di zucchero

Una dipendenza da zucchero crea continuo desiderio di zuccheri e dolci. Il corpo reagisce a questa sostanza al pari di un farmaco e ne richiede sempre di più. Gli alimenti ad alto contenuto di zucchero, infatti,  hanno dimostrato di attivare il cosiddetto sistema di ricompensa nel cervello, liberando la dopamina, simile a quella rilasciata da alcuni farmaci. Spesso non ci rendiamo neppure conto di trovarci in questa situazione.

  • Scarsa energia

Se all’inizio l'assunzione di zucchero ci dà una sensazione di carica, subito dopo questa sostanza ha la conseguenza di scaricare il nostro corpo delle sue energie. Il glucosio è infatti essenziale per la produzione di energia in tutto il corpo ma è anche importante mantenere i livelli equilibrati. Mangiando zuccheri,quindi,si ha un susseguirsi di picchi di energie e successivi crolli che ci fanno sentire stanchi e spossati.

  • Flatulenza

Sarebbe soprattutto il fruttosio, secondo gli esperti, a portare alla comparsa di flatulenza e gonfiore in quanto è uno zucchero che il nostro corpo non assorbe facilmente. I batteri e i lieviti nel nostro intestino producono gas quando il cibo non è digerito nel colon e dunque fermenta.

  • Alterazione del gusto

Le papille gustative, se eccessivamente sollecitate dal gusto dolce, si adattano all'alta percentuale di zuccheri che il corpo sta consumando e piano piano ne richiedono sempre di più per soddisfare le proprie richieste. La conseguenza è che, mentre prima un determinato cibo o bevanda si avvertiva particolarmente dolce, dopo un po’ di tempo, se si continua a consumare, sembrerà invece dal sapore normale e magari si aggiungerà ancora più zucchero.

  • Calo della libido

Alti livelli di zucchero nel sangue vanno a bloccare un gene responsabile della produzione di ormoni sessuali, causando un calo della libido. Gli uomini che consumano troppo zucchero potrebbero anche iniziare a soffrire di disfunzione erettile. Si è visto tra l’altro che tra il 50 e il 75% degli uomini che soffrono di diabete soffre anche di problemi di erezione, una percentuale di 3 volte superiore rispetto agli uomini sani.

  • Sistema immunitario debole

Troppo zucchero indebolisce le cellule del sistema immunitario. Quindi, mangiare troppi dolci, ci espone ad un maggior rischio di essere preda di virus e batteri. Una grande percentuale delle difese del nostro corpo si trovano infatti proprio nell’intestino ma, se seguiamo una dieta ad alto contenuto di zucchero, andiamo ad alimentare i batteri e i lieviti sbagliati che influenzano negativamente le difese del nostro corpo.

  • Aumento di peso

L’aumento di peso è uno dei segnali più evidenti che è necessario virare verso un’alimentazione più sana. Quando il nostro corpo deve gestire troppo zucchero è programmato per mantenerlo e conservalo in modo da poterlo trasformare in energia quando vi è bisogno. Nel frattempo, quindi, lo zucchero si deposita sotto forma di grasso in aree come ad esempio quella dello stomaco, dove tra l’altro l’accumulo lipidico mette maggiormente a rischio della comparsa di alcune malattie.

  • Insonnia

Anche problemi di sonno possono indicare la necessità di ridurre il consumo di zucchero. Se si mangiano dolci prima di andare a dormire sarà più difficile addormentarsi perché il picco di sostanze all’interno del sangue non favorisce il buon riposo

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Aloe vera? Scopriamo insieme le proprietà, gli usi e le controindicazioni...

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Aloe vera? Scopriamo insieme le proprietà, gli usi e le controindicazioni...



L’Aloe vera (Aloe barbadensis Miller) è solo una tra le tante specie di aloe ma indubbiamente la più utilizzata sia in campo cosmetico e sia nel campo alimentare. Si tratta di una pianta nota fin dai tempi antichi per le sue interessanti proprietà e che ancora oggi torna utile in diverse situazioni. In particolare, è il gel che si estrae da questa pianta ad essere interessante per i benefici che può offrire. Con esso si realizza il succo di aloe da bere, pomate per uso esterno o altri prodotti di salute e bellezza. La ricchezza di proprietà della pianta di aloe è dovuta in particolare alla grande concentrazione nelle sue foglie di vitamine, sali minerali, aminoacidi, enzimi e altri principi attivi utili al benessere del nostro organismo.
Scopriamo adesso le principali proprietà terapeutiche dell’aloe vera.

Proprietà e benefici

Le proprietà dell’aloe vera sono numerose ed è per questo che la pianta viene utilizzata a scopi diversi e in varie modalità a seconda dei benefici che si vogliono ottenere.
  • L’aloe come depurativo. Tante persone scelgono di assumere succo di aloe visto il potere disintossicante di questa pianta che permette di depurare l’organismo dalle tossine accumulate. Con l’aloe vera il sistema immunitario è più forte. Altrettanto interessante è il potere immunomodulante dell’Aloe vera che consente, sempre se assunta per via interna, di migliorare la risposta immunitaria all’attacco di virus, batteri e altri microrganismi. Il principio attivo conosciuto come Acemannano in essa contenuto stimola infatti la produzioni di globuli bianchi, in particolare i macrofagi. L’aloe contro i batteri e i virus Oltre a rafforzare il sistema immunitario, l’aloe è anche efficace in maniera diretta contro i batteri, ecco perché spesso viene utilizzata ad esempio nei prodotti per l’igiene orale o intimo.
  • Aloe antitumorale. Un’altra importante proprietà riconosciuta all’aloe vera ma anche all’aloe arborescens è quella antitumorale soprattutto in fase preventiva della malattia. Si è visto poi come assumere questa pianta possa aiutare anche quando si seguono terapie antitumorali come chemioterapia e radioterapia per ridurre gli effetti collaterali.
  • L’Aloe aiuta la digestione. L’effetto positivo della pianta di aloe vera sul nostro organismo si esplica anche a livello del sistema digestivo: da una parte migliora la digestione dei cibi, dall’altra aiuta il loro corretto assorbimento nell’intestino grazie anche all’effetto benefico sulla flora batterica.
  • L’Aloe per la pelle. Tra le proprietà terapeutiche dell’aloe vera ve ne sono diverse che riguardano la salute della pelle. Il gel estratto da questa pianta aiuta a cicatrizzare le ferite,ad idratare la pelle, ad alleviare la sensazione di prurito o bruciore.

Aloe vera: consigli per l’uso

Innanzitutto bisogna specificare che l’aloe vera si utilizza principalmente sotto due forme: succo da bere o gel per uso esterno. Questa pianta è poi spesso presente all’interno di prodotti per l’igiene personale e la bellezza dunque creme, shampoo, bagnoschiuma, dentifricio, ecc. L’Aloe vera, sia sotto forma di succo che di gel per uso esterno, è un prodotto naturale davvero versatile che sarebbe bene tenere sempre in casa pronto da utilizzare al bisogno.

Ecco alcuni suggerimenti per usare correttamente l’aloe vera:

  • Per rafforzare il sistema immunitario Se volete essere più forti soprattutto in vista della stagione fredda quando è più facile contrarre raffreddore ed influenza, potete stimolare naturalmente le difese immunitarie assumendo succo di aloe. Scegliete un prodotto privo di aloina (sostanza irritante) ottenuto da 100% aloe vera e seguite il dosaggio consigliato sulla confezione o chiedete aiuto ad un esperto.
  • Per la digestione e la depurazione Uno o due misurini di succo di aloe vera puro possono essere assunti ogni giorno per aiutare il sistema digestivo ed intestinale nelle sue funzioni (può migliorare anche un’eventuale stitichezza). Allo stesso tempo l’aloe sostiene il lavoro del fegato e aiuta la depurazione dalle tossine, si può assumere dunque ciclicamente anche a questo scopo associandovi però una sana alimentazione e aumentando il quantitativo giornaliero di acqua.
  • Su scottature, punture di insetti, bolle, eritemi, ecc. Tenete a portata di mano un gel di aloe vera per fronteggiare le più comuni problematiche della pelle: punture di insetti, bolle, brufoli, scottature, eritemi, ecc. Il potere lenitivo e rigenerativo sui tessuti di questa pianta permetterà di risolvere fastidi e bruciori accelerando tra l’altro la guarigione.
  • Contro le mani secche Dato il potere idratante dell’aloe vera, il gel può essere utilizzato anche al posto della normale crema in caso di mani secche e screpolate. Lo stesso uso si può fare per la secchezza che compare in altre zone del corpo.
  • Per la salute del cavo orale Dato il suo potere antibatterico, il succo di aloe vera può essere utilizzato anche per fare sciacqui del cavo orale in caso di afte e gengiviti. Aiuta anche a contrastare la placca.
  • Per la cura dei capelli Anche i capelli possono beneficiare dell’utilizzo di aloe vera, soprattutto in caso di forfora. Un impacco a base di questa pianta da applicare un paio di volte a settimana può contribuire ad alleviare o risolvere il problema. Si può anche utilizzare al posto del balsamo per rendere i capelli più lucidi.

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Conservare frutta e verdura? Vediamo insieme i 5 errori che si fanno spesso

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Conservare frutta e verdura? Vediamo insieme i  5 errori che si fanno spesso

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A chi non è capitato di aprire il frigorifero e trovarsi travolto da una improvvisa ondata di cattivo odore che lo ha colpito in pieno volto?
E dopo le cose sono andate anche peggio: dallo scomparto della frutta e verdura ci guardavano malignamente nell’ordine gli spicchi di aglio germogliati e l’insalata sfatta. Tristissimo spettacolo nonché spreco senza senso.
Col caldo oltretutto le cose peggiorano ancora di più, frigorifero e dispensa corrono il rischio di camminare da soli trasportati da orde di germi, batteri e muffette varie.
Come fare allora? Rinunciare ai nostri sani vegetali solo perché non siamo capaci di conservarli al meglio né di assicurare loro una vita libera da muffa e caldo, e soprattutto un po’ più lunga?
Ma no, basterà qualche attenzione, qualche errore da correggere per conservare e gustare le nostre verdure anche col caldo torrido dell’estate.

  • Non conoscere il proprio frigo

Consideriamo il frigorifero, questo sconosciuto: se all’interno la temperatura media è di 4°C. (sottolineo, MEDIA), consideriamo che non tutte le zone del frigo sono uguali. Ci sono variazioni di temperatura notevoli: si va dagli 8/10°C. del reparto verdure (quello chiuso, in basso) ai 2°C. circa delle zone più fredde.
Conoscere le temperature dei vari ripiani del frigo permette una conservazione migliore degli alimenti: infatti, se nelle zone più fredde sistemiamo quelli altamente deperibili come ad esempio la carne, è bene tenere il cibo delicato nelle zone meno fredde.
Prendete frutta e verdura: è vero che in teoria hanno uno scomparto dedicato, ma spesso è piccolo, non basta. Dove conserviamo allora, nel nostro frigo, gli alimenti appena comprati? In una zona fresca ma non troppo. E qual è questa zona?
Ci viene in aiuto la regoletta di fisica imparata alle medie: l’aria calda va in alto, ricordate? Succede lo stesso anche nel frigo.
Quindi, esaurita la capienza dello scomparto apposito sistemiamo i vegetali a partire dall’alto, la zona meno fredda, cercando di non arrivare allo scomparto in basso, quello proprio sopra al vano verdure, il più freddo.

  • Non dare del tu all'etilene

Guai a non conoscerlo. Guai a scambiarlo per un additivo chimico per vini “pregiati” o per un disinfettante da ospedali.
L’etilene è un ormone vegetale gassoso prodotto dalle piante responsabile della maturazione dei vegetali.
Tutti i vegetali producono etilene. Infatti tutti i vegetali maturano. Però non ne producono in ugual maniera. Qui sta l’importanza di conoscere un po’ di più questo ormone.
Infatti i vegetali come mele o banane che ne emettono parecchio (li chiameremo “climaterici”) maturano prima e fanno maturare più velocemente quelli collocati vicino.
I vegetali avari di etilene, invece (“non climaterici”), come le fragole, gli agrumi e i frutti di bosco, traggono sicuramente vantaggio dalla vicinanza con i loro "fratelli", i climaterici, perché li fanno maturare più in fretta.
Ecco spiegato come mai le nostre nonne per far maturare della frutta che proprio non ne voleva sapere la mettevano spesso vicino alle mele: le mele producono parecchio etilene e lo spargono nell’ambiente con dovizia, così come le banane.
E quindi, attenzione: se avete già della frutta quasi matura, in più la temperatura esterna è di trenta gradi all’ombra, mettere assieme banane e mele, magari fuori dal frigo, non è l’idea più giusta. Se invece avete delle arance sempre acerbe, lasciarle sole solette tra loro mentre nell’altra stanza sono presenti delle belle mele è un altro errore.
In pratica, una volta capito il ragionamento dell’etilene e dei frutti climaterici, nessuno vi ferma più: potete giocarvi le vostre carte per far maturare o, al contrario, per non agevolare la maturazione di tutto ciò che vi capita sotto tiro. Anche se solo di origine vegetale.

