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Prugne: proprietà benefiche e amiche dell’intestino!

Prugne: proprietà benefiche e amiche dell’intestino!

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Famose per essere l'alimento anti-stitichezza per eccellenza, le prugne (o susine) sono un alimento alleato della nostra salute grazie alla grande quantità di Potassio, Vitamina A e fibre che esse contengono.
Le prugne, i frutti della pianta Prunus domestica, sono un alimento nutriente e saziante, ad alto contenuto di potassio, fosforo, calcio, magnesio, ferro, vitamina A, vitamina C e polifenoli. Le possiamo trovare in commercio sia fresche che disidratate e quest’ultime, grazie al processo di essiccazione che riduce drasticamente la presenza di acqua, contengono una maggiore concentrazione di sostanze nutritive, di zuccheri facilmente assimilabili, di molecole ad azione antiossidante e anche di calorie, per questo motivo è fondamentale non abusare con il consumo delle prugne secche.

Vediamo ora più da vicino tutte le proprietà delle prugne.

Valori nutrizionali per 100g di prugne:
  • Kcal\t45
  • Proteine\t0,5g
  • Carboidrati\t10,5g di cui zuccheri\t10,5g
  • Grassi\t0,1g di cui saturi\t0,01g
  • Fibre\t1,5g

Prugne: le proprietà benefiche

  • Azione drenante, disintossicante e regolatoria: con ben l’88% di acqua e una buona quantità di fibre (riscontrabili soprattutto nella qualità essiccata), le prugne sono un’ottima fonte idrica ma non solo, presentano un ottimo effetto saziante e sono capaci di migliorare il transito intestinale, fungendo quindi da rimedio contro la stitichezza;
  • Azione antiossidante e antinfiammatoria: grazie alla vitamina A e ai polifenoli (i più rappresentati sono la cianidina, la catechina, l’epicatechina e le proantocianidine), molecole bioattive ad azione antiossidante che agiscono proteggendoci dall’azione dei radicali liberi che causano danni irreparabili alle nostre cellule;
  • Azione anti-stanchezza e anti-spossatezza: tra le proprietà delle prugne troviamo anche questo beneficio, garantito dalla gran quantità di un minerale, il potassio, ben 190 mg su 100 g. Il potassio è infatti un utilissimo carditonico e muscolare, utile anche per prevenire i crampi muscolari che possono insorgere dopo un’intensa attività sportiva;
  • Prevenzione dell’osteoporosi: secondo una ricerca della Florida State University pubblicata sul British Journal of Nutrition, le prugne secche sarebbero in grado di prevenire fratture ossee e addirittura l’osteoporosi nelle donne in menopausa;
  • Prevenzione del tumore del colon: a suggerire questa proprietà benefica è uno studio della Texas A&M University e della University of North Carolina, secondo cui mangiare prugne secche può influenzare il microbiota intestinale, riducendo dunque il rischio di sviluppare cancro del colon.

Per garantirci tutti questi effetti preventivi e benefici delle prugne è consigliabile consumare 3-4 prugne fresche o secche al giorno già partendo dal pasto più importante della giornata, la prima colazione!


Controindicazioni delle prugne Attenzione che l’esagerato consumo di prugne può causare spiacevoli effetti indesiderati come diarrea, meteorismo e flatulenza, mentre è preferibile evitare del tutto questo frutto se soffrite di colite in quanto causereste un aumento del gonfiore e degli spasmi.

Fonte: http://www.viversano.net

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Non sempre c’è il tempo per una visita dal nutrizionista, un appuntamento; i bambini sono a casa, bisogna preparare la cena o aspettare che qualcuno arrivi.
Allora risolviamo tutti questi problemi: vengo io da voi.

COME FUNZIONA?

Fissiamo un appuntamento per il primo colloquio in cui parleremo anche delle abitudini alimentari e, perché no, sbirceremo la dispensa.

QUANDO?

Decidiamo insieme giorno ed ora e io arrivo da voi. Più facile di così…

DOVE?

Direttamente a casa vostra!

Per il resto ci penso io! Vi preparo il piano di educazione alimentare, la dieta e i consigli adatti a voi, ve li spedisco e poi vengo a trovarvi periodicamente per verificare l’andamento della dieta aiutandovi anche nelle scelte dei prodotti da acquistare.

