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Effetto yo-yo e il problema delle diete troppo drastiche

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Effetto yo-yo e il problema delle diete troppo drastiche

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Siamo ormai a settembre, mese di nuovi inizi e di buoni propositi, e come tutti gli anni da che l’umanità ha memoria, siamo in piena fase da senso-di-colpa-post-estate. Questo tsunami socio-culturale diffuso attraverso internet, televisione e riviste varie, non fa altro pero' che che proporvi sempre nuove e più fantasiose proposte dietetiche detox che promettono purificazioni, benefici salutari miracolosi e perdite di peso in tempi ristretti.
Le diete ipocaloriche post-estate spuntano ovunque e sono inestricabili e imbattibili come l’erbaccia tra le piastrelle del giardino: appena ne viene sradicata una ne spunta un’altra. E’ una lotta impari.

Cosa c’è di sbagliato, concettualmente

Innanzitutto bisogna ricordare che la parola “dieta”, che deriva dal grego “diaita”, significa “stile di vita”, quindi già la parola stessa ci dovrebbe indicare il fatto che non si tratta di un momento passeggero atto ad ottenere un risultato numerico sulla bilancia e basta, ma di un’abitudine da adottare. Le classiche diete ipocaloriche che spuntano come funghi in questo periodo sono squilibrate, dannose e soprattutto false perché alla fine aggravano il problema che erano supposte risolvere! Quello che accade è che sebbene la perdita di peso iniziale sia notevole, purtroppo è a breve termine: soltanto una piccolissima percentuale di persone riesce a mantenere il peso ottenuto, mentre la stragrande maggioranza va incontro al famigerato “effetto yo-yo”.
Considerate che questo argomento è il punto chiave della questione dietetica: a perdere peso siamo tutti bravi, basta togliere qualcosa al giorno e il peso scende, ma è mantenerlo il problema.

Effetto yo-yo e il problema delle diete troppo drastiche

Quello che le diete ipocaloriche fanno fondamentalmente è cercare con molta ingenuità di ingannare il nostro corpo: riducendo drasticamente l’introito di cibo, lo costringono ad attingere alle riserve e quindi il peso scende, la bilancia ce lo mostra e siamo tutti contenti. Il corpo però è una macchina di straordinaria perfezione, che ha lavorato per millenni per favorire la sopravvivenza degli organismi e si è inventata vari sistemi per non farsi fregare.
Quando si perde peso velocemente con una dieta molto restrittiva, come quelle che vi propinano in questo momento dell’anno per tentare di salvare il salvabile, il corpo inizialmente ci casca e il peso scende facendo guadagnare punti alla dieta. La rimonta però è rapida ed inarrestabile: siamo fatti per sopravvivere e la massa grassa è la nostra riserva evolutiva di "lingotti" di energia pronta per i tempi duri, quindi oltre un certo limite il corpo inizierà a tutelare la massa grassa rimasta e a sacrificare il muscolo! Quindi il peso continuerà ancora a scendere, più lentamente, ma a perdere sarà la nostra preziosissima e sudatissima massa muscolare. Parallelamente il metabolismo rallenterà  ed  il corpo abbasserà le sue attività per tentare di risparmiare energia. È come se il nostro corpo facesse di tutto per risparmiare e non disperdere energie,conservandole, vista la carenza di cibo. Il cervello, che tutto comanda e tutto sa, ci spingerà anche a cercare alimenti grassi e densi di calorie per aumentare l’introito energetico, e questa è la classica smania di alimenti vietati dopo qualche settimana di dieta. Così Madre Natura torna a segnare punti e la partita ora è pari.
L’eccessiva restrizione alimentare, contribuisce a farci perdere chili in modo sbagliato: l’organismo tenderà a bruciare il tessuto muscolare magro ed il metabolismo ne uscirà compromesso con il risultato che, anche se ci sembrerà di dimagrire, in realtà ingrasseremo più facilmente. Tutto questo è frutto di un continuo riadattamento del nostro organismo allo stile alimentare.

Cosa fare, dunque, per scongiurare l’effetto yo-yo?

Il consiglio più importante di tutti: fatevi seguire da un professionista e non seguite diete trovate sui giornali o suggerite dalla vicina di casa! I professionisti della nutrizione sono tanti ma anche qui bisogna affidarsi alle persone serie: ad avere la competenza giusta e legalmente riconosciuta per elaborare diete sono il BIOLOGO NUTRIZIONISTA, il MEDICO DIETOLOGO e il DIETISTA.

Non fidatevi di coach, naturopati, personal trainer e così via che vi propongono regimi alimentari dai nomi strani o dall’utilizzo di sostituti del pasto e integratori inutili: sicuramente perderete peso (come avete visto, non ci vuole granchè: è matematica) ma avrete problemi a mantenerlo e probabilmente danneggerete la vostra composizione corporea e la vostra salute.

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Melagrana? Un frutto dalle molteplici proprietà e benefici!!!

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Melagrana? Un frutto dalle molteplici proprietà e benefici!

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Tra i frutti di stagione che ci offre l’autunno,ormai prossimo, il primo posto in termini di qualità e di benefici sull’intero organismo se lo merita sicuramente la melagrana. Questo frutto non può, infatti, mancare sulle tavole di chi ha scelto di alimentarsi in modo sano e preservare al meglio la propria salute ed il proprio benessere fisico in generale.
La melagrana, che è il frutto dell’albero di melograno, è stata fin dall’antichità considerata il simbolo della longevità e dell’abbondanza, le sue proprietà terapeutiche erano conosciute già dai tempi di Ippocrate (il padre della medicina) ,ma solo da pochi anni anche la medicina moderna, dopo una serie di studi dettagliati, ha riconosciuto gli effetti benefici e le proprietà terapeutiche della melagrana sulla salute dell’uomo.
Lotta al cancro, alle malattie cardiache e danni al cervello: questi sono solo alcuni dei benefici che possono essere ricollegati alla melagrana. Inoltre questo frutto contribuisce a nutrire e ringiovanire la pelle, aumentando la rigenerazione delle cellule, combattendo così i segni dell'invecchiamento .
Grazie al suo alto contenuto di polifenoli antiossidanti,la melagrana, frutto nativo dell’Iran, è stato a lungo considerato uno dei frutti più straordinari della natura grazie alle sua lotta contro i radicali liberi e all’invecchiamento.
Vediamo insieme alcuni benefici di questo frutto:

  • Sono ricchi di potenti antiossidanti

La prossima volta che avrete sete, provate a bere del succo di melagrana, grazie alle sostanze fitochimiche contenute in essa, quali tannini e antociani, entrambi noti per la lotta contro il cancro, riduce il rischio di aterosclerosi e contribuisce a rendere perfetta la vostra pelle.

  • Aiutano la rigenerazione cellulare

Non solo la melagrana è considerata come un antinfiammatorio naturale, essa ha anche un alto contenuto di acidi grassi essenziali, aiuta a promuovere la rigenerazione cellulare e la riparazione della pelle. Tutto ciò lo rende uno dei pochissimi ingredienti naturali che possono realmente fare la differenza per il nostro aspetto (in tanti modi).
E' stato dimostrato che la melagrana può stimolare le cellule "cheratinociti" della pelle,le quali sono coinvolte nella rigenerazione cellulare, rendendolo così un fantastico ingrediente anti-invecchiamento .

  • Aiuta a prevenire le malattie cardiache

Le proprietà della melagrana sono anche note per ridurre le probabilità di un attacco di cuore e dell'ictus, mantenendo i vasi sanguigni in condizioni perfette. L'acido ellaico, il principale ingrediente antiossidante presente nel succo di melograno, non si trova in nessun altro luogo in natura ed è pensato per abbassare il colesterolo cattivo, una delle principali cause dell'insufficienza cardiaca.


  • Può aiutare a ridurre il rischio di cancro al seno

Un alimento che può aiutare il cancro in stallo? Sembra che i melograni possono fare la cosa giusta...
Gli ellagitannini sono polifenoli bioattivi che si trovano nei melograni. Questi polifenoli possono aiutare a prevenire la formazione delle cellule del cancro al seno attraverso l'inibizione dell'aromatasi. Il melograno è anche un adattogeno naturale, aumentando i livelli di estrogeni quando il corpo ne necessita, ma bloccando gli estrogeni più forti quando i livelli sono troppo alti. Questa intelligenza innata di adattare la sua funzione per le esigenze del corpo è una delle caratteristiche di questo frutto straordinario.

  • Può risolvere i tuoi sbalzi d'umore

Siete emotivi, irritati e arrabbiati?Nel caso delle donne,se soffrite di sbalzi d'umore da sindrome premestruale o soffrite di diserbi legati alla menopausa, la  melagrana vi aiuterà.
I Melograni contengono vitamine E e C, selenio e beta-carotene, utile per alleviare o ridurre le vampate di calore (soprattutto durante la menopausa ) e gli sbalzi d'umore.

  • Aiuta a mantenere le ossa forti

Consumare la melograna regolarmente può contribuire ad aumentare il livello di calcio, una notizia eccellente per le ossa!
E' importante ottenere la giusta quantità di calcio al giorno, al fine di prevenire le malattie legate alla perdita di densità ossea come l'osteoporosi. Bere o mangiare melograni è particolarmente utile se la perdita ossea è dovuta ai cambiamenti dati dalla menopausa.
Questo perché i semi di melograno contengono estrogeni, l'ormone che durante la menopausa le donne perdono gradualmente a causa del depauperamento delle uova nelle loro ovaie .

  • Vi manterrete giovani!

Quando si tratta della cura della pelle, i melograni non mancano mai di stupire. Mentre aiutano a proteggere e a nutrire la pelle, i melograni aiutano anche a combattere i segni dell'invecchiamento con un pelle più giovane.
​Il derma (strato esterno della pelle) , è costituito da fibre di collagene ed elastiche. Le rughe che si verificano nel derma sono dovute alla degradazione di collagene ed elastina. La vitamina C è parte integrante della formazione del collagene permettendo alle proteine ​​di diventare più forti, e la buona notizia? Solo un melograno possiede il 48 per cento del valore giornaliero di vitamina C.

  • Può aiutare ad esfoliare la pelle

I semi di melograno schiacciati sono perfetti per l'esfoliazione! Perché non fare uno scrub fai da te per viso e corpo con un po' di zucchero? E 'molto più facile di quanto si pensi...
Per aiutare ad eliminare le cellule morte della pelle basterà unire una purea di semi di melograno con olio di cocco e zucchero .

  • Aiutano a proteggere contro i danni UV

Grazie alla presenza di antiossidanti, tra cui gallico e ellagico , questo frutto 'magico' aiuta a proteggere la pelle contro i danni UVB, proteggendo le cellule  dai danni dei radicali liberi .
Inoltre,la melagrana contribuisce ad evitare il cancro della pelle, gli effetti dell'invecchiamento cutaneo e anche  ad alleviare i sintomi delle scottature.

  • Protegge il tuo cervello

La melagrana aiuta il corpo e la pelle a neutralizzare i radicali liberi, prevenendo le malattie e nutrendo la pelle , ma può anche fare molto per il vostro cervello proteggendolo contro le diverse malattie come il morbo di Alzheimer

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Biscotti? Vediamo insieme come scegliere quelli giusti...

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Biscotti? Vediamo insieme come scegliere quelli giusti...

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I biscotti sono prodotti da forno molto diffusi, basta guardare l'enorme mole di pubblicità televisiva alla quale siamo sottoposti durante la giornata. Verosimilmente una larga fetta della popolazione fa uso di questi prodotti comodi da usare, relativamente economici e molto appetibili.