Per maggiore chiarezza ecco alcuni esempi di vegetali climaterici e non.

Climaterici: mela, albicocca, caco, avocado, banana, fico, kiwi, mango, nettarina, papaya, pesca, pera, prugna, cocomero, melone, pomodoro, broccoli, asparagi, spinaci, cavolfiore.
Essendo  questi vegetali a maturazione veloce sarebbe consigliabile tenerli in frigorifero, dove la bassa temperatura ne rallenta il metabolismo e la “respirazione”.

Non climaterici (essenzialmente uva, agrumi e frutti di bosco): mirtilli, more, lamponi, fragole, ciliege, cetrioli, uva, pompelmi, limoni, lime, olive, arance, peperoni, ananas, melanzana, zucca, melograno, patate.

  • Mettere in frigo i pomodori

Per i pomodori vale un discorso a parte: la bassa temperatura del frigo rompe le membrane esterne interrompendo il processo di maturazione a scapito (anche) della consistenza.
Oltretutto, il freddo riduce alcune sostanze chimiche che donano ai pomodori il tipico sapore. Avete presente i pomodori del supermercato? Ecco perché non sanno di nulla.
Anche se fa caldo, fuori dal frigo i pomodori riescono a resistere circa quattro o cinque giorni.

  • Mettere in frigo le patate

Con il freddo l’amido della patate si trasforma rapidamente in zucchero e accelera il processo di germogliazione favorendo la formazione di solanina, una sostanza tossica (avete tutti presente, vero, le patate quando diventano verdi? Ecco, quello è l’effetto della solanina).
Oltretutto quest'ultima dona alle patate un sapore sgradevole, in più causa un imbrunimento eccessivo una volta fritte, con maggior produzione di acrilamide, sostanza potenzialmente nociva. E non va bene, per nulla.
Va bene invece riporre le patate in un luogo fresco e possibilmente buio in quanto anche la luce fa aumentare la quantità di solanina. Tenerle al buio per un paio di settimane, lo zucchero si ri-trasforma in amido permettendovi di gustarle tranquillamente.

  • Mettere in frigo erbe aromatiche,aglio e cipolla

Ma allora ditelo! Pure il basilico, l’aglio e la cipolla mettete in frigo, ma cos’è un refugium peccatorum?
Aglio e cipolle non vanno perché l’umidità li fa germogliare  
mentre le erbe aromatiche si ossidano.
Mettete invece i primi due vegetali in una retìna impilandoli uno sopra l’altro.
Le erbe aromatiche? Quelle stanno bene in un vasetto colmo di acqua come se fossero fiori. I più industriosi invece possono tritarle, mescolarle, unire dell’olio e congelarle nel contenitore dei cubetti di ghiaccio: avranno così una scorta di sapore bella e pronta all’uso, solo da scongelare.
E ora che abbiamo finito con gli errori, ecco due consigli utili per l'estate.

  • Frutti di bosco : fragole,lamponi,mirtilli e more

Delicati oltremisura,la muffa per questi frutti è dietro l’angolo. Si evita lavandoli con una soluzione composta da dieci parti di acqua e una di aceto di mele, premurandosi di asciugarli prima di riporli in frigorifero.

  • Insalata moscia

Volete darle un po’ di vigore? Lasciatela sotto il getto dell’acqua fresca per qualche minuto.

  • Congelatore

Non di solo frigo vive l’uomo ma di ogni cosa che esce dalla porta del congelatore: se la frutta patisce troppo le bassissime temperature, potrete invece congelare la verdura dopo averla preferibilmente tagliata a quadretti e magari –passaggio non necessario– averla sbollentata per qualche minuto.
Messa poi negli appositi sacchetti freezer rappresenta il vostro personalissimo minestrone d’emergenza.

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Melone estivo? Scopriamo insieme le proprietà benefiche di questo frutto...

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Melone estivo? Scopriamo insieme le proprietà benefiche di questo frutto

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Il cucumis melo, meglio conosciuto con il nome di melone, è un’Angiosperma della famiglia delle Cucurbitacee. Originaria delle zone del Caucaso, questa pianta con il fusto rampicante viene generalmente coltivata nei paesi con clima mite e i suoi frutti sono dolci e gustosi. Alcuni sostengono che il melone abbia origini asiatiche (i cinesi ne esaltano le virtù terapeutiche) ma secondo altre fonti la sua origine sarebbe invece africana. In Italia venne introdotto in età cristiana e veniva indicato dagli antichi autori latini con il nome di popones o melones, termini che sono rimasti negli anni (il primo più usato nell’Italia meridionale, il secondo al nord). In Europa il melone venne introdotto da Carlo VIII e raggiunse la sua massima diffusione dopo il XV secolo.
Il melone ha una forma rotonda o leggermente ovale; la buccia esterna ha un colore giallognolo e la sua polpa, ricca di semi piccoli e piatti, si presenta dolce e succosa. Esistono tre varietà di meloni: quelli estivi (cosiddetti retati, caratterizzati da striature in rilievo) e i cantalupi che hanno la buccia liscia e sono più aromatizzati e profumati; molto apprezzato e consumato è anche il melone invernale che si presenta con la scorza gialla o verde e la polpa chiara, generalmente dolce e saporita. Il 60% della produzione mondiale proviene dall’Asia, mentre in Europa i maggiori produttori sono Spagna, Romania, Francia e Italia.

Caratteristiche del melone

Il melone ha foglie alterne glauchescenti ed ha fiori sia maschili che femminili. La fecondazione incrociata avviene ad opera degli insetti, anche se per le colture in serra è più indicato ricorrere alla fecondazione artificiale. Per quanto riguarda il clima, questo frutto necessita di un clima temperato caldo e di un terreno esposto al sole. La terra in cui viene seminato deve essere profonda e ben drenata per evitare ristagni d’acqua. La semina avviene generalmente nei mesi di aprile-maggio e in questo modo: vengono create delle piccole buche in lunghe file distanti un metro l’una dall’altra e vi si lasciano cadere dentro quattro semi. Quando invece si vuole piantare i meloni anticipatamente, si procede nel mese di marzo creando un artificiale terreno piuttosto caldo che viene ricoperto da un tunnel di plastica trasparente. Per quanto riguarda la coltura, non esistono quindi cure particolari, tuttavia occorre non trascurare un’importante operazione: la cimatura. Quando le piantine hanno cinque e sei foglie, si cimano sopra le prime due e di conseguenza anche i rami che si sviluppano dopo questa operazione e dopo la formazione dei piccoli frutti, si cimeranno ancora i rami fruttiferi a due foglie sopra i frutti. Per quanto riguarda la raccolta, questa può essere eseguita tagliando il frutto quando il peduncolo manifesta le prime screpolature: contemporaneamente la scorza prende colore tipico della varietà e il frutto inizia ad emanare il “classico” profumo.

Vitamine e proprietà del melone

Il melone è considerato un frutto molto gustoso, mediamente saziante e abbastanza dissetante, grazie all’alto contenuto di acqua. Per questo motivo aiuta anche a prevenire la disidratazione. In tavola viene servito abbinato al prosciutto crudo e rappresenta un ottimo e poco calorico antipasto. Un vasetto di yogurt magro abbinato ad una fetta di melone tagliato a pezzettini è un ottimo spuntino per chi sta osservando una dieta; leggermente lassativo, è rinfrescante ed è inoltre adatto a chi soffre d’anemia essendo ricco di ferro. È anche ricco di vitamine A e C ed è considerato un ottimo ricostituente per chi è carente di questi elementi. La vitamina A, nella forma di betacarotene, previene la formazione dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare e delle smagliature. Anche la vitamina B è presente in questo frutto,la quale oltre a tonificare, ricarica dal punto di vista “umorale” e si è anche rivelata ottima nel contrastare la fame nervosa.  Inoltre questa vitamina migliora la capacità visiva e rinforza le ossa e i denti.
Il melone ha anche proprietà rinfrescanti, diuretiche, depurative e lassative ed è indicato in caso di stipsi e/o emorroidi e di dolori reumatici. La presenza di calcio, fosforo, magnesio e potassio rende il melone un ottimo integratore naturale contro il caldo: ne basta una fetta per migliorare e riattivare l’intestino pigro (quando “soffre” eccessivamente le alte temperature) ed ottenere un effetto anti gonfiore. Quindi le sue proprietà disinfiammanti, diuretiche e fluidificanti per il sangue sono molto efficaci per la rigenerazione delle cellule. Il suo apporto bilanciato di acqua e fibra rinfresca l’apparato digestivo e migliora la circolazione, eliminando il colesterolo e i trigliceridi in eccesso. Infine la sua polpa viene utilizzata, sotto forma di impasto, per curare ferite e ustioni.

Il melone in cosmesi

Il melone si è rivelato anche un ottimo alleato di bellezza. In cosmesi viene utilizzato sotto forma di maschera che tonifica la pelle, rendendola morbida e vellutata. Ecco come preparare un’ottima crema per pelli secche: mescolare 1 dl di succo di melone ottenuto con la centrifuga, 1 dl di acqua oligominerale naturale e 1 dl di latte intero. Conservare il tutto in frigo (al massimo per una settimana) e agitare prima dell’uso. Molto utilizzata è anche la lozione rinfrescante “fai da te”, al melone e argilla: sbucciare un melone maturo, frullare la polpa e filtrarla attraverso un fitto colino. Raccogliere il succo in una terrina, aggiungere un cucchiaino di argilla verde e mescolare per un minuto. Lasciate riposare per 5 minuti. Dopo un’eccessiva esposizione al sole, se la pelle brucia particolarmente, immergere un batuffolo di cotone nel liquido e tamponare delicatamente le parti arrossate, ripetendo l’azione fino ad ottenere il sollievo desiderato. Lasciate agire per qualche minuto, quindi risciacquate con acqua tiepida. Il succo del melone ha un effetto rinfrescante ed astringente e attenua gli effetti negativi dell’eccessiva esposizione al sole. L’argilla dal canto suo, ha un effetto antiinfiammatorio, lenitivo e cicatrizzante.

Acquisto e conservazione del melone

Per conservare bene il melone, tenere presente che la temperatura non dovrebbe mai scendere sotto i 5 °C, altrimenti il frutto potrebbe deteriorarsi. L’ideale sarebbe conservarlo in frigorifero, per 2-3 giorni, separandolo dagli altri altrimenti che potrebbero rimanere “contaminati” dal forte aroma che la polpa emana. Piccoli accorgimenti per non sbagliare quando si acquista un melone: percuotere il frutto con le nocche e accertarsi che non emetta nessun suono; premere i due estremi del melone e accertarsi che non sia troppo duro, ma neanche eccessivamente molle; la buccia deve essere intatta, priva di ammaccature o macchie scure e deve avere un profumo intenso. Tenere anche presente che il melone più gustoso è quello maschio, che ha un punto nero nella parte opposta rispetto al picciolo.

Dott.Enrico Fonticelli
Biologo Nutrizionista
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Fagiolini : proprietà e benefici per la salute...

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Fagiolini : proprietà e benefici per la salute

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I fagiolini, detti anche fagiolini boby o cornetti sono i baccelli giovani del fagiolo, ma hanno proprietà molto diverse dai legumi, che li rende assimilabili ad un ortaggio: contengono infatti poche calorie (17 kcal per 100 g), dunque pochi carboidrati e poche proteine, al contrario dei fagioli che di calorie ne hanno il quadruplo.
Questa caratteristica è dovuta al fatto che la raccolta del baccello viene effettuata quando ancora il fagiolo all'interno è in fase di maturazione e non ha ancora accumulato tutte le sostanze di riserva, necessarie al momento della germinazione.
Generalmente siamo abituati a vedere fagiolini di colore verde, tuttavia esistono varietà più scenografiche, tra cui Burro di Rocquencourt, Meraviglia di Venezia, Corona D'Oro (con baccello giallo) e Re dei Bleu, Trionfo violetto (con bacello violaceo).

