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Il sodio nell'alimentazione

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Il sodio nell'alimentazione

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L'importanza di una dieta povera di sodio

Il sodio è un elemento essenziale che il nostro corpo assume attraverso l'alimentazione, e in un soggetto adulto è presente complessivamente nei liquidi extracellulari, nelle ossa e nella cartilagine, per un totale di 92 grammi. Il sodio viene utilizzato dall'organismo umano per regolare la concentrazione del plasma e dei liquidi esterni alle cellule, e se presente in notevoli quantità, può essere causa di edema ed ipertensione.
Il fabbisogno giornaliero di sodio secondo le indicazioni europee ed italiane dovrebbe essere nell'intervallo tra i 0,6 ed i 3,5 grammi,mentre le RDA americane indicano livelli leggermente inferiori(0,5-2,3g/die) e l'assunzione di questa quantità è assicurata da una DIETA bilanciata, senza necessità di aggiungere il sale ai nostri cibi. Il sodio infatti è già presente in molti dei prodotti che abitualmente consumiamo, come tutti gli alimenti che derivano da conserve (sughi, verdure in salamoia, latte, carni, pesce...), mentre in misura minore si ritrova anche in alimenti di origine vegetale (frutta e verdura, cereali...).

Ecco alcuni esempi dei cibi più comuni ricchi di sodio:

- Salsa di soia, 6 grammi ogni 100 grammi
- Salame Milano, 2.1 grammi ogni 100 grammi
- Prosciutto crudo di Parma, 1.5 grammi ogni 100 grammi
- Ketchup, 1.1 grammi ogni 100 grammi
- Salmone affumicato, 0.7 grammi ogni 100 grammi
- Pizza al pomodoro, 0.7 grammi ogni 100 grammi

Il sodio è il principale elemento che costituisce il sale, con cui normalmente cuciniamo e condiamo i nostri piatti: ad ogni grammo di sale da cucina, corrispondono ben 0.4 grammi di sodio. Il consumo eccessivo, soprattutto se prolungato, di questa sostanza, oltre a favorire l'ipertensione nei soggetti predisposti, pone a rischio osteoporosi, poichè il lavoro dei reni viene diretto verso una maggiore eliminazione del calcio.
Secondo alcuni studi scientifici universitari, un adulto consuma circa 10 grammi di sale quotidianamente, e quindi 4 grammi di sodio: chi ama spezzare la fame con snack e patatine confezionate, ne arriva ad assumere quasi 20 grammi al giorno. Un'abitudine che alla lunga può diventare davvero dannosa per la salute.
Sarebbe opportuno dunque limitare l'utilizzo del sale a tavola, ed aggiungerlo se necessario soltanto durante la cottura: quando ad esempio versiamo il sale alla pasta nell'acqua bollente, è bene farlo a metà cottura, in modo che il sodio assorbito da ciò che mangeremo, risulti decisamente inferiore. Abituare anche i bambini a cibi dal sapore meno salato è un comportamento sano: ogni piatto può essere insaporito con successo utilizzando spezie, cipolle, prezzemolo, sedano, yogurt, un cucchiaio di buon olio extravergine e tutto ciò che può suggerire il nostro gusto e la nostra fantasia.
Nella pratica di uno sport invece, è importante dosare la presenza del sodio durante il reintegro dei liquidi: uno stato fisico di fatica o eccessiva sudorazione, infatti, provoca una ulteriore diluizione della concentrazione ematica, da ripristinare correttamente con bevande o acque che contengano sodio e altri sali.
Un importante meccanismo per limitare i dannosi effetti del sodio in eccesso, è garantire al nostro corpo una regolare assunzione di potassio, che si trova principalmente nella frutta e nella verdura.

Dott.Enrico Fonticelli Biologo Nutrizionista
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Le differenze tra Grana Padano e Parmigiano Reggiano

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Le differenze tra Grana Padano e Parmigiano Reggiano

Enrico Fonticelli

Il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano sono formaggi molto simili, la cui tecnologia di produzione è quasi identica.
Le differenze nella stagionatura e nella alimentazione delle vacche denotano una qualità superiore del Parmigiano Reggiano rispetto al Grana Padano.
Il Grana Padano Trentino, a dispetto del nome, è prodotto con le stesse identiche tecniche del Parmigiano Reggiano.

Differenze di lavorazione

Il Parmigiano Reggiano viene prodotto con una sola lavorazione al giorno, il Grana Padano può essere prodotto con due lavorazioni.
Dato che il latte proviene da due mungiture giornaliere (serale e mattutina), il Grana Padano può essere prodotto per legge con il latte di una sola mungitura anche se questo, di norma, non avviene.
Nel Parmigiano Reggiano questo non è consentito: il latte della mungitura serale viene lasciato anche 15 ore nelle vasche raggiungendo l'1.5% di grasso. Questo viene poi mischiato con il latte della mungitura del mattino, che staziona nelle vasche solo 3 ore e ne ha ancora il 3%. Il risultato è un latte parzialmente scremato con il 2.4% circa di grasso.
Il latte in caldaia del Grana Padano è più magro del latte a Parmigiano Reggiano: di conseguenza il Grana è un po' più magro, mediamente, del Parmigiano.

Alimentazione delle vacche

Il Parmigiano Reggiano viene prodotto con latte ottenuto da animali alimentati solamente a base di mangime secco, foraggio verde e fieno di prato.
Per il Grana Padano, invece, è consentito l'uso di insilati. Gli insilati sono ottenuti dalla pianta intera dei cereali che viene trinciata e stoccata in silos. Questa operazione favorisce lo sviluppo di mocroorganismi che peggiorano le caratteristiche del prodotto. Quando era consentito, si usava aldeide formica, dannosa per la salute, ora si usa un antibatterico innocuo per la salute, il lisozima, ma che evita lo sviluppo dei microorganismi dannosi.

Durata della maturazione

Il periodo di stazionamento nelle "scalere" è di 15 mesi per il Grana Padano, e di 18-24 e fino a 36 mesi per il Parmigiano Reggiano. La maturazione più lunga consente al Parmigiano di sviluppare caratteristiche organolettiche superiori.



La pasta?Utile per mantenere una buona forma fisica.

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La pasta?Utile per mantenere una buona forma fisica.

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Uno studio condotto presso l’IRCCS Neuromed di Pozzilli dimostra che seguire una dieta che contempla la pasta aiuta a mantenere la silhouette e a proteggere la salute oltre che la forma fisica.
C’è chi bandisce la pasta dalla dieta e chi, invece, non sa rinunciare a un buon primo piatto. In questa contrapposizione tutta italiana, a uscirne vincitore è chi mangia ogni giorno la pasta in quantità non superiore ai 50 grammi o comunque in quantità adeguata al proprio fabbisogno energetico.
Lo stabilisce l’esito di uno studio condotto dall’IRCC Neuromed di Pozzilli sfruttando i dati di due progetti di ricerca – Moli-sani e INHES (Italian Nutrition & HEalth Survey). A oltre 23mila persone è stato misurato l’indice di massa corporea, il peso, l’altezza, il girovita, il rapporto vita/fianchi e, in base alle risposte date a un questionario, è emerso che chi contempla la pasta nella propria dieta quotidiana ha una buona forma fisica ed è più in salute.
Perché mangiare pasta fa bene? Perché è fonte di carboidrati – zuccheri complessi – a indice glicemico moderato. L’indice glicemico è l’indicatore di velocità con cui l’organismo trasforma l’alimento in glucosio, zucchero semplice: minore è la velocità più salubre è l’alimento.
Restare fedeli alla dieta mediterranea è il monito dei nutrizionisti e di chi può testimoniare i benefici di un sano regime alimentare. Abolire la pasta dalla dieta, infatti, spinge a sostituirla con altri alimenti grassi e calorici, come affettati e formaggi che appesantiscono l’organismo e la linea.
L’ideale sarebbe mangiare ogni giorno 50 grammi di pasta al dente condita con ingredienti semplici come le verdure insaporite con olio extravergine d’oliva a crudo: la pasta al dente evita che i carboidrati di cui è composta si sciolgano in zuccheri semplici, e i grassi dell’olio crudo rallentano l’assorbimento dei carboidrati riducendo l’indice glicemico della pasta.
Insomma, sulla tavola italiana un buon piatto di pasta assicura la linea, la salute e la soddisfazione del palato.


I risultati dello studio dell’IRCC sono tema di un articolo pubblicato sulla rivista Nutrition e Diabetes.



Modi diversi di cuocere i cibi ?Analizziamoli insieme...

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Modi diversi di cuocere i cibi ?Analizziamoli insieme...

