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Antiossidanti: perché sono importanti per la nostra salute

Antiossidanti: perché sono importanti per la nostra salute

sapereconsapore

Sei in sovrappeso? Fumi? Utilizzi farmaci?
Bevi alcolici? Conduci una vita stressante?
Sei uno sportivo? D’estate adori stare al sole?
Vuoi prevenire malattie e influenze stagionali?

Se fai parte di una di queste categorie, hai assolutamente bisogno di antiossidanti. In questa pagina scoprirai cosa sono, a che servono, in quali alimenti reperirli e come…

Cosa sono gli antiossidanti:

Gli antiossidanti sono sostanze in grado di neutralizzare i radicali liberi e proteggere l’organismo dalla loro azione negativa. Le proprietà anticancerogene di molti alimenti sono legate proprio al loro prezioso contenuto in antiossidanti. Nel corso dei numerosi processi metabolici una piccola quantità di ossigeno dà origine a molecole chimicamente molto reattive a causa della presenza nell’orbitale più esterno di uno o più elettroni spaiati. Tali molecole, chiamate radicali liberi, sono in grado di danneggiare le strutture cellulari come la membrana plasmatica ed il DNA.
L’azione negativa dei radicali liberi si ripercuote sulla salute dell’intero organismo: accelerando i processi di invecchiamento cellulare, deprimendo il sistema immunitario, favorendo l’insorgenza di numerose malattie e forme tumorali. Il nostro organismo riesce a tenere sotto controllo l’attività dei radicali liberi attraverso speciali sostanze antiossidanti endogene (sintetizzate autonomamente) ed esogene (presenti negli alimenti).

A cosa servono:

Da studi recenti, è stato confermato che molte delle malattie più comuni sono associate ad una carenza di nutrienti antiossidanti. Come lo scorbuto è segno di carenza di Vitamina C, la carenza di antiossidanti può essere la causa di: Malattia di Alzheimer, Tumori, malattie cardiovascolari, cataratta, diabete, ipertensione, infertilità, degenerazione maculare del cristallino, morbillo, malattie mentali, parodontopatie, infezioni delle vie respiratorie, artrite reumatoide. Il fattore del processo degenerativo di invecchiamento cellulare è il danno ossidativo, i radicali liberi.
L’ossigeno è alla base della vita sia animale che vegetale è il nutriente più importante per ogni cellula, ma l’ossigeno è anche chimicamente reattivo può diventare instabile ed in grado di ossidare le molecole vicine con conseguente danno cellulare, i radicali liberi sono degli ossidanti corporei equivalenti a dei residui nucleari radioattivi. Il processo di ossidazione che si instaura per generare energia vitale, forma anche delle molecole instabili dette radicali liberi, molecole reattive, caricate elettricamente che possono provocare danni al tessuto delle cellule. La posizione dell’elettrone al’interno di una molecola ne determina la sua stabilità, il composto è stabile se gli elettroni sono in coppia, ma se un elettrone è libero se ne determina l’instabilità. Questa molecola “spaiata” è chiamata Radicale libero. Innesca una serie di reazioni a catena che tendono a formare altri radicali liberi, ìn un processo ossidativo esponenziale, se non viene bloccato in tempo.
I radicali liberi si formano dal fumo di sigarette, dalla combustione del petrolio che crea i gas di scarico, le radiazioni, la frittura, la cottura alla brace dei cibi. I normali processi chimici del nostro organismo, gli antiossidanti sono in grado di disarmare i radicali liberi

Fattori scatenanti: stress, prodotti di scarto del metabolismo, fumo di sigarette, consumo di alcol, farmaci, prodotti chimici tossici, radiazioni ionizzanti, esposizione a raggi X, raggi ultravioletti solari, pesticidi, esercizi fisici molto faticosi, assunzione di farmaci, antibiotici.
Gli antiossidanti che svolgono un ruolo primario sono la vitamina C, la Vitamina A, la Vitamina E, il beta-carotene, il precursore della Vitamina A che si trova nella frutta e nella verdura, lo Zinco e il Selenio, sono degli ottimi preventivi del benessere, insieme ad una alimentazione adeguata, biologica, moderata attività fisica quotidiana.
Per avere un’idea di ciò che vuol dire ossidazione, prendi una mela, tagliala a metà e lasciala per qualche minuto appoggiata su un piano, noterai che la polpa diventerà più scura.

