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Cibi e cattive abitudini alimentari?Ecco alcuni consigli...

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Cibi e cattive abitudini alimentari?Ecco alcuni consigli...

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Mangiamo tante verdure, facciamo attività fisica tutti i giorni e abbiamo anche rinunciato a quel dolce di troppo che ci concedevamo insieme al caffè, eppure la bilancia, inevitabilmente, non ci restituisce il peso che vorremmo. Stiamo sbagliando qualcosa, ma cosa?
L’errore sta probabilmente nell’eccessivo consumo di cibi che ci fanno ingrassare, come carni grasse, insaccati, latticini, formaggi e cibi confezionati, ma anche nel mantenere alcune cattive abitudini che remano contro la nostra forma fisica, talvolta senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.

Come riconoscere alimenti e abitudini che ci fanno perdere peso

Per capire se un alimento sia poco salutare è importante prestare attenzione ai suoi valori nutrizionali e tenere sempre a mente che tutto ciò che non è fresco e che contiene molte sostanze utili alla conservazione non è esattamente un toccasana per il nostro organismo, né per la linea.
Meglio dunque stare lontani da cibi ipercalorici e ricchi di additivi, che hanno un impatto sulla nostra forma fisica e rappresentano un fattore di rischio per sovrappeso e obesità, ma anche da verdure surgelate o piatti di pasta già pronti da riscaldare, ricchi di sostanze che rallentano il nostro metabolismo e, di conseguenza, l’assorbimento delle sostanze nutritive attraverso gli alimenti. Il risultato, infatti, è che il corpo riceve una quantità minore di sostanze utili e accumula una maggior quantità di grassi.

Le cattive abitudini che ci fanno ingrassare

Al contrario di quanto spesso si pensi, gli alimenti che assumiamo non sono gli unici responsabili del sovrappeso: parte della colpa dei chili di troppo è in parte imputabile, infatti, alle consuetudini talvolta errate che costituiscono la nostra quotidianità e che, giorno dopo giorno, minano la nostra salute e forma fisica.
Vediamo, nello specifico, quali sono queste cattive abitudini in cui molti cadono<.

  • Saltare la colazione

Tra gli errori più sottovalutati c’è quello di saltare la colazione. Non fornendo al nostro organismo le sostanze necessarie ad avviare la giornata, stimoliamo l’attivazione di una condizione di “emergenza” per cui tutto ciò che verrà ingerito e assorbito durante il giorno sarà assimilato dal nostro organismo come riserva, e non come nutrimento vero e proprio. Il metabolismo, in questi casi, rallenta come se si trovasse in una condizione di “risparmio di energia”, perché non ne riceve a sufficienza.

  • Consumiamo troppi cibi "light"

Quando, invece, acquistiamo e consumiamo cibi “light” spesso ci sembra di comportarci in maniera corretta, tuttavia è bene sapere che non si tratta di alimenti dietetici,in quanto se da un cibo vengono eliminati i grassi, probabilmente verranno aggiunte altre sostanze per bilanciare la carenza. Inoltre, mangiare "light" ci stimola spesso a mangiare di più”. Il risultato è che riduciamo l’apporto di grassi, ma aumentiamo quello di tutte le altre componenti, sbilanciando l’equilibrio nutrizionale di proteine, vitamine e carboidrati che dovremmo tenere in considerazione durante ogni pasto.

  • Mangiare troppo velocemente

Un’altra cattiva abitudine è quella di non ritagliarsi abbastanza tempo per mangiare: nulla di più sbagliato, perché ci vogliono circa 30 minuti per fa sì che la digestione si attivi in tempi ottimali. Inoltre, mangiando troppo velocemente ingeriamo anche molta aria, causa di una condizione di gonfiore addominale che può diventare addirittura cronica.

  • Abbuffata a cena

Che dire poi della tendenza a mangiare di più a cena? Anche in questo caso stiamo commettendo un errore, perché un eccessivo senso di pesantezza e sazietà potrebbe avere delle ripercussioni sui pasti del giorno successivo (ad esempio, causandoci una totale assenza di fame a colazione), ma anche sul sonno, disturbato a causa delle difficoltà della digestione: ne consegue un ulteriore rallentamento del metabolismo.
Ancor peggio facciamo se, dopo cena, ci concediamo una tazza di latte con i biscotti: si tratta infatti di uno spuntino non necessario che potrebbe contribuire a farci ingrassare.