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Migliaia di anni fa l’uomo scoprì il fuoco e pose le basi per rendere più igienico, digeribile e sicuro il cibo che si era procacciato.
La cottura degli alimenti infatti, proprio perché molti microrganismi dannosi per la salute umana sono termo-sensibili, assicura una buona protezione dalle infezioni alimentari più comuni.
La cottura modifica sostanzialmente la struttura chimica degli alimenti e li prepara alla scomposizione in catene ed unità più semplici, facendo risultare i cibi pertanto più facilmente digeribili.
Come spesso accade un vantaggio nasconde anche un limite: molte vitamine infatti vengono distrutte dalle alte temperature per cui  devono essere necessariamente assorbite partendo da alimenti crudi che ne conservino intatta la struttura.
La cottura tradizionale può assumere molte forme; le più semplici, in base alla propagazione del calore, si distinguono in:

Conduzione.
Convezione.
Irraggiamento.

Cottura per Conduzione
La conduzione richiede il contatto diretto tra un corpo caldo ed uno freddo rappresentato dall’alimento che si intende cuocere.
La cottura in padella tradizionale è una cottura per conduzione: il metallo caldo della padella, surriscaldato dalla fiamma o dalla resistenza elettrica, cuoce ciò che è in contatto con la sua superficie.

Cottura per Convezione
Nei sistemi di cottura per convezione è previsto un terzo elemento che funge da mediazione tra la superficie calda ed il cibo cotto, come ad esempio avviene nella bollitura: in questo sistema non è il calore presente sulla superficie della pentola a cuocere l’alimento bollito, ma l’acqua di bollitura che svolge le funzioni di mediazione nella trasmissione del calore necessario a cuocere.

Cottura per Irraggiamento
Il terzo ed ultimo sistema di cottura è quello ad irraggiamento rappresentato dal forno.
In questo caso è il calore che si irradia dalla fonte di calore a raggiungere il cibo da cuocere che non entra mai in contatto diretto con la superficie calda.

Cottura a Microonde
Vediamo invece alcune particolarità legate ad una forma molto diffusa di cottura anche se non ancora ben conosciuta: la cottura a microonde.
Si tratta di una forma tecnologica che sfrutta onde ad alta frequenza direzionate verso i cibi da cuocere.
L’energia insita nelle onde sollecita le molecole di acqua presenti naturalmente negli alimenti e le sottopone ad un innalzamento rapido della temperatura che si va via via diffondendo alle altre componenti di cui il cibo è costituito.
La cottura a microonde parte dall’interno degli alimenti da cuocere verso l’esterno, esattamente il contrario di ciò che avviene nel caso di un forno tradizionale dove il calore passa gradualmente dalla superficie verso gli strati più interni.
La metodologia di cottura a microonde oltre alla rapidità e alla conseguente economicità energetica garantisce anche una valenza dietetica poiché offre l’opportunità di cuocere gli alimenti senza acqua e senza grassi aggiunti.



Cibo e umore: benessere psicofisico

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Cibo e umore: benessere psicofisico

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Cibo e umore sono da sempre due alleati. Infatti è noto come l’alimentazione e il rapporto con il cibo influiscano notevolmente sull’umore. Infatti vengono chiamati comfort food gli alimenti capaci di placare i malumori influendo positivamente sulla psiche.

La serotonina: l’ormone del buonumore

Il legame tra cibo e umore è dettato dalla serotonina, denominata anche come l’ormone del buonumore. Si tratta di un neurotrasmettitore presente nel sistema nervoso, capace di regolarizzare l’umore, la memoria, il sonno e l’appetito. La sua carenza può quindi portare a stati ansiosi e depressivi. Questa sostanza, normalmente prodotta dal nostro organismo viene stimolata da alcuni alimenti. Basti pensare infatti allo stato di nervosismo che segue i primi giorni in cui si intraprende una dieta alimentare ferrea, o al senso di benessere che si avverte quando si assumono cibi particolarmente graditi.

Cibo e umore: l’alimentazione per essere felici

Il nostro organismo produce la serotonina a partire dal triptofano, una sostanza che possiamo assumere attraverso l’alimentazione, proprio grazie a questa sostanza vi è un collegamento tra cibo e umore. Il cibo quindi può far tanto sul nostro umore e spesso per essere felice basta mangiare i giusti alimenti. Tra i cibi che mettono di buon umore vi è il pesce, ricco di acidi grassi Omega 3, di vitamina D e di antiossidanti, come ad esempio il salmone. Le patate sono anch’esse ricche di triptofano.Vi sono poi alcuni frutti come i frutti di bosco, i kiwi, ananas, banane e prugne che influiscono sul nostro umore in quanto sono ricchi di sostanze, come la vitamina C, che hanno un effetto positivo sul nostro sistema nervoso. La verdura, come spinaci, lattuga, valeriana è ricca di acido folico che è particolarmente d’aiuto per combattere la depressione. Fondamentali per l’umore sono anche il caffè e il tè verde. E infine vi è il famosissimo cioccolato fondente, da sempre noto come l’antidepressivo per eccellenza in quanto favorisce la produzione di endorfine che danno la giusta carica all’organismo.

Alimenti che influiscono negativamente sull’umore

Naturalmente vi sono alcuni alimenti che, al contrario, influiscono negativamente sull’umore come ad esempio:

cibi troppo grassi in quanto a causa della loro lenta digestione provocano stanchezza
l’alcol in quanto fa passare in tempo breve da uno stato di euforia ad uno stato depressivo
gli zuccheri, in quanto causano picchi e cali improvvisi di insulina.



Alimenti che contengono vitamina D

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Alimenti che contengono vitamina D

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La vitamina D è una vitamina molto importante per l'intero organismo perchè aiuta a proteggere le ossa e a rinforzare il sistema immunitario. Scopriamola meglio.

Proprietà e benefici della Vitamina D

La vitamina D migliora la salute generale del corpo. Il colecalciferolo (vitamina D3), derivante dal colesterolo, è sintetizzato negli organismi animali, mentre l'ergocalciferolo (vitamina D2) è di provenienza vegetale.
Tra le funzioni fondamentali della vitamina D vi sono la protezione e il rafforzamento delle ossa e del sistema immunitario. La vitamina D contribuisce all’assorbimento del calcio, fondamentale per le ossa e le strutture portanti dell’organismo, e al mantenimento dei corretti livelli di fosforo nel sangue. La sua azione è fondamentale anche per la prevenzione del cancro e della sclerosi multipla.
La vitamina D cura ugualmente l’osteoporosi, i dolori muscolari, l’ipertensione, il diabete, la psoriasi e la debolezza muscolare. Si è dimostrato che le persone sofferenti di pressione alta e di malattie autoimmuni traggono beneficio dall’assunzione di vitamina D.

La vitamina D negli alimenti

Buone fonti alimentari di vitamina D sono: il pesce e gli oli che esso contiene, in particolare trota, sogliola, sgombro, salmone, pesce spada, storione, tonno e sardine; le uova, soprattutto il tuorlo; il latte, il burro; il fegato e i grassi animali, come quelli contenuti nelle carni di pollo, di anatra e di tacchino; corn flakes e cereali e le verdure verdi ne sono ugualmente ricchi.

Fabbisogno giornaliero di Vitamina D

Il dosaggio di vitamina D giornaliero varia da persona a persona e dipende anche dall'esposizione ai raggi solari, che ne incrementa la sintesi e l'assorbimento attraverso il colesterolo.
Se una persona segue già di per sé una dieta ricca di vitamina D ed espone la pelle a circa un quarto d’ora di raggi solari al giorni, circa 400 UI quotidiani sono sufficienti.
In altri casi, ovvero patologie, carenze, impossibilità di esporsi al sole, la dose di vitamina D da assumere potrebbe anche essere maggiore, compresa cioè tra 1.000 e 2.000 UI.


I 10 alimenti più ricchi di Vitamina D

  • Olio di fegato di merluzzo
  • Sgombro
  • Anguilla
  • Trota
  • Salmone affumicato
  • Pesce spada
  • Sgombro o maccarello
  • Storione, affumicato
  • Uova di pesce
  • Uovo



Dieta e colesterolo

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Dieta e colesterolo

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Proprio in virtù del ruolo svolto nel metabolismo di un individuo, il colesterolo è un grasso importante per l’organismo e sarebbe impossibile farne a meno. Per distribuirsi ai vari tessuti il colesterolo circola nel sangue legato a diverse proteine con densità differente, quello legato alle HDL viene chiamato “colesterolo buono”, mentre quello legato alle LDL è conosciuto come “colesterolo cattivo”.
Il colesterolo cattivo presente in eccesso tende a depositarsi sulle pareti interne delle arterie formando a lungo andare delle placche che ostacolano in maniera più o meno importante il flusso sanguigno. L’effetto negativo del colesterolo LDL è controbilanciato da quello buono o HDL, vero e proprio spazzino che ripulisce le arterie impedendo che si formino depositi.
La dieta, e più in generale lo stile di vita, sono in grado di incidere positivamente o negativamente sui livelli di colesterolo nel sangue.