In quali alimenti sono presenti gli antiossidanti:

Patate dolci, carote, crescione, piselli, broccoli, cavolfiori, limoni, mango, melone, peperoni, zucca, fragole, pomodori, cavoli, uva, kiwi, arance, semi e frutta secca, zucca comune, tonno, sardine, salmone, germe di grano, albicocche, fagioli. Essenzialmente frutta e verdure di colore rosso, arancione, giallo, frutta e verdura cruda, piselli, grano, fave, cereali integrali, cocomero, frutti di mare.
Per avere la giusta dose di antiossidanti giornaliera, una persona normale (NON fumatore, NON sportivo, NON stressato, NON utilizzatore di farmaci, NON divoratore di grassi, NON bevitore di alcolici, NON amante delle tintarelle) dovrebbe assumere da 6 a 8 porzioni di frutta e verdura. Per avere un’idea una porzione di frutta corrisponde a 150gr, quindi da 300 a 600 gr di frutta al giorno. Una porzione di verdura corrisponde a 250gr se cotta o 50gr se cruda, quindi almeno 1kg se cotta o almeno 200gr se cruda al giorno. Diciamo mediamente.. 1 Kg di frutta al giorno.
Una persona normale. Se invece fumi, o fai sport, o sei stressato, o utilizzi regolarmente farmaci, o mangi cibi grassi, o bevi alcolici, o ami la tintarella, ovviamente le tue porzioni devono essere più consistenti. Almeno il doppio. Un esempio: Un fumatore, ad ogni singola aspirata assume
MILIONI DI RADICALI LIBERI!!!



L' Herpes, sintomi e cure naturali

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L' Herpes, sintomi e cure naturali

sapere con sapore

Sole e acqua salata hanno molti effetti benefici sul nostro fisico ma a volte contribuiscono a scatenare l'Herpes Labiale.

Caratteristica dell’infezione da Herpes Labialis é la recidiva , più o meno frequente, dovuta al fatto che questo tipo di virus dopo la prima infezione non viene eliminato ma va ad annidarsi in alcune strutture nervose che gli fanno da "nido" e che si chiamano gangli.

Qui il virus rimane quiescente per un lungo periodo di tempo, ma tale latenza può essere interrotta da numerose circostanze che in qualche modo alterano il suo equilibrio.
In corrispondenza di determinati eventi (una malattia per cui le difese dell'organismo sono inefficaci, un periodo di stress prolungato, l'eccessiva esposizione al sole o alle lampade abbronzanti, la somministrazione di farmaci che tendono ad abbassare le difese naturali), il virus si "riattiva" e, a partire dal ganglio in cui si trova, discende lungo la fibra nervosa, raggiunge l'area di pelle che tale fibra nervosa rende sensibile e proprio in questo punto da' origine alla comparsa delle vescicole.

In qualsiasi momento, dunque, lo stato di "sonno" del virus può essere interrotto ed esso é in grado di colonizzare di nuovo la sede dove ha avuto luogo l’infezione primaria.

Per quanto riguarda le donne, l'herpes puo' manifestarsi piu' facilmente in concomitanza del ciclo mestruale, che puo' provocare alcune alterazioni ormonali in grado di favorire, seppure indirettamente, la comparsa del virus.

Come si manifesta

Il risveglio del virus ha come effetto la comparsa dell'herpes labiale, preceduta pero' da alcuni sintomi localizzati al labbro, quali:

- sensazione di tensione,
- formicolii,
- alterazioni della sensibilita che riguardano soprattutto il labbro inferiore.