Per informazioni chiama il 388 7304549  o scrivi a sapereconsapore@gmail.com

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Educazione nutrizionale contro l'obesità

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Educazione nutrizionale contro l'obesità

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In questa fase il paziente deve acquisire le nozioni per imparare a gestire da solo la propria alimentazione, sia dal punto di vista qualitativo che da quello quantitativo.
Una delle cause del fallimento delle terapie tradizionali, infatti, è la totale assenza di educazione nutrizionale, che non consente di correggere le abitudini alimentari sbagliate. Una volta conclusa la dieta prescritta, si torna a mangiare come prima e si torna ad ingrassare.
L'educazione nutrizionale è sufficiente per risolvere la maggior parte dei casi di sovrappeso, mentre è solo un tassello della terapia dell'obesità, nella quale la componente psicologica e biologica sono molto potenti e vanno affrontati separatamente.

Educazione alimentare

I metodi sono simili a quelli della Educazione Cognitiva e Comportamentale, ovvero manuali integrati con lezioni di gruppo tenute da nutrizionisti preparati
In questa fase il paziente impara le regole di base della scienza dell'alimentazione: tenere un diario alimentare, pesare gli alimenti, contare le calorie, preparare pasti equilibrati e sazianti, ecc.
Con il passare del tempo, egli diventa sempre più esperto e libero di scegliere l'alimentazione che preferisce.
Se all'inizio la terapia è puramente prescrittiva o quasi, e il paziente deve seguire una dieta imposta dal nutrizionista, una volta che avrà imparato a gestire la propria alimentazione potrà costruire da solo il proprio piano alimentare.

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Frutti di bosco? Ottimi contro tumori e depressione...

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Frutti di bosco? Ottimi contro tumori e depressione...

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Prevengono l’insorgere di tumori, hanno un’efficace azione antidepressiva, difendono dalle malattie cardiovascolari, e seppure dolci aiutano a combattere il diabete: sono alcune delle sorprese che ci riservano le proprietà dei frutti di bosco. Sorprese documentate da numerosi studi scientifici.

Contro depressione e Alzheimer

Fragole, mirtilli e lamponi possiedono sostanze simili all’acido valproico, utilizzato in antidepressivi e in farmaci che curano i disturbi dell’ansia. La ricerca che ce lo rivela è stata condotta due anni fa dal “Torrey Pines Institute for Molecular Studies”. Oltre 1700 sostanze contenute in questi alimenti sono state messe a confronto con quelle impiegate nei farmaci che contrastano alcuni disturbi psicopatologici. Il risultato? I frutti di bosco aiutano il buon umore,migliorano la memoria e l’attenzione.
A supporto di quest’ultima affermazione, se non fosse abbastanza, intervengono i risultati di un’altra ricerca americana, condotta dalla Tufts University, che ci rassicura su un altro punto: questi alimenti aiutano anche a contrastare il declino cognitivo. Ciò vuol dire che sono un’arma contro patologie come la demenza e l’Alzheimer.

Per colesterolo e malattie cardiovascolari? Arrivano le fragole

Che fanno bene alla pelle lo sapevamo già: schiacciate e cosparse sul in volto aiutano a prevenire le rughe, tonificare la pelle, curare le scottature. E questo perchè contengono tanta vitamina C, che combatte l’azione dei radicali liberi.
Ciò che forse non sospettavamo è che le fragole sono un toccasana per il colesterolo, e stavolta a dircelo sono i risultati di studi nostrani, condotti da un gruppo di ricercatori italiani e spagnoli e coordinati da Maurizio Battino, ricercatore dell’Università Politecnica delle Marche. Scopriamo così che, oltre a ridurre i livelli di colesterolo totale nel sangue, il consumo di questo frutto aiuta a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari riducendo il rischio d’infarto, e migliora la funzionalità delle piastrine.

Mirtilli neri: alleati dei vasi sanguigni

Proteggono dalla sindrome metabolica, l’insieme di una serie di squilibri metabolici che aumentano il rischio di malattie cardiovascolari e di diabete, e questo perché fanno veramente miracoli alla salute dei vasi sanguigni.
La presenza di polifenoli, contenuti in questi frutti, ne aumenta infatti la capacità di contrazione e rilassamento: un dato interessante soprattutto per chi, affetto da obesità, vede compromesse le prestazioni dei vasi.
Anche stavolta la fonte è autorevole: si tratta di uno studio pubblicato da un gruppo di ricercatori dell’Università del Maine sulla rivista Applied Physiology, Nutrition, and Metabolism.