Per questo è importante:

  • limitare il consumo di grassi in generale
  • Per la scelta della carne è preferibile tagli magri sia di carne bianca sia di quella rossa evitando per il pollame di mangiare la pelle
  • Consentito il pesce 2-3 volte a settimana (molluschi e crostacei non piu’ di una volta a settimana). Diventa importante il metodo di cottura: preferibile la cottura alla griglia, al cartoccio e al vapore, sconsigliata la frittura
  • sostituire i grassi saturi (burro, formaggi, carne grassa, insaccati) con quelli polinsaturi (olio di semi) e monoinsaturi (olio di oliva)
  • aumentare il consumo di frutta, verdura e legumi
  • limitare il consumo di dolci
  • limitare il consumo di alcool
  • svolgere regolare attività fisica (possibilmente aerobica)
  • abolire il fumo
  • tenere sotto controllo la pressione arteriosa e dimagrire se si è in sovrappeso.



I minerali che eliminano la stanchezza

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I minerali che eliminano la stanchezza

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Se ti senti spesso stanco, probabilmente soffri di una carenza di minerali. La stanchezza cronica è una condizione che colpisce milioni di persone, e che può essere alleviata in modo naturale, facendo scelte coscienti sull’alimentazione e fornendo all’organismo tutti i nutrienti di cui ha bisogno. In questo articolo ti elenco la lista dei minerali che eliminano la stanchezza, rivitalizzando il corpo.

Zinco. Le persone che soffrono di una carenza di questo minerale sono più propense a sentirsi stanche, e ammalarsi di raffreddore. 10 mg di questo minerale al giorno possono darci l’energia di cui abbiamo bisogno, dimezzando il rischio di soffrire di raffreddore, secondo uno studio dell’Università della California. Lo zinco stimola i muscoli a bruciare più glucosio per ottenere energia, e aumenta la formazione di cellule immunitarie capaci di lottare contro i virus.

Magnesio. Se non riesci a dormire (e riposare) bene, probabilmente soffri di una carenza di magnesio. Questo minerale essenziale aumenta la produzione dell’enzima ATP e della melatonina, un ormone che stimola il sonno. Se presi prima di andare a dormire, 400 mg di magnesio possono farci sentire meno stanchi del 50%, migliorando la qualità del sonno, secondo uno studio della Duke University (Stati Uniti).

Ferro. La carenza di ferro è una delle più diffuse, sopratutto a causa di una alimentazione scorretta. Il ferro può ridurre del 50% la stanchezza sia fisica che mentale, migliorando le prestazioni cerebrali (memoria inclusa). La quantità consigliata di ferro è di 14 mg al giorno.

Iodio. Secondo una stima, circa il 20% delle persone soffre di carenza di iodio, causata sopratutto dalla riduzione del sale nella dieta. Secondo vari studi, lo iodio stimola la tiroide a produrre tiroxina, un ormone che regolano direttamente il famigerato metabolismo basale, eliminando la stanchezza. la quantità consigliata di iodio è di 150 microgrammi al giorno



Pesce e benessere

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Pesce e benessere

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Il pesce è un alimento essenziale per il nostro benessere, ha infatti un alto valore nutritivo, ha un ridotto contenuto di colesterolo (ad eccezione dei crostacei) ed è ricco di acidi grassi insaturi e polinsaturi, i cosiddetti “grassi buoni,” utili nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

La concentrazione di lipidi (grassi) nel pesce è molto variabile (dallo 0,1 al 30%) per tale ragione i pesci vengono classificati in magri, semigrassi e grassi (il merluzzo è ad esempio un pesce magro, così come le vongole, il pesce spada o la sogliola, mentre sardina e tonno sono semigrassi, anguilla, sgombro e aringa sono invece pesci grassi).
Crostacei e molluschi, pur contenendo discrete quantità di colesterolo, sono praticamente privi di grassi saturi e sono ricchi di grassi insaturi. In ogni caso il loro contenuto lipidico è modesto (1-3%).
Le proteine del pesce sono ad alto valore biologico. Una proteina è ad alto valore biologico quando è costituita da Aminoacidi Essenziali. Gli amminoacidi essenziali non possono essere prodotti dall’organismo, devono quindi essere assunti con una dieta specifica o attraverso integratori.

A cosa servono gli acidi grassi insaturi Omega 3?
Il pesce è ricco di Omega 3. Gli acidi grassi Omega-3 abbassano i livelli plasmatici di trigliceridi, riducendo il rischio di patologie cardiovascolari. Tutto ciò spiega l’importanza di un regolare consumo di alimenti ricchi di omega-3 (pesci e semi di lino), in modo da tenere sotto controllo i livelli ematici di Iperlipidemia e, insieme ad essi, il rischio di malattie cardiovascolari.
È bene sapere inoltre che gli acidi grassi polinsaturi si deteriorano alle alte temperature, è quindi opportuno fare attenzione al metodo di cottura che utilizziamo. Un metodo corretto dal punto di vista nutrizionale è il “cartoccio”, che prevede l’utilizzo di un foglio d’alluminio per avvolgere il pesce durante la cottura in forno. Con questo sistema di preparazione vengono fra l’altro ben conservati sapore e aroma del pesce.
La frittura è invece sconsigliata poiché i famosi grassi omega-3, se sottoposti ad alte temperature, diventano instabili producendo residui nocivi per il nostro organismo (in questo caso si raccomanda l’uso di olio specifico per la frittura, più adatti per le alte temperature).

PESCE, COME SCEGLIERLO
Ricordando che il pesce surgelato non ha nulla da invidiare a quello fresco, esaminiamo alcune caratteristiche da tenere in considerazione quando lo si acquista:

CARATTERISTICA   PESCE FRESCHISSIMO     PESCE FRESCO     PESCE ALTERATO
ODORE                        salso o di alga                   fresco                 ammoniaca
RIGIDITÀ CADAVERICA    presente                     assente                  assente
ASPETTO              superficie lucida e brillante    superficie viva     smorto e cinereo
CONSISTENZA           sodo e carnoso             elastico e morbido    molle e flaccido
OCCHIO                     vivo e sporgente                vitreo           piatto e appannato
COLORE BRANCHIE rosso bordeaux e  rosso   pallido e porpora  carnicino-marrone
                           lucide



Verdura e frutta da bere : alleate di benessere

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Verdura e frutta da bere : alleate di benessere

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Non sempre è facile garantirsi un apporto adeguato di vitamine, minerali e fibre. L'abitudine di bere ogni giorno un buon succo di verdura o di frutta aiuta a fornire tutti i micronutrienti necessari per mantenersi in forma.
Abitudini poco corrette, aumentati fabbisogni non soddisfatti, per esempio in corso di gravidanza o durante la crescita e lo sviluppo, in caso di malattia o di stress prolungato, possono comportare un insufficiente apporto di vitamine , minerali e fibre, di cui frutta e verdura sono la principale fonte. Sicuramente è una condizione di carenza da non sottovalutare. In un'alimentazione equilibrata e varia, infatti, insieme agli zuccheri, alle proteine ed ai grassi è essenziale un'adeguata presenza di fibre e micronutrienti, tra i quali vitamine e minerali. Tuttavia spesso e per molteplici fattori, non riserviamo a queste preziose risorse l'attenzione che esse meritano . Viviamo in città e siamo costretti a consumare veloci pasti fuori casa, ecco allora che la prima cosa a cui rinunciamo è un bel frutto o un ricco piatto di verdure. Anche per il pasto serale, non sempre si trova il tempo per selezionare con cura e cucinare in modo corretto gli alimenti, nella giusta quantità e varietà. Oltretutto frutta e verdura perdono facilmente il loro contenuto vitaminico durante la conservazione e la preparazione domestica. Insomma, a ben riflettere, risulta quanto mai difficile essere sempre certi di fornire al nostro organismo la quota giornaliera di micronutrienti essenziali consigliata dagli esperti. Una valida opportunità alle nostre esigenze nutrizionali ci viene offerta da prodotti alimentari in forma di succo e polpa che assicurano in ogni stagione e in ogni momento della giornata un adeguato apporto di micronutrienti. Ortaggi come la carota, il cavolo, il pomodoro, la cipolla , la barbabietola, il sedano, il cetriolo così come le mele, le prugne, la frutta di bosco, contengono nelle proporzioni adeguate sia sali minerali che vitamine indispensabili al buon funzionamento del nostro organismo, soddisfacendo contemporaneamente il fabbisogno in fibre solubili e insolubili.