Sicurezza

I biscotti non presentano rischi di alcun tipo, grazie al fatto che vengono cotti ad alta temperatura e grazie al basso contenuto di acqua che impedisce lo sviuppo di muffe e agenti patogeni.

Qualità nutrizionali

I biscotti sono prodotti ipercalorici per natura, infatti è difficilissimo trovare in commercio biscotti con meno di 400 kcal, mentre è facile arrivare a più di 500 kcal per 100 gr. Questa caratteristica deve subito mettere in guardia di fronte a diciture ingannevoli come "ZERO GRASSI", "LEGGERI" ecc. Di fronte a questi messaggi bisogna sempre essere critici e verificarne la veridicità: leggete sempre l'etichetta nutrizionale!
I biscotti sono prodotti, la cui assunzione va valutata opportunamente, in particolare in un regime ipocalorico durante il quale sarebbe meglio evitare di assumerli, o farlo solo saltuariamente.
Quando si acquistano bisogna fare attenzione innanzitutto alla qualità degli ingredienti: un biscotto di qualità non dovrebbe contenere in etichetta margarina o oli/grassi idrogenati e preferibilmente nemmeno oli o grassi vegetali, ma solamente burro, burro di cacao, olio extravergine di oliva o oli di semi di qualità.
Due caratteristiche molto importanti sono l'appetibilità e la sazietà: alcuni prodotti industriali sono progettati per essere delle vere e proprie droghe, un biscotto tira l'altro e non si riesce più a smettere di mangiarli.
Alcuni prodotti artigianali, invece, risultano più duri e croccanti, sono meno dolci o più leggeri a parità di volume: costringono a masticare di più e quindi saziano di più. In generale, purtroppo, l'indice di sazietà dei biscotti è piuttosto basso.

Qualità organolettiche

I biscotti sono tutti molto appetibili, anche se prodotti con ingredienti di scarsa qualità. Vale il principio che un prodotto non andrebbe scelto solo perche piace, ma anche in base alle sue caratteristiche nutrizionali. D'altronde è vero anche il contrario: non ha senso mangiare un prodotto che non piace solo perché ha caratteristiche nutrizionali notevoli.

Come scegliere

Da quanto detto si evince che chi fa fatica a mantenere il peso forma sarebbe meglio che utilizzasse i biscotti saltuariamente, come dolce occasionale e non come alimento principale della colazione o degli spuntini.
I biscotti prodotti senza grassi aggiunti, e in formati particolarmente "leggeri", come i pavesini o i biscotti per l'infanzia, garantiscono un rapporto tra appetibilità e calorie che li rende molto validi come spuntini, anche quotidiani.

Riassumendo, ecco le indicazioni di carattere generale da seguire:
  • È bene acquistare prodotti artigianali o semi artigianali piuttosto che quelli delle grandi marche, ma è bene evitare i prodotti sfusi se non è possibile un controllo degli ingredienti.
  • Leggere sempre l'etichetta nutrizionale ed evitare i prodotti contenenti margarina e oli/grassi idrogenati. Se contengono oli/grassi vegetali, accertarsi che questo ingrediente sia tra gli ultimi della lista (e quindi presente in minor quantità).
  • Orientarsi su biscotti che non causino l'effetto "uno tira l'altro", soprattutto se non riusciamo a dire basta.

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Educazione nutrizionale contro l'obesità

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Educazione nutrizionale contro l'obesità

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In questa fase il paziente deve acquisire le nozioni per imparare a gestire da solo la propria alimentazione, sia dal punto di vista qualitativo che da quello quantitativo.
Una delle cause del fallimento delle terapie tradizionali, infatti, è la totale assenza di educazione nutrizionale, che non consente di correggere le abitudini alimentari sbagliate. Una volta conclusa la dieta prescritta, si torna a mangiare come prima e si torna ad ingrassare.
L'educazione nutrizionale è sufficiente per risolvere la maggior parte dei casi di sovrappeso, mentre è solo un tassello della terapia dell'obesità, nella quale la componente psicologica e biologica sono molto potenti e vanno affrontati separatamente.

Educazione alimentare

I metodi sono simili a quelli della Educazione Cognitiva e Comportamentale, ovvero manuali integrati con lezioni di gruppo tenute da nutrizionisti preparati
In questa fase il paziente impara le regole di base della scienza dell'alimentazione: tenere un diario alimentare, pesare gli alimenti, contare le calorie, preparare pasti equilibrati e sazianti, ecc.
Con il passare del tempo, egli diventa sempre più esperto e libero di scegliere l'alimentazione che preferisce.
Se all'inizio la terapia è puramente prescrittiva o quasi, e il paziente deve seguire una dieta imposta dal nutrizionista, una volta che avrà imparato a gestire la propria alimentazione potrà costruire da solo il proprio piano alimentare.

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Frutti di bosco? Ottimi contro tumori e depressione...

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Frutti di bosco? Ottimi contro tumori e depressione...

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Prevengono l’insorgere di tumori, hanno un’efficace azione antidepressiva, difendono dalle malattie cardiovascolari, e seppure dolci aiutano a combattere il diabete: sono alcune delle sorprese che ci riservano le proprietà dei frutti di bosco. Sorprese documentate da numerosi studi scientifici.

Contro depressione e Alzheimer

Fragole, mirtilli e lamponi possiedono sostanze simili all’acido valproico, utilizzato in antidepressivi e in farmaci che curano i disturbi dell’ansia. La ricerca che ce lo rivela è stata condotta due anni fa dal “Torrey Pines Institute for Molecular Studies”. Oltre 1700 sostanze contenute in questi alimenti sono state messe a confronto con quelle impiegate nei farmaci che contrastano alcuni disturbi psicopatologici. Il risultato? I frutti di bosco aiutano il buon umore,migliorano la memoria e l’attenzione.
A supporto di quest’ultima affermazione, se non fosse abbastanza, intervengono i risultati di un’altra ricerca americana, condotta dalla Tufts University, che ci rassicura su un altro punto: questi alimenti aiutano anche a contrastare il declino cognitivo. Ciò vuol dire che sono un’arma contro patologie come la demenza e l’Alzheimer.

Per colesterolo e malattie cardiovascolari? Arrivano le fragole

Che fanno bene alla pelle lo sapevamo già: schiacciate e cosparse sul in volto aiutano a prevenire le rughe, tonificare la pelle, curare le scottature. E questo perchè contengono tanta vitamina C, che combatte l’azione dei radicali liberi.
Ciò che forse non sospettavamo è che le fragole sono un toccasana per il colesterolo, e stavolta a dircelo sono i risultati di studi nostrani, condotti da un gruppo di ricercatori italiani e spagnoli e coordinati da Maurizio Battino, ricercatore dell’Università Politecnica delle Marche. Scopriamo così che, oltre a ridurre i livelli di colesterolo totale nel sangue, il consumo di questo frutto aiuta a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari riducendo il rischio d’infarto, e migliora la funzionalità delle piastrine.

Mirtilli neri: alleati dei vasi sanguigni

Proteggono dalla sindrome metabolica, l’insieme di una serie di squilibri metabolici che aumentano il rischio di malattie cardiovascolari e di diabete, e questo perché fanno veramente miracoli alla salute dei vasi sanguigni.
La presenza di polifenoli, contenuti in questi frutti, ne aumenta infatti la capacità di contrazione e rilassamento: un dato interessante soprattutto per chi, affetto da obesità, vede compromesse le prestazioni dei vasi.
Anche stavolta la fonte è autorevole: si tratta di uno studio pubblicato da un gruppo di ricercatori dell’Università del Maine sulla rivista Applied Physiology, Nutrition, and Metabolism.

Lamponi: attivi nella lotta ai tumori

Oltre a prevenire infiammazioni, malattie cardiovasciolari, diabete e obesità, “vegliano” sulla salute dell’intestino grazie all’alta concentrazione di acqua e fibre in essa contenuta. Ma sono soprattutto uno scudo antitumorale grazie all’abbondante presenza di antiossidanti, che difendono le cellule dallo stress ossidativo e inibiscono la crescita di cellule neoplastiche. Quanto detto vale soprattutto per i lamponi neri che di antiossidanti sono ancora più ricchi, informazione che riceviamo da uno studio condotto dal team di ricerca dell’Ohio State University Comprehensive Cancer Center.
Vi state chiedendo se basta un cestino di lamponi al mese a prevenire i tumori? Se lo sono chiesto anche altri ricercatori americani, che in seguito ai risultati rilasciati dal Cancer Center hanno pensato di ideare delle caramelle al lampone che, mantenendo inalterate le qualità del frutto, ne conservano gli effetti benefici.

More schierate in difesa dello stomaco

Vale per le more ma vale in realtà anche per i lamponi: contengono gli ellagitannini, molecole che svolgono una funzione antinfiammatoria per lo stomaco.
Uno studio condotto dall’Università di Milano e il Centro Ricerca e Innovazione di San Michele all’Adige ci dice a chiare lettere che questi frutti aiutano a contrastare ulcere e gastriti.

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Cosa c’è da sapere sullo zucchero nei cibi?Vediamolo insieme..

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Cosa c’è da sapere sullo zucchero nei cibi?Vediamolo insieme..

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Mai come in questi ultimi anni si è data tanta importanza a questo alimento. Ma perché solo adesso?
Vi ricordate l’abbondanza dei cibi FAT-FREE sugli scaffali del supermercato negli anni 80-90? Una vera e propria invasione. Ancora oggi si possono trovare alcuni prodotti, soprattutto latticini, ma niente a che vedere con l’offerta di quegli anni.
I nuovi trend alimentari nascono molto spesso da campagne marketing mirate che trasformano i risultati di nuove scoperte scientifiche in vere e proprie fobie alimentari. In quegli anni, la scoperta che il consumo di alimenti con elevato contenuto di grassi saturi animali poteva aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, aveva generato una e vera propria tendenza di mercato FAT-FREE, soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito, con una vera ossessione per le calorie.
Per ridurre le calorie dell’alimento e renderlo FAT-FREE, parte del grasso veniva sostituito con carboidrati meno calorici (4 vs 9 calorie per grammo), generando un aumento del contenuto di zucchero in quasi tutti i cibi confezionati, inclusi quelli considerati dietetici, salutari o quelli per bambini. Oggi sta accadendo lo stesso fenomeno con i popolarissimi alimenti GLUTEN FREE.

Come non farvi ingannare dalle etichette?

Vi faccio un esempio pratico. Un cucchiaino di zucchero corrisponde a circa 5 g di zucchero granulato, un normale succo di frutta per bambini può contenere fino ad un equivalente di 5 cucchiaini di zucchero (circa 20 g leggete zucchero sotto la voce carboidrati) che equivale all’incirca alla razione giornaliera di zucchero per un adulto sano (6 cucchiaini ) secondo le linee guida della World Health Organization (Global Action Plan for NCDs 2013-2020).  Nel 2003, sempre secondo la WHO, il consumo medio pro-capite giornaliero globale era 58 g per persona, nel 2013 ha raggiunto 63g. Nel 2008, l’assunzione giornaliera media in UK era 76,7 grammi al giorno, che equivale a ben 19 cucchiaini di zucchero al giorno.

Come districarsi con i cibi che sono sulla nostra tavola tutti i giorni?