Fagiolini, proprietà e benefici

I fagiolini sono una fonte preziosa di vitamine e di sali minerali. Contengono soprattutto vitamina A, vitamina C, potassio, ferro e fosforo. Sono anche una fonte vegetale di calcio da non sottovalutare.
Le proprietà benefiche dei fagiolini sono inoltre legate al loro contenuto di antiossidanti, come il betacarotene e la luteina. Gi antiossidanti aiutano il nostro corpo a proteggersi dall’azione dei radicali liberi e riparano la vista e la pelle dall’invecchiamento precoce.  Gli antiossidanti e i flavonoidi presenti nei fagiolini sono benefici per il cuore e per la circolazione e potrebbero anche risultare utili per proteggere il nostro organismo dalle infiammazioni.
I fagiolini sono anche una fonte di silicio, un minerale meno conosciuto rispetto al calcio e al magnesio ma che è considerato molto importante per la salute delle ossa e per la formazione del tessuto connettivo.

Fagiolini, valori nutrizionali

Prendiamo in considerazione le tabelle dell’Inran per scoprire i valori nutriizonali dei fagiolini. 100 grammi di fagiolini freschi crudi contengono 2,1 grammi di proteine e 2,4 grammi di carboidrati, con un totale di 2,9 grammi di fibre.
Inoltre forniscono al nostro organismo 280 mg di potassio, 35 mg di calcio e 48 mg di fosforo per quanto riguarda i sali minerali. I fagiolini sono anche una fonte di vitamina, con 6 mg di vitamina C e 41 µg di vitamina A.
100 gr di fagiolini surgelati cotti in acqua senza aggiunta di sale secondo le tabelle Inran forniscono al nostro organismo 1,7 gr di proteine e 4,6 gr di carboidrati, 160 mg di potassio, 56 mg di calcio e 33 mg di fosforo, 7 mg di vitamina C e 30 µg di vitamina A.

Come scegliere e conservare i fagiolini

I fagiolini dovrebbero avere i semi (i futuri fagioli) appena accennati e il picciolo ancora attaccato. I fagiolini migliori sono quelli croccanti, che si spezzano se vengono piegati.
Si conservano fino a 4-5 giorni chiusi in un sacchetto di plastica, in frigorifero, se hanno ancora il picciolo possono durare fino a una settimana.
La pulizia dei fagiolini (asportazione del picciolo e dell'eventuale filo) è una operazione tediosa che fa perdere molto tempo. Alcuni fruttivendoli commercializzano il prodotto già pulito con un sovrapprezzo, altrimenti, per velocizzare l'operazione, accettando uno scarto maggiore, si possono prendere i fagiolini a mazzetti che stanno in un pugno della mano, si posizionano parallelamente e si ordinano in modo tale da allineare tutte le estremità e si tagliano con il coltello asportando 2-3 cm di estremità. In questo modo, a fronte di uno scarto maggiore (e di qualche picciolo che rimane attaccato ai fagiolini) si possono pulire molti fagiolini in pochi minuti.

Come utilizzare i fagiolini

I fagiolini sono ortaggi che hanno caratteristiche organolettiche miste tra i legumi e gli ortaggi: hanno una acidità piuttosto bassa (caratteristica tipica dei legumi) ma non hanno la loro dolcezza. Dunque, quando si cucinano i fagiolini bisogna spesso prevedere l'aggiunta di un ingrediente acido, come l'aceto e il limone (per il condimento a crudo) oppure il pomodoro (nelle preparazioni in umido).
I fagiolini sono molto versatili e molto favorevoli riguardo la sazietà in quanto, se ben cotti, rimangono consistenti e mantengono il loro peso. Classicamente si sposano bene con l'aglio, crudo o cotto, il basilico (classico l'abbinamento con il pesto alla genovese), i formaggi, le patate lessate, la carne di maiale (i fondi di cottura con salsiccia o pancetta, oppure negli spezzatini con carne di maiale). Quando usati nei primi piatti, si abbinano bene agli spaghetti, e allora andranno lasciati interi o tagliati a metà, oppure con le mezze penne o i fusilli, e allora andranno tagliati della lunghezza della pasta.
Nei risotti, invece, vanno tagliati a pezzetti lunghi un cm.
Unico neo dei fagiolini è la cottura: necessitano infatti di una lunga lessatura (10-15 minuti), conviene sempre bollirli per 8 minuti anche quando si vogliono stufare nel fondo di cottura, altrimenti si rischia di cuocerli in modo non uniforme e di impiegare 20-25 minuti. Per velocizzare l'operazione si può utilizzare la pentola a pressione: in questo caso bisogna fare attenzione a non scuocerli. Consiglio di cuocerli per non più di 4 minuti nella pentola a pressione e di ultimare la cottura con normale bollitura, per evitare di scuocerli.

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Biscotti? Vediamo insieme come scegliere quelli giusti...

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Biscotti? Vediamo insieme come scegliere quelli giusti...

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I biscotti sono prodotti da forno molto diffusi, basta guardare l'enorme mole di pubblicità televisiva alla quale siamo sottoposti durante la giornata. Verosimilmente una larga fetta della popolazione fa uso di questi prodotti comodi da usare, relativamente economici e molto appetibili.

Sicurezza

I biscotti non presentano rischi di alcun tipo, grazie al fatto che vengono cotti ad alta temperatura e grazie al basso contenuto di acqua che impedisce lo sviuppo di muffe e agenti patogeni.

Qualità nutrizionali

I biscotti sono prodotti ipercalorici per natura, infatti è difficilissimo trovare in commercio biscotti con meno di 400 kcal, mentre è facile arrivare a più di 500 kcal per 100 gr. Questa caratteristica deve subito mettere in guardia di fronte a diciture ingannevoli come "ZERO GRASSI", "LEGGERI" ecc. Di fronte a questi messaggi bisogna sempre essere critici e verificarne la veridicità: leggete sempre l'etichetta nutrizionale!
I biscotti sono prodotti, la cui assunzione va valutata opportunamente, in particolare in un regime ipocalorico durante il quale sarebbe meglio evitare di assumerli, o farlo solo saltuariamente.
Quando si acquistano bisogna fare attenzione innanzitutto alla qualità degli ingredienti: un biscotto di qualità non dovrebbe contenere in etichetta margarina o oli/grassi idrogenati e preferibilmente nemmeno oli o grassi vegetali, ma solamente burro, burro di cacao, olio extravergine di oliva o oli di semi di qualità.
Due caratteristiche molto importanti sono l'appetibilità e la sazietà: alcuni prodotti industriali sono progettati per essere delle vere e proprie droghe, un biscotto tira l'altro e non si riesce più a smettere di mangiarli.
Alcuni prodotti artigianali, invece, risultano più duri e croccanti, sono meno dolci o più leggeri a parità di volume: costringono a masticare di più e quindi saziano di più. In generale, purtroppo, l'indice di sazietà dei biscotti è piuttosto basso.

Qualità organolettiche

I biscotti sono tutti molto appetibili, anche se prodotti con ingredienti di scarsa qualità. Vale il principio che un prodotto non andrebbe scelto solo perche piace, ma anche in base alle sue caratteristiche nutrizionali. D'altronde è vero anche il contrario: non ha senso mangiare un prodotto che non piace solo perché ha caratteristiche nutrizionali notevoli.

Come scegliere

Da quanto detto si evince che chi fa fatica a mantenere il peso forma sarebbe meglio che utilizzasse i biscotti saltuariamente, come dolce occasionale e non come alimento principale della colazione o degli spuntini.
I biscotti prodotti senza grassi aggiunti, e in formati particolarmente "leggeri", come i pavesini o i biscotti per l'infanzia, garantiscono un rapporto tra appetibilità e calorie che li rende molto validi come spuntini, anche quotidiani.

Riassumendo, ecco le indicazioni di carattere generale da seguire:
  • È bene acquistare prodotti artigianali o semi artigianali piuttosto che quelli delle grandi marche, ma è bene evitare i prodotti sfusi se non è possibile un controllo degli ingredienti.
  • Leggere sempre l'etichetta nutrizionale ed evitare i prodotti contenenti margarina e oli/grassi idrogenati. Se contengono oli/grassi vegetali, accertarsi che questo ingrediente sia tra gli ultimi della lista (e quindi presente in minor quantità).
  • Orientarsi su biscotti che non causino l'effetto "uno tira l'altro", soprattutto se non riusciamo a dire basta.

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Cibi anti-Lucifero : ecco quelli giusti per sopportare l’afa e non ingrassare...

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Cibi anti-Lucifero: ecco quelli giusti per sopportare l’afa e non ingrassare...



Cibi anti-caldo per l'estate

La prima difesa contro il grande caldo e l’afa opprimente, dobbiamo costruirla a tavola. Scegliendo cibi leggeri e nutrienti, non sprecando salute con piatti inadatti alle temperature alte, ricordandoci che servono, in questi momenti, poche proteine e molta acqua.
Tante insalate, pasta fredda, carni magre e pesce, passati di legumi, yogurt, frullati, macedonie e soprattutto tanta frutta e verdura di stagione ricca non solo di acqua ma anche di carotenoidi, sostanze importanti per la protezione della pelle dai danni che possono verificarsi a causa dell’esposizione al sole: sono questi gli alimenti che vi permetteranno di contrastare l’afa estiva e allo stesso tempo mantenervi in linea.

Bevande per combattere il caldo estivo

Bevete inoltre almeno 2 litri di acqua al giorno ed evitate il consumo di bibite gassate e zuccherate. Evitate di pranzare spesso con il gelato in quanto carente dal punto di vista del quantitativo di carboidrati e vitamine: meglio optare per un pasto leggero da concludere poi con una piccola porzione di gelato.

Gli alimenti per combattere il caldo

Vediamo allora quali sono i cibi anti-caldo che durante la bella stagione non dovrebbero mancare sulla vostra tavola:

  • La zucchina: Si tratta di un ortaggio con un bassissimo valore calorico, composto per il 95 per cento da acqua. Ottima fonte di minerali (potassio, ferro, calcio e fosforo) e di vitamina A, vitamina C e carotenoidi, è in grado di favorire l’abbronzatura.
  • Il cetriolo: Costituito per il 96 per cento di acqua, contiene anche vitamina C, aminoacidi e sali minerali importanti come potassio, calcio, fosforo e sodio. Ammorbidisce la pelle rendendola più bella ed elastica, è un buon diuretico, rinfresca ed ha un’azione disintossicante. Un rimedio naturale utile anche per contrastare l’inestetismo delle occhiaie.
  • La menta: Perfetta sotto forma di tisana in caso di disturbi digestivi, la menta è una pianta utile anche in caso di mal di testa e raffreddore, gastriti e crampi allo stomaco. Adoperatela per impreziosire i vostri piatti unici estivi.
  • Il melone: Idratante e rinfrescante, il melone è composto per il 90 per cento di acqua ed un’ottima fonte di  vitamina A e C, fosforo e calcio. L’alta percentuale di potassio presente nella sua polpa ha effetti benefici anche sulla circolazione e sulla pressione arteriosa. Potete utilizzarlo anche per la preparazione di piatti creativi con cui convincere i bambini a mangiare la frutta.
  • La pesca: Composta per l’87 per cento di acqua, la pesca contiene  potassio e ferro ed è ricca di  vitamina C. Leggermente lassativa e diuretica, ha proprietà rinfrescanti e disintossicanti. Grazie alla presenza di calcio e potassio, è anche mineralizzante, tonificante e ricostituente, ottima per rafforzare denti e ossa, oltre a proteggere la pelle e gli occhi grazie alla presenza di beta carotene. Utilizzatela per preparare un delizioso centrifugato o tanti gustosi e sani ghiaccioli fai da te.
  • L’anguria: L’anguria, o cocomero, è il frutto estivo per antonomasia. La sua polpa di colore rosso è ricca di carotenoidi, sostanze antiossidanti fondamentali per contrastare i radicali liberi. È costituita per oltre il 90 per cento di acqua ma contiene anche una grande varietà di vitamine A, C, B e B6, e di sali minerali come potassio e magnesio, ottimi alleati per  combattere il senso di spossatezza che ci assale in estate. Questa caratteristica, insieme all’elevato contenuto di acqua, rende l’anguria un alimento dissetante, disintossicante e diuretico, motivo per cui è indicata in caso di ritenzione idrica, ipertensione, cellulite e gonfiori alle gambe.
  • Il pollo: La migliore delle carni "light". Ha un buon contenuto  proteico a cui associa un certo quantitativo di sodio, potassio, fosforo, magnesio, ferro, selenio e vitamine B1, B2 e PP. E’ molto digeribile.
  • La sogliola: La sogliola è magra, molto digeribile, ricca di proteine. Ha un sapore molto delicato ed è indicata anche per l’alimentazione dei bambini. Ecco come utilizzarla per la preparazione di tante deliziose polpette.

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DA OGGI VISITE ANCHE A DOMICILIO!!! COSA ASPETTI?

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Enrico Fonticelli

A NAPOLI E PROVINCIA, VISITE ANCHE A DOMICILIO.

Non sempre c’è il tempo per una visita dal nutrizionista, un appuntamento; i bambini sono a casa, bisogna preparare la cena o aspettare che qualcuno arrivi.
Allora risolviamo tutti questi problemi: vengo io da voi.