Diabete, la "dieta del contadino" può essere utile

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Diabete, la "dieta del contadino" può essere utile

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Qual è l'alimentazione migliore da seguire in caso di diabete? Non ci sono dubbi, la cosiddetta "dieta del contadino", che coincide con la pluripremiata dieta mediterranea, sarebbe la più consigliata. A dirlo è uno studo italiano presentato al Congresso dell'Associazione europea per lo studio del diabete (Easd).
Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia, spiega che lo studio dimostra appunto gli effetti riparatori della dieta mediterranea sui vasi sanguigni, con un conseguente effetto preventivo di complicanze cardiovascolari nei diabetici.
Cosa mangiare? Sì all'olio di oliva, che ha benefici sui vasi sanguigni e stimola il processo di protezione dall'aterosclerosi. Anche le fibre sono utili (legumi, ortaggi, insalata), da consumare prima dei pasti.
Da un lato rallentano l'assorbimento degli zuccheri semplici, contenuti ad esempio in dolci, pasta e pane, e dall'altro rallentano l'assorbimento dei grassi con un effetto anticolesterolo.
Promossi il pesce azzurro e i polifenoli che controllano la glicemia, da assumere con la buccia della mela, il tè verde e anche nel caffè. Sì alla pasta, in quantità limitata, meglio se integrale. E occhio alla frutta. No a carne rossa, burro e formaggi stagionati, ma anche no ai dolci, alle patate, alla pizza e alle bevande zuccherate.



Mangiare le verdure aiuta a combattere la depressione

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Mangiare le verdure aiuta a combattere la depressione

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Mangiare frutta e verdura può davvero aiutare a tenere alla larga la depressione?
La depressione è una condizione che spaventa molte persone. Non si tratta infatti di una semplice tristezza passeggera, ma di un disturbo ben più profondo, un disturbo che però può essere tenuto alla larga. In che modo? Seguendo innanzitutto uno stile di vita sano, facendo della regolare attività fisica, cercando di mantenere un umore “positivo”, e seguendo un’alimentazione sana, un’alimentazione che possa proteggere sia il corpo che la mente.
Come riportato sul Daily Mail infatti, degli alimenti comuni, dalle verdure a foglia verde fino ai pomodori e alle spezie come l’origano e la cannella, possono fare la differenza, e ridurre il rischio di soffrire di depressione.
La scienza dimostra che maggiore è il consumo di verdura, minore è il rischio di soffrire di depressione. E non è tutto! Maggiore è il consumo di frutta e verdura (circa sette porzioni di frutta o otto porzioni di verdura al giorno), maggiore sarà anche la sensazione di felicità provata dal soggetto, che si sentirà più calmo e sereno.
Secondo gli esperti, frutta e verdura contengono inoltre delle sostanze che inibiscono la produzione di un enzima chiamato monoamino ossidasi (MAO), i cui livelli sono particolarmente elevati nelle persone che soffrono di depressione. Tale enzima è collegato ai livelli di una classe importante di neurotrasmettitori, chiamati monoammine (che comprendono serotonina e dopamina). Ebbene, molti vegetali, tra cui mele, frutti di bosco, uva, cipolle e tè verde, contengono fitonutrienti che sembrano inibire i MAO, e lo stesso vale per spezie come chiodi di garofano, origano, cannella e noce moscata.
Numerosi studi suggeriscono infine che i radicali liberi - molecole che causano danni ai tessuti e contribuiscono all'invecchiamento - possono svolgere un ruolo importante nello sviluppo di disturbi psichiatrici come la depressione. Per tenere alla larga tale rischio, è anche in questo caso utile assumere più frutta e verdura, alimenti ricchi di antiossidanti, che aiutano a combattere i radicali liberi e riducono quindi il rischio di depressione.



Antiossidanti: perché sono importanti per la nostra salute

Antiossidanti: perché sono importanti per la nostra salute

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Sei in sovrappeso? Fumi? Utilizzi farmaci?
Bevi alcolici? Conduci una vita stressante?
Sei uno sportivo? D’estate adori stare al sole?
Vuoi prevenire malattie e influenze stagionali?

Se fai parte di una di queste categorie, hai assolutamente bisogno di antiossidanti. In questa pagina scoprirai cosa sono, a che servono, in quali alimenti reperirli e come…

Cosa sono gli antiossidanti:

Gli antiossidanti sono sostanze in grado di neutralizzare i radicali liberi e proteggere l’organismo dalla loro azione negativa. Le proprietà anticancerogene di molti alimenti sono legate proprio al loro prezioso contenuto in antiossidanti. Nel corso dei numerosi processi metabolici una piccola quantità di ossigeno dà origine a molecole chimicamente molto reattive a causa della presenza nell’orbitale più esterno di uno o più elettroni spaiati. Tali molecole, chiamate radicali liberi, sono in grado di danneggiare le strutture cellulari come la membrana plasmatica ed il DNA.
L’azione negativa dei radicali liberi si ripercuote sulla salute dell’intero organismo: accelerando i processi di invecchiamento cellulare, deprimendo il sistema immunitario, favorendo l’insorgenza di numerose malattie e forme tumorali. Il nostro organismo riesce a tenere sotto controllo l’attività dei radicali liberi attraverso speciali sostanze antiossidanti endogene (sintetizzate autonomamente) ed esogene (presenti negli alimenti).

A cosa servono:

Da studi recenti, è stato confermato che molte delle malattie più comuni sono associate ad una carenza di nutrienti antiossidanti. Come lo scorbuto è segno di carenza di Vitamina C, la carenza di antiossidanti può essere la causa di: Malattia di Alzheimer, Tumori, malattie cardiovascolari, cataratta, diabete, ipertensione, infertilità, degenerazione maculare del cristallino, morbillo, malattie mentali, parodontopatie, infezioni delle vie respiratorie, artrite reumatoide. Il fattore del processo degenerativo di invecchiamento cellulare è il danno ossidativo, i radicali liberi.
L’ossigeno è alla base della vita sia animale che vegetale è il nutriente più importante per ogni cellula, ma l’ossigeno è anche chimicamente reattivo può diventare instabile ed in grado di ossidare le molecole vicine con conseguente danno cellulare, i radicali liberi sono degli ossidanti corporei equivalenti a dei residui nucleari radioattivi. Il processo di ossidazione che si instaura per generare energia vitale, forma anche delle molecole instabili dette radicali liberi, molecole reattive, caricate elettricamente che possono provocare danni al tessuto delle cellule. La posizione dell’elettrone al’interno di una molecola ne determina la sua stabilità, il composto è stabile se gli elettroni sono in coppia, ma se un elettrone è libero se ne determina l’instabilità. Questa molecola “spaiata” è chiamata Radicale libero. Innesca una serie di reazioni a catena che tendono a formare altri radicali liberi, ìn un processo ossidativo esponenziale, se non viene bloccato in tempo.
I radicali liberi si formano dal fumo di sigarette, dalla combustione del petrolio che crea i gas di scarico, le radiazioni, la frittura, la cottura alla brace dei cibi. I normali processi chimici del nostro organismo, gli antiossidanti sono in grado di disarmare i radicali liberi

Fattori scatenanti: stress, prodotti di scarto del metabolismo, fumo di sigarette, consumo di alcol, farmaci, prodotti chimici tossici, radiazioni ionizzanti, esposizione a raggi X, raggi ultravioletti solari, pesticidi, esercizi fisici molto faticosi, assunzione di farmaci, antibiotici.
Gli antiossidanti che svolgono un ruolo primario sono la vitamina C, la Vitamina A, la Vitamina E, il beta-carotene, il precursore della Vitamina A che si trova nella frutta e nella verdura, lo Zinco e il Selenio, sono degli ottimi preventivi del benessere, insieme ad una alimentazione adeguata, biologica, moderata attività fisica quotidiana.
Per avere un’idea di ciò che vuol dire ossidazione, prendi una mela, tagliala a metà e lasciala per qualche minuto appoggiata su un piano, noterai che la polpa diventerà più scura.

In quali alimenti sono presenti gli antiossidanti:

Patate dolci, carote, crescione, piselli, broccoli, cavolfiori, limoni, mango, melone, peperoni, zucca, fragole, pomodori, cavoli, uva, kiwi, arance, semi e frutta secca, zucca comune, tonno, sardine, salmone, germe di grano, albicocche, fagioli. Essenzialmente frutta e verdure di colore rosso, arancione, giallo, frutta e verdura cruda, piselli, grano, fave, cereali integrali, cocomero, frutti di mare.
Per avere la giusta dose di antiossidanti giornaliera, una persona normale (NON fumatore, NON sportivo, NON stressato, NON utilizzatore di farmaci, NON divoratore di grassi, NON bevitore di alcolici, NON amante delle tintarelle) dovrebbe assumere da 6 a 8 porzioni di frutta e verdura. Per avere un’idea una porzione di frutta corrisponde a 150gr, quindi da 300 a 600 gr di frutta al giorno. Una porzione di verdura corrisponde a 250gr se cotta o 50gr se cruda, quindi almeno 1kg se cotta o almeno 200gr se cruda al giorno. Diciamo mediamente.. 1 Kg di frutta al giorno.
Una persona normale. Se invece fumi, o fai sport, o sei stressato, o utilizzi regolarmente farmaci, o mangi cibi grassi, o bevi alcolici, o ami la tintarella, ovviamente le tue porzioni devono essere più consistenti. Almeno il doppio. Un esempio: Un fumatore, ad ogni singola aspirata assume
MILIONI DI RADICALI LIBERI!!!



