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Tumore: possiamo scegliere di non nutrirlo… Possiamo scegliere la via della Prevenzione

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Tumore: possiamo scegliere di non nutrirlo… Possiamo scegliere la via della Prevenzione

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Fin dal secolo scorso è noto  che le cellule tumorali si nutrono di glucosio.
Alcuni medici continuano a sostenere: “Ma cosa c’entra lo zucchero o l’alimentazione con il cancro o con le malattie in genere?”
Purtroppo, l’informazione popolare, come anche quella dei medici (non avendo un background in campo alimentare) si basa sulla disinformazione mediatica, a sua volta pilotata dall’industria alimentare.
Tra le altre, anche expo, che si prefiggeva di nutrire il Pianeta (qualcosa comunque ha nutrito!) aveva organizzato un incontro (28 settembre 2015) sul tema “Lo zucchero: un ingrediente fondamentale e valido nutriente per una dieta sana e bilanciata“.
Tale propaganda si è resa necessaria a causa di un calo nella produzione e consumo di zucchero. Qualcosa bisognava fare. Si è pensato bene di promuovere come principale nutriente un alimento dietro il quale si nascondono le cause principali di molte patologie, tra cui i tumori.

“Mangiare senza giudizio quando si è sani, significa costruire la propria malattia.
Mangiare senza giudizio quando si è ammalati, significa nutrire la propria malattia.”
Ippocrate (400 a.C.)

Lo zucchero qualcosa nutre. Ma non certamente il Pianeta, tanto meno la nostra salute.
Nel 1931, un certo Otto Heinrich Warburg vinse il premio Nobel per la medicina per aver individuato uno strano meccanismo che riguardava le nostre cellule. Warburg si rese conto che mettendo a confronto una cellula sana ed una cancerosa, quest’ultima consuma più velocemente lo zucchero, di una sana.
Non è un caso che la PET sfrutti proprio questo principio: infatti questo sistema di diagnosi non fa altro che rilevare le zone del corpo dove c’è un maggiore consumo di zuccheri per individuare le cellule tumorali. E se possiamo utilizzare questa conoscenza per un sistema di diagnosi, perché non usarla per la prevenzione‪‬?
Le cellule tumorali, per crescere, hanno bisogno di molto zucchero, di molta insulina e di ormoni simili a essa (come l’insulin-like growth factor 1 o Igf1).
Glicemia (livello di glucosio nel sangue), insulina, livelli di infiammazione, fattori di crescita. “Si tratta di fattori che con diversi meccanismi stimolano la proliferazione cellulare” riporta Franco Berrino, nel documento I 4 Pilastri alimentari nelle recidive del cancro.
Lo zucchero, come anche i prodotti raffinati (farina 00, ecc), fanno aumentare la glicemia. Tenere bassa la glicemia, aiuta a tener bassa l’insulina, e quindi i fattori di crescita. Anche un eccesso di fruttosio interferisce con il buon funzionamento dell’insulina, favorendo l’incremento dei fattori di crescita: sarebbe bene, quindi evitare fruttosio, sciroppo di glucosio e fruttosio, sciroppo di agave. E’ prudente, inoltre, anche non esagerare con la frutta, specie quella molto zuccherina (come la frutta tropicale!).
Anche “le proteine favoriscono la crescita del cancro… Stando alle evidenze scientifiche il consumo di proteine dovrebbe aggirarsi intorno ai 0,6-0,7 grammi pro Kg al giorno. Il 10% di calorie totali della dieta energia giornaliera consigliate dal WHO, World Health Organization, è troppo…” riferisce Massimo Bonucci, medico oncologo presidente di una associazione di ricerca integrata che in Italia collabora da anni con gli USA.
Le proteine sono importanti: sono il materiale per costruire il corpo, le cellule. “Ma quando si assumono troppe proteine”,  chiarisce Franco Berrino (medico epidemiologo, già direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto dei Tumori di Milano), “i fattori di crescita nel nostro sangue sono più alti, e chi ha questi fattori di crescita più alti, si ammala di più di cancro”.
Per questo si raccomanda un uso moderato di proteine, privilegiando quelle di origine vegetale, come ad esempio i legumi.
Anche il latte fa aumentare i fattori di crescita. “Ogni bicchiere di latte di mucca raddoppia la quantità dell’ormone IGF-1 (uno dei più importanti fattori di crescita) nel corpo umano, sostanza che sostiene l’aumento di dimensioni del cancro” riporta Robert Cohen, nel suo libro Milk, A-Z.
“Il 30% del cancro è imputabile a fattori alimentari e il 20% allo stile di vita. Solo un 5% arriva dai nostri geni.” (Stefano Magno medico chirurgo e senologo del Policlinico Gemelli).
Come ci suggerisce il Prof. Franco Berrino: “Possiamo cambiare l’alimentazione al fine di cambiare il nostro ambiente interno, in modo che le eventuali cellule tumorali non si riproducano”. Franco, al fine di diffondere la cultura della prevenzione tumori-cibo e condividere le conoscenze che ha sviluppato nel corso della sua vita professionale, ha fondato  l’associazione La Grande Via.
Le raccomandazioni ci vengono dal Fondo Mondiale per la ricerca sul cancro: basiamo la nostra alimentazione prevalentemente su cibi di provenienza vegetale, con cereali non industrialmente raffinate, verdure (non amidacee, quindi non le patate!) – meglio se di stagione -, un po’ di legumi e un po’ di frutta (meglio se di stagione e del nostro clima!).
Sono indicazioni analoghe a quelle che ci suggerisce la Macrobiotica che, attraverso la semplice e naturale visione dello Yin e Yang, aveva definito alcuni cibi (in particolare lo zucchero, ma anche i cibi raffinati e trattati, il latte) particolarmente espansivi. E il tumore è una forma di espansione.
Ecco che possiamo scegliere la Via della Prevenzione…. possiamo scegliere di non nutrire la malattia, conservando la salute.