COME FUNZIONA?

Fissiamo un appuntamento per il primo colloquio in cui parleremo anche delle abitudini alimentari e, perché no, sbirceremo la dispensa.

QUANDO?

Decidiamo insieme giorno ed ora e io arrivo da voi. Più facile di così…

DOVE?

Direttamente a casa vostra!

Per il resto ci penso io! Vi preparo il piano di educazione alimentare, la dieta e i consigli adatti a voi, ve li spedisco e poi vengo a trovarvi periodicamente per verificare l’andamento della dieta aiutandovi anche nelle scelte dei prodotti da acquistare.

Per informazioni chiama il 388 7304549  o scrivi a sapereconsapore@gmail.com

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Educazione nutrizionale contro l'obesità

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Educazione nutrizionale contro l'obesità

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In questa fase il paziente deve acquisire le nozioni per imparare a gestire da solo la propria alimentazione, sia dal punto di vista qualitativo che da quello quantitativo.
Una delle cause del fallimento delle terapie tradizionali, infatti, è la totale assenza di educazione nutrizionale, che non consente di correggere le abitudini alimentari sbagliate. Una volta conclusa la dieta prescritta, si torna a mangiare come prima e si torna ad ingrassare.
L'educazione nutrizionale è sufficiente per risolvere la maggior parte dei casi di sovrappeso, mentre è solo un tassello della terapia dell'obesità, nella quale la componente psicologica e biologica sono molto potenti e vanno affrontati separatamente.

Educazione alimentare

I metodi sono simili a quelli della Educazione Cognitiva e Comportamentale, ovvero manuali integrati con lezioni di gruppo tenute da nutrizionisti preparati
In questa fase il paziente impara le regole di base della scienza dell'alimentazione: tenere un diario alimentare, pesare gli alimenti, contare le calorie, preparare pasti equilibrati e sazianti, ecc.
Con il passare del tempo, egli diventa sempre più esperto e libero di scegliere l'alimentazione che preferisce.
Se all'inizio la terapia è puramente prescrittiva o quasi, e il paziente deve seguire una dieta imposta dal nutrizionista, una volta che avrà imparato a gestire la propria alimentazione potrà costruire da solo il proprio piano alimentare.

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Frutti di bosco? Ottimi contro tumori e depressione...

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Frutti di bosco? Ottimi contro tumori e depressione...

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Prevengono l’insorgere di tumori, hanno un’efficace azione antidepressiva, difendono dalle malattie cardiovascolari, e seppure dolci aiutano a combattere il diabete: sono alcune delle sorprese che ci riservano le proprietà dei frutti di bosco. Sorprese documentate da numerosi studi scientifici.

Contro depressione e Alzheimer

Fragole, mirtilli e lamponi possiedono sostanze simili all’acido valproico, utilizzato in antidepressivi e in farmaci che curano i disturbi dell’ansia. La ricerca che ce lo rivela è stata condotta due anni fa dal “Torrey Pines Institute for Molecular Studies”. Oltre 1700 sostanze contenute in questi alimenti sono state messe a confronto con quelle impiegate nei farmaci che contrastano alcuni disturbi psicopatologici. Il risultato? I frutti di bosco aiutano il buon umore,migliorano la memoria e l’attenzione.
A supporto di quest’ultima affermazione, se non fosse abbastanza, intervengono i risultati di un’altra ricerca americana, condotta dalla Tufts University, che ci rassicura su un altro punto: questi alimenti aiutano anche a contrastare il declino cognitivo. Ciò vuol dire che sono un’arma contro patologie come la demenza e l’Alzheimer.

Per colesterolo e malattie cardiovascolari? Arrivano le fragole

Che fanno bene alla pelle lo sapevamo già: schiacciate e cosparse sul in volto aiutano a prevenire le rughe, tonificare la pelle, curare le scottature. E questo perchè contengono tanta vitamina C, che combatte l’azione dei radicali liberi.
Ciò che forse non sospettavamo è che le fragole sono un toccasana per il colesterolo, e stavolta a dircelo sono i risultati di studi nostrani, condotti da un gruppo di ricercatori italiani e spagnoli e coordinati da Maurizio Battino, ricercatore dell’Università Politecnica delle Marche. Scopriamo così che, oltre a ridurre i livelli di colesterolo totale nel sangue, il consumo di questo frutto aiuta a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari riducendo il rischio d’infarto, e migliora la funzionalità delle piastrine.

Mirtilli neri: alleati dei vasi sanguigni

Proteggono dalla sindrome metabolica, l’insieme di una serie di squilibri metabolici che aumentano il rischio di malattie cardiovascolari e di diabete, e questo perché fanno veramente miracoli alla salute dei vasi sanguigni.
La presenza di polifenoli, contenuti in questi frutti, ne aumenta infatti la capacità di contrazione e rilassamento: un dato interessante soprattutto per chi, affetto da obesità, vede compromesse le prestazioni dei vasi.
Anche stavolta la fonte è autorevole: si tratta di uno studio pubblicato da un gruppo di ricercatori dell’Università del Maine sulla rivista Applied Physiology, Nutrition, and Metabolism.

Lamponi: attivi nella lotta ai tumori

Oltre a prevenire infiammazioni, malattie cardiovasciolari, diabete e obesità, “vegliano” sulla salute dell’intestino grazie all’alta concentrazione di acqua e fibre in essa contenuta. Ma sono soprattutto uno scudo antitumorale grazie all’abbondante presenza di antiossidanti, che difendono le cellule dallo stress ossidativo e inibiscono la crescita di cellule neoplastiche. Quanto detto vale soprattutto per i lamponi neri che di antiossidanti sono ancora più ricchi, informazione che riceviamo da uno studio condotto dal team di ricerca dell’Ohio State University Comprehensive Cancer Center.
Vi state chiedendo se basta un cestino di lamponi al mese a prevenire i tumori? Se lo sono chiesto anche altri ricercatori americani, che in seguito ai risultati rilasciati dal Cancer Center hanno pensato di ideare delle caramelle al lampone che, mantenendo inalterate le qualità del frutto, ne conservano gli effetti benefici.

More schierate in difesa dello stomaco

Vale per le more ma vale in realtà anche per i lamponi: contengono gli ellagitannini, molecole che svolgono una funzione antinfiammatoria per lo stomaco.
Uno studio condotto dall’Università di Milano e il Centro Ricerca e Innovazione di San Michele all’Adige ci dice a chiare lettere che questi frutti aiutano a contrastare ulcere e gastriti.

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Cosa c’è da sapere sullo zucchero nei cibi?Vediamolo insieme..

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Cosa c’è da sapere sullo zucchero nei cibi?Vediamolo insieme..

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Mai come in questi ultimi anni si è data tanta importanza a questo alimento. Ma perché solo adesso?
Vi ricordate l’abbondanza dei cibi FAT-FREE sugli scaffali del supermercato negli anni 80-90? Una vera e propria invasione. Ancora oggi si possono trovare alcuni prodotti, soprattutto latticini, ma niente a che vedere con l’offerta di quegli anni.
I nuovi trend alimentari nascono molto spesso da campagne marketing mirate che trasformano i risultati di nuove scoperte scientifiche in vere e proprie fobie alimentari. In quegli anni, la scoperta che il consumo di alimenti con elevato contenuto di grassi saturi animali poteva aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, aveva generato una e vera propria tendenza di mercato FAT-FREE, soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito, con una vera ossessione per le calorie.
Per ridurre le calorie dell’alimento e renderlo FAT-FREE, parte del grasso veniva sostituito con carboidrati meno calorici (4 vs 9 calorie per grammo), generando un aumento del contenuto di zucchero in quasi tutti i cibi confezionati, inclusi quelli considerati dietetici, salutari o quelli per bambini. Oggi sta accadendo lo stesso fenomeno con i popolarissimi alimenti GLUTEN FREE.

Come non farvi ingannare dalle etichette?

Vi faccio un esempio pratico. Un cucchiaino di zucchero corrisponde a circa 5 g di zucchero granulato, un normale succo di frutta per bambini può contenere fino ad un equivalente di 5 cucchiaini di zucchero (circa 20 g leggete zucchero sotto la voce carboidrati) che equivale all’incirca alla razione giornaliera di zucchero per un adulto sano (6 cucchiaini ) secondo le linee guida della World Health Organization (Global Action Plan for NCDs 2013-2020).  Nel 2003, sempre secondo la WHO, il consumo medio pro-capite giornaliero globale era 58 g per persona, nel 2013 ha raggiunto 63g. Nel 2008, l’assunzione giornaliera media in UK era 76,7 grammi al giorno, che equivale a ben 19 cucchiaini di zucchero al giorno.

Come districarsi con i cibi che sono sulla nostra tavola tutti i giorni?

Qua ci sono varie possibilità. Diciamo che per prima cosa bisogna valutare l'effetto che ha l'alimento sulla glicemia nel sangue. Il cibo una volta ingerito viene digerito e trasformato in glucosio, acidi grassi e aminoacidi. Il glucosio per entrare nelle cellule e trasformarsi in energia ha bisogno di alcuni specifici trasportatori GLUT e dell’ormone insulina, prodotta dal pancreas, che fa entrare il glucosio nella cellula con i “suoi tempi” creando una curva glicemica. Per semplificare, se l’alimento contiene per la maggior parte zucchero la curva glicemica avrà un andamento a picco molto rapido con un conseguente aumento di insulina, se l’alimento contiene solo grassi o proteine la curva glicemica sarà quasi piatta.
Esistono diversi valori che posso aiutare a distinguere l’effetto di un alimento sulla glicemia: l’indice glicemico, il carico glicemico e  il carico insulinico. Questi indici, se pure riduttivi e facilmente trovabili online, valutano l’impatto dell’alimento sulla glicemia e insulinemia, e sono importanti per districarsi tra le varie categorie alimentari. Le mandorle ad esempio, una volta bandite dalle diete ipocaloriche, sono ritornate in auge come snack salutare perché hanno un indice glicemico basso, ovvero hanno un effetto moderato sulla glicemia. Attenzione la mandorla è un cibo ad alto valore nutrizionale, la panna montata pur avendo un indice glicemico basso ha un valore nutrizionale irrilevante anche se buona. L’avocado ad esempio essendo composto prevalente di grasso ha un indice glicemico praticamente nullo.
Una dieta a basso carico insulinico rimane fondamentale per prevenire o tenere sotto controllo patologie metaboliche come il diabete e sindrome metabolica caratterizzate da insulino-resistenza. Fino adesso, i dati in letteratura supportano che il metabolismo del glucosio possa svolgere un ruolo nell’eziologia del cancro al pancreas. Sembra però che una dieta a basso carico glicemico possa diminuire il rischio di cancro al pancreas solo in quegli individui che hanno già una tendenza ad avere insulino-resistenza come nel caso di diabete e sindrome metabolica.

Witteman JC Willett WC  Stampfer MJ et al 1989 A prospective study of nutritional factors and hypertension among US women Circulation 80 5 1320-7
Bao Y Nimptsch K Wolpin BM et al 2011 Dietary insulin load, dietary insulin index, risk of pancreatic cancer  American Journal of Clinical Nutrition 94 3 862-8

Dott.Enrico Fonticelli
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Cibi e cattive abitudini alimentari?Ecco alcuni consigli...

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Cibi e cattive abitudini alimentari?Ecco alcuni consigli...

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Mangiamo tante verdure, facciamo attività fisica tutti i giorni e abbiamo anche rinunciato a quel dolce di troppo che ci concedevamo insieme al caffè, eppure la bilancia, inevitabilmente, non ci restituisce il peso che vorremmo. Stiamo sbagliando qualcosa, ma cosa?
L’errore sta probabilmente nell’eccessivo consumo di cibi che ci fanno ingrassare, come carni grasse, insaccati, latticini, formaggi e cibi confezionati, ma anche nel mantenere alcune cattive abitudini che remano contro la nostra forma fisica, talvolta senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.

Come riconoscere alimenti e abitudini che ci fanno perdere peso

Per capire se un alimento sia poco salutare è importante prestare attenzione ai suoi valori nutrizionali e tenere sempre a mente che tutto ciò che non è fresco e che contiene molte sostanze utili alla conservazione non è esattamente un toccasana per il nostro organismo, né per la linea.
Meglio dunque stare lontani da cibi ipercalorici e ricchi di additivi, che hanno un impatto sulla nostra forma fisica e rappresentano un fattore di rischio per sovrappeso e obesità, ma anche da verdure surgelate o piatti di pasta già pronti da riscaldare, ricchi di sostanze che rallentano il nostro metabolismo e, di conseguenza, l’assorbimento delle sostanze nutritive attraverso gli alimenti. Il risultato, infatti, è che il corpo riceve una quantità minore di sostanze utili e accumula una maggior quantità di grassi.