Igiene in cucina, ecco gli errori più comuni.

Igiene in cucina, ecco gli errori più comuni.



Le abitudini stanno cambiano, si ha sempre meno tempo per cucinare e di conseguenza si cerca di comprare alimenti che richiedono meno tempo per la preparazione e cuociono in fretta, ma tutto ciò comporta un maggiore rispetto delle norme igieniche.
In Italia, come nel resto del mondo, la Salmonella è la causa principale delle infezioni alimentari seguita da Listeria, capace di riprodursi anche all’interno del frigorifero, e Campylobacter.
I motivi principali sono: il trasferimento dei batteri dal cibo crudo a quello cotto, errati metodi di conservazione, igiene scarsa in cucina ed una serie di comportamenti sbagliati.


Vediamo ora gli errori più comuni.

Nel frigorifero.
Tutti i cibi devono essere conservati in un contenitore di vetro o di plastica coperto, oppure nei sacchetti di plastica appositamente realizzati.
L’incidente classico si ha con le fettine di carne conservate in un piatto senza coperchio; Il liquido esterno ricco di sangue è un substrato ottimale per la crescita batterica e basta infatti un contatto occasionale con gusci di uova, che ospitano sulla superficie colonie di Salmonelle, per infettare le bistecche.

Cosa fare allora?
Asciugare bene la carne o il pesce con carta assorbente e conservarli in contenitori appositi; Inoltre è bene separare gli alimenti crudi da quelli cotti, evitando così qualsiasi contatto in grado di scatenare reciproche contaminazioni.

Insalata e verdura cosa fare?
Togliere la carta umida, la quale è destinata a diventare un ricettacolo di microbi, ed eliminare le foglie esterne sporche di terriccio.
Conservare la verdura in sacchetti speciali dotati di microfori che garantiscono una conservazione ottimale per 5-6 giorni.
Sono invece sconsigliati i sacchetti di plastica utilizzati per fare la spesa perché le foglie non respirano e marciscono prima.
La frutta può andare nei cassetti.

In caso di preparazione anticipata.
Altra abitudine è quella di preparare in anticipo il pasto del pranzo o della cena e magari uscire con i figli o con gli amici.
Il progetto è comprensibile ma bisogna prestare attenzione.
Quando il cibo ancora caldo viene tenuto sul ripiano della cucina per diverse ore, nel periodo in cui la temperatura supera i 30° C, i microrganismi si sviluppano a una velocità incredibile, è c’è il rischio di una rapida contaminazione.

Cosa fare?
Fare raffreddare per 20-30 minuti il cibo cotto al mattino, e poi conservarlo in frigorifero e riscaldarlo prima del pranzo. L’alternativa è tenere la pietanza al caldo, ad una temperatura superiore ai 65°C, fino al momento del consumo.

Cottura inadeguata.
Ancora in molti decidono di cucinare hamburger o polpettone lasciando la parte centrale cruda: il rischio è di consentire ai batteri patogeni di riprodursi con facilità proprio nella parte centrale dove la carne resta poco cotta e la temperatura varia da 30° ai 50°C.

Cosa fare?
Al centro della preparazione bisogna raggiungere almeno 65°C.
I più meticolosi possono comprare un termometro e controllare la temperatura, anche se è sufficiente lasciare sul fuoco qualche minuto in più la pietanza ed evitare la cottura al sangue; Stesso discorso vale anche per il pollo.

Scongelamento, nota dolente per molti.
L’abitudine di scongelare in fretta il cibo con METODI ATIPICI come, il sacchetto immerso nell’acqua calda, il forno tiepido, il calorifero è vivamente sconsigliato.
Lo scongelamento a temperatura ambiente è rischiosa perché la parte più esterna dopo qualche ora sgela e sulla superficie si creano le condizioni favorevoli alla proliferazione batterica.
Per correttezza va detto che una cottura lunga permette di eliminare i microrganismi inquinanti.

Cosa fare?
Scongelare sempre in frigorifero, è sufficiente un giorno per i pezzi più grandi e una notte negli altri casi.
Cucinare gli alimenti scongelati nell’arco delle 24 ore e non mettere in freezer la carne o il pesce una seconda volta, operazione possibile con le pietanze cotte (arrosto, brasato, spezzatino) anche se ottenute da carne scongelata.

Biberon.
Preparare 3-4 biberon, come fanno molte mamme prima di recarsi al lavoro non presenta problemi, ma bisogna rispettare alcune regole;
sterilizzare con cura i biberon e avere l’accortezza di conservarli sempre in frigorifero fino al momento della poppata.
Se per un motivo qualsiasi il piccolo non vuole il latte appena scaldato, conviene raffreddarlo sotto l’acqua fredda e rimetterlo in frigo.

Brodo.
Prima di metterlo in un contenitore di vetro coperto , da depositare nella parte bassa del frigorifero, è bene aspettare che si raffreddi.
Alternativa consiste nel congelare le porzioni di brodo già pronte e scongelarle quando occorre.
SI può conservare 2-3 giorni in frigorifero.

Conservazione della carne.
Le fettine vanno cucinate entro max 2-3 giorni;
I tagli più grossi resistono anche una settimana;
L’hamburger deve finire in padella entro 24 ore;
La carne trita destinata al ragù resiste due giorni perché viene cotta a lungo;
Le fettine di carpaccio sono in assoluto le più delicate, vanno conservate in frigorifero e servite a tavola al massimo entro 12-24 ore.
La carne cotta dopo la preparazione resiste 3-4 giorni nel frigorifero.

Stracci ed affini.
La paglietta, le spugnette e lo spazzolino per rimuovere gli avanzi di cibo dai piatti devono essere sanitizzati,  il sistema migliore è metterli in lavastoviglie durante un lavaggio a 65°C, per eliminare i batteri.



Mettersi a dieta: cosa mangiare per dimagrire

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Mettersi a dieta: cosa mangiare per dimagrire



Cosa mangiare per dimagrire? I cibi che ti permettono il dimagrimento dovrebbero essere tutti molto buoni al gusto, sani e nutrienti: ebbene, esistono!
Cosa mangiare per dimagrire è il segreto che tutti noi, soprattutto quelli con qualche chiletto di troppo, vorrebbero conoscere. Beh, non è un sogno, ma realtà: vediamo insieme quali sono questi cibi buoni, nutrienti e… dimagranti!

LA VITAMINA C

Di sicuro siete a conoscenza del fatto che questa vitamina è un valido ausilio nel perdere i grassi. Se non abbiamo l’apporto di qualche micronutriente come, appunto, la vitamina C, potrebbero non vedere mai la luce i risultati dei nostri sforzi per ridurre il girovita e bruciare i grassi.
Dove si trova la vitamina c: verdure, pomodori, patate dolci, zucca, spinaci, piselli, cipolle, cavoli rapa, aglio, scarola, cime di rapa, foglie di senape, cavolfiori, cavoli, cavoletti di Bruxelles, cime di rapa, broccoli, peperoni ed asparagi. Si trova anche nella frutta, ed in particolare in: fragole, lamponi, ananas, papaya, arance, mango, lime, limoni, kiwi, pompelmi e meloni.

IL CALCIO ED I LATTICINI

Che il calcio sia un toccasana per il tessuto osseo è cosa ormai risaputa, ma che fosse un sostegno validissimo anche per controllare l’appetito forse è cosa meno nota. Le ricerche hanno dimostrato che gli individui che soffrano di carenza di calcio hanno masse grasse superiori alla norma e non riescono ad avere un buon controllo della fame. Ma non finisce qui: altre ricerche hanno dimostrato anche che le fonti di calcio dei derivati del latte hanno una maggior efficacia nell’accelerazione dello smaltimento del grasso se paragonate ad altre fonti e questi ricercatori sono già nella fase di studio per trovare qualche altro ingrediente che possa essere somministrato sinergicamente con il calcio.
Dove si trova il calcio: nei latticini, ad esempio i formaggi ricotta, provolone, parmigiano, mozzarella, groviera, feta e cheddar. Anche nei semi e nelle noci (mandorle, semi di sesamo e noci brasiliane), ed in alcune verdure, quali i crescioni, gli spinaci, le cime di rapa, le foglie di senape, i cavoli ed i broccoli.

LA QUINOA

Si tratta di una tipologia di grano molto antica ed è un prodotto estremamente nutriente, ricchissimo in proteine, ma anche in aminoacidi, vitamina E e fitosteroli. Anche solo per i suoi valori nutrizionali la quinoa dovrebbe esser sempre presente nella nostra dieta, ma recenti studi confermano che è uno dei principali inibitori dei grassi.