Subito dopo, fioriscono alcune bollicine colme di un liquido limpido e trasparente, che si i raggruppano a grappolo sul bordo del labbro.
La lesione é generalmente unica, sotto forma di una chiazza eritemato-edematosa di modeste dimensioni, che in breve tempo si ricopre di vescicole tese, emisferiche, del diametro di 2-3 millimetri , raccolte a grappolo.
Le vescicole se lasciate stare, nel corso di una settimana , si rompono con evoluzione in fastidiose croste.
Da queste si possono sviluppare delle infezioni.

Come si cura l'Herpes labiale

I medici o i farmacisti di solito consigliano l'applicazione di Acyclovir pomata o altri farmaci topici per il trattamento di focolai di herpes. ma nuove ricerche mostrano che la natura ha una soluzione migliore.
Il miele è stato a lungo considerato come uno dei migliori metodi naturali per guarire le ferite e combattere le infezioni.
In una ricerca, a sedici soggetti adulti con una storia di attacchi ricorrenti di herpes labiale e genitale è stato utilizzato il miele per il trattamento di un attacco, e un farmaco comunemente prescritto come antivirale, crema di aciclovir, nel corso di un'altro. (E' importante rendersi conto che né il farmaco né il miele sono in grado effettivamente di curare l'herpes. Essi si limitano a trattare i sintomi).
È interessante notare che il miele ha fornito risultati significativamente migliori come trattamento: per l'herpes labiale, il tempo di guarigione medio è stato del 43 per cento migliore, e per l'herpes genitale, del 59 per cento migliore dell' Aciclovir.
Il dolore e la formazione di croste è stata ridotta significativamente in modo più consistente con il miele, rispetto al farmaco.
Due casi di herpes labiale e un caso di herpes genitale hanno portato alla completa guarigione con il trattamento al miele, mentre nessuna guarigione si è verificata con l'utilizzo di Aciclovir.
Il modo migliore per utilizzare questo trattamento è quello di assicurarsi prima di avere a disposizione del miele grezzo che funziona molto meglio del miele elaborato.
Tutto quello che si deve fare è applicare un po di miele direttamente sulla ferita aperta.
Occorrono almeno quattro applicazioni al giorno, ma probabilmente sarebbe ancora meglio mantenere costantemente le parti colpite bagnate con il miele.
Il miele è un rimedio che funziona più velocemente di qualsiasi altro trattamento tradizionale, e con minori effetti collaterali.
I ricercatori hanno concluso che "l'applicazione di miele è sicura ed efficace nel trattamento dei sintomi e delle lesioni ricorrenti da herpes labiale e genitale."

Secondo Nutrition and Healing:
"Nessuno dei volontari ha manifestato effetti collaterali con ripetute applicazioni di miele, mentre tre pazienti hanno sviluppato prurito locale con     l' Acyclovir."


Cose da conoscere sul miele

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Il miele - che era una terapia convenzionale per le infezioni fino al ventesimo secolo quando la penicillina è stata protagonista - ha recentemente iniziato la sua marcia sulla via del ritorno nella comunità medica tradizionale, ma è importante rendersi conto che non tutti i mieli sono uguali.


Alcuni tipi di miele non dovrebbero essere applicati sulle ferite aperte, e l'attività antibatterica di alcuni mieli è 100 volte più potente di altri.
I prodotti trasformati o il miele raffinato che solitamente si trovano nei negozi alimentari non sono appropriati per l'utilizzo nella cura delle ferite e vi è il rischio che possano aumentare l'infezione.
Inoltre, non offrono gli stessi benefici per la salute del miele grezzo.
Il miele di buona qualità offre diversi benefici per la cura delle ferite il che può spiegare i suoi successi come rimedio per l'Herpes:

  1. Estrae il liquido dalla ferita
  2. Sopprime la crescita di microrganismi per l'elevato contenuto di zucchero
  3. Le api operaie secernono un enzima (glucosio ossidasi) nel miele, che poi rilascia bassi livelli di perossido di idrogeno quando il miele viene in contatto con la ferita

Nei test, il miele ha dimostrato di avere anche una forte attività antibatterica.
Con la minaccia crescente di infezioni antibiotico-resistenti per l'uso eccessivo di farmaci, il ritorno al miele come naturale terapia di guarigione è certamente una valida alternativa.