Lamponi: attivi nella lotta ai tumori

Oltre a prevenire infiammazioni, malattie cardiovasciolari, diabete e obesità, “vegliano” sulla salute dell’intestino grazie all’alta concentrazione di acqua e fibre in essa contenuta. Ma sono soprattutto uno scudo antitumorale grazie all’abbondante presenza di antiossidanti, che difendono le cellule dallo stress ossidativo e inibiscono la crescita di cellule neoplastiche. Quanto detto vale soprattutto per i lamponi neri che di antiossidanti sono ancora più ricchi, informazione che riceviamo da uno studio condotto dal team di ricerca dell’Ohio State University Comprehensive Cancer Center.
Vi state chiedendo se basta un cestino di lamponi al mese a prevenire i tumori? Se lo sono chiesto anche altri ricercatori americani, che in seguito ai risultati rilasciati dal Cancer Center hanno pensato di ideare delle caramelle al lampone che, mantenendo inalterate le qualità del frutto, ne conservano gli effetti benefici.

More schierate in difesa dello stomaco

Vale per le more ma vale in realtà anche per i lamponi: contengono gli ellagitannini, molecole che svolgono una funzione antinfiammatoria per lo stomaco.
Uno studio condotto dall’Università di Milano e il Centro Ricerca e Innovazione di San Michele all’Adige ci dice a chiare lettere che questi frutti aiutano a contrastare ulcere e gastriti.

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Endometriosi? Ecco alcuni consigli alimentari...

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Endometriosi? Ecco alcuni consigli alimentari...

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Questo argomento  è dedicato a tutte le donne che ogni giorno, con tenacia e speranza, combattono una patologia così seria ma poco conosciuta come l'endometriosi.
L'endometriosi è una patologia estrogeno-dipendente caratterizzata dalla presenza di cellule dell'endometrio (ossia del tessuto che riveste l'interno della cavità uterina) al di fuori dell'utero, in sedi anomale, le più frequenti delle quali sono le ovaie, le tube, i legamenti che circondano l'utero e il peritoneo (membrana che riveste l'interno della cavità addominale e pelvica).
Talvolta l’endometrio può localizzarsi nella vescica e nell'intestino e, più raramente, in organi lontani dalla cavità peritoneale (ad esempio nei polmoni).
I sintomi principali di questa malattia sono: il dolore, gonfiore addominale,perdite di sangue anomale o affaticamento cronico, i quali devono far accendere un campanello d’allarme.
La patologia purtroppo è spesso sottovalutata e per riuscire a dare una soluzione globale alla donna affetta da endometriosi è importante che lavorino insieme un team multidisciplinare di professionisti tra i quali: medici di medicina generale, ginecologi, chirurghi,nutrizionisti, anestesisti, urologi, gastroenterologi, endocrinologi, immunologi, psicoterapeuti, fisioterapisti. Questi professionisti con le loro specifiche attitudini svolgono un ruolo molto importante nel fornire alla donna un trattamento individuale. In questo modo l’attenzione è rivolta non soltanto alla comprensione della malattia ma soprattutto verso la donna e le sue specifiche esigenze.

Ruolo della dieta

I più recenti studi scientifici hanno suggerito che cambiamenti dietetici possono migliorare i sintomi dell’endometriosi. La dieta è prescritta per contribuire alla diminuzione di livelli circolanti di estrogeni (ormoni che determinano un aumento delle cellule endometriali) e all'incremento di sostanze naturalmente antinfiammatorie per contrastare la sintomatologia dolorosa.
Di seguito sono riportati alcuni esempi di alimenti e gli effetti prodotti:

Omega 3 e Omega 6

Sono particolari tipi di acidi grassi che l'organismo, da solo, non è in grado di produrre. Hanno una naturale azione antinfiammatoria utile a ridurre i sintomi dolorosi dell'endometriosi.
Gli alimenti ricchi di omega 3 sono :
  • il pesce (salmone, alici, sarde, sgombro, pesce spada, trota, tonno),
  • l'olio di pesce (fegato di merluzzo),
  • la frutta secca oleosa (noci), alcuni oli vegetali (soia e colza) e semi (tra i più comuni quelli di lino).

Quelli ricchi di omega 6 sono :
  • la frutta secca oleosa (noci, mandorle, arachidi),
  • cereali (avena e crusca),
  • oli vegetali (tra i più comuni mais e girasole) e ceci.