  • Disidratazione e abbondanza di sale

Infine, tendiamo a sottovalutare i problemi connessi alla ritenzione idrica che è legata al nostro metabolismo. In primo luogo, quindi, è fondamentale assumere acqua e liquidi a sufficienza durante la giornata. Per valutare quanta acqua bere, gli esperti consigliano di seguire alcune regole: non aspettare la sete, non bere solo durante i pasti e integrare la dieta con tisane ed infusi. In questo modo sapremo sostenere il nostro organismo nelle sue funzioni di purificazione e disintossicazione, evitando un rallentamento del metabolismo.
In secondo luogo, molti studi sottolineano l’eccesso di consumo di sale nella dieta quotidiana. Anche questo fattore va a favorire la ritenzione idrica e l’aumento di peso. “Bisogna piuttosto ampliare la prospettiva: il sale spesso è contenuto già negli alimenti, soprattutto in quelli ricchi di conservanti e confezionati.” Quindi l’ideale è ridurre l’integrazione salina nei cibi che prepariamo e prediligere alimenti freschi.

Restare in forma: i consigli del nutrizionista

Esistono anche alcune piccole strategie che possiamo mettere in atto tutti i giorni per mantenerci in forma e poterci sedere a tavola in salute, vediamo quali sono:

Curare la prima colazione

Per correggere le cattive abitudini possiamo cominciare sempre con una prima colazione bilanciata e salutare. L’importante è che non ci siano solo zuccheri, ma anche proteine (yogurt magro, latte o frutta secca), carboidrati (fette biscottate integrali) e magari una marmellata senza o con poco zucchero.

Fare uno spuntino

Un’abitudine salutare è quella di ritagliarci il tempo per fare uno spuntino a metà mattinata o a metà pomeriggio: l’obiettivo è mantenere la digestione attiva, facilitando il metabolismo.
Inoltre, è importante che i pasti principali siano preparati con attenzione ai parametri nutritivi, mantenendo il corretto bilanciamento tra carboidrati, proteine e fibre.

Prestare attenzione a cotture e condimenti

Scegliere la modalità di cottura e il condimento più adatto assume un ruolo importante per permetterci di mantenere una corretta forma fisica. Alla frittura è meglio preferire la cottura a vapore o la bollitura, mentre per la carne la soluzione più sana è la piastra.
Per quanto riguarda il condimento, invece, è consigliato scegliere l’olio extravergine di oliva (EVO) perché, da un punto di vista nutrizionale è migliore degli altri. Inoltre, per insaporire i cibi senza abbondare con il sale,si  consiglia di impiegare spezie ed erbe aromatiche che hanno più benefici.

Diffidare delle diete "fai da te"

Infine, per dimagrire è indicato affidarsi ad un professionista e diffidare delle molte “diete fai da te” che promettono di farci perdere peso troppo in fretta. La conseguenza è, invece, spesso l’ “effetto yo-yo”, per cui i chili perduti vengono ripresi molto in fretta, aumentando anche il senso di stress e frustrazione. Un meccanismo che, secondo alcuni recenti studi scientifici, è di per sé un fattore di rischio per sovrappeso e obesità, poiché lo stress blocca il metabolismo anche nei soggetti più consapevoli.
Particolare attenzione devono prestare, poi, tutti coloro i quali sono soggetti a problemi cardiovascolari, disfunzioni metaboliche ed eccessivo colesterolo nel sangue. In questo caso, i cibi che fanno ingrassare hanno un duplice effetto negativo, sulla forma fisica e sull’organismo a 360 gradi. Per questo motivo, potrebbe essere utile seguire un vero e proprio programma alimentare in modo da affrontare con serenità questo tipo di rischi senza dover rinunciare ad un’alimentazione gustosa.

Dott.Enrico Fonticelli
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Congelare in modo corretto? Ecco alcuni consigli per non sbagliare...

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Congelare in modo corretto? Ecco alcuni consigli per non sbagliare...