Altri rimedi contro l'Herpes


Oltre al miele, ci sono alcuni altri rimedi che si sono dimostrati anche efficaci nel trattamento di infezioni da herpes:

-Tintura di propoli

-Lisina (un amminoacido essenziale)

-Vitamina C

-Aloe Vera

-Melissa (Melissa officinalis)

-Resveratrolo (un antiossidante molto potente da semi  d'uva)

-Aglio

-Lattoferrina (una proteina potente antimicrobico trovato  nel colostro)

   Preparati omeopatici Herpes simplex – che possono essere sorprendentemente efficaci. Sono anche atossici quindi sono molto sicuri e senza effetti collaterali.



Mate - Yerba matè

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Mate - Yerba matè



Generalità

Il mate - detto anche tè paraguaiense - è l'infusione preparata con le foglie verdi o tostate di un agrifoglio sempreverde, che cresce spontaneo in Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Tale arbusto è noto in botanica con la nomenclatura binomiale Ilex paraguariensis.

Nei Paesi di lingua spagnola, l'infuso è conosciuto con il nome di yerba matè e rappresenta la bibita coloniale tradizionale per eccellenza, molto apprezzata come bevanda stimolante. Nomi alternativi della bevanda sono "Tè del Paraguay" o "Tè dei Gesuiti", in quanto a loro si deve la diffusione in Europa della pianta.
Si stima che a livello mondiale, i consumatori di yerba mate siano più di 1 milione, concentrati prevalentemente negli stati del Sud America.
Il sapore dell'infuso è astringente (tannico) e amaro; il profumo è caratteristico e aromatico.

Parte utilizzata

Per la produzione del mate si recidono le parti terminali dei ramoscelli e le si espongono al calore per inattivare gli enzimi; in questo modo è possibile preservare il colore verde delle foglie, che vengono poi essiccate e spezzettate, quindi usate per preparare infusi. La torrefazione, seppur lieve, è anche importante per lo sviluppo di sostanze aromatiche che conferiscono all'infuso le relative caratteristiche organolettiche.

Principi Attivi

Insieme a caffè, tè e cacao, il mate è una delle fonti naturali più importanti di caffeina (talvolta chiamata impropriamente mateina).
Grazie all'abbondante presenza di questa sostanza, l'infuso viene tradizionalmente consumato come tonificante, cardiotonico e riequilibrante; nella medicina popolare Sudamericana trova impiego anche nella cura del mal di testa, dei problemi digestivi, dei reumatismi e dell'obesità.
Proprio l'effetto "brucia-grassi" riconducibile alla presenza di caffeina viene oltremodo amplificato dalle campagne marketing, che dipingono il mate come il "dimagrante ideale", un eccellente rimedio naturale per perdere peso. In realtà, la dose di caffeina non è poi così importante e il suo effetto "dimagrante" sarebbe supportato da composti fenolici e dall'acido clorogenico. Ad ogni modo la mole di studi a riguardo è estremamente limitata.


Composizione in Principi Attivi

Ricondurre le proprietà del mate alla sola presenza di caffeina è quantomeno riduttivo.

Il matè, infatti, contiene;

alcaloidi purinici: i principali sono la caffeina (0,4-2,4%) e la teobromina (0,3-0,5%);

derivati dell'acido caffeico: compresi, tra gli altri, acido clorogenico (il mate è tra le principali fonti di questo antiossidante), acido neoclorogenico e acido criptoclorogenico;

flavonoidi: compresi, tra gli altri, rutina, isoquercitina e glicosidi kampferolici;

saponine triterpeniche;

Olio voltatile.