Infine, un adeguato rapporto tra questi 2 tipi di acidi grassi essenziali (rapporto ideale omega 6 : omega 3 non superiore a 4/5 : 1) è utile alla prevenzione e al trattamento di disordini immunitari e infiammatori.
E' possibile raggiungere un rapporto ottimale privilegiando gli alimenti ricchi di omega 3 rispetto a quelli ricchi di omega 6.

Fibra

L’aumento del consumo di fibre determina una riduzione degli estrogeni circolanti nel sangue con un minore impatto sui tessuti sensibili agli estrogeni. Dunque, preferire pane, pasta e riso integrali rispetto a quelli raffinati, oltre a frutta e verdura fresche.
I legumi, quali fagioli, ceci, piselli, fave, lenticchie e soprattutto soia meritano un discorso a parte in quanto oltre alla fibra, contengono un livello variabile di fitoestrogeni (la soia ne contiene di più) che simulano gli ormoni naturalmente prodotti dal corpo (estrogeni) ma ne limitano l'azione fisiologica (i fitoestrogeni sono decisamente meno potenti rispetto agli estrogeni naturali).
Per chiarezza, aggiungiamo che sono in atto ulteriori studi scientifici riguardanti l'effetto dei fitoestrogeni sulla riduzione dell'azione degli estrogeni naturali (alcuni dati in letteratura sono contrastanti).

Acqua

L'acqua svolge un ruolo di vitale importanza nei processi biologici del nostro organismo. Una corretta idratazione è indispensabile per tutte le funzioni organiche e aiuta a prevenire situazioni di spasticità e rigidità con conseguente riduzione di dolori addominali e pelvici.
Si consiglia un apporto giornaliero di almeno 1,5-2 litri di acqua.

Antiossidanti, vitamine e sali minerali

Alcune molecole antiossidanti appartenenti alla famiglia dei flavonoidi come quercitina (es. nella mela), apigenina (nel prezzemolo, sedano, carciofo, camomilla e basilico), narigenina (negli agrumi), resveratrolo (nella buccia e semi dell’uva) e oleuropeina (foglie di olivo) sono capaci di ridurre l'effetto di un enzima (aromatasi) fondamentale nella produzione degli estrogeni.
Inoltre vitamine come la A, C, la E e tutte quelle del gruppo B, e minerali come zinco e selenio sono in grado di controllare i sintomi premestruali e ridurre i marcatori dello stress ossidativo nelle donne con endometriosi (lo stress ossidativo sembra sia anche alla base della sterilità, uno dei problemi che si accompagna all’endometriosi).
Un discorso a parte merita il ferro. Infatti, donne con endometriosi riferiscono di mestruazioni non soltanto dolorose ma ricche di perdite ematiche (che si aggiungono a quelle dello spotting, cioè piccole perdite ematiche tra un ciclo mestruale e l'altro).
In questi casi, dunque, il bilancio di ferro tende a essere negativo e per tale motivo gli alimenti consigliati sono il pesce (alici, scorfano, spigola, sarde, sgombro, tonno, cozze, vongole, polipo, gamberi), ma anche i legumi e alcune verdure come asparagi, broccoli, cavoli, cicoria, rucola, lattuga (legumi e verdure hanno un tipo di ferro poco assorbibile dunque deve essere associato alla vit. C).

Peso corporeo e attività fisica

Il modo più efficace per mantenere nella norma i livelli di estrogeni è tenere sotto controllo il proprio peso corporeo. Nell'organismo femminile, infatti, una parte della produzione di estrogeni avviene anche nel tessuto adiposo grazie all' enzima aromatasi che converte gli androgeni prodotti dai surreni in estrogeni.
Inoltre, un'attività fisica regolare contribuisce in maniera rilevante ad avere un peso corporeo nella norma e migliora la normale funzionalità ed elasticità di tutti gli organi e i tessuti.

Indice Glicemico (IG)

E' la capacità di un alimento, contenente carboidrati, di innalzare il livello di glucosio nel sangue rispetto al glucosio o al pane bianco ed è espresso in percentuale.
In condizioni fisiologiche, ad un aumento di glucosio plasmatico corrisponde un aumento di un ormone chiamato insulina. L'insulina, a sua volta, stimola intensamente l'attivazione dell'enzima aromatasi responsabile della produzione degli estrogeni.
Dunque per mantenere bassi i livelli di estrogeni bisogna preferire cibi a medio-basso indice glicemico come legumi, verdure, frutta fresca e secca oleosa (bisogna fare comunque attenzione poiché l' Indice Glicemico (IG) può variare tantissimo in relazione ad alcuni fattori, ad esempio la cottura, la maturazione, la lavorazione, il formato, la presenza di altri nutrienti nell'alimento).
All'Indice Glicemico (IG) dovrebbe sempre essere associato un altro parametro quale il Carico Glicemico (CG) del quale, però, discuteremo in argomenti più attinenti.