Cancro sconfitto con l’artemisia annua

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Cancro sconfitto con l’artemisia annua

sapere con sapore

L’artemisia, usata in passato come antimalarico in Cina, ha suscitato scalpore la notizia di un medico statunitense che ha dichiarato apertamente le proprietà anti-tumorali dell’artemisia annua e, in particolare, dell’artemisina, il principio attivo estratto da questa pianta, che sarebbe in grado di eliminare elettivamente le cellule tumorali. Secondo alcuni ricercatori dell’università di Washington, l’artemisina, liberando radicali liberi, colpisce selettivamente le cellule contenenti eccessive quantità di ferro, come nel caso di quelle tumorali, arrivando a eliminarle.

Quando L’artemisia entra in contatto con il ferro depone radicali liberi che attaccano le cellule smembrandole. Le cellule tumorali hanno un’alta concentrazione di ferro così come le cellule della leucemia.

Gli studi, però, sono ancora alla fase della sperimentazione in vitro o su animale, senza essere arrivati ai test sull’uomo.

Intanto i medici invitano alla cautela, sottolineando come la sperimentazione sia ancora in corso.

Eppure i malati che hanno riscontrato effetti positivi sono tanti e ne testimoniano i risultati. Chi è guarito da tumori alla vescica, chi ha visto ridursi le metastasi al cervello, chi alla mammella. Testimonianze anche di benefici al linfoma di Hodgkin.
C’è chi unitamente all’assunzione dell’artemisia consiglia di passare ad una dieta vegana, riducendo le proteine animali

Il dottor Laffranchi, dell’Istituto dei Tumori di Milano, responsabile del Gruppo di Studio Me.Te.C.O. (Medicine e Terapie Complementari in Oncologia) ha precisato come “allo stato attuale delle conoscenze si hanno fondate speranze che l’artemisina e i suoi derivati possano in futuro portare alla formulazione di farmaci attivi nel trattamento di alcune forme tumorali, umane e veterinarie.
Ma è fondamentale sottolineare che il cancro è una malattia complessa e variegata e che i risultati sperimentali ottenuti in una forma tumorale non possono essere generalizzati, ma vanno verificati tramite una seria sperimentazione clinica controllata, che ne attesti l’efficacia e la validità.
L’Artemisia viene presentata come una pianta in grado di curare moltissimi tumori in modo naturale e con tempi brevissimi, praticamente da record: alcuni ricercatori americani hanno sostenuto che sia stata in grado di uccidere la maggior parte delle cellule maligne di un tumore del polmone in sole ventiquattro ore.
L’artemisia annua contiene alto concentrato di artemisina







fonte : www.retenews24.it



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