Il mate, inoltre, è anche:
una buona fonte di vitamina C (comunque notevolmente ridotta con l'essicazione e la conservazione);

ricco di proteine;

ricco di minerali come potassio, zinco, manganese, magnesio, calcio e ferro.

La "droga essiccata", polverizzata o meno, viene consigliata agli sportivi e come coadiuvante nelle diete dimagranti. In quest'ultimo caso, oltre all'attività lipolitica della caffeina, si sfrutta anche l'attività diuretica del prodotto, che può risultare utile per combattere la ritenzione idrica (un "problema" particolarmente sentito da chi desidera perdere peso).




fonte : www.my-personaltrainer.it



Arriva l'estate, quale alimentazione ?

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Arriva l'estate, quale alimentazione ?




Prima di entrare in merito sui danni solari, è importante ribadire che il sole svolge numerose azioni benefiche per la salute, ad esempio stimola la produzione di vitamina D, indispensabile per fissare il calcio nelle ossa, ma anche di ormoni importanti per il benessere, sia fisico che psichico. Dall’altra parte però rappresenta anche uno stress per l’organismo, che si difende dai suoi raggi provocando "l’abbronzatura". In effetti, per aumentare le difese nei confronti delle radiazioni, la pelle si abbronza grazie a un pigmento bruno, la melanina, prodotta dai melanociti, cellule presenti nel tessuto cutaneo. E più melanina c’è, più si diventa scuri.
Questa sorta di scudo naturale cambia a seconda dei criteri di esposizione ai raggi solari. Ad esempio, chi si espone nelle ore centrali della giornata avrà una colorazione rossastra più intensa, dovuta però non alla produzione di melanina, che è bruna, ma dall’ustione provocata dal sole.
C’è anche da aggiungere che a prescindere dall’esposizione la produzione di melanina è geneticamente predeterminata. Chi ha una carnagione molto chiara avrà sempre un risultato diverso rispetto a chi è olivastro.

Esistono i cibi abbronzanti?

Da anni alle carote vengono attribuite capacità abbronzanti, ma è proprio così? Sì e no. È vero che il forte consumo di carote o altri vegetali ricchi di vitamina A o di betacarotene, fa depositare a livello della cute alcuni pigmenti colorati. Questo dona un giallino chiaro alla pelle che sovrapponendosi alla melanina intensifica il colore dell’abbronzatura. Si tratta quindi di un effetto cromatico, seppur piacevole. Ma il ruolo che l’alimentazione ricopre per proteggere e favorire l’integrità degli strati sia superficiali che profondi della epidermide è senz’altro molto più importante.

La A è al primo posto


Si comincia con la vitamina A, la più importante per la salute e la bellezza della pelle. Questa vitamina favorisce la sintesi di tutti i mucopolisaccaridi presenti a livello di cute e sottocute. Ed è proprio da queste molecole del tessuto connettivo che dipendono l’elasticità e l’idratazione della pelle, nonché il ritardo nella formazione delle rughe. Si ricordi, infatti, che i raggi solari "seccano" la cute e tendono a distruggere la componente fibrosa del connettivo: la presenza della A favorisce la moltiplicazione cellulare delle cellule deputate alla produzione di queste fibre e quindi svolge una funzione di protezione. Inoltre, in questi anni sempre più si pone l’accento sul fatto che una prolungata esposizione solare aumenta lo stress ossidativo, ossia la produzione di radicali liberi, sostanze tossiche che accelerano l’invecchiamento delle cellule e, quindi, anche della pelle. Per neutralizzare l’azione di questi composti tossici è indispensabile assumere con la dieta tutti i giorni le ormai note sostanze cosiddette antiossidanti: oltre alla A anche le vitamine C, E ed i minerali quali selenio e zinco.