Qua ci sono varie possibilità. Diciamo che per prima cosa bisogna valutare l'effetto che ha l'alimento sulla glicemia nel sangue. Il cibo una volta ingerito viene digerito e trasformato in glucosio, acidi grassi e aminoacidi. Il glucosio per entrare nelle cellule e trasformarsi in energia ha bisogno di alcuni specifici trasportatori GLUT e dell’ormone insulina, prodotta dal pancreas, che fa entrare il glucosio nella cellula con i “suoi tempi” creando una curva glicemica. Per semplificare, se l’alimento contiene per la maggior parte zucchero la curva glicemica avrà un andamento a picco molto rapido con un conseguente aumento di insulina, se l’alimento contiene solo grassi o proteine la curva glicemica sarà quasi piatta.
Esistono diversi valori che posso aiutare a distinguere l’effetto di un alimento sulla glicemia: l’indice glicemico, il carico glicemico e  il carico insulinico. Questi indici, se pure riduttivi e facilmente trovabili online, valutano l’impatto dell’alimento sulla glicemia e insulinemia, e sono importanti per districarsi tra le varie categorie alimentari. Le mandorle ad esempio, una volta bandite dalle diete ipocaloriche, sono ritornate in auge come snack salutare perché hanno un indice glicemico basso, ovvero hanno un effetto moderato sulla glicemia. Attenzione la mandorla è un cibo ad alto valore nutrizionale, la panna montata pur avendo un indice glicemico basso ha un valore nutrizionale irrilevante anche se buona. L’avocado ad esempio essendo composto prevalente di grasso ha un indice glicemico praticamente nullo.
Una dieta a basso carico insulinico rimane fondamentale per prevenire o tenere sotto controllo patologie metaboliche come il diabete e sindrome metabolica caratterizzate da insulino-resistenza. Fino adesso, i dati in letteratura supportano che il metabolismo del glucosio possa svolgere un ruolo nell’eziologia del cancro al pancreas. Sembra però che una dieta a basso carico glicemico possa diminuire il rischio di cancro al pancreas solo in quegli individui che hanno già una tendenza ad avere insulino-resistenza come nel caso di diabete e sindrome metabolica.

Witteman JC Willett WC  Stampfer MJ et al 1989 A prospective study of nutritional factors and hypertension among US women Circulation 80 5 1320-7
Bao Y Nimptsch K Wolpin BM et al 2011 Dietary insulin load, dietary insulin index, risk of pancreatic cancer  American Journal of Clinical Nutrition 94 3 862-8

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Cosa è l'amido modificato? Scopriamolo insieme...

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Cosa è l'amido modificato? Scopriamolo insieme...

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L'amido modificato è un prodotto molto utilizzato dall'industria alimentare, come addensante, stabilizzante, gelificante, emulsionante.
L'amido nativo spesso perde la sua funzione quando sottoposto a processi di trasformazione degli alimenti: modificandolo in modo opportuno, si riesce ad aumentare una determinata caratteristica (viscosità, consistenza, tendenza alla retrogradazione, tempo di gelatinizzazione), o a fare in modo che essa rimanga inalterata in condizioni particolari (riscaldamento, congelamento, refrigerazione, acidità, modalità di conservazione, tempo di conservazione, ecc).
L'amido modificato viene prodotto essenzialmente in tre modi:
  • tramite processi chimici: tipicamente tramite aggiunta di gruppi acetato, idrossipropilato, adipato, per eterificazione o esterificazione, oppure tramite trattamento con acidi o basi, o ancora per sbiancamento con perossido di idrogeno;
  • tramite processi fisici, ad esempio con trattamento ad alta temperatura in ambiente acquoso, per gelatinizzare l'amido;
  • tramite processi enzimatici, per produrre maltodestrine e destrine.
Gli amidi modificati sono additivi alimentari, e quindi vengono indicati con la lettera E, seguita da un numero, anche se questi additivi, negli alimenti nei quali vengono utilizzato, sono quasi sempre riportati con il loro nome, probabilmente perché non evocativo di un prodotto non genuino.

Ecco gli amidi modificati più utilizzati: E1400 (destrine),  E1402,  E1403 (amido sbiancato),  E1404 (amido ossidato),  E1405 (maltodestrina e ciclodestrina),  E1410,  E1412,  E1413, E1402,  E1420,  E1440, E1442, E1450,  E1451.

Sicurezza dell'amido modificato

L'amido modificato è considerato un prodotto assolutamente sicuro, visto che l'EFSA non ne ha stabilito una dose massima giornaliera, impone solamente di indicarne l'origine (amido modificato di mais, di patate, ecc).
Per quanto riguarda la genuinità dei prodotti contenenti amido modificato, bisogna valutare caso per caso. Diciamo che può essere tollerato in tutti quei prodotti che prevederebbero naturalmente l'uso di amido come addensante (creme, budini, ecc) e nei prodotti light che di base non sono genuini al 100%, di certo non tollererei mai l'utilizzo di amido modificato in un salume, dove probabilmente  sarebbe aggiunto per utilizzare meno carne, sostituendola con acqua e amido gelatinizzato!

Dove vengono utilizzati gli amidi modificati

L'amido modificato è utilizzato soprattutto come addensante, nei prodotti con una consistenza gelatinosa o cremosa, per esempio negli yogurt e nelle salse (ketchup, mayonese, ecc), nei dessert cremosi, ecc.
L'amido pregelatinizzato è utilizzato nei preparati per dolci al cucchiaio istantanei: in questi prodotti è sufficiente aggiungere acqua fredda (o latte) al preparato in polvere per ottenere un composto denso e cremoso, mentre con l'amido nativo occorrerebbe il riscaldamento.
L'amido modificato viene utilizzato in moltissimi prodotti light, per sopperire alla ridotta quantità di nutrienti (soprattutto di grassi), che vengono sostituiti "fisicamente" dall'amido gelatinizzato, che apporta sì calorie, ma occupa molto spazio a parità di calorie.
Gli amidi modificati trovano utilizzo anche nei prodotti non alimentari, per esempio nell'industria degli adesivi, nell'industria tessile, in quella cartiera e in quella farmaceutica, per produrre le capsule che contengono i medicinali.

Amido geneticamente modificato

L'amido modificato non è da confondere con l'amido geneticamente modificato, che si riferisce non tanto a modificazioni della struttura della molecola di amido, quanto a modifiche al DNA delle piante dal quale l'amido viene prodotto. L'amido attualmente utilizzato come additivo alimentare, nell'Unione Europea, non è certamente OGM perché le leggi impediscono di utilizzare cibi OGM senza dichiararlo in etichetta.

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Cibi in spiaggia: dopo quanto tempo si può fare il bagno?

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Cibi in spiaggia: dopo quanto tempo si può fare il bagno?

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Dopo pranzo in spiaggia, la domanda fatidica che ciascuno di noi si pone sempre è “dopo quante ore si può fare il bagno?”. La risposta ufficiale di un tempo era sempre “almeno 3 ore!”. E, i bambini lo sanno bene, aspettare tutto quel tempo sotto l’ombrellone a volte sembra un’impresa impossibile. Così molti ricorrono alla tecnica del tuffo immediato, subito dopo mangiato. Davvero non è pericoloso? Per sapere una volta per tutte cosa è giusto e cosa no e non correre rischi inutili, diamo uno sguardo al nostro apparato digerente.

Quando comincia la digestione?

Appena ingeriamo il primo boccone e iniziamo a masticare, in quel preciso istante parte la digestione. Quindi rispondendo a questa semplice domanda ci troviamo a sfatare un mito: tuffarsi in acqua subito dopo pranzo è una pessima idea. In pratica la masticazione è il primo passaggio della digestione. Questa semplice azione, fa si che lo stomaco si prepari ad accogliere il cibo, così inizia sin dal primo boccone a produrre succhi gastrici. E, soprattutto, da questo momento parte il reclutamento del sangue indispensabile all’apparato digerente.
Proprio questo dirottamento del sangue è la vera chiave del problema. Durante la digestione, migrano verso lo stomaco circa 2 litri di sangue, con compito di agevolare le funzioni di assorbimento del cibo. Questa deviazione è importante e potrebbe provocare seri problemi in caso si svolgano attività faticose.
Se infatti facciamo sforzi fisici intensi, anche i muscoli avranno bisogno di più sangue. Per questo è sconsigliato praticare uno sport dopo aver mangiato. Nel caso del nuoto poi ci sono anche altre controindicazioni. La temperatura dell’acqua, infatti, è notoriamente più bassa di quella corporea , in quanto entrando in mare o in piscina si subisce una variazione termica di una decina di gradi circa, rischiando una congestione.

Come funziona la congestione?

Qualsiasi sbalzo termico provoca una caduta rapida della pressione periferica. In pratica, se il corpo è sottoposto al freddo, il sangue tende a spostarsi repentinamente dallo stomaco al resto del corpo, lasciando sprovvisto l’apparato digerente e bloccandone il lavoro. Tutto il corpo ne risente, arrivando a sintomi che vanno dalla nausea fino allo svenimento.
Se la persona che ha il malore sta passeggiando sulla terraferma, il problema si risolve rapidamente. Anche chi si trova in riva al mare e non si sente bene, può essere facilmente soccorso. Ma se l’interessato è al largo o in piscina, dove non si tocca, si rischiano contemporaneamente shock e annegamento.

Occorre dunque prestare attenzione a tutti i segnali che il corpo manda: nausea, eruttazione e vomito sono senz’altro da ritenere significativi e da prendere subito in considerazione.
La congestione non si verifica solo facendo il bagno: anche bere una bibita ghiacciata o ingerire cibi molto freddi a fine pasto, può provocare un forte stress allo stomaco.

Quanto tempo bisogna aspettare prima di fare il bagno?

La quantità di ore che occorrono prima di fare il bagno dipende da quanto e cosa si è mangiato. Per esempio se abbiamo fatto una normale colazione con latte, caffè, pane burro e marmellata, bisognerà aspettare un paio di ore. Se vogliamo accorciare i tempi, è sufficiente mangiare un po’ di frutta: dopo un’ora si potrà già fare il bagno.
Circa la leggerezza e la digeribilità dei cibi, c'è qualche mito da sfatare. In apparenza, per esempio, un semplice panino con prosciutto e formaggio potrebbe ritenersi innocuo. No, niente di più sbagliato: ogni volta che ingeriamo proteine animali, come quelle contenute in roast beef, prosciutto e salumi in genere, ma anche nei formaggi, il tempo di digestione da calcolare è subito di 2-3 ore.
E i tempi si possono ancora allungare: se per esempio facciamo un pranzo normale, magari neanche troppo abbondante, ma con tutte le portate, dall’antipasto al dolce occorreranno almeno 4 ore. E se le porzioni aumentano, bisognerà aspettare anche di più.

Cosa mangiare in spiaggia?

La prima indicazione è di fare attenzione anche alle bevande. Se si mangia senza bere, la digestione è più veloce. Quindi il consiglio è di bere sempre lontano dai pasti: acqua e bibite diluiscono i succhi gastrici.
Il pranzo ideale è un piccolo piatto di pasta condito con il pomodoro fresco crudo, un filetto di pesce e un pezzetto di focaccia: per digerire un pranzo simile bastano 2 ore e mezza.
Ci sono anche cibi leggeri per i quali occorrono da 20 minuti a meno di 2 ore e sono: caffè, cocomero, latte scremato, frutta, frullati di frutta e verdura, gelati alla frutta.
Gli alimenti da evitare in spiaggia invece sono: carne alla griglia, salumi, acciughe salate, piselli, lenticchie e fritture. Sono tutti pesantissimi, anche se consumati singolarmante e la loro digestione può richiedere persino 5 ore.

Chi rischia di più?