LE PROTEINE

Questo genere di micronutrienti hanno una grande influenza su tutto ciò che riguarda alimentazione e dieta. Ma non solo, enzimi, ormoni per la generazione del tessuto nelle guarigioni da una ferita. Per quanto concerne il dimagrimento, studi ormai consolidati hanno dimostrato che tutte le proteine influenzano notevolmente il senso di sazietà (generando la sensazione di esser pieni, quindi inibendo la voglia di mangiare ulteriormente). Ingerire cibi ricchi di proteine anziché carboidrati spinge ad avere meno fame ed a bruciare meglio i grassi.

Dove si trovano le proteine: nel pesce, innanzitutto (merluzzi, acciughe, aragoste, sardine, salmoni, tonno e gamberetti), poi nel taglio magro di alcune carni (carne bovina, pollo, carni di maiale, vitello e tacchino), ancora nei semi e nelle noci (arachidi nocciole, semi di zucca e pistacchi), nel grano (avena, pane integrale ed orzo), nei latticini (cheddar, ricotte, mozzarella, parmigiano, yogurth, latte e groviera) e, infine, nei legumi (lenticchie, fagiolini, fagioli bianchi e soia).

IL MIELE

Viene annoverato ormai tra le “grandi promesse” per la salute ed il dimagrimento: riduce l’adipe (in qualità di sostituto dello zucchero), ha un valore nutritivo elevato e fa bene a moltissime funzioni di un organismo. Rientra tra gli antivirali, antibatterici, equilibra il contenuto di zuccheri ematici, calma la tosse ed è un sostegno per la difesa immunitaria.

IL CACAO

Rispetto alla media degli altri alimenti il cacao contiene molti più antiossidanti. Di non molto tempo fa una ricerca in cui venivano messe in luce le qualità benefiche sui diabetici delle epicatechine, sostanze contenute, appunto nel cacao. Stante la minore attesa di vita di un diabetico (circa sette anni meno della media), si è scoperto che questi flavonoidi hanno allungato la vita di alcuni soggetti da laboratorio. E’ ottimo per la prevenzione dei processi degenerativi arteriosi, “smussando” ogni deposito di grassi. Il cioccolato fondente da una mano al cuore, è ottimo per la giovinezza della pelle e, notoriamente, aiuta ad avere un umore migliore!

IL GRASSO “BUONO”, IL GRASSO SANO

Le diete ricche di acidi grassi monoinsaturi, i grassi “buoni”, che si ritrovano nell’oliva, nel suo olio, nei semi e nelle noci, come anche nel cioccolato fondente ed anche nell’avocado, non solo contribuiscono a darvi una sferzata di energia, ma anche ad avere pance piatte e girovita piacevoli. Anche alcuni acidi grassi polinsaturi, però, possono apportare benefici, quelli, ad esempio, che si trovano nei pesci e negli oli derivati, nei semi e nelle noci (ivi comprese le arachidi, i semi di girasole, i semi di sesamo e di lino).
Dove si trovano gli acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi: nell’olio di semi di girasole, in quello di soia, nella soia direttamente, nei semi di lino, nell’avocado. Nelle noci e nel loro burro, nell’olio e nel latte di cocco, come anche nelle sardine e nel salmone.



Differenza tra Farine: Farina 00, 0, 1, 2, Integrale

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Differenza tra Farine: Farina 00, 0, 1, 2, Integrale

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A tutti noi è capitato di vedere sui banchi degli ipermercati diversi tipi di farine come ad esempio la farina 00, la 0, oppure la farina integrale.
Ovviamente esiste una differenza tra le farine, questa è dovuta principalmente al tipo di materia prima ed al metodo di lavorazione.
In questa pagina vediamo quindi di spiegare in modo semplice la differenza tra farine ed il loro impiego in cucina. La farina classica, quella bianca che tutti per tradizione conosciamo, si ottiene dalla macinazione dei cereali ma esistono anche altri tipi di farina che si ricavano da altri tipi di vegetali.
Quando si parla di differenza tra farine la prima distinzione va fatta tra quella di grano tenero e quella di grano duro: questi infatti sono i prodotti più utilizzati al mondo per la preparazione della pasta e del pane.

Tipi di Farina

Farina di grano tenero: si ottiene dalla macinazione dei chicchi della pianta del grano Triticum Aestivum, prende il nome di tenero in quanto i suoi chicchi si rompono facilmente. Ha una consistenza soffice e polverosa, si utilizza per la preparazione del pane, dei dolci e anche per la pasta fresca.
Si differenzia con quella di grano duro per la sua maggior elasticità negli impasti, per un minor contenuto di proteine e glutine e per un minor assorbimento d’acqua.

Farina di Grano duro: si ottiene dalla macinazione dei chicchi della pianta Triticum durum che, come si intuisce dal nome della pianta, presenta chicchi più duri rispetto al grano tenero.
La farina che si ottiene da questo tipo di grano contiene più proteine, assorbe quantità maggiori di acqua durante la sua lavorazione mentre l’impasto ha una minor elasticità rispetto al grano tenero. Si utilizza prevalentemente per la panificazione e per la produzione di pasta.

Differenza tra Farina e Semola

La farina si ottiene dalla macinazione del grano tenero, è di colore bianco e la sua consistenza è molto fine e impalpabile. Viene utilizzata per la preparazione di pane, biscotti, brioches, torte etc.
La semola è il risultato della macinazione del grano duro, è caratterizzata da un colore tendente al giallognolo e da grani più grossi che le conferiscono una consistenza quasi “sabbiosa”. Si utilizza principalmente per la produzione della pasta.

Differenza tra Farine
Prima di passare in rassegna quali sono le principali differenze tra le farine che si trovano in commercio è necessario chiarire cosa stabilisce la legge italiana in termini di farine.
La differenza tra farine è definita da una legge del 2001 (DPR 9 febbraio 2001, n° 187) che stabilisce i vari contenuti di ceneri residue per tipo di farina. Le ceneri sono il residuo che rimane bruciando le farine a 55o°. Per esempio la farina integrale di grano tenero deve avere un residuo massimo di ceneri pari all’1,70 % mentre la farina di grano tenero tipo 00 deve avere un residuo massimo di ceneri pari allo 0,55 %.

Differenze
Farina 00: è la farina bianca che si acquista normalmente al supermercato ma forse non tutti sanno che è anche quella più raffinata, quella che in pratica viene privata di tutte le parti più nutrienti del grano come ad esempio la crusca che contiene le fibre alimentari, il germe di grano che contiene i minerali e le vitamine.
Tutto questo ha come risultato un prodotto bianchissimo ma quasi nullo dal punto di vista nutrizionale, quello che resta sono l’amido ed il glutine. Questo prodotto si utilizza molto per la preparazione dei dolci ed ha tempi di lievitazione più brevi rispetto alle farine meno raffinate.

Farina 0: è un po’ meno raffinata della precedente, ha un colore che tende leggermente al giallino ma ha comunque perso gran parte dei suoi nutrienti. Si utilizza molto per la preparazione del pane, delle pizze e delle focacce.

Tipo 1: rappresenta un buon compromesso tra i prodotti raffinati e quelli integrali. Ha un buon contenuto di fibre alimentari, vitamine e sali minerali, in pratica questo prodotto, a differenza delle farine raffinate, contiene un quantitativo maggiore di crusca e di germe di grano. È consigliata per la preparazione della pizza e delle piadine.

Tipo 2: è anche conosciuta come farina semi-integrale, ha grani più grossi rispetto alle precedenti e la differenza sta nel contenuto ancora maggiore di crusca e germe di grano. La sua lavorazione è più facile rispetto all’integrale, ideale per la panificazione.

Integrale: è sul gradino più alto per quanto riguarda il profilo nutrizionale e contiene tutte le parti del chicco di grano cioè le vitamine, i sali minerali, l’amido, la crusca e gli aminoacidi, ed è quindi un prodotto molto più completo rispetto ai precedenti. Questa farina è l’ideale per la panificazione, per ottenere prodotti sani e nutrienti.

Differenza tra Farine: Resistenza
Un altro fattore importante di cui bisogna tenere conto nella differenza tra farine è la forza, ovvero la sua resistenza misurata nel tempo alla lavorazione. La forza della farina è direttamente proporzionale alla qualità del grano utilizzato per produrla, per essere più precisi, dal suo contenuto di proteine e quindi di glutine, la sostanza che costituisce la struttura portante dell’impasto.
La forza di una farina viene espressa con la lettera W, dove un valore alto sta ad indicare un alto contenuto di glutine e quindi la capacità della farina di assorbire molta acqua e di formare un impasto resistente a lenta lievitazione.
Un valore basso invece indica che la farina assorbirà poca acqua e la lievitazione sarà veloce ma con un prodotto finale leggero.
Qui di seguito sono indicati i valori e le relative caratteristiche:

Valore\tIdeale per:
170 W                   Dolci friabili
da 170 W a 260 W  Pane, pizza e Pasta
da 260 W a 350 W  Pane, pizza e prodotti da pasticceria

Dobbiamo però segnalare che purtroppo non tutti i produttori inseriscono questo valore sulla confezione, per cui non sempre è possibile accertare la differenza tra farine da questo punto di vista.