Tra l’altro uno dei compiti principali della vitamina C è la produzione di collagene, proteina presente nella pelle, capelli, unghie ma anche costituente delle strutture di contenimento quali il tessuto connettivo, le cartilagini, i tendini e così via. Per soddisfare il fabbisogno di questi preziosi alleati della salute, è sufficiente ricordarsi la regola delle famose cinque porzioni di frutta e verdura al giorno, all’interno di un’alimentazione variata ed equilibrata.

No a diete drastiche

L’esposizione solare, anche se provoca i suoi effetti principali sull’epidermide, certamente influisce anche sulla bellezza di capelli e unghie, specie se si passano le vacanze al mare. Va però tenuto presente che diete povere di nutrienti o eccessivamente ipocaloriche – dovute a un’eccessiva fretta di perdere peso prima della partenza - possono influire decisamente sulla salute di pelle e annessi cutanei. Una cute secca e squamosa, capelli e unghie sottili, fragili, possono segnalare decise carenze proteiche già dopo pochi giorni dall’inizio di una dieta troppo rigida. In particolare è nocivo il ridotto apporto degli amminoacidi solforati (costituenti delle proteine) come cisteina e metionina, minerali (zinco, rame, selenio e ferro) e vitamine del gruppo B come la biotina. Una carenza di quest’ultima, chiamata anche vitamina H, facilita inoltre la caduta dei capelli. Una curiosità: l’avidina, una sostanza presente nell’albume crudo, ne impedisce l’assorbimento.

Cosa bere e cosa mangiare

Ma oltre a una dieta corretta, è importante ricordarsi che la pelle si idrata dall’interno, non dall’esterno. Ed è l’acqua il migliore prodotto per combattere la secchezza e mantenere una bella pelle elastica.
In conclusione, per fortuna assicurarsi tutti gli elementi citati non è difficile. Una prima colazione a base di yogurt, pane integrale e frutta, un pranzo leggero a base di cereali e verdure con poche proteine (legumi, un uovo, un po’ di ricotta) e una cena a base di pesce e verdure, soddisfa i fabbisogni necessari. Ancora meglio se si sceglie sempre la frutta come spuntino e se come condimento si utilizza l’olio extravergine di oliva. Insomma, una dieta naturalmente mediterranea, da godersi in riva al Mediterraneo.

Nutrire la pelle in estate

Per aiutare le difese naturali di pelle (ma anche di capelli e unghie) contro “lo stress da sole” ecco i micronutrienti da non fare mai mancare e le loro principali fonti naturali.

Vitamina A e carotenoidi.Mentre la vitamina A è contenuta negli alimenti di origine animale (latte, formaggi), i carotenoidi, che in caso di bisogno l’organismo trasforma in vitamina A, sono contenuti nei vegetali. La vit. A svolge un’azione benefica nei confronti di epidermide e mucose (un segno di carenza: è una pelle secca e rugosa); i carotenoidi, che donano il colore giallo, rosso, arancio a ortaggi e frutta, svolgono un’azione prevalentemente antiossidante.
Si trova in:  Albicocche, anguria, asparagi, broccoli, carote, loti, cavolo, indivia, lattuga, melone, peperoni rossi, pomodori, spinaci, zucca.

Vitamina C. Partecipa alla formazione del collagene, il tessuto di sostegno dell’epidermide, alla quale garantisce l’elasticità; ha un ruolo antiossidante combattendo la formazione di svariati tipi di radicali.
Dove si trova. Agrumi, broccoli, cavoli, fragole, kiwi, lamponi, mango, papaia, peperoni, pomodori, ribes nero, spinaci.

Vitamina E. Sembra particolarmente efficace nella protezione della pelle dai danni provocati dai raggi solari, tanto che spesso viene aggiunta a creme solari e preparati cosmetici.
Si trova: prevalentemente negli oli vegetali (girasole, mais, oliva) ma anche in avocado, mandorle, noci, nocciole, pistacchi.