Per chi fa attività sportive specifiche, anche a solo livello amatoriale, occorre prestare  più attenzione: oltre allo shock per la temperatura, si unisce quello dovuto allo sforzo muscolare.
Poi c'è chi rischia più degli altri: in particolare, chi pratica attività subacquee dovrebbe immergersi a stomaco vuoto. Tutti i sub conoscono le regole che vanno rispettate con grande rigore: si fa una colazione leggera e ci si immerge solo quando la digestione è completata, perché i rigurgiti durante le immersioni sono pericolosissimi. Mettono a rischio la vita.
In genere, quindi, lo ripetiamo, per essere certi che non ci siano pericoli occorre aspettare circa 2-3 ore e, quando finalmente si va in acqua, meglio ancora seguire alcune precauzioni: è bene procedere gradualmente, mettere prima le gambe in acqua, bagnarsi piano piano la pancia e le ascelle e poi tuffarsi.
Soprattutto se si è stati al sole la temperatura corporea sarà molto alta e l’immersione lenta riduce lo stress dell’escursione termica. Dopo pranzo si può sempre passeggiare a riva o fare una doccia per rinfrescarsi: il problema è solo connesso all’immersione di tutto il corpo.
Per quanto riguarda nello specifico i bambini, le regole che valgono per noi sono identiche anche per loro. Con un paio di aggravanti: per i bambini anche la riva può nascondere qualche insidia. Se un bambino non si sente bene e cade dove l’acqua per noi arriva al ginocchio, c’è il rischio di annegamento. I tempi di annegamento per i piccoli oltretutto sono più rapidi rispetto all’adulto. Senza angosciarsi, occorre tuttavia essere prudenti, calcolare bene i tempi prima di permettere il tuffo e osservare con attenzione le prime reazioni del bambino. Se una volta in acqua ha mal di pancia o fa qualche rutto, è il caso di farlo uscire e riprovare più tardi.

E se una persona non si sente bene, cosa possiamo fare?

Occorre portarla immediatamente lontana dall’acqua, farla sdraiare all’ombra, alzare le gambe, coprire la pancia e tenerla al caldo. Se i sintomi continuano è meglio chiamare immediatamente il 118.

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Eccesso di zucchero nel sangue? Vediamo insieme i sintomi...

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Eccesso di zucchero nel sangue? Vediamo insieme i sintomi...

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Sei costantemente affamato? Questo è solo uno dei sintomi di eccesso di zucchero nel sangue. La maggior parte pensa che solo i diabetici sono affetti da un aumento di zucchero nel sangue, ma la verità è che chiunque può avere questo tipo di sintomi causati da cibi molto dolci che dovrebbero essere evitati da tutti, come bibite, caramelle, torte o biscotti ripieni.
A seconda di ciò che si mangia, tutti possono avere un aumento degli zuccheri nel sangue. Il vero problema è quando i livelli di zucchero nel sangue rimangono elevati per un lungo periodo di tempo, che può causare gravi problemi di salute.
Oltre al cibo, anche altri fattori possono causare l’aumento della glicemia, ad esempio:
  • L’uso di droghe chimiche
  • Alcuni problemi di salute
  • Stress
  • La mancanza di esercizio fisico
Trovarsi con un livello elevato di zucchero non significa necessariamente che si ha il diabete, essendo solo un sintomo. Altri sintomi che possono indicano un eccesso di zucchero nel sangue sono:
  • Secchezza delle fauci
  • Aumento della sete
  • Stimolo ad urinare frequentemente
  • Fame costante
  • Estrema stanchezza
  • Pelle secca
  • Aumento di peso e grasso addominale in eccesso
  • Difficoltà di concentrazione
  • Offuscamento della vista
  • Infezioni ricorrenti
  • Problemi di stomaco
  • Problemi nervosi
  • Lenta guarigione delle ferite e tagli
  • Impotenza
Per ridurre questi sintomi, si raccomanda il consumo di alimenti a basso indice glicemico. Se non si è diabetico, può essere sufficiente a risolvere il problema.
Gli alimenti con basso indice glicemico vengono digeriti e assorbiti lentamente dal corpo e producono un aumento graduale ed equilibrato di zuccheri nel sangue. Questi alimenti sono molto benefici per la salute perché riducono i livelli di zucchero nel sangue e la resistenza all’insulina.
Le diete a basso indice glicemico hanno anche benefici in termini di controllo del peso perché aiutano a controllare l’appetito.
Ma ricordate, per iniziare una dieta, è sempre importante consultare uno specialista!

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Il sodio nell'alimentazione

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Il sodio nell'alimentazione

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L'importanza di una dieta povera di sodio

Il sodio è un elemento essenziale che il nostro corpo assume attraverso l'alimentazione, e in un soggetto adulto è presente complessivamente nei liquidi extracellulari, nelle ossa e nella cartilagine, per un totale di 92 grammi. Il sodio viene utilizzato dall'organismo umano per regolare la concentrazione del plasma e dei liquidi esterni alle cellule, e se presente in notevoli quantità, può essere causa di edema ed ipertensione.
Il fabbisogno giornaliero di sodio secondo le indicazioni europee ed italiane dovrebbe essere nell'intervallo tra i 0,6 ed i 3,5 grammi,mentre le RDA americane indicano livelli leggermente inferiori(0,5-2,3g/die) e l'assunzione di questa quantità è assicurata da una DIETA bilanciata, senza necessità di aggiungere il sale ai nostri cibi. Il sodio infatti è già presente in molti dei prodotti che abitualmente consumiamo, come tutti gli alimenti che derivano da conserve (sughi, verdure in salamoia, latte, carni, pesce...), mentre in misura minore si ritrova anche in alimenti di origine vegetale (frutta e verdura, cereali...).

Ecco alcuni esempi dei cibi più comuni ricchi di sodio:

- Salsa di soia, 6 grammi ogni 100 grammi
- Salame Milano, 2.1 grammi ogni 100 grammi
- Prosciutto crudo di Parma, 1.5 grammi ogni 100 grammi
- Ketchup, 1.1 grammi ogni 100 grammi
- Salmone affumicato, 0.7 grammi ogni 100 grammi
- Pizza al pomodoro, 0.7 grammi ogni 100 grammi

Il sodio è il principale elemento che costituisce il sale, con cui normalmente cuciniamo e condiamo i nostri piatti: ad ogni grammo di sale da cucina, corrispondono ben 0.4 grammi di sodio. Il consumo eccessivo, soprattutto se prolungato, di questa sostanza, oltre a favorire l'ipertensione nei soggetti predisposti, pone a rischio osteoporosi, poichè il lavoro dei reni viene diretto verso una maggiore eliminazione del calcio.
Secondo alcuni studi scientifici universitari, un adulto consuma circa 10 grammi di sale quotidianamente, e quindi 4 grammi di sodio: chi ama spezzare la fame con snack e patatine confezionate, ne arriva ad assumere quasi 20 grammi al giorno. Un'abitudine che alla lunga può diventare davvero dannosa per la salute.
Sarebbe opportuno dunque limitare l'utilizzo del sale a tavola, ed aggiungerlo se necessario soltanto durante la cottura: quando ad esempio versiamo il sale alla pasta nell'acqua bollente, è bene farlo a metà cottura, in modo che il sodio assorbito da ciò che mangeremo, risulti decisamente inferiore. Abituare anche i bambini a cibi dal sapore meno salato è un comportamento sano: ogni piatto può essere insaporito con successo utilizzando spezie, cipolle, prezzemolo, sedano, yogurt, un cucchiaio di buon olio extravergine e tutto ciò che può suggerire il nostro gusto e la nostra fantasia.
Nella pratica di uno sport invece, è importante dosare la presenza del sodio durante il reintegro dei liquidi: uno stato fisico di fatica o eccessiva sudorazione, infatti, provoca una ulteriore diluizione della concentrazione ematica, da ripristinare correttamente con bevande o acque che contengano sodio e altri sali.
Un importante meccanismo per limitare i dannosi effetti del sodio in eccesso, è garantire al nostro corpo una regolare assunzione di potassio, che si trova principalmente nella frutta e nella verdura.

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Ciclo mestruale e sindrome premestruale? Ecco alcuni consigli...

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Ciclo mestruale e sindrome premestruale? Ecco alcuni consigli...

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Il ciclo mestruale dura mediamente 28 giorni, anche se la sua durata fisiologica può variare da un minimo di 25 a un massimo di 35 giorni: cicli che durano di più o di meno sono quasi sicuramente sinonimo di qualcosa che non funziona bene a livello anatomico od ormonale, per cui si consiglia un controllo ginecologico.
L’inizio del ciclo coincide con il primo giorno di mestruazione, mentre la fine corrisponde al giorno precedente la mestruazione successiva. Il 14° giorno -a metà ciclo- si colloca l’ovulazione, ovvero il momento in cui le probabilità di concepimento sono più alte (tendenzialmente si considerano giorni maggiormente fertili anche i due precedenti e i due successivi l’ovulazione). Le due settimane che precedono l’ovulazione sono la fase follicolare del ciclo, mentre le due settimane che seguono l’ovulazione sono dette fase luteale.
Le due fasi del ciclo sono caratterizzate da un diverso assestamento ormonale: appena prima dell’ovulazione abbiamo il picco degli estrogeni, mentre nella seconda fase aumenta il progesterone. Questi cambiamenti si riflettono in una variazione della temperatura basale della donna, una variabile che viene utilizzata come anticoncezionale naturale: la temperatura interna del corpo è minima durante l’ovulazione, e massima nei 3-4 giorni che precedono il ciclo.

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Con il termine oligomenorrea si indica un’alterazione del ritmo mestruale che porta ad avere consistenti ritardi: quando il ciclo è assente per un periodo superiore a 6 mesi si parla invece di amenorrea.
I fattori che possono influenzare il ciclo sono molti: alimentazione e stress psicofisico giocano un ruolo fondamentale e per avere regolarità mestruale è pressoché indispensabile avere almeno il 22% di grasso corporeo: valori inferiori possono causare ritardi o vera e propria amenorrea. Particolarmente soggette ad amenorrea sono le atlete: in questo caso a percentuali molto basse di grasso corporeo si somma lo strenuo esercizio fisico che causa un aumento dei livelli di cortisolo, ormone che interferisce con la secrezione degli ormoni sessuali.
Dunque, la regolarità del ciclo mestruale, e di conseguenza la fertilità femminile, risentono dunque fortemente delle riserve di grasso corporeo: il range entro il quale si hanno maggiori probabilità di avere un ciclo regolare e quindi maggiori possibilità di concepire è quello del 22-28% di grasso, valori che corrispondono grossomodo a BMI di 21-27.
La fertilità femminile è più suscettibile a bassi valori di peso corporeo piuttosto che alti: il corpo femminile è programmato per accumulare percentuali di grasso superiori rispetto all’uomo proprio per poter garantire il concepimento e il sostentamento del bambino. E’ per questo motivo che quando si perde peso in modo consistente il ciclo scompare e la fertilità diminuisce: è come se il proprio organismo alzasse le difese per evitare il concepimento, poiché un corpo iponutrito non è in grado di provvedere alle esigenze del bimbo in modo ottimale. Per far tornare la regolarità mestruale in molti casi è sufficiente incrementare la quota energetica della dieta e variare l’alimentazione. Se l’oligomenorrea e l’amenorrea sono tempestivamente corrette fin dall’adolescenza è altamente probabile che non ci siano problemi di infertilità durante l’età adulta, mentre se si sottovalutano questi segnali del corpo si troverà maggiore difficoltà a cercare una gravidanza.
Oligomenorrea e amenorrea sono tra le maggiori cause di infertilità femminile, ma è bene ricordare che una donna può non essere fertile anche con un ciclo mestruale regolare: in questo caso è spesso possibile che il ciclo sia anovulatorio, ossia non ci sia ovulazione pur avendo giorni le mestruazione. Un ciclo può essere anovulatorio a causa di bassa potenza degli ormoni FSH e LH (è bene indagare le cause con il proprio ginecologo) oppure a seguito di PCOS (sindrome da ovaio policistico)