Differenza tra Farine: Non Cereali
Come accennato in precedenza esistono anche tipi di farina che vengono prodotte da vegetali non cereali, qui di seguito le principali:

Amaranto: si produce da una pianta che oggi viene coltivata in tutto il mondo, anche a scopo ornamentale. L’amaranto non contiene glutine.

Quinoa: si produce dalla quinoa, una pianta erbacea originaria del Sud America, anche questa farina non contiene glutine.

Grano saraceno: dai semi del grano saraceno si ricava una farina che non contiene glutine e che viene utilizzata per la preparazione dei pizzoccheri.

La differenza tra queste farine e le altre sopra menzionate è l’assenza di glutine che le rendono idonee per essere consumate dai celiaci.
Oltre a queste esistono altri tipi di farine che vengono preparate con alcuni tipi di legumi, le più note sono quella di soia, di fagioli, di ceci e di fave.
In ultimo, in questa pagina dedicata alla differenza tra farine, citiamo quella di castagne, una farina abbastanza diffusa nel nostro paese che viene utilizzata per la preparazione di alcuni dolci tra cui il famoso castagnaccio.



Alimentazione e Concentrazione

Alimentazione e Concentrazione

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Sapevi che alimentazione e concentrazione  sono in qualche modo legate? Quando abbiamo bisogno di concentrazione per poter affrontare un esame o un lavoro impegnativo è importante adottare una corretta alimentazione al fine di rendere disponibile al nostro cervello una giusta dose di energia.
Quando ci concentriamo e mettiamo quindi sotto sforzo la nostra mente, il cervello consuma circa il 20 % delle energie che il nostro corpo ha prodotto attraverso l’alimentazione. Se il lavoro di concentrazione richiede uno sforzo prolungato nel tempo, come ad esempio quando si devono affrontare degli esami, l’energia richiesta sarà maggiore.

Alimentazione e Concentrazione

Con una corretta alimentazione si può favorire la concentrazione così da poter sfruttare pienamente le ore di lavoro senza perdite di energie e quindi di tempo prezioso.
Il nostro cervello ha bisogno di circa 40 sostanze diverse per funzionare in modo corretto, tra queste vi sono le vitamine, i minerali, gli acidi grassi essenziali, gli aminoacidi e gli oligoelementi ma la sostanza preferita dal cervello è il glucosio che viene ricavato dal metabolismo dei carboidrati.

Ovviamente non esiste un unico alimento che contenga al suo interno tutte le sostanze necessarie per il buon funzionamento del cervello. Per essere sicuri di fornire il giusto apporto energetico al cervello quando è sotto sforzo a causa del forte lavoro di concentrazione a cui è sottoposto è necessario adottare una corretta alimentazione.
Per evitare improvvisi cali di energia, e quindi di concentrazione, è necessario assumere carboidrati con un basso indice glicemico e che siano metabolizzati lentamente dal nostro organismo. Una corretta alimentazione prevede di mangiare legumi come piselli, fave, lenticchie, fagioli e soia, frutta, in particolare pompelmo, mele, banane e pesche. Anche il cioccolato fondente è un ottima fonte di energia per favorire la concentrazione in caso di studio o altri lavori che richiedono un’alta concentrazione.

Una Corretta Alimentazione per Gestire Ansia e Stress

Ansia e stress sono due dei nemici principali per chi ha bisogno di concentrazione ma anche in questo caso un’ alimentazione corretta può venirci in aiuto per contrastare questo eventuale problema. Consumare un buon piatto di riso equivale ad aumentare la secrezione da parte dell’organismo di triptofano.
Il triptofano si trasforma in seguito in serotonina, una sostanza con funzione di neurotrasmettitore, tra le cui funzioni vi è quella della regolazione dell’umore. Consumare una piccola dose di dolce a fine pranzo provoca invece il rilascio di endorfine che hanno un effetto calmante e rilassante in caso di stress.

Una Corretta Alimentazione per Combattere la Stanchezza

Quando si sta preparando un esame o un lavoro particolarmente impegnativo a causa dell’eccessiva concentrazione è normale accusare un po’ di stanchezza; per non peggiorare ulteriormente la situazione è quindi necessario adottare un corretto stile di vita ed in particolare una corretta alimentazione.

Qui di seguito alcuni suggerimenti:

– Alla sera mangiare un pasto leggero, in caso contrario la qualità del sonno potrebbe risentirne a causa della digestione prolungata, compromettendo così il recupero delle energie.

– Adottare una corretta alimentazione in termini di copertura delle esigenze nutritive giornaliere dell’organismo; una dieta equilibrata deve fornire il giusto apporto di vitamine, minerali, oligoelementi e proteine. Eventuali carenze vanno a compromettere la forma fisica.

Esercizio Fisico e Sonno

– Uno stile di vita sedentario contribuisce ad aumentare la stanchezza. È importante ritagliarsi un’ora al giorno da dedicare al movimento fisico, un po’ di corsa o una bella passeggiata sono molto utili.

– Per essere sicuri di lavorare con la concentrazione giusta è basilare dedicare il giusto tempo al sonno. Non tutte le persone sono uguali per cui qualcuno ha bisogno di dormire di più rispetto ad altri ma in generale è bene dedicare al sonno dalle sette alle otto ore.
Concludendo, per mantenere il giusto equilibrio tra alimentazione e concentrazione, è necessario evitare sia il digiuno che l’esagerazione, sono da evitare cibi che possono indurre agitazione ed insonnia come ad esempio caffè, tè, patatine confezionate ed alcolici.
È importante invece non saltare la colazione in quanto recenti studi hanno dimostrato che una buona colazione a base di frutta di stagione e cereali integrali è in grado di aumentare concentrazione e memoria.




Truffe alimentari: le olive “verniciate”

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Truffe alimentari: le olive “verniciate”

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Le truffe alimentari sono sempre più dietro l’angolo. Ora tra i prodotti contraffatti non c’è solo l’olio, ma persino le olive. Cosa possiamo fare come consumatori? Ecco alcune dritte.


IL CASO DELLE OLIVE “VERNICIATE”

In pratica, per rendere più appetibili le olive, alcuni produttori poco onesti le “verniciano”, come si dice in gergo, con solfato di rame o con il colorante E141: in questo modo si riesce anche a restituire un aspetto fresco a un prodotto ormai vecchio.
«L’E141 è un complesso di clorofille e rame. Per ottenerlo, si aggiunge un sale del rame alla clorofilla estratta con solventi dalle piante. Il suo uso è ammesso per alcuni alimenti come le conserve di frutti rossi, ma non nelle olive.
Tra l’altro, lo scorso anno l’Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha chiarito che i complessi rameici delle clorofille sono ottenuti da fonti vegetali che non possono essere considerate commestibili per l’uomo, come l’erba e l’erba medica e che mancano informazioni serie su tossicità e cancerogenicità di questa sostanza. «Quanto al solfato di rame, si tratta di una sostanza tossica per la maggior parte delle piante e di un inquinante ambientale non biodegradabile, che si accumula nelle falde e nel terreno, per il quale sono previsti limiti massimi di residuo molto rigidi, che spesso vengono ampiamente superati. Per di più, il suo uso è ammesso solo per difendere le piante dall’attacco di parassiti e infestanti, ma non come colorante».

LA FALSA INDICAZIONE DI ORIGINE

Ma le truffe che riguardano le olive non finiscono qui. Sebbene la legge punisca chi spaccia per Made in Italy un prodotto alimentare che arriva dall’estero, capita che olive estere vengano spacciate come locali e perfino che si utilizzi un falso marchio a denominazione d’origine (Dop o Igp).
Così, pensi di comprare un prodotto del territorio e, invece, ti porti a casa olive che arrivano da lontano e che molto spesso non rispondono ai requisiti di qualità del cibo nostrano, oltre a non rispettare i disciplinari di produzione.



Zucca: perché fa bene? Proprietà, usi e ricetta

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Zucca: perché fa bene? Proprietà, usi e ricetta

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La  “zucca” è un  frutto appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae originaria dell’America e oggi coltivata in tutti i climi caldi e temperati.
Le  proprietà  e  gli  impieghi  della  zucca  sono  molteplici:  fitoterapia,  cosmesi,  alimentazione  e cucina. Vediamoli meglio.