Selenio. È un oligolemento indispensabile per la formazione di un enzima (glutatione-perossidasi) che ha un’azione antiossidante generale. Il selenio agisce in sinergia con la vitamina E.  
Si trova: fonti vegetali- aglio, broccoli, cavolo, cetrioli, cereali (specie se integrali), cipolle, funghi, sedano. Fonti animali - carne (agnello, anatra, maiale, pollo), formaggi stagionati, pesce (crostacei, frutti di mare, sardine, tonno), tuorlo d’uovo.

Zinco. Questo oligoelemento svolge una funzione benefica nei confronti dell’integrità della cute (le cui cellule si rinnovano continuamente) proteggendola dai radicali liberi. Inoltre partecipa alla costituzione del collagene.
Si trova: fonti vegetali- tutti i cereali e i legumi, frutta oleosa. Tra gli ortaggi: carote, cavolo verde, sedano, spinaci. Fonti animali - carne e pesce in generale (acciughe, polipo, seppie, ostriche).

Biotina. Fonti animali: fegato di vitello, latte, tuorlo d’uovo. Fonti vegetali: soia, semi oleosi, lievito di birra, cereali integrali.

Cisteina. Fonti animali: carne, latte e derivati, uova. Fonti vegetali: cereali.

Metionina. Solo fonti animali: carne, pesce, latte, uova.

Rame. Fonti animali: cozze, ostriche, salmone, miele. Fonti vegetali: semi oleosi (anacardi, arachidi, noci), germe di grano, lenticchie, avena e orzo, funghi.



Le proprietà benefiche dei peperoni

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Le proprietà benefiche dei peperoni



Famiglia delle Solanacee, genere Capsicum, che comprende peperone e peperoncino, varietà capsicum annuum, la più coltivata; in linguaggio comune, il peperone. Giallo, verde, rosso, fin dai colori è un’esplosione di estate, sole e calore; infatti è un tipico ortaggio estivo, e per quanto ormai sia diffuso negli orti e nelle coltivazioni di tutto il mondo, dalla Cina, all’Italia, al Perù, i piatti e le ricette che lo ricordano di più hanno una chiara impronta meridionale. Dalla peperonata siciliana al gazpacho spagnolo, alle fajitas messicane, il peperone sa di caldo, di vacanze, di sole.
Del resto, per quanto  detto precedentemente, è diffuso ovunque, la sua origine è l’America del sud; venne importato in Europa insieme ad altri frutti e ortaggi che prima del sedicesimo secolo erano del tutto sconosciuti nel vecchio continente. Si ritiene che la sua area primitiva di origine potrebbe essere il Brasile, ma all’arrivo dei conquistatori era già diffuso anche in America centrale, in moltissime varietà.

La pianta predilige climi caldi e necessita di terreni molto fertili, la semina avviene a fine febbraio (a meno che non si vogliano ottenere raccolte extrastagionali) e i frutti, le bacche della pianta, arrivano sui banchi dei mercati in estate. In tantissime varietà: infatti non solo i colori, giallo o rosso (i peperoni verdi, in realtà, sono bacche non ancora mature), sono una discriminante, ma anche la forma, il sapore, la grandezza.


Una prima differenziazione fra cultivar riguarda la separazione tra frutto dolce e piccante. Quello normalmente usato in cucina è il primo; il secondo in genere viene essiccato, a volte polverizzato, ed è usato principalmente come condimento. Ha la particolarità di contenere ancora più vitamine del suo omologo dal sapore più lieve, che già ne è ricco, come approfondiremo più avanti. Se si ragiona in termini di conformazione, il peperone può essere di forma quadrangolare, allungata e troncata. Del primo tipo sono noti il giallo e il rosso dolce di Nocera, il giallo e il rosso quadrato d’Asti, il braidese, il giallo San Valentino, il California wonder, il peperone pomodoro; del secondo, il Marconi, il lungo di Chiasso, il Corno di Toro o il Toro di Spagna, il peperone a sigaretta; del terzo, fanno parte anche varietà usate principalmente per i sottaceti, come il piccolo del Veneto e di Firenze e il quarantino d’Asti. Discorso a parte per i friarielli, come vengono chiamati in Campania, o friggitelli, secondo il loro nome romano: sono verdi, quindi come tutti i peperoni di questo colore, sono colti non ancora maturi, sono piccoli come peperoncini ma non sono piccanti, anzi. In genere vengono preparati alla griglia con la semplice aggiunta di sale. Per quanto riguarda le difficoltà di digestione legate a quest’ortaggio, molti riescono a limitare il problema togliendo la pellicola che lo ricopre, considerata la buccia; vanno eliminati anche i semi.