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L’immagine è esemplificativa: la distribuzione di grasso può essere diversa su corpi diversi.
La sindrome premestruale comprende un corredo di sintomi sia fisici che psichici variabili da donna a donna: tra i più diffusi sul lato fisico troviamo tensione al seno, gonfiore addominale, ritenzione idrica, edemi periferici, emicrania, dolori articolari, acne; sul lato psichico abbiamo ansia, depressione, aggressività, confusione, isolamento sociale. In una minoranza di casi (3-8%) i sintomi psichici possono essere esacerbati fino a diventare un disturbo emotivo a sé stante (PMDD, disturbo disforico premestruale).
Sebbene tutte le donne siano abbastanza suscettibili a cambi repentini d’umore, per fare diagnosi di PMS è necessario che siano presenti almeno due dei sintomi elencati e solo nella fase luteale del ciclo (ossia dall’ovulazione al mestruo); i sintomi si possono protrarre fino al quarto giorno di mestruazioni, per poi scomparire fino all’ovulazione successiva.
La PMS risente del cambiamento dei valori ormonali: appena prima della fase luteale diminuiscono gli estrogeni, mentre appena dopo l’ovulazione -in piena fase luteale- diminuisce anche il progesterone.
Le conseguenze si risentono soprattutto in relazione al tono dell’umore: la presenza di estrogeni garantisce alti livelli di serotonina (neurotrasmettitore ad azione cerebrale conosciuto come ‘ormone del buonumore’), mentre il progesterone è un ipno-inducente che conferisce tranquillità e calma e la cui diminuzione crea agitazione e irritabilità. Dal punto di vista nutrizionale, nella fase premestruale si registra una diminuzione della vitamina B6, correlata ad una maggiore suscettibilità alla depressione, e del magnesio, un micronutriente che entra nel sistema della serotonina. Nei giorni che precedono le mestruazioni si può assistere a un desiderio quasi compulsivo di carboidrati: questo craving trova spiegazione proprio nel sistema serotoninergico, in quanto gli alimenti ricchi di carboidrati spesso apportano anche triptofano, un precursore della seronina. La fame di carboidrati mirerebbe dunque a compensare il calo di serotonina ai fini del buonumore; purtroppo il beneficio che se ne può trarre è di breve durata, nient’altro che un fugace palliativo. Per innalzare il tono dell’umore può invece essere più utile aumentare il consumo degli alimenti contenenti vitamina B6 e magnesio proprio nei giorni che precedono il mestruo. Troviamo la B6 in: cereali integrali (soprattutto grano integrale, grano saraceno, orzo, farro, miglio), salmone, semi di sesamo, castagne e farina di castagne, fieno greco e carne, oltre che in erbe aromatiche fresche e spezie (in particolare salvia, menta, dragoncello, pepe nero, santoreggia e curcuma).
Il magnesio è un componente delle clorofilla, dunque ne sono ricchi i vegetali a foglia verde (come gli spinaci, le bietole e la catalogna), le alghe e le erbe aromatiche; troviamo elevate quantità di magnesio anche in: semi di zucca, cacao e cioccolato fondente, legumi, sesamo, semi di girasole, anacardi, mandorle, amaranto e grano saraceno.



I sintomi fisici che si correlano alla sindrome PMS possono essere notevolmente ridotti o addirittura eliminati riducendo il consumo di caffè, alcol e bevande contenenti caffeina. Sebbene non ci siano studi scientifici che lo confermino in modo incontrovertibile, molte donne riferiscono di aver avuto crampi mestruali meno intensi e meno frequenti dopo aver ridotto il consumo di carne rossa e dolci nell’arco dell’intero ciclo mestruale, e dopo aver aumentato il consumo di pesce ricco di omega-3 nei giorni precedenti il mestruo vero e proprio.

In conclusione, per ridurre i sintomi fisici ed evitare un brusco abbassamento del tono dell’umore nei giorni che precedono, consiglio di:
– Aumentare il consumo di frutta secca, che apporta magnesio e omega-3; in particolare semi di girasole, di zucca, mandorle e anacardi: potete tritarli grossolanamente a aggiungerne un cucchiaio alle vostre insalate.
– Sostituire la pasta con un primo piatto a base di cereali integrali in chicchi: ad esempio una vellutata di zucca con amaranto e salvia fresca tritata, oppure grano saraceno con spinaci e curcuma, o ancora uno sformato di miglio con cime di rapa spadellate.
– Consumare pesce ricco di omega-3, come ad esempio salmone selvaggio, sgombro, alici, sardine.
– Evitare i dolci, che potrebbero peggiorare i sintomi fisici e innescare il craving da carboidrati.
– Ridurre caffè e tè, e non fare uso di alcol.
– Ricordatevi che la vostra voglia di cioccolato può essere parzialmente giustificata dal bisogno fisiologico di magnesio, di cui il cioccolato è ricco, ma che la scusa non vale se lo scegliete al latte (ne contiene meno della metà rispetto al fondente)…
– Per contrastare il gonfiore e gli edemi periferici può essere utile aggiungere semini di finocchio alle verdure e mangiare verdure che stimolino il drenaggio: si tratta tendenzialmente di verdure amare, come cicoria, catalogna, erbette, tarassaco, radicchio e cardi.
– Nei giorni precedenti il ciclo può verificarsi della stipsi transitoria, legata al diverso assetto ormonale che porta ad una minor stimolazione della motilità intestinale: nella maggior parte dei casi è sufficiente incrementare l’attività fisica per stimolare maggiormente il transito.

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Endometriosi? Ecco alcuni consigli alimentari...

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Endometriosi? Ecco alcuni consigli alimentari...

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Questo argomento  è dedicato a tutte le donne che ogni giorno, con tenacia e speranza, combattono una patologia così seria ma poco conosciuta come l'endometriosi.
L'endometriosi è una patologia estrogeno-dipendente caratterizzata dalla presenza di cellule dell'endometrio (ossia del tessuto che riveste l'interno della cavità uterina) al di fuori dell'utero, in sedi anomale, le più frequenti delle quali sono le ovaie, le tube, i legamenti che circondano l'utero e il peritoneo (membrana che riveste l'interno della cavità addominale e pelvica).
Talvolta l’endometrio può localizzarsi nella vescica e nell'intestino e, più raramente, in organi lontani dalla cavità peritoneale (ad esempio nei polmoni).
I sintomi principali di questa malattia sono: il dolore, gonfiore addominale,perdite di sangue anomale o affaticamento cronico, i quali devono far accendere un campanello d’allarme.
La patologia purtroppo è spesso sottovalutata e per riuscire a dare una soluzione globale alla donna affetta da endometriosi è importante che lavorino insieme un team multidisciplinare di professionisti tra i quali: medici di medicina generale, ginecologi, chirurghi,nutrizionisti, anestesisti, urologi, gastroenterologi, endocrinologi, immunologi, psicoterapeuti, fisioterapisti. Questi professionisti con le loro specifiche attitudini svolgono un ruolo molto importante nel fornire alla donna un trattamento individuale. In questo modo l’attenzione è rivolta non soltanto alla comprensione della malattia ma soprattutto verso la donna e le sue specifiche esigenze.

Ruolo della dieta

I più recenti studi scientifici hanno suggerito che cambiamenti dietetici possono migliorare i sintomi dell’endometriosi. La dieta è prescritta per contribuire alla diminuzione di livelli circolanti di estrogeni (ormoni che determinano un aumento delle cellule endometriali) e all'incremento di sostanze naturalmente antinfiammatorie per contrastare la sintomatologia dolorosa.
Di seguito sono riportati alcuni esempi di alimenti e gli effetti prodotti:

Omega 3 e Omega 6

Sono particolari tipi di acidi grassi che l'organismo, da solo, non è in grado di produrre. Hanno una naturale azione antinfiammatoria utile a ridurre i sintomi dolorosi dell'endometriosi.
Gli alimenti ricchi di omega 3 sono :
  • il pesce (salmone, alici, sarde, sgombro, pesce spada, trota, tonno),
  • l'olio di pesce (fegato di merluzzo),
  • la frutta secca oleosa (noci), alcuni oli vegetali (soia e colza) e semi (tra i più comuni quelli di lino).

Quelli ricchi di omega 6 sono :
  • la frutta secca oleosa (noci, mandorle, arachidi),
  • cereali (avena e crusca),
  • oli vegetali (tra i più comuni mais e girasole) e ceci.

Infine, un adeguato rapporto tra questi 2 tipi di acidi grassi essenziali (rapporto ideale omega 6 : omega 3 non superiore a 4/5 : 1) è utile alla prevenzione e al trattamento di disordini immunitari e infiammatori.
E' possibile raggiungere un rapporto ottimale privilegiando gli alimenti ricchi di omega 3 rispetto a quelli ricchi di omega 6.

Fibra

L’aumento del consumo di fibre determina una riduzione degli estrogeni circolanti nel sangue con un minore impatto sui tessuti sensibili agli estrogeni. Dunque, preferire pane, pasta e riso integrali rispetto a quelli raffinati, oltre a frutta e verdura fresche.
I legumi, quali fagioli, ceci, piselli, fave, lenticchie e soprattutto soia meritano un discorso a parte in quanto oltre alla fibra, contengono un livello variabile di fitoestrogeni (la soia ne contiene di più) che simulano gli ormoni naturalmente prodotti dal corpo (estrogeni) ma ne limitano l'azione fisiologica (i fitoestrogeni sono decisamente meno potenti rispetto agli estrogeni naturali).
Per chiarezza, aggiungiamo che sono in atto ulteriori studi scientifici riguardanti l'effetto dei fitoestrogeni sulla riduzione dell'azione degli estrogeni naturali (alcuni dati in letteratura sono contrastanti).

Acqua

L'acqua svolge un ruolo di vitale importanza nei processi biologici del nostro organismo. Una corretta idratazione è indispensabile per tutte le funzioni organiche e aiuta a prevenire situazioni di spasticità e rigidità con conseguente riduzione di dolori addominali e pelvici.
Si consiglia un apporto giornaliero di almeno 1,5-2 litri di acqua.

Antiossidanti, vitamine e sali minerali

Alcune molecole antiossidanti appartenenti alla famiglia dei flavonoidi come quercitina (es. nella mela), apigenina (nel prezzemolo, sedano, carciofo, camomilla e basilico), narigenina (negli agrumi), resveratrolo (nella buccia e semi dell’uva) e oleuropeina (foglie di olivo) sono capaci di ridurre l'effetto di un enzima (aromatasi) fondamentale nella produzione degli estrogeni.
Inoltre vitamine come la A, C, la E e tutte quelle del gruppo B, e minerali come zinco e selenio sono in grado di controllare i sintomi premestruali e ridurre i marcatori dello stress ossidativo nelle donne con endometriosi (lo stress ossidativo sembra sia anche alla base della sterilità, uno dei problemi che si accompagna all’endometriosi).
Un discorso a parte merita il ferro. Infatti, donne con endometriosi riferiscono di mestruazioni non soltanto dolorose ma ricche di perdite ematiche (che si aggiungono a quelle dello spotting, cioè piccole perdite ematiche tra un ciclo mestruale e l'altro).
In questi casi, dunque, il bilancio di ferro tende a essere negativo e per tale motivo gli alimenti consigliati sono il pesce (alici, scorfano, spigola, sarde, sgombro, tonno, cozze, vongole, polipo, gamberi), ma anche i legumi e alcune verdure come asparagi, broccoli, cavoli, cicoria, rucola, lattuga (legumi e verdure hanno un tipo di ferro poco assorbibile dunque deve essere associato alla vit. C).