Le cattive abitudini che ci fanno ingrassare

Al contrario di quanto spesso si pensi, gli alimenti che assumiamo non sono gli unici responsabili del sovrappeso: parte della colpa dei chili di troppo è in parte imputabile, infatti, alle consuetudini talvolta errate che costituiscono la nostra quotidianità e che, giorno dopo giorno, minano la nostra salute e forma fisica.
Vediamo, nello specifico, quali sono queste cattive abitudini in cui molti cadono<.

  • Saltare la colazione

Tra gli errori più sottovalutati c’è quello di saltare la colazione. Non fornendo al nostro organismo le sostanze necessarie ad avviare la giornata, stimoliamo l’attivazione di una condizione di “emergenza” per cui tutto ciò che verrà ingerito e assorbito durante il giorno sarà assimilato dal nostro organismo come riserva, e non come nutrimento vero e proprio. Il metabolismo, in questi casi, rallenta come se si trovasse in una condizione di “risparmio di energia”, perché non ne riceve a sufficienza.

  • Consumiamo troppi cibi "light"

Quando, invece, acquistiamo e consumiamo cibi “light” spesso ci sembra di comportarci in maniera corretta, tuttavia è bene sapere che non si tratta di alimenti dietetici,in quanto se da un cibo vengono eliminati i grassi, probabilmente verranno aggiunte altre sostanze per bilanciare la carenza. Inoltre, mangiare "light" ci stimola spesso a mangiare di più”. Il risultato è che riduciamo l’apporto di grassi, ma aumentiamo quello di tutte le altre componenti, sbilanciando l’equilibrio nutrizionale di proteine, vitamine e carboidrati che dovremmo tenere in considerazione durante ogni pasto.

  • Mangiare troppo velocemente

Un’altra cattiva abitudine è quella di non ritagliarsi abbastanza tempo per mangiare: nulla di più sbagliato, perché ci vogliono circa 30 minuti per fa sì che la digestione si attivi in tempi ottimali. Inoltre, mangiando troppo velocemente ingeriamo anche molta aria, causa di una condizione di gonfiore addominale che può diventare addirittura cronica.

  • Abbuffata a cena

Che dire poi della tendenza a mangiare di più a cena? Anche in questo caso stiamo commettendo un errore, perché un eccessivo senso di pesantezza e sazietà potrebbe avere delle ripercussioni sui pasti del giorno successivo (ad esempio, causandoci una totale assenza di fame a colazione), ma anche sul sonno, disturbato a causa delle difficoltà della digestione: ne consegue un ulteriore rallentamento del metabolismo.
Ancor peggio facciamo se, dopo cena, ci concediamo una tazza di latte con i biscotti: si tratta infatti di uno spuntino non necessario che potrebbe contribuire a farci ingrassare.

  • Disidratazione e abbondanza di sale

Infine, tendiamo a sottovalutare i problemi connessi alla ritenzione idrica che è legata al nostro metabolismo. In primo luogo, quindi, è fondamentale assumere acqua e liquidi a sufficienza durante la giornata. Per valutare quanta acqua bere, gli esperti consigliano di seguire alcune regole: non aspettare la sete, non bere solo durante i pasti e integrare la dieta con tisane ed infusi. In questo modo sapremo sostenere il nostro organismo nelle sue funzioni di purificazione e disintossicazione, evitando un rallentamento del metabolismo.
In secondo luogo, molti studi sottolineano l’eccesso di consumo di sale nella dieta quotidiana. Anche questo fattore va a favorire la ritenzione idrica e l’aumento di peso. “Bisogna piuttosto ampliare la prospettiva: il sale spesso è contenuto già negli alimenti, soprattutto in quelli ricchi di conservanti e confezionati.” Quindi l’ideale è ridurre l’integrazione salina nei cibi che prepariamo e prediligere alimenti freschi.

Restare in forma: i consigli del nutrizionista

Esistono anche alcune piccole strategie che possiamo mettere in atto tutti i giorni per mantenerci in forma e poterci sedere a tavola in salute, vediamo quali sono:

Curare la prima colazione

Per correggere le cattive abitudini possiamo cominciare sempre con una prima colazione bilanciata e salutare. L’importante è che non ci siano solo zuccheri, ma anche proteine (yogurt magro, latte o frutta secca), carboidrati (fette biscottate integrali) e magari una marmellata senza o con poco zucchero.

Fare uno spuntino

Un’abitudine salutare è quella di ritagliarci il tempo per fare uno spuntino a metà mattinata o a metà pomeriggio: l’obiettivo è mantenere la digestione attiva, facilitando il metabolismo.
Inoltre, è importante che i pasti principali siano preparati con attenzione ai parametri nutritivi, mantenendo il corretto bilanciamento tra carboidrati, proteine e fibre.

Prestare attenzione a cotture e condimenti

Scegliere la modalità di cottura e il condimento più adatto assume un ruolo importante per permetterci di mantenere una corretta forma fisica. Alla frittura è meglio preferire la cottura a vapore o la bollitura, mentre per la carne la soluzione più sana è la piastra.
Per quanto riguarda il condimento, invece, è consigliato scegliere l’olio extravergine di oliva (EVO) perché, da un punto di vista nutrizionale è migliore degli altri. Inoltre, per insaporire i cibi senza abbondare con il sale,si  consiglia di impiegare spezie ed erbe aromatiche che hanno più benefici.

Diffidare delle diete "fai da te"

Infine, per dimagrire è indicato affidarsi ad un professionista e diffidare delle molte “diete fai da te” che promettono di farci perdere peso troppo in fretta. La conseguenza è, invece, spesso l’ “effetto yo-yo”, per cui i chili perduti vengono ripresi molto in fretta, aumentando anche il senso di stress e frustrazione. Un meccanismo che, secondo alcuni recenti studi scientifici, è di per sé un fattore di rischio per sovrappeso e obesità, poiché lo stress blocca il metabolismo anche nei soggetti più consapevoli.
Particolare attenzione devono prestare, poi, tutti coloro i quali sono soggetti a problemi cardiovascolari, disfunzioni metaboliche ed eccessivo colesterolo nel sangue. In questo caso, i cibi che fanno ingrassare hanno un duplice effetto negativo, sulla forma fisica e sull’organismo a 360 gradi. Per questo motivo, potrebbe essere utile seguire un vero e proprio programma alimentare in modo da affrontare con serenità questo tipo di rischi senza dover rinunciare ad un’alimentazione gustosa.

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Cosa è l'amido modificato? Scopriamolo insieme...

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Cosa è l'amido modificato? Scopriamolo insieme...

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L'amido modificato è un prodotto molto utilizzato dall'industria alimentare, come addensante, stabilizzante, gelificante, emulsionante.
L'amido nativo spesso perde la sua funzione quando sottoposto a processi di trasformazione degli alimenti: modificandolo in modo opportuno, si riesce ad aumentare una determinata caratteristica (viscosità, consistenza, tendenza alla retrogradazione, tempo di gelatinizzazione), o a fare in modo che essa rimanga inalterata in condizioni particolari (riscaldamento, congelamento, refrigerazione, acidità, modalità di conservazione, tempo di conservazione, ecc).
L'amido modificato viene prodotto essenzialmente in tre modi:
  • tramite processi chimici: tipicamente tramite aggiunta di gruppi acetato, idrossipropilato, adipato, per eterificazione o esterificazione, oppure tramite trattamento con acidi o basi, o ancora per sbiancamento con perossido di idrogeno;
  • tramite processi fisici, ad esempio con trattamento ad alta temperatura in ambiente acquoso, per gelatinizzare l'amido;
  • tramite processi enzimatici, per produrre maltodestrine e destrine.
Gli amidi modificati sono additivi alimentari, e quindi vengono indicati con la lettera E, seguita da un numero, anche se questi additivi, negli alimenti nei quali vengono utilizzato, sono quasi sempre riportati con il loro nome, probabilmente perché non evocativo di un prodotto non genuino.

Ecco gli amidi modificati più utilizzati: E1400 (destrine),  E1402,  E1403 (amido sbiancato),  E1404 (amido ossidato),  E1405 (maltodestrina e ciclodestrina),  E1410,  E1412,  E1413, E1402,  E1420,  E1440, E1442, E1450,  E1451.

Sicurezza dell'amido modificato

L'amido modificato è considerato un prodotto assolutamente sicuro, visto che l'EFSA non ne ha stabilito una dose massima giornaliera, impone solamente di indicarne l'origine (amido modificato di mais, di patate, ecc).
Per quanto riguarda la genuinità dei prodotti contenenti amido modificato, bisogna valutare caso per caso. Diciamo che può essere tollerato in tutti quei prodotti che prevederebbero naturalmente l'uso di amido come addensante (creme, budini, ecc) e nei prodotti light che di base non sono genuini al 100%, di certo non tollererei mai l'utilizzo di amido modificato in un salume, dove probabilmente  sarebbe aggiunto per utilizzare meno carne, sostituendola con acqua e amido gelatinizzato!

Dove vengono utilizzati gli amidi modificati

L'amido modificato è utilizzato soprattutto come addensante, nei prodotti con una consistenza gelatinosa o cremosa, per esempio negli yogurt e nelle salse (ketchup, mayonese, ecc), nei dessert cremosi, ecc.
L'amido pregelatinizzato è utilizzato nei preparati per dolci al cucchiaio istantanei: in questi prodotti è sufficiente aggiungere acqua fredda (o latte) al preparato in polvere per ottenere un composto denso e cremoso, mentre con l'amido nativo occorrerebbe il riscaldamento.
L'amido modificato viene utilizzato in moltissimi prodotti light, per sopperire alla ridotta quantità di nutrienti (soprattutto di grassi), che vengono sostituiti "fisicamente" dall'amido gelatinizzato, che apporta sì calorie, ma occupa molto spazio a parità di calorie.
Gli amidi modificati trovano utilizzo anche nei prodotti non alimentari, per esempio nell'industria degli adesivi, nell'industria tessile, in quella cartiera e in quella farmaceutica, per produrre le capsule che contengono i medicinali.

Amido geneticamente modificato

L'amido modificato non è da confondere con l'amido geneticamente modificato, che si riferisce non tanto a modificazioni della struttura della molecola di amido, quanto a modifiche al DNA delle piante dal quale l'amido viene prodotto. L'amido attualmente utilizzato come additivo alimentare, nell'Unione Europea, non è certamente OGM perché le leggi impediscono di utilizzare cibi OGM senza dichiararlo in etichetta.

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Cibi in spiaggia: dopo quanto tempo si può fare il bagno?

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Cibi in spiaggia: dopo quanto tempo si può fare il bagno?

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Dopo pranzo in spiaggia, la domanda fatidica che ciascuno di noi si pone sempre è “dopo quante ore si può fare il bagno?”. La risposta ufficiale di un tempo era sempre “almeno 3 ore!”. E, i bambini lo sanno bene, aspettare tutto quel tempo sotto l’ombrellone a volte sembra un’impresa impossibile. Così molti ricorrono alla tecnica del tuffo immediato, subito dopo mangiato. Davvero non è pericoloso? Per sapere una volta per tutte cosa è giusto e cosa no e non correre rischi inutili, diamo uno sguardo al nostro apparato digerente.

Quando comincia la digestione?

Appena ingeriamo il primo boccone e iniziamo a masticare, in quel preciso istante parte la digestione. Quindi rispondendo a questa semplice domanda ci troviamo a sfatare un mito: tuffarsi in acqua subito dopo pranzo è una pessima idea. In pratica la masticazione è il primo passaggio della digestione. Questa semplice azione, fa si che lo stomaco si prepari ad accogliere il cibo, così inizia sin dal primo boccone a produrre succhi gastrici. E, soprattutto, da questo momento parte il reclutamento del sangue indispensabile all’apparato digerente.
Proprio questo dirottamento del sangue è la vera chiave del problema. Durante la digestione, migrano verso lo stomaco circa 2 litri di sangue, con compito di agevolare le funzioni di assorbimento del cibo. Questa deviazione è importante e potrebbe provocare seri problemi in caso si svolgano attività faticose.
Se infatti facciamo sforzi fisici intensi, anche i muscoli avranno bisogno di più sangue. Per questo è sconsigliato praticare uno sport dopo aver mangiato. Nel caso del nuoto poi ci sono anche altre controindicazioni. La temperatura dell’acqua, infatti, è notoriamente più bassa di quella corporea , in quanto entrando in mare o in piscina si subisce una variazione termica di una decina di gradi circa, rischiando una congestione.

Come funziona la congestione?