I peperoni in cucina
Crudo, in pinzimonio o nel gazpacho; cotto, dalla bagna cauda alla peperonata; internazionale, dalle fajitas alla ratatouille. Il peperone è estremamente versatile, può essere cucinato con molte tecniche o può non essere cucinato affatto, e consumato sott’aceto o crudo a listarelle, insaporito con olio, pepe e sale. L’importante, al momento dell’acquisto, è controllare che i frutti siano sodi, senza grinze e ammaccature, e che abbiano il picciolo. In frigorifero resistono per qualche giorno, in genere non più di quattro.
Se la bagna cauda è un tipico piatto piemontese, e vede i peperoni come semplici ingredienti di una ricetta ricca di componenti e complessa, la peperonata invece è targata Italia del sud e già dal nome è facile immaginare che qui i peperoni sono protagonisti assoluti, cotti in padella con olio evo, pomodoro, cipolle, aglio. La sicilianissima caponata, a base di melanzane, ha molte varianti locali, alcune che prevedono i peperoni ed altre no; ma sono sempre siciliani i peperoni con la mollica, una delle declinazioni più gustose che questi prodotti possano avere. Come altre verdure, i peperoni possono essere preparati ripieni. Se non si tollera la buccia, il modo più veloce per eliminarla è cuocere i peperoni alla griglia: sarà estremamente facile staccare la pellicola che li ricopre.
Per quanto riguarda le ricette internazionali, tra le più note c’è il gazpacho, una zuppa fredda spagnola (nello specifico, originaria dell’Andalusia) preparata frullando insieme ingredienti crudi come pomodori e peperoni (da entrambi vanno eliminati i semi), cetrioli, cipolla e aglio, e aggiungendo olio, sale e pepe. Successivamente, al composto passato al setaccio, si aggiunge mollica di pane raffermo insaporita con aceto. La zuppa va poi fatta raffreddare in frigorifero. Spostandosi in America, è tipicamente messicana la ricetta delle fajitas, carne di manzo o pollo piccante accompagnata da peperoni e servita generalmente su tortillas di mais che la avvolgono. Dai peperoni si ricava inoltre una spezia usata in moltissime preparazioni, sia dolce al naturale sia resa più piccante, cioè la paprika.


Proprietà salutari
La notevole presenza di vitamina C, di cui il peperone è più ricco anche rispetto agli agrumi (se lasciato crudo), ne fa un prodotto con caratteristiche salutari di vario tipo, in primo luogo antiossidanti: in effetti il peperone è la bacca che contiene, rispetto al peso, più vitamina C. Ma è molto rilevante anche la presenza di betacarotene, soprattutto nei peperoni rossi; e il frutto contiene anche varie vitamine del gruppo B. Oltre alle vitamine, sono presenti molti sali minerali, principalmente potassio, ma anche ferro, magnesio, calcio.
La notevole quantità di acqua e fibra determina un potenziale, lieve, effetto lassativo; le poche calorie ne fanno un cibo consigliato in caso di diete ipocaloriche. A differenza del peperoncino, ricco di capsaicina, il peperone contiene soprattutto una sostanza chiamata diidro capsiato. Notoriamente, il peperone può creare qualche difficoltà di digestione; per questo motivo è sconsigliato a chi ha problemi gastrici, soprattutto se persistono nonostante l’eliminazione della buccia, cioè della pellicola che riveste il frutto.





fonte : www.benessere.com



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