Peso corporeo e attività fisica

Il modo più efficace per mantenere nella norma i livelli di estrogeni è tenere sotto controllo il proprio peso corporeo. Nell'organismo femminile, infatti, una parte della produzione di estrogeni avviene anche nel tessuto adiposo grazie all' enzima aromatasi che converte gli androgeni prodotti dai surreni in estrogeni.
Inoltre, un'attività fisica regolare contribuisce in maniera rilevante ad avere un peso corporeo nella norma e migliora la normale funzionalità ed elasticità di tutti gli organi e i tessuti.

Indice Glicemico (IG)

E' la capacità di un alimento, contenente carboidrati, di innalzare il livello di glucosio nel sangue rispetto al glucosio o al pane bianco ed è espresso in percentuale.
In condizioni fisiologiche, ad un aumento di glucosio plasmatico corrisponde un aumento di un ormone chiamato insulina. L'insulina, a sua volta, stimola intensamente l'attivazione dell'enzima aromatasi responsabile della produzione degli estrogeni.
Dunque per mantenere bassi i livelli di estrogeni bisogna preferire cibi a medio-basso indice glicemico come legumi, verdure, frutta fresca e secca oleosa (bisogna fare comunque attenzione poiché l' Indice Glicemico (IG) può variare tantissimo in relazione ad alcuni fattori, ad esempio la cottura, la maturazione, la lavorazione, il formato, la presenza di altri nutrienti nell'alimento).
All'Indice Glicemico (IG) dovrebbe sempre essere associato un altro parametro quale il Carico Glicemico (CG) del quale, però, discuteremo in argomenti più attinenti.

Grassi

Gli estrogeni sono ormoni prodotti a partire dai grassi e più precisamente dal colesterolo.
In generale, dunque, riducendo il contenuto di grassi e colesterolo della dieta si riduce la produzione di estrogeni e ciò accade per tutti i tipi di grassi, sia animali (che contengono colesterolo) che vegetali (non contengono colesterolo).
In più, una particolare attenzione deve essere rivolta agli acidi grassi saturi e agli acidi grassi trans poiché numerosi studi hanno dimostrato una stretta relazione tra questi tipi di acidi grassi e sviluppo di endometriosi.
Gli acidi grassi saturi si trovano in grandi quantità nel grasso delle carni, nei salumi, formaggi, panna, burro, cocco, olio di cocco e alcuni dolci.
Quelli trans invece nei prodotti industriali da forno quali merendine, biscotti, panini e alcuni dolci.
Da preferire rimane l'olio extravergine di oliva in quantità idonee alle specifiche necessità della donna.

Latte e derivati

Tali prodotti possono contribuire a stimolare la produzione di sostanze coinvolte in alcuni processi infiammatori (prostaglandine E2 e F2A).
Inoltre, vari studi dimostrano un legame tra la diossina e lo sviluppo di endometriosi (ricordiamo che livelli variabili di diossina possono essere riscontrate nei formaggi in quanto è una sostanza solubile nei grassi e naturalmente tossica e cancerogena per l'uomo)  
Si consiglia pertanto un'assunzione ridotta di tali prodotti.

Carni
Il consumo di carni (soprattutto carne di manzo e prosciutto) può promuovere la produzione di sostanze responsabili di alcuni processi infiammatori (prostaglandine E2 e F2A). Inoltre, le carni possono talvolta contenere ormoni estrogeni.
Pertanto si consiglia di ridurne il consumo e di preferire le proteine animali del pesce e/o le proteine vegetali dei legumi associate a quelle dei cereali integrali.

Zucchero

Lo zucchero da tavola (saccarosio) può aumentare i processi infiammatori derivanti dall' endometriosi.
Stesso effetto provocherebbe il consumo di cioccolato, dolcificanti naturali e artificiali, bevande zuccherate e dolci con alti livelli di zucchero.
Inoltre, il saccarosio e i cibi sopraindicati hanno tutti un alto Indice Glicemico (IG) e sono scarsi di fibra.
Pertanto si consiglia di ridurre al minimo il consumo di questi alimenti.

Alcool

L' alcool se in eccesso peggiora la capacità del fegato di processare gli estrogeni circolanti nel torrente ematico.
Limitando il consumo di alcool, dunque,si provoca un minore stress per la funzione fisiologica del fegato.

Caffeina

La caffeina, soprattutto quando consumata in quantità elevate, aumenta i livelli di estrogeni.
Alimenti ricchi di caffeina sono caffè, tè e alcune bevande.
Si consiglia di non superare le 2 tazzine di caffè al giorno.

Bibliografia:
- Diet and endometriosis risk: A literature review.Parazzini F, Viganò P, Candiani M, Fedele L.
Reprod Biomed Online. 2013 Apr;26(4):323-36. doi: 10.1016/j.rbmo.2012.12.011. Epub 2013 Jan 21.
- Dairy-food, calcium, magnesium, and vitamin D intake and endometriosis: a prospective cohort study.
Harris HR, Chavarro JE, Malspeis S, Willett WC, Missmer SA. Am J Epidemiol. 2013 Mar 1;177(5):420-30. doi: 10.1093/aje/kws247. Epub 2013 Feb 3.
- Nutrient intake, anthropometric data and correlations with the systemic antioxidant capacity of women with pelvic endometriosis. Savaris AL, do Amaral VF. Eur J Obstet Gynecol Reprod Biol. 2011 Oct;158(2):314-8. doi: 10.1016/j.ejogrb.2011.05.014. Epub 2011 Jun 22.

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Verdure: meglio crude o cotte? Scopriamolo insieme...

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Verdure: meglio crude o cotte? Scopriamolo insieme...

verdure e ortaggi

Che cosa gustare al naturale e che cosa passare in padella o bollire. Ecco alcuni consigli da seguire per  non disperdere i nutrienti di insalate e pomodori.

Fare il pieno di verdura tutti i giorni fa bene alla salute. I prodotti dell’orto sono ricchi di preziose sostanze, a partire dalle vitamine fino ad arrivare alle fibre e ai sali minerali. Ma è meglio consumarli crudi o cotti? Non c’è una regola assoluta, l’importante è mangiarne in abbondanza, preferendo le verdure di stagione e variandole. Il tutto tenendo presente che ci sono dei nutrienti, come le fibre e i sali minerali – come calcio o ferro – che rimangono sostanzialmente inalterati dopo la cottura e altri, come le vitamine, che invece possono subire dei cambiamenti. Per esempio la vitamina C e l’acido folico, di cui sono ricchi diversi ortaggi, sono molto termolabili per cui durante la cottura, specie se prolungata, si disperdono. Lo stesso vale per gli antociani, i pigmenti che danno il colore rosso-viola ad alcune verdure, come le melanzane e il cavolo rosso.
Al contrario i carotenoidi si assimilano meglio quando le verdure vengono cotte e condite con un filo d’olio. Insomma, va sfatato il mito secondo cui il crudo è sempre meglio. Inoltre, non bisogna dimenticare che, quando si mangia la verdura cotta, si tende ad assumerne di più di quanta se ne mangerebbe cruda, il che è senz’altro positivo e in parte compensa la parziale perdita di alcuni nutrienti. Pensiamo agli spinaci: cotti ne consumiamo almeno 250 grammi, crudi ne mangeremmo solo 50-80 grammi. Se poi quelli cotti li condiamo con un po’ di limone, o meglio ancora la sua scorza, recuperiamo un bel po’ di vitamina C, che oltretutto aiuta ad assorbire meglio il ferro contenuto negli spinaci.
Partendo dal presupposto che la strategia migliore è alternare il modo di magiare le verdure, ecco qualche indicazione pratica.

I meglio cotti: zucca, carote e pomodori

Se si vuole fare il pieno di carotenoidi le verdure che in assoluto sarebbe meglio consumare cotte sono la zucca, le carote e i pomodori. La zucca e le carote sono ricche di betacarotene, mentre il pomodoro è una fonte di licopene, un altro carotenoide dalle molteplici proprietà benefiche. Come già accennato è importante anche il modo di condirle: un filo di olio extra vergine di oliva aiuta ad assimilare meglio queste sostanze liposolubili (solubili nei grassi).

I meglio crudi: insalata, cavolo rosso e peperoni

Le insalatine varie, il radicchio rosso, la rucola, i cetrioli, il cavolo rosso, gli spinaci novelli, la cipolla di Tropea e i peperoni sono tutte verdure ottime da consumare al naturale. In questo modo ci si garantisce un apporto perfetto di vitamina C, acido folico e antociani.

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Estate? Vediamo cosa mangiare e cosa evitare!

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Estate? Vediamo cosa mangiare e cosa evitare!

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Curare l'alimentazione è sempre importante ma durante l'estate, quando il caldo si fa sentire, alimentarsi in modo appropriato e corretto è fondamentale per conservare un buono stato di salute. Innanzitutto, per contrastare la perdita di acqua e di sali minerali dovuta alla sudorazione particolarmente abbondante, quando la temperatura e l'umidità sono elevate è indispensabile introdurre molti liquidi, in particolare acqua che, come è noto, è anche ricca di sali minerali quanto mai importanti per l'organismo. Quindi,in estate è necessario bere limitando però il consumo di bibite gasate o molto zuccherate,evitando anche  l’assunzione di bevande molto fredde che potrebbero causare la comparsa di una congestione anche grave. E’ buona norma evitare le bevande alcoliche che aumentano la sudorazione e la sensazione di calore e limitare anche i caffè.
Si consiglia di non assumere integratori salini senza avere preventivamente consultato un medico.
Attenzione alle persone anziane che rischiano più facilmente la disidratazione perché con l'età avanzata diminuisce lo stimolo della sete: è quindi necessario aiutarle a comprendere quanto sia importante per la loro salute bere frequentemente acqua durante la giornata anche se non ne sentono il bisogno.
Con il caldo anche i processi digestivi sono meno efficienti per cui si raccomanda il consumo di cibi leggeri. E’ opportuno diminuire l’apporto di grassi, carni e fritti, evitare i condimenti troppo elaborati ed i cibi piccanti e dare invece la preferenza al pesce per l’alta digeribilità ed il minor apporto calorico.
Una dieta sana e ben bilanciata deve prevedere il consumo regolare di frutta e verdura, alimenti che in particolar modo in estate dovrebbero essere consumati in grandi quantità: contengono molti liquidi e sono ricchissimi di sali minerali e di vitamine contrastando efficacemente la disidratazione causata da una sudorazione eccessiva. Inoltre il loro contenuto in fibre favorisce il buon funzionamento dell’apparato gastrointestinale.
Con l’arrivo del caldo aumentano notevolmente i rischi di contaminazione degli alimenti da parte di microrganismi patogeni per cui è consigliabile porre la massima attenzione all’acquisto, alla conservazione ed al trattamento dei cibi:
  • controllare sempre la data di scadenza prima di consumare un alimento
  • programmare la spesa immediatamente prima di far ritorno a casa per evitare di lasciare gli alimenti deperibili troppo a lungo fuori dal frigorifero
  • cuocere la quantità di cibo che si prevede di consumare al momento
  • evitare agli alimenti lunghe permanenze a temperatura ambiente
  • non consumare pesci e frutti di mare crudi o poco cotti,
  • evitare dolci con panne e creme.