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Congelare è un metodo comodo per avere a disposizione sempre i vostri cibi preferiti, ma occorrono regole precise per evitare di rovinare gli alimenti e minare la vostra salute

Congelare gli alimenti è uno di quei metodi che permette di poter assaporare i cibi preferiti anche quando non sono più di stagione, o di poter organizzare una cena tra amici anche all’ultimo momento. Occorre farlo bene, però, altrimenti il rischio è di lasciar deperire gli alimenti, alterandone le proprietà nutrizionali, senza poterli più gustare, o procurandovi qualche malessere. Carne, verdure, frutta, formaggi e pesci richiedono accorgimenti specifici e contenitori diversi, per non commettere errori.

Congelare e surgelare non sono la stessa cosa

Per prima cosa chiariamo un facile malinteso: tra congelare e surgelare c’è una differenza. Il primo procedimento è quello che si ottiene con il freezer di casa, il secondo invece si può fare soltanto con strumenti professionali e riguarda quindi i cibi industriali. Congelare infatti significa raggiungere in molto tempo (circa 24 ore) una temperatura vicina ai -15°. Durante questo tempo si ha la formazione di grandi cristalli di ghiaccio e la conseguente rottura delle strutture cellulari del cibo congelato.
Una volta scongelato, il prodotto avrà una consistenza più molle e meno compatta. Con la surgelazione, invece, il raffreddamento a bassissime temperature (anche -80°) avviene in tempi brevissimi e i cristalli che si formano sono minuscoli, quindi una volta scongelato, l’alimento mantiene la stessa consistenza di quello fresco.

Congelare sì, congelare no

Non tutti i cibi, però, si possono congelare: la regola dice che i fattori in grado di influenzare la conservabilità di un alimento sono il quantitativo di acqua e di grasso contenuto: più ce ne sono, meno bene si conserva un cibo. Per questo motivo è impossibile congelare creme a base di uova come maionese e crema particcera. Per tutti gli altri cibi occorrono regole precise.

Vediamo insieme quali:

Carne: se si tratta di macinato, si conserva fino a tre mesi. Bistecche di manzo o di maiale si possono congelare anche fino a sei mesi, il pollame, spiumato e privato delle interiora, rimane anche sino a 9 mesi.
Meglio non congelare invece le carni lavorate, come i prosciutti: perdono consistenza e profumi.

Pesci: vanno congelati freschissimi perché sono alimenti delicatissimi e rischiano di contaminarsi subito con batteri e parassiti. Prima di congelarli vanno eviscerati ed eventualmente squamati. Una volta lavati, vanno asciugati e riposti in sacchetti appositi e chiusi il più ermeticamente possibile. Si conservano sino a 6 mesi.
I crostacei possono essere congelati a crudo, o dopo averli scottati pochi minuti in acqua bollente. Potete sgusciarli o lasciarli interi e si conservano per 6 mesi. I molluschi come cozze e vongole, invece, vanno fatti aprire prima di congelarli, e poi conservati in un contenitore ermetico con parte della loro acqua. Meglio non conservarli troppo a lungo, tre mesi è il tempo ideale.
I polpi, puliti, si possono chiudere in sacchetti appositi e lasciare nel freezer per sei mesi.

Verdure: di norma vanno pulite, lavate e asciugate prima di essere racchiuse in sacchetti e poste nel congelatore. Non tutte, però, si prestano a questo metodo di conservazione: pomodori, insalate e cetrioli, una volta scongelati perdono consistenza, per via dell’alto livello di acqua che contengono. I funghi vanno puliti con un pennellino o con della carta assorbente, ma mai lavati con acqua.

Frutta: si può congelare quasi tutta, meglio evitare ananas, melone e anguria, troppo ricchi di acqua. Per mirtilli e frutti di bosco, per evitare che si raggruppino tutti, disponeteli su una teglia e fateli congelare così. Una volta gelati, sistemateli negli apposisti contenitori di vetro.

Latte e formaggi: si congelano perfettamente il latte, la panna e alcuni formaggi freschi. Fatene porzioni piccole, confezionandole singolarmente. Meglio evitare di congelare formaggi stagionati: il freddo ne romperebbe le cellule, facendoli a pezzi. Utilizzate contenitori di vetro chiusi ermeticamente. Nel caso di liquidi, ricordate che congelandoli, il loro volume aumenta. Per questo motivo lasciate sempre uno spazio tra il liquido e il coperchio, per evitare che il contenitore esploda.