Grassi

Gli estrogeni sono ormoni prodotti a partire dai grassi e più precisamente dal colesterolo.
In generale, dunque, riducendo il contenuto di grassi e colesterolo della dieta si riduce la produzione di estrogeni e ciò accade per tutti i tipi di grassi, sia animali (che contengono colesterolo) che vegetali (non contengono colesterolo).
In più, una particolare attenzione deve essere rivolta agli acidi grassi saturi e agli acidi grassi trans poiché numerosi studi hanno dimostrato una stretta relazione tra questi tipi di acidi grassi e sviluppo di endometriosi.
Gli acidi grassi saturi si trovano in grandi quantità nel grasso delle carni, nei salumi, formaggi, panna, burro, cocco, olio di cocco e alcuni dolci.
Quelli trans invece nei prodotti industriali da forno quali merendine, biscotti, panini e alcuni dolci.
Da preferire rimane l'olio extravergine di oliva in quantità idonee alle specifiche necessità della donna.

Latte e derivati

Tali prodotti possono contribuire a stimolare la produzione di sostanze coinvolte in alcuni processi infiammatori (prostaglandine E2 e F2A).
Inoltre, vari studi dimostrano un legame tra la diossina e lo sviluppo di endometriosi (ricordiamo che livelli variabili di diossina possono essere riscontrate nei formaggi in quanto è una sostanza solubile nei grassi e naturalmente tossica e cancerogena per l'uomo)  
Si consiglia pertanto un'assunzione ridotta di tali prodotti.

Carni
Il consumo di carni (soprattutto carne di manzo e prosciutto) può promuovere la produzione di sostanze responsabili di alcuni processi infiammatori (prostaglandine E2 e F2A). Inoltre, le carni possono talvolta contenere ormoni estrogeni.
Pertanto si consiglia di ridurne il consumo e di preferire le proteine animali del pesce e/o le proteine vegetali dei legumi associate a quelle dei cereali integrali.

Zucchero

Lo zucchero da tavola (saccarosio) può aumentare i processi infiammatori derivanti dall' endometriosi.
Stesso effetto provocherebbe il consumo di cioccolato, dolcificanti naturali e artificiali, bevande zuccherate e dolci con alti livelli di zucchero.
Inoltre, il saccarosio e i cibi sopraindicati hanno tutti un alto Indice Glicemico (IG) e sono scarsi di fibra.
Pertanto si consiglia di ridurre al minimo il consumo di questi alimenti.

Alcool

L' alcool se in eccesso peggiora la capacità del fegato di processare gli estrogeni circolanti nel torrente ematico.
Limitando il consumo di alcool, dunque,si provoca un minore stress per la funzione fisiologica del fegato.

Caffeina

La caffeina, soprattutto quando consumata in quantità elevate, aumenta i livelli di estrogeni.
Alimenti ricchi di caffeina sono caffè, tè e alcune bevande.
Si consiglia di non superare le 2 tazzine di caffè al giorno.

Bibliografia:
- Diet and endometriosis risk: A literature review.Parazzini F, Viganò P, Candiani M, Fedele L.
Reprod Biomed Online. 2013 Apr;26(4):323-36. doi: 10.1016/j.rbmo.2012.12.011. Epub 2013 Jan 21.
- Dairy-food, calcium, magnesium, and vitamin D intake and endometriosis: a prospective cohort study.
Harris HR, Chavarro JE, Malspeis S, Willett WC, Missmer SA. Am J Epidemiol. 2013 Mar 1;177(5):420-30. doi: 10.1093/aje/kws247. Epub 2013 Feb 3.
- Nutrient intake, anthropometric data and correlations with the systemic antioxidant capacity of women with pelvic endometriosis. Savaris AL, do Amaral VF. Eur J Obstet Gynecol Reprod Biol. 2011 Oct;158(2):314-8. doi: 10.1016/j.ejogrb.2011.05.014. Epub 2011 Jun 22.

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