Se durante l’estate si prevede di trascorrere un periodo all’estero, magari in un Paese esotico dove le condizioni ambientali e le condizioni igieniche potrebbero favorire l’insorgenza di qualche malattia trasmessa da acqua o alimenti contaminati ricordarsi alcune fondamentali regole di comportamento:
  • bere solamente acqua o bevande da bottiglie assolutamente sigillate
  • evitare il consumo di ghiaccio e quindi di granite, ghiaccioli e cocktail
  • non bere latte di dubbia provenienza evitando naturalmente di mangiare gelati sfusi, frullati, creme e yogurt
  • non mangiare verdura cruda e sbucciare sempre la frutta dopo averla lavata, consumare solamente cibi cotti
  • non mangiare uova poco cotte e quindi evitare anche il consumo di maionese.

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Quante uova alla settimana? Scopriamolo insieme...

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Quante uova alla settimana? Scopriamolo insieme...

Enrico Fonticelli

Uno dei miti sull’alimentazione più duri a morire è quante uova si possono mangiare alla settimana, a causa dell’alto contenuto di colesterolo presente nel tuorlo. La medicina tradizionale, infatti, ha sempre proposto un limitato consumo di uova, massimo tre alla settimana.

Colesterolo nell’uovo

Un uovo di medie dimensioni contiene nel tuorlo circa 200 mg di colesterolo LDL, il cosiddetto colesterolo cattivo, una quantità molto alta rispetto ai cibi tradizionali, ed è molto soprattutto considerato il massimo consigliato dall’Organizzazione mondiale della Sanità, che si attesta a circa 300 mg al giorno. Oggi, per questo motivo i medici di famiglia tendono a consigliare solamente un uovo alla settimana, proprio per studi mal interpretati nel passato che hanno continuato a mantenere intatta la demonizzazione verso le uova.

Quello che dobbiamo sapere sul colesterolo

Quello che è emerso da nuovi studi è che la quantità di colesterolo nei cibi non ha influenza sulla colesterolemia, ossia il livello di colesterolo nel sangue. Questo perché il corpo ha importanti sistemi di feedback, che bloccano la produzione endogena di colesterolo quando il livello si alza, soprattutto se viene aumentato l’apporto del colesterolo dall’esterno attraverso cibi. Non solo questo, infatti circa il 70% del livello di colesterolo nel sangue dipende dalla produzione interna, e solo il 30% dipende invece dall’apporto esterno di colesterolo. Questo ci fa capire infatti, che l’alimentazione non ha un ruolo predominante sul controllo del colesterolo, a meno che non ci siano problemi nei meccanismi interni di controllo.Un modesto consumo di uova tende inoltre ad aumentare il livello di colesterolo HDL, quello definito “buono”, perché permette di effettuare il trasporto inverso del colesterolo, dai tessuti in periferia al fegato, proteggendoli da eventuali eccessi. Una metanalisi del 2013 ha inoltre dimostrato che il consumo di uova non ha effetti associati ad un aumentato rischio cardiovascolare, quindi di infarti ed ictus.

Informazioni Nutrizionali delle uova

Le uova contengono molti nutrienti importanti per le funzioni vitali, a partire dalla presenza di proteine di qualità, di valore biologico 100, che sono prese come riferimento per classificare le fonti proteiche. Contengono infatti uno spettro amminoacidico pressochè completo che le rende tra le migliori proteine che si possano trovare. Poi abbiamo la presenza di  vitamine del gruppo A, E e D. Soprattutto l’ultima è contenuta in maniera importante dall’uovo tanto che rappresenta forse la più cospicua fonte di vitamina la vitamina D3 (colecalciferolo), la variante presente nei tessuti dei mammiferi con una biodisponibilità 100 volte superiore rispetto alla D2 ( il cosiddetto calciferolo) caratteristico dei vegetali.
E’ presente inoltre un’ottima fonte di ferro non-eme di ottima biodisponibilità, migliore di quella di qualsiasi altro alimento contenente ferro non-eme (vegetali, legumi, cereali). La presenza di zinco, che è presente in molti enzimi indispensabili per i meccanismi energetici, essenziali nel funzionamento immunitario e quindi la risposta contro le specie reattive dell’ossigeno, i cosiddetti radicali liberi. E’poi molto ricco in fosfolipidi (30%), soprattutto la lecitina, che gli permettono di avere proprietà salutistiche (sono costituenti delle lipoproteine, della mielina, coinvolti nei processi di coagulazione del sangue e nella risposta infiammatoria) ma anche tecnologiche (leganti, emulsionanti).


Conclusione

In conclusione si può dire che tutti gli studi hanno dimostrato che le uova possono essere consumate quotidianamente negli individui sani, con molti benefici a livello della salute e possono essere una fonte molto importante per completare la dieta di tutti gli elementi macro e micro-nutrienti.

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Per crescere sani? Bisogna nutrirsi bene!

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Per crescere sani? Bisogna nutrirsi bene!

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Perché è importante mangiare?

Le macchine hanno bisogno del carburante per andare, così anche noi abbiamo bisogno di un "carburante" ma quello giusto che ci fa star bene, che rende le nostre prestazioni migliori, che ci permette di essere attivi, tonici, non flaccidi e stanchi. Questo carburante è il cibo, noi mangiamo perché abbiamo bisogno di energia per muoverci,lavorare e studiare, ma non tutto il cibo è uguale e da le stesse prestazioni. Oggi giorno ci soffermiamo sempre meno a valutare la qualità degli alimenti che assumiamo, vuoi perché abbiamo tante cose da fare e a volte poco tempo per mangiare, questo ci porta ad assumere tanti prodotti confezionati: merendine, patatine, bibite gasate, succhi di frutta, chi fa più spremute?
Queste sono fonti qualitativamente scarse che danno tanti zuccheri, anche troppi rispetto a quello di cui abbiamo bisogno, e che ci riempono poco e dopo un po’ abbiamo di nuovo fame.
Inoltre sono ricchi di conservanti,coloranti e grassi idrogenati che non vanno bene,questi infatti sono grassi solidi a T ambiente, che rendono le nostre membrane più rigide con meno scambi cellulari, di conseguenza trasmissioni neuronali più lente ( l’aterosclerosi comincia così !).
Facciamo degli esempi pratici : Un happy meal del McDonald’s al di là del discorso calorico contiene 42 % di grassi saturi, 107% di zuccheri e sale 37 %. Alla faccia del panino! Meglio la merenda della nonna con pane e salame.
L'attore Morgan Spurlock di 33 anni per girare il film SUPER SIZE ME si è sottoposto ad un importante esperimento scientifico : per 30 giorni ha sempre e solo mangiato al McDonald’s, 3 pasti al di. Seguito da una equipe di medici hanno rilevato i seguenti parametri: è ingrassato 10 kili il suo colesterolo da 165 è salito a 230 e ha manifestato mal di testa, depressione, calo della concentrazione e sonnolenza. Questo è un esempio per dirvi solo che tutti gli alimenti vanno valutati, queste non erano certo calorie vuote, al contrario piene di schifezze: tanti zuccheri raffinati, grassi con poco valore biologico, cioè con basso valore nutritivo. Anche il ghiacciolo che mangiate d’estate che sembra essere una "cosa" leggera in realtà è come mangiare 7 zollette di zucchero, voi le mangereste?, ma sotto forma di ghiacciolo si! è meglio un bel gelato artigianale, anche alle creme che ha sicuramente un valore nutritivo più elevato perché contiene uova e latte quindi un apporto proteico maggiore che conferisce una sazietà più duratura.

Concetto di dieta

Concetto di dieta: qualcuno sa cosa vuol dire? Dal greco si intende modo di vivere armonioso, pertanto dovrebbe indicare l’insieme dei cibi e delle bevande che per qualità e quantità devono essere assunti in modo equilibrato per soddisfare il fabbisogno energetico, plastico e regolatore dell’organismo. Il fabbisogno calorico che si ricava dai principi nutritivi varia col sesso, l’età, il peso, l’altezza, il clima, lo stato di salute, e l’attività svolta. Oggi purtroppo questa parola è ben lungi dal significare tutto questo…..Una dieta a base di alimenti biologici, ricca e sufficientemente variegata, assicura all’organismo ciò di cui ha bisogno. Nel nostro piatto però finiscono sempre più spesso cibi che non nutrono. Bere una spremuta di arancia non è equivalente a bere un succo di arancia in tetrapack !
Mangiare un cibo confezionato significa che stiamo assumendo conservanti, coloranti, stabilizzanti, gelificanti, addensanti, esaltatori di sapidità, sostanze aromatizzanti artificiali, agenti di rivestimento, acidificanti, polveri lievitanti, antischiumogeni, sali di fusione, agenti di trattamento delle farine….. Basta leggere le etichette !
TUTTE QUESTE SOSTANZE NON SONO INNOCUE, CARICANO IL NOSTRO ORGANISMO DI TOSSINE: CONCETTO DI BODY BURDER che letteralmente vuol dire zavorra corporea, che trasportiamo senza rendercene conto ! Sono sostanze che accumuliamo giorno dopo giorno nel nostro tessuto adiposo, nel nostro sangue e nelle terminazioni nervose goccia a goccia, quando queste sostanze inquinanti presenti nell’aria, nel cibo nell’acqua, raggiungono concentrazioni tali per cui possono dare problemi insorgono sintomi quali : disturbi nervosi, malattie ormonali, cardiovascolari, sterilità, caduta delle difese immunitarie. Un esempio: Charlotte Brody è una famosa ambientalista che da vent’anni segue una alimentazione a base di prodotti agro-biologici da lei stessa coltivati. Nonostante le sue attenzioni i medici del Mount Sinai Hospital le hanno catalogato nel sangue e nelle urine 85 veleni di origine industriale.
Sono stati contati 5 kili di conservanti in un organismo umano di circa 70 kili dopo 80 anni di vita con una alimentazione definita sana ed equilibrata. Lascio a voi pensare quanti kili di conservanti può avere addosso una persona che mangia cose conservate tutti i giorni. Avete mai letto una etichetta al supermercato? Le notizie interessanti sono sempre scritte in piccolo, facciamo l’esempio di un grissino che sembrerebbe essere più leggero del pane. La composizione di un grissino a caso dice:farina di grano tenero tipo 00, acqua, olio extravergine, sale, strutto emulsionato, lievito di birra, farina di frumento maltata, zucchero. Vi sembra leggero?
Il pane semplice fatto da farina lievito di pasta madre e acqua mi sembra meglio, che dite? Mangiate a tavola con i vostri genitori o sul divano a guardare la tv? Se il pasto avesse un ruolo centrale nella vita di ognuno di noi ne trarrebbe più vantaggio anche la nostra digestione.
Mangiare velocemente davanti alla tv senza assaporare i gusti degli alimenti fa si che mangiare un panino o un brasato abbia lo stesso sapore, anzi il brasato diventa scomodo perché ci fa perdere tempo e diventa scomodo gestire la forchetta e il coltello sul divano. L’ultimo segnale che vi voglio mandare è questo: non siamo in carcere la pizza è buona e piace a tutti nessuno la vieta, ma va gustata, vissuta come premio di una settimana passata bene e dopo avere fatto il proprio dovere! Niente è scontato! In più sapendo che è un carboidrato ad alto indice glicemico se facessimo più movimento ce lo potremmo meritare di più! Vi lascio con questo motto che spero ora possa avere un po’ più di significato: MANGIAMO MENO MERENDINE E FACCIAMO PIU’ ATTIVITA’ FISICA!