Qualsiasi sbalzo termico provoca una caduta rapida della pressione periferica. In pratica, se il corpo è sottoposto al freddo, il sangue tende a spostarsi repentinamente dallo stomaco al resto del corpo, lasciando sprovvisto l’apparato digerente e bloccandone il lavoro. Tutto il corpo ne risente, arrivando a sintomi che vanno dalla nausea fino allo svenimento.
Se la persona che ha il malore sta passeggiando sulla terraferma, il problema si risolve rapidamente. Anche chi si trova in riva al mare e non si sente bene, può essere facilmente soccorso. Ma se l’interessato è al largo o in piscina, dove non si tocca, si rischiano contemporaneamente shock e annegamento.

Occorre dunque prestare attenzione a tutti i segnali che il corpo manda: nausea, eruttazione e vomito sono senz’altro da ritenere significativi e da prendere subito in considerazione.
La congestione non si verifica solo facendo il bagno: anche bere una bibita ghiacciata o ingerire cibi molto freddi a fine pasto, può provocare un forte stress allo stomaco.

Quanto tempo bisogna aspettare prima di fare il bagno?

La quantità di ore che occorrono prima di fare il bagno dipende da quanto e cosa si è mangiato. Per esempio se abbiamo fatto una normale colazione con latte, caffè, pane burro e marmellata, bisognerà aspettare un paio di ore. Se vogliamo accorciare i tempi, è sufficiente mangiare un po’ di frutta: dopo un’ora si potrà già fare il bagno.
Circa la leggerezza e la digeribilità dei cibi, c'è qualche mito da sfatare. In apparenza, per esempio, un semplice panino con prosciutto e formaggio potrebbe ritenersi innocuo. No, niente di più sbagliato: ogni volta che ingeriamo proteine animali, come quelle contenute in roast beef, prosciutto e salumi in genere, ma anche nei formaggi, il tempo di digestione da calcolare è subito di 2-3 ore.
E i tempi si possono ancora allungare: se per esempio facciamo un pranzo normale, magari neanche troppo abbondante, ma con tutte le portate, dall’antipasto al dolce occorreranno almeno 4 ore. E se le porzioni aumentano, bisognerà aspettare anche di più.

Cosa mangiare in spiaggia?

La prima indicazione è di fare attenzione anche alle bevande. Se si mangia senza bere, la digestione è più veloce. Quindi il consiglio è di bere sempre lontano dai pasti: acqua e bibite diluiscono i succhi gastrici.
Il pranzo ideale è un piccolo piatto di pasta condito con il pomodoro fresco crudo, un filetto di pesce e un pezzetto di focaccia: per digerire un pranzo simile bastano 2 ore e mezza.
Ci sono anche cibi leggeri per i quali occorrono da 20 minuti a meno di 2 ore e sono: caffè, cocomero, latte scremato, frutta, frullati di frutta e verdura, gelati alla frutta.
Gli alimenti da evitare in spiaggia invece sono: carne alla griglia, salumi, acciughe salate, piselli, lenticchie e fritture. Sono tutti pesantissimi, anche se consumati singolarmante e la loro digestione può richiedere persino 5 ore.

Chi rischia di più?

Per chi fa attività sportive specifiche, anche a solo livello amatoriale, occorre prestare  più attenzione: oltre allo shock per la temperatura, si unisce quello dovuto allo sforzo muscolare.
Poi c'è chi rischia più degli altri: in particolare, chi pratica attività subacquee dovrebbe immergersi a stomaco vuoto. Tutti i sub conoscono le regole che vanno rispettate con grande rigore: si fa una colazione leggera e ci si immerge solo quando la digestione è completata, perché i rigurgiti durante le immersioni sono pericolosissimi. Mettono a rischio la vita.
In genere, quindi, lo ripetiamo, per essere certi che non ci siano pericoli occorre aspettare circa 2-3 ore e, quando finalmente si va in acqua, meglio ancora seguire alcune precauzioni: è bene procedere gradualmente, mettere prima le gambe in acqua, bagnarsi piano piano la pancia e le ascelle e poi tuffarsi.
Soprattutto se si è stati al sole la temperatura corporea sarà molto alta e l’immersione lenta riduce lo stress dell’escursione termica. Dopo pranzo si può sempre passeggiare a riva o fare una doccia per rinfrescarsi: il problema è solo connesso all’immersione di tutto il corpo.
Per quanto riguarda nello specifico i bambini, le regole che valgono per noi sono identiche anche per loro. Con un paio di aggravanti: per i bambini anche la riva può nascondere qualche insidia. Se un bambino non si sente bene e cade dove l’acqua per noi arriva al ginocchio, c’è il rischio di annegamento. I tempi di annegamento per i piccoli oltretutto sono più rapidi rispetto all’adulto. Senza angosciarsi, occorre tuttavia essere prudenti, calcolare bene i tempi prima di permettere il tuffo e osservare con attenzione le prime reazioni del bambino. Se una volta in acqua ha mal di pancia o fa qualche rutto, è il caso di farlo uscire e riprovare più tardi.

E se una persona non si sente bene, cosa possiamo fare?

Occorre portarla immediatamente lontana dall’acqua, farla sdraiare all’ombra, alzare le gambe, coprire la pancia e tenerla al caldo. Se i sintomi continuano è meglio chiamare immediatamente il 118.

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Congelare in modo corretto? Ecco alcuni consigli per non sbagliare...

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Congelare in modo corretto? Ecco alcuni consigli per non sbagliare...

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Congelare è un metodo comodo per avere a disposizione sempre i vostri cibi preferiti, ma occorrono regole precise per evitare di rovinare gli alimenti e minare la vostra salute

Congelare gli alimenti è uno di quei metodi che permette di poter assaporare i cibi preferiti anche quando non sono più di stagione, o di poter organizzare una cena tra amici anche all’ultimo momento. Occorre farlo bene, però, altrimenti il rischio è di lasciar deperire gli alimenti, alterandone le proprietà nutrizionali, senza poterli più gustare, o procurandovi qualche malessere. Carne, verdure, frutta, formaggi e pesci richiedono accorgimenti specifici e contenitori diversi, per non commettere errori.

Congelare e surgelare non sono la stessa cosa

Per prima cosa chiariamo un facile malinteso: tra congelare e surgelare c’è una differenza. Il primo procedimento è quello che si ottiene con il freezer di casa, il secondo invece si può fare soltanto con strumenti professionali e riguarda quindi i cibi industriali. Congelare infatti significa raggiungere in molto tempo (circa 24 ore) una temperatura vicina ai -15°. Durante questo tempo si ha la formazione di grandi cristalli di ghiaccio e la conseguente rottura delle strutture cellulari del cibo congelato.
Una volta scongelato, il prodotto avrà una consistenza più molle e meno compatta. Con la surgelazione, invece, il raffreddamento a bassissime temperature (anche -80°) avviene in tempi brevissimi e i cristalli che si formano sono minuscoli, quindi una volta scongelato, l’alimento mantiene la stessa consistenza di quello fresco.

Congelare sì, congelare no

Non tutti i cibi, però, si possono congelare: la regola dice che i fattori in grado di influenzare la conservabilità di un alimento sono il quantitativo di acqua e di grasso contenuto: più ce ne sono, meno bene si conserva un cibo. Per questo motivo è impossibile congelare creme a base di uova come maionese e crema particcera. Per tutti gli altri cibi occorrono regole precise.

Vediamo insieme quali:

Carne: se si tratta di macinato, si conserva fino a tre mesi. Bistecche di manzo o di maiale si possono congelare anche fino a sei mesi, il pollame, spiumato e privato delle interiora, rimane anche sino a 9 mesi.
Meglio non congelare invece le carni lavorate, come i prosciutti: perdono consistenza e profumi.

Pesci: vanno congelati freschissimi perché sono alimenti delicatissimi e rischiano di contaminarsi subito con batteri e parassiti. Prima di congelarli vanno eviscerati ed eventualmente squamati. Una volta lavati, vanno asciugati e riposti in sacchetti appositi e chiusi il più ermeticamente possibile. Si conservano sino a 6 mesi.
I crostacei possono essere congelati a crudo, o dopo averli scottati pochi minuti in acqua bollente. Potete sgusciarli o lasciarli interi e si conservano per 6 mesi. I molluschi come cozze e vongole, invece, vanno fatti aprire prima di congelarli, e poi conservati in un contenitore ermetico con parte della loro acqua. Meglio non conservarli troppo a lungo, tre mesi è il tempo ideale.
I polpi, puliti, si possono chiudere in sacchetti appositi e lasciare nel freezer per sei mesi.

Verdure: di norma vanno pulite, lavate e asciugate prima di essere racchiuse in sacchetti e poste nel congelatore. Non tutte, però, si prestano a questo metodo di conservazione: pomodori, insalate e cetrioli, una volta scongelati perdono consistenza, per via dell’alto livello di acqua che contengono. I funghi vanno puliti con un pennellino o con della carta assorbente, ma mai lavati con acqua.

Frutta: si può congelare quasi tutta, meglio evitare ananas, melone e anguria, troppo ricchi di acqua. Per mirtilli e frutti di bosco, per evitare che si raggruppino tutti, disponeteli su una teglia e fateli congelare così. Una volta gelati, sistemateli negli apposisti contenitori di vetro.

Latte e formaggi: si congelano perfettamente il latte, la panna e alcuni formaggi freschi. Fatene porzioni piccole, confezionandole singolarmente. Meglio evitare di congelare formaggi stagionati: il freddo ne romperebbe le cellule, facendoli a pezzi. Utilizzate contenitori di vetro chiusi ermeticamente. Nel caso di liquidi, ricordate che congelandoli, il loro volume aumenta. Per questo motivo lasciate sempre uno spazio tra il liquido e il coperchio, per evitare che il contenitore esploda.

Pane e pasta ripiena: sono i cibi che più spesso vengono congelati. Il pane si conserva per un mese chiuso in un sacchetto apposito. La pasta ripiena come tortelli o agnolotti, si conserva cruda, disposta prima su vassoi ben infarinati e poi, una volta gelata, sistemata in sacchetti adeguati.

Congelare i cibi cotti

Nel congelatore potete sistemare anche cibi già cotti, per averli pronti in poco tempo. Basterà conservarli in contenitori di vetro o di carta stagnola, coprirli bene con un tappo o coperchio, ed etichettarli. Ricordate sempre che un cibo scongelato non può essere ricongelato, ma consumato entro le 24 ore dallo scongelamento definitivo.

Cibi caldi, no grazie!

Se avete preparato due teglie di parmigiana di melanzane o il vostro arrosto preferito e volete congelarli per consumarli il giorno di ferragosto, perfetto, l’importante è che abbiate la pazienza di aspettare che si siano raffreddati del tutto prima di sistemarli nei contenitori specifici e richiuderli nel vostro freezer. Un cibo introdotto caldo abbassa la temperatura del vostro freezer e rischia di compromettere la conservabilità di tutto ciò che avete congelato.

Evitate freezer ricolmi

Una buona congelazione dipende anche da quanto il vostro freezer sarà pieno: troppi alimenti stipati uno vicino all’altro non permettono il circolo dell’aria e la formazione del ghiaccio, necessaria per evitare il proliferare di batteri e parassiti, dannosi per la salute. Ricordate poi che ogni pacchetto va etichettato con nome del contenuto e data del confezionamento. Questo vi eviterà di scongelare un pezzo di tonno invece di uno di filetto e di non lasciare nel freezer alimenti vecchi e ormai andati a male.

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Eccesso di zucchero nel sangue? Vediamo insieme i sintomi...

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Eccesso di zucchero nel sangue? Vediamo insieme i sintomi...

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Sei costantemente affamato? Questo è solo uno dei sintomi di eccesso di zucchero nel sangue. La maggior parte pensa che solo i diabetici sono affetti da un aumento di zucchero nel sangue, ma la verità è che chiunque può avere questo tipo di sintomi causati da cibi molto dolci che dovrebbero essere evitati da tutti, come bibite, caramelle, torte o biscotti ripieni.
A seconda di ciò che si mangia, tutti possono avere un aumento degli zuccheri nel sangue. Il vero problema è quando i livelli di zucchero nel sangue rimangono elevati per un lungo periodo di tempo, che può causare gravi problemi di salute.
Oltre al cibo, anche altri fattori possono causare l’aumento della glicemia, ad esempio:
  • L’uso di droghe chimiche
  • Alcuni problemi di salute
  • Stress
  • La mancanza di esercizio fisico
Trovarsi con un livello elevato di zucchero non significa necessariamente che si ha il diabete, essendo solo un sintomo. Altri sintomi che possono indicano un eccesso di zucchero nel sangue sono:
  • Secchezza delle fauci
  • Aumento della sete
  • Stimolo ad urinare frequentemente
  • Fame costante
  • Estrema stanchezza
  • Pelle secca
  • Aumento di peso e grasso addominale in eccesso
  • Difficoltà di concentrazione
  • Offuscamento della vista
  • Infezioni ricorrenti
  • Problemi di stomaco
  • Problemi nervosi
  • Lenta guarigione delle ferite e tagli
  • Impotenza
Per ridurre questi sintomi, si raccomanda il consumo di alimenti a basso indice glicemico. Se non si è diabetico, può essere sufficiente a risolvere il problema.
Gli alimenti con basso indice glicemico vengono digeriti e assorbiti lentamente dal corpo e producono un aumento graduale ed equilibrato di zuccheri nel sangue. Questi alimenti sono molto benefici per la salute perché riducono i livelli di zucchero nel sangue e la resistenza all’insulina.
Le diete a basso indice glicemico hanno anche benefici in termini di controllo del peso perché aiutano a controllare l’appetito.
Ma ricordate, per iniziare una dieta, è sempre importante consultare uno specialista!