Pane e pasta ripiena: sono i cibi che più spesso vengono congelati. Il pane si conserva per un mese chiuso in un sacchetto apposito. La pasta ripiena come tortelli o agnolotti, si conserva cruda, disposta prima su vassoi ben infarinati e poi, una volta gelata, sistemata in sacchetti adeguati.

Congelare i cibi cotti

Nel congelatore potete sistemare anche cibi già cotti, per averli pronti in poco tempo. Basterà conservarli in contenitori di vetro o di carta stagnola, coprirli bene con un tappo o coperchio, ed etichettarli. Ricordate sempre che un cibo scongelato non può essere ricongelato, ma consumato entro le 24 ore dallo scongelamento definitivo.

Cibi caldi, no grazie!

Se avete preparato due teglie di parmigiana di melanzane o il vostro arrosto preferito e volete congelarli per consumarli il giorno di ferragosto, perfetto, l’importante è che abbiate la pazienza di aspettare che si siano raffreddati del tutto prima di sistemarli nei contenitori specifici e richiuderli nel vostro freezer. Un cibo introdotto caldo abbassa la temperatura del vostro freezer e rischia di compromettere la conservabilità di tutto ciò che avete congelato.

Evitate freezer ricolmi

Una buona congelazione dipende anche da quanto il vostro freezer sarà pieno: troppi alimenti stipati uno vicino all’altro non permettono il circolo dell’aria e la formazione del ghiaccio, necessaria per evitare il proliferare di batteri e parassiti, dannosi per la salute. Ricordate poi che ogni pacchetto va etichettato con nome del contenuto e data del confezionamento. Questo vi eviterà di scongelare un pezzo di tonno invece di uno di filetto e di non lasciare nel freezer alimenti vecchi e ormai andati a male.

Dott.Enrico Fonticelli
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Tumore: possiamo scegliere di non nutrirlo… Possiamo scegliere la via della Prevenzione

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Tumore: possiamo scegliere di non nutrirlo… Possiamo scegliere la via della Prevenzione

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Fin dal secolo scorso è noto  che le cellule tumorali si nutrono di glucosio.
Alcuni medici continuano a sostenere: “Ma cosa c’entra lo zucchero o l’alimentazione con il cancro o con le malattie in genere?”
Purtroppo, l’informazione popolare, come anche quella dei medici (non avendo un background in campo alimentare) si basa sulla disinformazione mediatica, a sua volta pilotata dall’industria alimentare.
Tra le altre, anche expo, che si prefiggeva di nutrire il Pianeta (qualcosa comunque ha nutrito!) aveva organizzato un incontro (28 settembre 2015) sul tema “Lo zucchero: un ingrediente fondamentale e valido nutriente per una dieta sana e bilanciata“.
Tale propaganda si è resa necessaria a causa di un calo nella produzione e consumo di zucchero. Qualcosa bisognava fare. Si è pensato bene di promuovere come principale nutriente un alimento dietro il quale si nascondono le cause principali di molte patologie, tra cui i tumori.

“Mangiare senza giudizio quando si è sani, significa costruire la propria malattia.
Mangiare senza giudizio quando si è ammalati, significa nutrire la propria malattia.”
Ippocrate (400 a.C.)