Principi nutritivi della Zucca

Della  zucca  si  possono  consumare  sia  la  polpa  che  i semi  ed  entrambi  possiedono  buone proprietà nutrizionali.
La  polpa  di  zucca  è  ricca  di  sali  minerali,  fibre  e carotenoidi,  i  precursori  della  vitamina  A; questa  è  utilizzata  dal  nostro  organismo  per  la  formazione  di  cute  e  mucose  e  per  mantenerne l’integrità contro infezioni o scottature. La vitamina A è anche uno dei componenti dei pigmenti visivi,  pertanto  promuove  il  buon  funzionamento  della  retina  e  il  mantenimento  di  una  buona visione.
Ha  proprietà  antiossidanti,  favorisce  lo  sviluppo  dello  scheletro,  ha  effetti  diuretici  e  calmanti contro  ansia,  nervosismo  e  insonnia  e  favorisce  la digestione.  E’  utilizzata  per  le  proprietà  date dal colore giallo-arancio nella Medicina Cinese e nella Cromoterapia.
Apporta  infine  fibre  che  promuovono  la  depurazione intestinale  e  principi  che  regolano  gli zuccheri nel sangue. I  semi  di  zucca  contengono sali  minerali  come  Zinco,  Manganese  e  Selenio  che,  insieme  alla vitamina E presente, svolge un’azione  antiossidante. Contengono inoltre principi attivi utili per disturbi  dell’apparato  urinario  come  cistiti  ed  infiammazioni  della  vescica  e  sostanze  come  le curcubitine utilizzate in fitoterapia contro i vermi e la tenia intestinale .

Proprietà in fitoterapia della Zucca

Il  principio  attivo  utilizzato  dalla  fitoterapia  è la  curcubitina  contenuta  nei  semi  di  zucca, somministrato  come  estratto,  che  ha  proprietà  antielmintiche,  cioè  nei  confronti  di  parassiti intestinali  tra  cui  vermi  e  tenia  in  particolare.  La  funzione  della  curcubitna  è  quella  di immobilizzare  i  parassiti  che  poi  dovranno  essere  allontanati  dall’intestino  con  gli  opportuni lassativi.  Sono  state  evidenziate  anche  attività  nei  confronti  dei  disturbi  correlati  all’ipertrofia prostatica, alle infiammazioni della vescica, all’i
ncontinenza e all’enuresi notturna.  
Per ottenere questi effetti occorre assumere un’adeguata quantità di semi o di estratto secco.

Proprietà cosmetiche della Zucca

La polpa possiede ottime proprietà lenitive in caso di scottature ed infiammazioni della pelle. Con  la  polpa  si  possono  poi  preparare  maschere  per il  viso  in  grado  di  idratare  e  pulire profondamente la pelle. Consumata come alimento, i carotenoidi contenuti sono utili per fissare l’abbronzatura.

Come preparare una maschera per il viso?  

Schiacciare  insieme  alcuni  semi  e  un  pezzetto  di  polpa,  poi  mescolare  con  un  po’  di  miele  ed applicare sul viso per alcuni minuti.

Il  colore  giallo  e  arancio  della  Zucca  nella  Medicina  Cinese,  nella Cromoterapia e nella Medicina Indiana dello Yoga edell'Ayurveda

Ultimi  studi  hanno  verificato  che  i  pigmenti  che  colorano  frutta  e  verdura  non  hanno  solo  un aspetto estetico, ma svolgono azioni differenti con effetti benefici in funzione del loro colore. In  particolare  il  colore  giallo-arancio,  come  quello  della  zucca,  rinforza  la  vista,  il  cuore  ed  il sistema immunitario grazie ad elevate presenze di vitamina A o carotenoidi.
Nella  Medicina  Cinese  il  colore  giallo  è  associato all’elemento  Terra  a  cui  sono  associati  gli organi  stomaco,  pancreas  e  milza  con  funzioni  digestive,  pertanto  tutti  gli  alimenti  di  questo colore  stimolano  e  sostengono  le  funzioni  di  assimilazione  e  digestive.  Dal  punto  di  vista emozionale  il  movimento  Terra  è  legato  alla  riflessione  che,  nello  stato  di  squilibrio  porta  al rimuginìo  mentale  ed  alla  eccessiva  preoccupazione; l’assunzione  di  questa  qualità  di  alimenti riporta allo stato di equilibrio e quindi al rilassamento in caso di ansia, nervosismo, insonnia.
Nella  Medicina  Ayurvedica  e  nello  Yoga  l’arancione è  il  colore  associato  al  chakra  intestinale, anch’esso legato, dal punto di vista fisico, alla digestione ed assimilazione.
Nella  Cromoterapia  il  giallo  aiuta  la  digestione  stimolando  la  produzione  di  succhi  gastrici  e aiuta   nell’autoaffermazione   migliorando   l’autostima.   E’   legato   al   3°   chakra   che   governa
stomaco, fegato e pancreas.


Risotto alla zucca gialla

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Tempo totale di preparazione: 45 minuti

Risotto alla zucca gialla preparato in maniera molto semplice. Il risotto spesso mette d’accordo un po’ tutti proprio perché può essere utilizzato con diversi alimenti, dai funghi al pesce, dalla carne, alle verdure, per creare gustosi piatti. Il risotto preparato con la zucca gialla seguendo questa ricetta è davvero ottimo, tutti gli ingredienti trovano un giusto equilibrio di sapore, dove nessuno predomina sull’altro.

Ingredienti per4 persone:

400g di riso
500g di zucca gialla
1 cipolla
3 foglie di salvia
1 spicchio d’aglio
Olio extra vergine di oliva
Burro
Parmigiano grattugiato
Sale
Pepe

Preparazione:

1 Riscaldare 1 litro e mezzo di acqua salata (potete sostituire l’acqua con il brodo vegetale, se lo avete)
2 Tritare la cipolla e pulire la zucca dai semi e dalla buccia.
3 Tagliare la zucca e metterla in una casseruola insieme alle foglie di salvia, all’aglio e 3 cucchiai di olio.
4 Coprire e lasciare che le verdure si ammorbidiscano su fiamma bassa per circa 15 minuti (se  attacca aggiungere un bicchiere di acqua).
5 con un cucchiaio spappolare la zucca fino ad ottenere una purea (togliete l’aglio se non vi piace trovarlo nel piatto).
6 Versare 1 litro e mezzo di acqua salata bollente .
7 Alzare la fiamma e attendere che ritorni a bollire.
8 Versare il riso e mescolare.
9 Toglere dal fuoco quando, assaggiando il riso,sembra ben cotto.
10 Condire con una noce di burro, pepe, Parmigiano grattugiato.
11 Lascia riposare a pentola coperta un paio di minuti prima di servirlo a tavola.





Verdure: sai come è meglio cuocerle?

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Verdure: sai come è meglio cuocerle?

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Sono una miniera di salute, ma con la cottura sbagliata si rischia di vanificare il loro potere. Ecco alcuni consigli  per scegliere la miglior cottura dei cibi

Vitamine, sali minerali, fibre.
Tutto questo è contenuto nelle verdure, fondamentali per il nostro organismo perché aiutano a svolgere funzioni fondamentali: per esempio rafforzano il sistema immunitario, regolarizzano l’intestino, combattono i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cellulare. Per mantenere tutte queste proprietà è fondamentale non solo sceglierle fresche e di stagione, ma anche mangiarle nel modo giusto: crude o cotte in un certo modo a seconda dei casi.
La cottura consente l’eliminazione di microrganismi e tossine, e può rendere un alimento più digeribile, ma ogni ortaggio è diverso: ciascuno contiene determinate vitamine e sali minerali che possono essere più o meno sensibili a un determinato modo di cucinarli.

LE VERDURE CHE TEMONO IL CALDO

Le vitamine A, D, E, K sono liposolubili e resistono discretamente ad alte temperature. Al contrario vitamine idrosolubili come quelle del gruppo B o la vitamina C, sono termosensibili, perciò non bisognerebbe sottoporre ad alte temperature le verdure che le contengono, altrimenti si rischia di distruggere tutto il loro potere».

LE COTTURE

In linea generale a meno che non si possano mangiare crude, meglio preferire una cottura a bagnomaria o al vapore anziché la bollitura, perché quest’ultima disperde quasi tutte le sostanze nell’acqua privando le verdure delle loro proprietà. Oppure una veloce stufatura: ovvero la cottura in padella (con un filo d’olio e senza aggiunta di acqua) che, se fatta in tempi rapidi, non ne altera eccessivamente la qualità.

In certi casi, poi, una frittura in un olio vergine (cioè mai usato prima) è meglio di una cottura al forno: perché se è vero che aumenta l’apporto calorico dell’alimento, non rischia (come può succedere in forno con una teglia scoperta) di carbonizzare superficialmente i cibi producendo sostanze tossiche. Non rinunciate alla comodità del forno? Allora optate per il cartoccio: gli alimenti cuociono nel loro liquido ed essendo sigillati non perdono nemmeno il profumo.





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