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Il sodio nell'alimentazione

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Il sodio nell'alimentazione

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L'importanza di una dieta povera di sodio

Il sodio è un elemento essenziale che il nostro corpo assume attraverso l'alimentazione, e in un soggetto adulto è presente complessivamente nei liquidi extracellulari, nelle ossa e nella cartilagine, per un totale di 92 grammi. Il sodio viene utilizzato dall'organismo umano per regolare la concentrazione del plasma e dei liquidi esterni alle cellule, e se presente in notevoli quantità, può essere causa di edema ed ipertensione.
Il fabbisogno giornaliero di sodio secondo le indicazioni europee ed italiane dovrebbe essere nell'intervallo tra i 0,6 ed i 3,5 grammi,mentre le RDA americane indicano livelli leggermente inferiori(0,5-2,3g/die) e l'assunzione di questa quantità è assicurata da una DIETA bilanciata, senza necessità di aggiungere il sale ai nostri cibi. Il sodio infatti è già presente in molti dei prodotti che abitualmente consumiamo, come tutti gli alimenti che derivano da conserve (sughi, verdure in salamoia, latte, carni, pesce...), mentre in misura minore si ritrova anche in alimenti di origine vegetale (frutta e verdura, cereali...).

Ecco alcuni esempi dei cibi più comuni ricchi di sodio:

- Salsa di soia, 6 grammi ogni 100 grammi
- Salame Milano, 2.1 grammi ogni 100 grammi
- Prosciutto crudo di Parma, 1.5 grammi ogni 100 grammi
- Ketchup, 1.1 grammi ogni 100 grammi
- Salmone affumicato, 0.7 grammi ogni 100 grammi
- Pizza al pomodoro, 0.7 grammi ogni 100 grammi

Il sodio è il principale elemento che costituisce il sale, con cui normalmente cuciniamo e condiamo i nostri piatti: ad ogni grammo di sale da cucina, corrispondono ben 0.4 grammi di sodio. Il consumo eccessivo, soprattutto se prolungato, di questa sostanza, oltre a favorire l'ipertensione nei soggetti predisposti, pone a rischio osteoporosi, poichè il lavoro dei reni viene diretto verso una maggiore eliminazione del calcio.
Secondo alcuni studi scientifici universitari, un adulto consuma circa 10 grammi di sale quotidianamente, e quindi 4 grammi di sodio: chi ama spezzare la fame con snack e patatine confezionate, ne arriva ad assumere quasi 20 grammi al giorno. Un'abitudine che alla lunga può diventare davvero dannosa per la salute.
Sarebbe opportuno dunque limitare l'utilizzo del sale a tavola, ed aggiungerlo se necessario soltanto durante la cottura: quando ad esempio versiamo il sale alla pasta nell'acqua bollente, è bene farlo a metà cottura, in modo che il sodio assorbito da ciò che mangeremo, risulti decisamente inferiore. Abituare anche i bambini a cibi dal sapore meno salato è un comportamento sano: ogni piatto può essere insaporito con successo utilizzando spezie, cipolle, prezzemolo, sedano, yogurt, un cucchiaio di buon olio extravergine e tutto ciò che può suggerire il nostro gusto e la nostra fantasia.
Nella pratica di uno sport invece, è importante dosare la presenza del sodio durante il reintegro dei liquidi: uno stato fisico di fatica o eccessiva sudorazione, infatti, provoca una ulteriore diluizione della concentrazione ematica, da ripristinare correttamente con bevande o acque che contengano sodio e altri sali.
Un importante meccanismo per limitare i dannosi effetti del sodio in eccesso, è garantire al nostro corpo una regolare assunzione di potassio, che si trova principalmente nella frutta e nella verdura.

Dott.Enrico Fonticelli Biologo Nutrizionista
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Ciclo mestruale e sindrome premestruale? Ecco alcuni consigli...

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Ciclo mestruale e sindrome premestruale? Ecco alcuni consigli...

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Il ciclo mestruale dura mediamente 28 giorni, anche se la sua durata fisiologica può variare da un minimo di 25 a un massimo di 35 giorni: cicli che durano di più o di meno sono quasi sicuramente sinonimo di qualcosa che non funziona bene a livello anatomico od ormonale, per cui si consiglia un controllo ginecologico.
L’inizio del ciclo coincide con il primo giorno di mestruazione, mentre la fine corrisponde al giorno precedente la mestruazione successiva. Il 14° giorno -a metà ciclo- si colloca l’ovulazione, ovvero il momento in cui le probabilità di concepimento sono più alte (tendenzialmente si considerano giorni maggiormente fertili anche i due precedenti e i due successivi l’ovulazione). Le due settimane che precedono l’ovulazione sono la fase follicolare del ciclo, mentre le due settimane che seguono l’ovulazione sono dette fase luteale.
Le due fasi del ciclo sono caratterizzate da un diverso assestamento ormonale: appena prima dell’ovulazione abbiamo il picco degli estrogeni, mentre nella seconda fase aumenta il progesterone. Questi cambiamenti si riflettono in una variazione della temperatura basale della donna, una variabile che viene utilizzata come anticoncezionale naturale: la temperatura interna del corpo è minima durante l’ovulazione, e massima nei 3-4 giorni che precedono il ciclo.

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Con il termine oligomenorrea si indica un’alterazione del ritmo mestruale che porta ad avere consistenti ritardi: quando il ciclo è assente per un periodo superiore a 6 mesi si parla invece di amenorrea.
I fattori che possono influenzare il ciclo sono molti: alimentazione e stress psicofisico giocano un ruolo fondamentale e per avere regolarità mestruale è pressoché indispensabile avere almeno il 22% di grasso corporeo: valori inferiori possono causare ritardi o vera e propria amenorrea. Particolarmente soggette ad amenorrea sono le atlete: in questo caso a percentuali molto basse di grasso corporeo si somma lo strenuo esercizio fisico che causa un aumento dei livelli di cortisolo, ormone che interferisce con la secrezione degli ormoni sessuali.
Dunque, la regolarità del ciclo mestruale, e di conseguenza la fertilità femminile, risentono dunque fortemente delle riserve di grasso corporeo: il range entro il quale si hanno maggiori probabilità di avere un ciclo regolare e quindi maggiori possibilità di concepire è quello del 22-28% di grasso, valori che corrispondono grossomodo a BMI di 21-27.
La fertilità femminile è più suscettibile a bassi valori di peso corporeo piuttosto che alti: il corpo femminile è programmato per accumulare percentuali di grasso superiori rispetto all’uomo proprio per poter garantire il concepimento e il sostentamento del bambino. E’ per questo motivo che quando si perde peso in modo consistente il ciclo scompare e la fertilità diminuisce: è come se il proprio organismo alzasse le difese per evitare il concepimento, poiché un corpo iponutrito non è in grado di provvedere alle esigenze del bimbo in modo ottimale. Per far tornare la regolarità mestruale in molti casi è sufficiente incrementare la quota energetica della dieta e variare l’alimentazione. Se l’oligomenorrea e l’amenorrea sono tempestivamente corrette fin dall’adolescenza è altamente probabile che non ci siano problemi di infertilità durante l’età adulta, mentre se si sottovalutano questi segnali del corpo si troverà maggiore difficoltà a cercare una gravidanza.
Oligomenorrea e amenorrea sono tra le maggiori cause di infertilità femminile, ma è bene ricordare che una donna può non essere fertile anche con un ciclo mestruale regolare: in questo caso è spesso possibile che il ciclo sia anovulatorio, ossia non ci sia ovulazione pur avendo giorni le mestruazione. Un ciclo può essere anovulatorio a causa di bassa potenza degli ormoni FSH e LH (è bene indagare le cause con il proprio ginecologo) oppure a seguito di PCOS (sindrome da ovaio policistico)

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L’immagine è esemplificativa: la distribuzione di grasso può essere diversa su corpi diversi.
La sindrome premestruale comprende un corredo di sintomi sia fisici che psichici variabili da donna a donna: tra i più diffusi sul lato fisico troviamo tensione al seno, gonfiore addominale, ritenzione idrica, edemi periferici, emicrania, dolori articolari, acne; sul lato psichico abbiamo ansia, depressione, aggressività, confusione, isolamento sociale. In una minoranza di casi (3-8%) i sintomi psichici possono essere esacerbati fino a diventare un disturbo emotivo a sé stante (PMDD, disturbo disforico premestruale).
Sebbene tutte le donne siano abbastanza suscettibili a cambi repentini d’umore, per fare diagnosi di PMS è necessario che siano presenti almeno due dei sintomi elencati e solo nella fase luteale del ciclo (ossia dall’ovulazione al mestruo); i sintomi si possono protrarre fino al quarto giorno di mestruazioni, per poi scomparire fino all’ovulazione successiva.
La PMS risente del cambiamento dei valori ormonali: appena prima della fase luteale diminuiscono gli estrogeni, mentre appena dopo l’ovulazione -in piena fase luteale- diminuisce anche il progesterone.
Le conseguenze si risentono soprattutto in relazione al tono dell’umore: la presenza di estrogeni garantisce alti livelli di serotonina (neurotrasmettitore ad azione cerebrale conosciuto come ‘ormone del buonumore’), mentre il progesterone è un ipno-inducente che conferisce tranquillità e calma e la cui diminuzione crea agitazione e irritabilità. Dal punto di vista nutrizionale, nella fase premestruale si registra una diminuzione della vitamina B6, correlata ad una maggiore suscettibilità alla depressione, e del magnesio, un micronutriente che entra nel sistema della serotonina. Nei giorni che precedono le mestruazioni si può assistere a un desiderio quasi compulsivo di carboidrati: questo craving trova spiegazione proprio nel sistema serotoninergico, in quanto gli alimenti ricchi di carboidrati spesso apportano anche triptofano, un precursore della seronina. La fame di carboidrati mirerebbe dunque a compensare il calo di serotonina ai fini del buonumore; purtroppo il beneficio che se ne può trarre è di breve durata, nient’altro che un fugace palliativo. Per innalzare il tono dell’umore può invece essere più utile aumentare il consumo degli alimenti contenenti vitamina B6 e magnesio proprio nei giorni che precedono il mestruo. Troviamo la B6 in: cereali integrali (soprattutto grano integrale, grano saraceno, orzo, farro, miglio), salmone, semi di sesamo, castagne e farina di castagne, fieno greco e carne, oltre che in erbe aromatiche fresche e spezie (in particolare salvia, menta, dragoncello, pepe nero, santoreggia e curcuma).
Il magnesio è un componente delle clorofilla, dunque ne sono ricchi i vegetali a foglia verde (come gli spinaci, le bietole e la catalogna), le alghe e le erbe aromatiche; troviamo elevate quantità di magnesio anche in: semi di zucca, cacao e cioccolato fondente, legumi, sesamo, semi di girasole, anacardi, mandorle, amaranto e grano saraceno.



I sintomi fisici che si correlano alla sindrome PMS possono essere notevolmente ridotti o addirittura eliminati riducendo il consumo di caffè, alcol e bevande contenenti caffeina. Sebbene non ci siano studi scientifici che lo confermino in modo incontrovertibile, molte donne riferiscono di aver avuto crampi mestruali meno intensi e meno frequenti dopo aver ridotto il consumo di carne rossa e dolci nell’arco dell’intero ciclo mestruale, e dopo aver aumentato il consumo di pesce ricco di omega-3 nei giorni precedenti il mestruo vero e proprio.