Lo zucchero qualcosa nutre. Ma non certamente il Pianeta, tanto meno la nostra salute.
Nel 1931, un certo Otto Heinrich Warburg vinse il premio Nobel per la medicina per aver individuato uno strano meccanismo che riguardava le nostre cellule. Warburg si rese conto che mettendo a confronto una cellula sana ed una cancerosa, quest’ultima consuma più velocemente lo zucchero, di una sana.
Non è un caso che la PET sfrutti proprio questo principio: infatti questo sistema di diagnosi non fa altro che rilevare le zone del corpo dove c’è un maggiore consumo di zuccheri per individuare le cellule tumorali. E se possiamo utilizzare questa conoscenza per un sistema di diagnosi, perché non usarla per la prevenzione‪‬?
Le cellule tumorali, per crescere, hanno bisogno di molto zucchero, di molta insulina e di ormoni simili a essa (come l’insulin-like growth factor 1 o Igf1).
Glicemia (livello di glucosio nel sangue), insulina, livelli di infiammazione, fattori di crescita. “Si tratta di fattori che con diversi meccanismi stimolano la proliferazione cellulare” riporta Franco Berrino, nel documento I 4 Pilastri alimentari nelle recidive del cancro.
Lo zucchero, come anche i prodotti raffinati (farina 00, ecc), fanno aumentare la glicemia. Tenere bassa la glicemia, aiuta a tener bassa l’insulina, e quindi i fattori di crescita. Anche un eccesso di fruttosio interferisce con il buon funzionamento dell’insulina, favorendo l’incremento dei fattori di crescita: sarebbe bene, quindi evitare fruttosio, sciroppo di glucosio e fruttosio, sciroppo di agave. E’ prudente, inoltre, anche non esagerare con la frutta, specie quella molto zuccherina (come la frutta tropicale!).
Anche “le proteine favoriscono la crescita del cancro… Stando alle evidenze scientifiche il consumo di proteine dovrebbe aggirarsi intorno ai 0,6-0,7 grammi pro Kg al giorno. Il 10% di calorie totali della dieta energia giornaliera consigliate dal WHO, World Health Organization, è troppo…” riferisce Massimo Bonucci, medico oncologo presidente di una associazione di ricerca integrata che in Italia collabora da anni con gli USA.
Le proteine sono importanti: sono il materiale per costruire il corpo, le cellule. “Ma quando si assumono troppe proteine”,  chiarisce Franco Berrino (medico epidemiologo, già direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto dei Tumori di Milano), “i fattori di crescita nel nostro sangue sono più alti, e chi ha questi fattori di crescita più alti, si ammala di più di cancro”.
Per questo si raccomanda un uso moderato di proteine, privilegiando quelle di origine vegetale, come ad esempio i legumi.
Anche il latte fa aumentare i fattori di crescita. “Ogni bicchiere di latte di mucca raddoppia la quantità dell’ormone IGF-1 (uno dei più importanti fattori di crescita) nel corpo umano, sostanza che sostiene l’aumento di dimensioni del cancro” riporta Robert Cohen, nel suo libro Milk, A-Z.
“Il 30% del cancro è imputabile a fattori alimentari e il 20% allo stile di vita. Solo un 5% arriva dai nostri geni.” (Stefano Magno medico chirurgo e senologo del Policlinico Gemelli).
Come ci suggerisce il Prof. Franco Berrino: “Possiamo cambiare l’alimentazione al fine di cambiare il nostro ambiente interno, in modo che le eventuali cellule tumorali non si riproducano”. Franco, al fine di diffondere la cultura della prevenzione tumori-cibo e condividere le conoscenze che ha sviluppato nel corso della sua vita professionale, ha fondato  l’associazione La Grande Via.
Le raccomandazioni ci vengono dal Fondo Mondiale per la ricerca sul cancro: basiamo la nostra alimentazione prevalentemente su cibi di provenienza vegetale, con cereali non industrialmente raffinate, verdure (non amidacee, quindi non le patate!) – meglio se di stagione -, un po’ di legumi e un po’ di frutta (meglio se di stagione e del nostro clima!).
Sono indicazioni analoghe a quelle che ci suggerisce la Macrobiotica che, attraverso la semplice e naturale visione dello Yin e Yang, aveva definito alcuni cibi (in particolare lo zucchero, ma anche i cibi raffinati e trattati, il latte) particolarmente espansivi. E il tumore è una forma di espansione.
Ecco che possiamo scegliere la Via della Prevenzione…. possiamo scegliere di non nutrire la malattia, conservando la salute.



Come si prolunga la qualità dei prodotti alimentari?

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Come si prolunga la qualità dei prodotti alimentari?


Prolungare la qualità percepita di un alimento, rallentando le reazioni di degradazione che naturalmente avvengono durante la "vita di scaffale" è il principale scopo del confezionamento in atmosfera protettiva: una tecnica di conservazione alimentare complessa, che implica l'elaborazione di informazioni diverse e che consiste nel sostituire l'aria a contatto con l'alimento, con una miscela di gas diversi - principalmente anidride carbonica, ossigeno e azoto - per evitare la formazione di sapori e odori sgradevoli nel prodotto confezionato.
La composizione della miscela di gas aggiunti può variare in base  alle caratteristiche chimico fisiche dell'alimento e dalla microflora presente e, non meno importante, dalla permeabilità che contraddistingue il materiale di cui è composto l'imballaggio, solitamente un polimero plastico in grado di rendere minimo lo scambio di gas con l'ambiente esterno. L'anidride carbonica infatti inibisce i processi di respirazione (nei vegetali), rallentando la maturazione e i danni provocati dal freddo, soprattutto alle basse temperature;
l'ossigeno viene spesso rimosso perché è la principale causa di degradazione, ma nelle carni viene invece utilizzato in minima parte perché conserva il caratteristico colore rosso, agendo sulla mioglobina; l'azoto invece tende a rallentare l'azione di molti enzimi degradativi delle principali componenti dell'alimento (proteine, grassi e carboidrati).




Comunemente si confezionano in atmosfera protettiva formaggi, ortaggi e pasta fresca, prodotti da forno, pesce, carni e loro derivati, ognuno con una diversa miscela gassosa.
Indicativamente: nei formaggi vengono per lo più usati CO2 e N2 per preservare il gusto e l'odore; per i prodotti da forno le miscele sono a base di CO2 (fra il 20 e il 50%) e N2 (fra 80-50%); nelle carni, per rallentare il deperimento e l'imbrunimento, si prediligono miscele di CO2 (20-40%) e O2(60-80%); nella pasta fresca infine, basse concentrazioni di O2 sono indicate per bloccare lo sviluppo di possibili microrganismi contaminanti e la proliferazione di muffe.
Per informazione e tutela del consumatore, la legislazione europea prevede obbligatoriamente, per gli alimenti confezionati con gas d'imballaggio, la dicitura "confezionato in atmosfera protettiva"; i gas inoltre devono essere caratterizzati da un'elevata purezza e avere le stesse garanzie igieniche e di rintracciabilità di qualsiasi sostanza che venga usata per la preparazione di un alimento.



Il consumo di cibi dolci aumenta il rischio di depressione

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Il consumo di cibi dolci aumenta il rischio di depressione



Contrariamente a quanto ritenuto finora, il consumo di bevande zuccherate, cibi raffinati e dolci sembra essere associato a un aumentato rischio di sviluppare la depressione. Ciò è quanto emerso da un recente studio di coorte prospettico, che ha indagato la relazione esistente tra indice glicemico, tipo di carboidrati consumati e rischio di sviluppare la depressione in più di 87000 donne in post-menopausa di età compresa tra 50 e 79 anni che hanno partecipato al "Women's Health Initiative" tra il 1994 e il 1998.  
I risultati ottenuti hanno dimostrato una evidente associazione tra il consumo di alimenti ad alto indice glicemico e la probabilità di sviluppare la depressione; anche il consumo di alimenti contenenti zuccheri aggiunti sembra essere un importante fattore di rischio per tale patologia. Al contrario, il consumo di alimenti a basso indice glicemico, come frutta, verdura e cereali integrali sembra essere significativamente associato a un minor rischio di depressione. Secondo gli autori dello studio, la causa potrebbe risiedere proprio negli zuccheri aggiunti, che possono indurre uno stato di infiammazione protratto, che sta alla base di numerose patologie come il diabete tipo II, le malattie cardiovascolari, alcuni tipi di cancro e, appunto, la depressione. Tuttavia, come gli stessi autori sottolineano, il lavoro presenta delle criticità importanti, per esempio l'uso dei diari alimentari per annotare i consumi alimentari delle partecipanti e il tipo di popolazione scelta (i risultati ottenuti non possono essere estesi alla popolazione generale). Per questo motivo, studi randomizzati dovrebbero essere ulteriormente intrapresi per esaminare se una dieta ricca di alimenti a basso indice glicemico potrebbe servire come trattamento o come prevenzione primaria per la depressione nelle donne in post-menopausa.

Approfondimenti:
Gangwisch JE et al. High glycemic index diet as a risk factor for depression: analyses from the Women's Health Initiative. Am J Clin Nutr, 2015.https://www.whi.org/SitePages/WHI%20Home.aspx





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