In conclusione, per ridurre i sintomi fisici ed evitare un brusco abbassamento del tono dell’umore nei giorni che precedono, consiglio di:
– Aumentare il consumo di frutta secca, che apporta magnesio e omega-3; in particolare semi di girasole, di zucca, mandorle e anacardi: potete tritarli grossolanamente a aggiungerne un cucchiaio alle vostre insalate.
– Sostituire la pasta con un primo piatto a base di cereali integrali in chicchi: ad esempio una vellutata di zucca con amaranto e salvia fresca tritata, oppure grano saraceno con spinaci e curcuma, o ancora uno sformato di miglio con cime di rapa spadellate.
– Consumare pesce ricco di omega-3, come ad esempio salmone selvaggio, sgombro, alici, sardine.
– Evitare i dolci, che potrebbero peggiorare i sintomi fisici e innescare il craving da carboidrati.
– Ridurre caffè e tè, e non fare uso di alcol.
– Ricordatevi che la vostra voglia di cioccolato può essere parzialmente giustificata dal bisogno fisiologico di magnesio, di cui il cioccolato è ricco, ma che la scusa non vale se lo scegliete al latte (ne contiene meno della metà rispetto al fondente)…
– Per contrastare il gonfiore e gli edemi periferici può essere utile aggiungere semini di finocchio alle verdure e mangiare verdure che stimolino il drenaggio: si tratta tendenzialmente di verdure amare, come cicoria, catalogna, erbette, tarassaco, radicchio e cardi.
– Nei giorni precedenti il ciclo può verificarsi della stipsi transitoria, legata al diverso assetto ormonale che porta ad una minor stimolazione della motilità intestinale: nella maggior parte dei casi è sufficiente incrementare l’attività fisica per stimolare maggiormente il transito.

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Endometriosi? Ecco alcuni consigli alimentari...

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Endometriosi? Ecco alcuni consigli alimentari...

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Questo argomento  è dedicato a tutte le donne che ogni giorno, con tenacia e speranza, combattono una patologia così seria ma poco conosciuta come l'endometriosi.
L'endometriosi è una patologia estrogeno-dipendente caratterizzata dalla presenza di cellule dell'endometrio (ossia del tessuto che riveste l'interno della cavità uterina) al di fuori dell'utero, in sedi anomale, le più frequenti delle quali sono le ovaie, le tube, i legamenti che circondano l'utero e il peritoneo (membrana che riveste l'interno della cavità addominale e pelvica).
Talvolta l’endometrio può localizzarsi nella vescica e nell'intestino e, più raramente, in organi lontani dalla cavità peritoneale (ad esempio nei polmoni).
I sintomi principali di questa malattia sono: il dolore, gonfiore addominale,perdite di sangue anomale o affaticamento cronico, i quali devono far accendere un campanello d’allarme.
La patologia purtroppo è spesso sottovalutata e per riuscire a dare una soluzione globale alla donna affetta da endometriosi è importante che lavorino insieme un team multidisciplinare di professionisti tra i quali: medici di medicina generale, ginecologi, chirurghi,nutrizionisti, anestesisti, urologi, gastroenterologi, endocrinologi, immunologi, psicoterapeuti, fisioterapisti. Questi professionisti con le loro specifiche attitudini svolgono un ruolo molto importante nel fornire alla donna un trattamento individuale. In questo modo l’attenzione è rivolta non soltanto alla comprensione della malattia ma soprattutto verso la donna e le sue specifiche esigenze.

Ruolo della dieta

I più recenti studi scientifici hanno suggerito che cambiamenti dietetici possono migliorare i sintomi dell’endometriosi. La dieta è prescritta per contribuire alla diminuzione di livelli circolanti di estrogeni (ormoni che determinano un aumento delle cellule endometriali) e all'incremento di sostanze naturalmente antinfiammatorie per contrastare la sintomatologia dolorosa.
Di seguito sono riportati alcuni esempi di alimenti e gli effetti prodotti:

Omega 3 e Omega 6

Sono particolari tipi di acidi grassi che l'organismo, da solo, non è in grado di produrre. Hanno una naturale azione antinfiammatoria utile a ridurre i sintomi dolorosi dell'endometriosi.
Gli alimenti ricchi di omega 3 sono :
  • il pesce (salmone, alici, sarde, sgombro, pesce spada, trota, tonno),
  • l'olio di pesce (fegato di merluzzo),
  • la frutta secca oleosa (noci), alcuni oli vegetali (soia e colza) e semi (tra i più comuni quelli di lino).

Quelli ricchi di omega 6 sono :
  • la frutta secca oleosa (noci, mandorle, arachidi),
  • cereali (avena e crusca),
  • oli vegetali (tra i più comuni mais e girasole) e ceci.

Infine, un adeguato rapporto tra questi 2 tipi di acidi grassi essenziali (rapporto ideale omega 6 : omega 3 non superiore a 4/5 : 1) è utile alla prevenzione e al trattamento di disordini immunitari e infiammatori.
E' possibile raggiungere un rapporto ottimale privilegiando gli alimenti ricchi di omega 3 rispetto a quelli ricchi di omega 6.

Fibra

L’aumento del consumo di fibre determina una riduzione degli estrogeni circolanti nel sangue con un minore impatto sui tessuti sensibili agli estrogeni. Dunque, preferire pane, pasta e riso integrali rispetto a quelli raffinati, oltre a frutta e verdura fresche.
I legumi, quali fagioli, ceci, piselli, fave, lenticchie e soprattutto soia meritano un discorso a parte in quanto oltre alla fibra, contengono un livello variabile di fitoestrogeni (la soia ne contiene di più) che simulano gli ormoni naturalmente prodotti dal corpo (estrogeni) ma ne limitano l'azione fisiologica (i fitoestrogeni sono decisamente meno potenti rispetto agli estrogeni naturali).
Per chiarezza, aggiungiamo che sono in atto ulteriori studi scientifici riguardanti l'effetto dei fitoestrogeni sulla riduzione dell'azione degli estrogeni naturali (alcuni dati in letteratura sono contrastanti).

Acqua

L'acqua svolge un ruolo di vitale importanza nei processi biologici del nostro organismo. Una corretta idratazione è indispensabile per tutte le funzioni organiche e aiuta a prevenire situazioni di spasticità e rigidità con conseguente riduzione di dolori addominali e pelvici.
Si consiglia un apporto giornaliero di almeno 1,5-2 litri di acqua.

Antiossidanti, vitamine e sali minerali

Alcune molecole antiossidanti appartenenti alla famiglia dei flavonoidi come quercitina (es. nella mela), apigenina (nel prezzemolo, sedano, carciofo, camomilla e basilico), narigenina (negli agrumi), resveratrolo (nella buccia e semi dell’uva) e oleuropeina (foglie di olivo) sono capaci di ridurre l'effetto di un enzima (aromatasi) fondamentale nella produzione degli estrogeni.
Inoltre vitamine come la A, C, la E e tutte quelle del gruppo B, e minerali come zinco e selenio sono in grado di controllare i sintomi premestruali e ridurre i marcatori dello stress ossidativo nelle donne con endometriosi (lo stress ossidativo sembra sia anche alla base della sterilità, uno dei problemi che si accompagna all’endometriosi).
Un discorso a parte merita il ferro. Infatti, donne con endometriosi riferiscono di mestruazioni non soltanto dolorose ma ricche di perdite ematiche (che si aggiungono a quelle dello spotting, cioè piccole perdite ematiche tra un ciclo mestruale e l'altro).
In questi casi, dunque, il bilancio di ferro tende a essere negativo e per tale motivo gli alimenti consigliati sono il pesce (alici, scorfano, spigola, sarde, sgombro, tonno, cozze, vongole, polipo, gamberi), ma anche i legumi e alcune verdure come asparagi, broccoli, cavoli, cicoria, rucola, lattuga (legumi e verdure hanno un tipo di ferro poco assorbibile dunque deve essere associato alla vit. C).

Peso corporeo e attività fisica

Il modo più efficace per mantenere nella norma i livelli di estrogeni è tenere sotto controllo il proprio peso corporeo. Nell'organismo femminile, infatti, una parte della produzione di estrogeni avviene anche nel tessuto adiposo grazie all' enzima aromatasi che converte gli androgeni prodotti dai surreni in estrogeni.
Inoltre, un'attività fisica regolare contribuisce in maniera rilevante ad avere un peso corporeo nella norma e migliora la normale funzionalità ed elasticità di tutti gli organi e i tessuti.

Indice Glicemico (IG)

E' la capacità di un alimento, contenente carboidrati, di innalzare il livello di glucosio nel sangue rispetto al glucosio o al pane bianco ed è espresso in percentuale.
In condizioni fisiologiche, ad un aumento di glucosio plasmatico corrisponde un aumento di un ormone chiamato insulina. L'insulina, a sua volta, stimola intensamente l'attivazione dell'enzima aromatasi responsabile della produzione degli estrogeni.
Dunque per mantenere bassi i livelli di estrogeni bisogna preferire cibi a medio-basso indice glicemico come legumi, verdure, frutta fresca e secca oleosa (bisogna fare comunque attenzione poiché l' Indice Glicemico (IG) può variare tantissimo in relazione ad alcuni fattori, ad esempio la cottura, la maturazione, la lavorazione, il formato, la presenza di altri nutrienti nell'alimento).
All'Indice Glicemico (IG) dovrebbe sempre essere associato un altro parametro quale il Carico Glicemico (CG) del quale, però, discuteremo in argomenti più attinenti.

Grassi

Gli estrogeni sono ormoni prodotti a partire dai grassi e più precisamente dal colesterolo.
In generale, dunque, riducendo il contenuto di grassi e colesterolo della dieta si riduce la produzione di estrogeni e ciò accade per tutti i tipi di grassi, sia animali (che contengono colesterolo) che vegetali (non contengono colesterolo).
In più, una particolare attenzione deve essere rivolta agli acidi grassi saturi e agli acidi grassi trans poiché numerosi studi hanno dimostrato una stretta relazione tra questi tipi di acidi grassi e sviluppo di endometriosi.
Gli acidi grassi saturi si trovano in grandi quantità nel grasso delle carni, nei salumi, formaggi, panna, burro, cocco, olio di cocco e alcuni dolci.
Quelli trans invece nei prodotti industriali da forno quali merendine, biscotti, panini e alcuni dolci.
Da preferire rimane l'olio extravergine di oliva in quantità idonee alle specifiche necessità della donna.

Latte e derivati

Tali prodotti possono contribuire a stimolare la produzione di sostanze coinvolte in alcuni processi infiammatori (prostaglandine E2 e F2A).
Inoltre, vari studi dimostrano un legame tra la diossina e lo sviluppo di endometriosi (ricordiamo che livelli variabili di diossina possono essere riscontrate nei formaggi in quanto è una sostanza solubile nei grassi e naturalmente tossica e cancerogena per l'uomo)  
Si consiglia pertanto un'assunzione ridotta di tali prodotti.

Carni
Il consumo di carni (soprattutto carne di manzo e prosciutto) può promuovere la produzione di sostanze responsabili di alcuni processi infiammatori (prostaglandine E2 e F2A). Inoltre, le carni possono talvolta contenere ormoni estrogeni.
Pertanto si consiglia di ridurne il consumo e di preferire le proteine animali del pesce e/o le proteine vegetali dei legumi associate a quelle dei cereali integrali.

Zucchero

Lo zucchero da tavola (saccarosio) può aumentare i processi infiammatori derivanti dall' endometriosi.
Stesso effetto provocherebbe il consumo di cioccolato, dolcificanti naturali e artificiali, bevande zuccherate e dolci con alti livelli di zucchero.
Inoltre, il saccarosio e i cibi sopraindicati hanno tutti un alto Indice Glicemico (IG) e sono scarsi di fibra.
Pertanto si consiglia di ridurre al minimo il consumo di questi alimenti.

Alcool

L' alcool se in eccesso peggiora la capacità del fegato di processare gli estrogeni circolanti nel torrente ematico.
Limitando il consumo di alcool, dunque,si provoca un minore stress per la funzione fisiologica del fegato.

Caffeina

La caffeina, soprattutto quando consumata in quantità elevate, aumenta i livelli di estrogeni.
Alimenti ricchi di caffeina sono caffè, tè e alcune bevande.
Si consiglia di non superare le 2 tazzine di caffè al giorno.

Bibliografia:
- Diet and endometriosis risk: A literature review.Parazzini F, Viganò P, Candiani M, Fedele L.
Reprod Biomed Online. 2013 Apr;26(4):323-36. doi: 10.1016/j.rbmo.2012.12.011. Epub 2013 Jan 21.
- Dairy-food, calcium, magnesium, and vitamin D intake and endometriosis: a prospective cohort study.
Harris HR, Chavarro JE, Malspeis S, Willett WC, Missmer SA. Am J Epidemiol. 2013 Mar 1;177(5):420-30. doi: 10.1093/aje/kws247. Epub 2013 Feb 3.
- Nutrient intake, anthropometric data and correlations with the systemic antioxidant capacity of women with pelvic endometriosis. Savaris AL, do Amaral VF. Eur J Obstet Gynecol Reprod Biol. 2011 Oct;158(2):314-8. doi: 10.1016/j.ejogrb.2011.05.014. Epub 2011 Jun 22.

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