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Colite o sindrome dell'intestino irritabile

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Colite o sindrome dell'intestino irritabile

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La colite, o Sindrome dell'Intestino Irritabile (SIL), o sindrome del colon irritabile, è una patolgia che interessa l'ultimo tratto dell'intestino, detto colon.
Viene comunemente chiamata colite, termine generico per indicare una infiammazione del colon.
La SIL è il tipo di colite più diffusa ed è in fortissimo aumento, si calcola infatti che i malati siano più del doppio rispetto a 15 anni fa.

Le cause della SIL

Ad oggi non sono ancora del tutto chiare le cause che possono provocare la sindrome dell'intestino irritabile, anche se dai risultati di molte ricerche scientifiche sembra ormai certa una correlazione diretta tra la malattia e il ripetersi nel tempo di condizioni di stress psicologico, di ansia e di agitazione. Queste condizioni psicologiche agirebbero più facilmente in un contesto di sedentarietà, alimentazione disordinata e povera di fibre, situazioni molto comuni nella società moderna.

I sintomi della SIL

Tra i sintomi, molto vari, della SIL dominano i fastidi addominali come il meteorismo (sensazione di gonfiore per presenza di aria nell'intestino), la flatulenza e la tensione addominale, spesso associati a nausea, cefalea, depressione, ansia, stanchezza, difficoltà nella concentrazione o nello svolgimento delle normali attività quotidiane.
È sempre presente la frequenza variabile dell'attività intestinale con alterazione nella consistenza delle feci, dalla stitichezza ostinata, alla diarrea alternata a stitichezza e alla diarrea cronica.
Proprio in base ai sintomi avvertiti, si distinguono grossolanamente due tipi di sindrome: quella definita da colon spastico e quella da diarrea non dolorosa.
Nella sindrome del colon spastico si hanno movimenti intestinali molto variabili. Di solito i soggetti colpiti avvertono un forte dolore alternato a remissione, associato a stitichezza o a periodi di forte diarrea.
Il dolore, in genere, si risolve con l'evacuazione e molte volte viene innescato dall'ingestione di particolari cibi variabili da paziente a paziente.
Nella forma chiamata diarrea non dolorosa si presenta una diarrea "urgente", che nella gran parte dei casi si verifica durante o appena dopo i pasti. Nelle forme più gravi e persistenti può presentarsi anche incontinenza fecale e, raramente, anche diarrea notturna.

La diagnosi del tipo di colite

Come accade per molte malattie i cui sintomi possono essere molto diversi da persona a persona, anche nella colite la diagnosi non è sempre facile.
Gli stessi sintomi, infatti, potrebbero essere presenti, oltre che nella SIL, in altre malattie infiammatorie quali il Morbo di Crohn, la colite ulcerosa, la diverticolite.
Tutte queste sono pure malattie infiammatorie intestinali, ma ben diverse dalla sindrome dell'intestino irritabile, non fosse altro perché vi si riscontrano lesioni intestinali caratteristiche che non si presentano nella SIL.
Tuttavia, il primo passo da fare per chi soffre di questi sintomi è uguale per tutti: con l'aiuto del proprio medico di famiglia occorre recarsi dal gastroenterologo, che tramite vari esami potrà fare una diagnosi corretta del disturbo.

Terapia della SIL

Il trattamento della sindrome dell'intestino irritabile è volta al miglioramento dei sintomi.
L'arma più efficace è il miglioramento delle condizioni psicologiche, con una riduzione dello stress e la conduzione di una vita più tranquilla e rilassata.
Per quanto riguarda la dieta per la colite, in genere questa patologia è aggravata o innescata da particolari alimenti che possono essere molto diversi da paziente a paziente: le indicazioni generali spesso non funzionano ed è il paziente stesso, con l'aiuto del medico, che deve capire quali alimenti evitare e quali preferire.
Gli alimenti a rischio sono il latte, i formaggi stagionati, gli insaccati, i cibi molto grassi ed elaborati, la frutta secca, alcuni tipi di frutta (kiwi, melone, ciliegie, ribes, frutti di bosco, fichi, prugne fresche, banane, albicocche, uva, agrumi, anguria) e verdura (radicchio, indivia, sedano, funghi, peperoni, fave, melanzane, prezzemolo, porri, aglio, carciofi, asparagi, zucca, cipolla) fresca, bibite gassate e alimenti contenenti caffeina.
I farmaci (antispastici, antidiarroici e agenti che aumentano la massa fecale) vanno usati il meno possibile e non devono mai essere usati troppo a lungo poiché causano assuefazione (soprattutto i lassativi).


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Anguria: benefici e proprietà nutritive del frutto simbolo dell’estate

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Anguria: benefici e proprietà nutritive del frutto simbolo dell’estate

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Effetti benefici Anguria

L’estate è prossima  e con essa anche il caldo con temperature altissime. Se vi sentite stanchi e spossati, un soluzione c’è, oltretutto priva di qualsiasi controindicazione e che vi permette di vincere questo tipo di sensazioni, tipiche dei mesi estivi in un modo semplicissimo. Stiamo parlando dell’anguria: mangiandola possibilmente fresca o perfino fredda, vi permetterà in pochi minuti di recuperare i sali minerali che avete perso con l’inevitabile sudorazione. Uno dei tanti benefici che arrivano da questo frutto voluminoso quanto prezioso, composto per il 92 per cento di acqua, combinata con il licopene, antiossidante tipico del pomodoro, in grado di conferire alla polpa dell’anguria la colorazione rossa. Questo frutto rinforza il sistema immunitario, ha proprietà antinfiammatorie, depura l’organismo, migliora l’aspetto della pelle e dei capelli, aiuta la circolazione e la solidità delle ossa.
E' molto povera di calorie :150 g contengono solo 48 calorie,ma è ricca di vitamina , betacaroteni,licopene(150 g forniscono il 19,5% del fabbisogno giornaliero di vitamina C e,attraverso i betacaroteni,il 13,9% del fabbisogno giornaliero di vitamina A. L'anguria è anche una buona fonte di vitamine B1 e B6,di acido pantotenico,di biotina,di magnesio,di potassio e di fibre. La presenza di vitamina C e potassio in particolare avrebbe un’azione depurativa e detossificante che rende l’anguria un frutto ideale per contrastare in maniera naturale la ritenzione dei liquidi, il gonfiore alle gambe e l’ipertensione.

Tutte le proprietà nutritive dell'anguria

L’anguria è inoltre ricca di carotenoidi in grado di combattere l’azione dei radicali liberi e quindi l’invecchiamento delle cellule. Tra questi, come già detto, il licopene, un nutriente importante in quanto sarebbe in grado di ridurre il rischio di ammalarsi di diversi tipi di cancro.
E ancora: l’anguria è ricca di citrullina, un amminoacido che assicura l’equilibrio della pressione e mantiene elastiche le pareti arteriose e sarebbe quindi in grado di prevenire l’ipertensione e le malattie cardiache. Secondo alcune ricerche, una fetta di anguria al giorno sarebbe addirittura in grado di ridurre i livelli di colesterolo nel sangue. Infine, essendo ricca di acqua e quindi povera di calorie, l’anguria è infine un frutto perfetto per chi segue una dieta ipocalorica.

Le controindicazioni

Dato che le angurie sono tra i frutti su cui si trovano più frequentemente residui di pesticidi, si raccomanda di acquistare prodotti di coltivazione biologica.

Come si sceglie e si conserva

L'anguria si batte con le nocche della mano per verificare se suona vuoto(ed è quindi matura ) anche se questa tecnica non sempre funziona.Preferite le angurie che abbiano una superficie liscia e la parte inferiore color crema.Nonostante tutte le precauzioni,è tuttavia difficile giudicare le qualità di un anguria se non la si taglia a metà.Quando è tagliata,indici di bontà sono una polpa soda  e succosa e semi marrone scuro o neri. La presenza di zone bianche o semi bianchi indica che non è matura.
Per mantenere freschezza e sapore, va conservata al fresco. Se non entra nel frigorifero,tagliatela a pezzi(il meno possibile),che manterrete coperti per evitare che si asciughino e che assorbano gli odori di altri cibi.

Dott.Enrico Fonticelli Biologo Nutrizionista
cell. 3887304549
mail. sapereconsapore@gmail.com

ricevo per appuntamento in:
-Via Fortunata del Forno 19 Giugliano(Na)
-Via degli innamorati 143 Giugliano(Na)
-Viale Augusto 101/109 Fuorigrotta(Na)
-Via Domenico Padula 127/d Pianura(Na)
Le visite o i controlli successivi possono essere effettuati anche a domicilio!



Mangiare o Nutrirsi?

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Mangiare o Nutrirsi?

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Al giorno d'oggi, spinti dalla corrente consumistica della società in cui viviamo, spesso tendiamo a considerare poco il senso del termine "mangiare" e ad ignorare del tutto quello del termine "nutrirsi", due aspetti della vita che potrebbero sembrare la stessa cosa ma che, in realtà, esprimono concetti profondamente diversi.
"Mangiare" significa assumere cibo per placare lo stimolo della fame. Uno dei problemi dei nostri giorni, a livello nutrizionale, è proprio il fatto che tendiamo a mangiare non più semplicemente per soddisfare il senso della fame, ma spesso e volentieri lo facciamo per golosità nei momenti più vari della giornata, per passare il tempo, magari davanti a un film, durante lo studio, o ancora nei locali serali, trovando nell' atto di mangiare un'ottima scusa per creare l'occasione di socializzare. Mangiare è un atto edonistico, l'Uomo trae piacere dal cibo ma spesso ne abusa, cercando in esso sfoghi o consolazioni. E' a questo punto che subentra l'importanza del termine "nutrirsi".
Anche se oggi, nel nostro paese, praticamente tutti mangiano, sono relativamente pochi coloro che si "nutrono" in maniera corretta.
"Nutrirsi" significa fornire al nostro organismo le sostanze di cui ha bisogno, nelle giuste proporzioni e quantità, per funzionare in maniera corretta, in termini di macronutrienti (proteine, carboidrati e lipidi) e micronutrienti (vitamine, minerali ed altri elementi). Quindi, in altri termini, nutrirsi significa mangiare gli alimenti che, in base alle nostre condizioni fisiologiche, possono darci quei nutrienti di cui abbiamo bisogno per mantenere al meglio uno stato di benessere.
Dalla mancanza o dagli eccessi dei nutrienti nella dieta scaturisce una condizione di malnutrizione, detta rispettivamente "per difetto" e "per eccesso" che potrebbe portare, con grande probabilità, all'insorgenza di seri disturbi o patologie, come l'ipertensione, il rischio di infarto, le dislipidemie (alti valori di grassi nel sangue), la steatosi epatica (fegato grasso) l'obesità e molte altre.
La nutrizione presuppone quindi che ci sia alla base una corretta educazione alimentare, senza togliere comunque il piacere di mangiare, ed uno stile di vita possibilmente salutare nel quale trovi spazio anche l'attività fisica.
Alimentarsi in modo corretto + dedicarsi con una certa regolarità all'attività fisica + coltivare interessi o passioni ed evitare il consumo abituale di alcool e fumo, è sicuramente un'ottima ricetta per raggiungere più facilmente uno stato di benessere.
Il concetto di "nutrire" dovrebbe però essere caricato di un senso più ampio che non si estingua nel solo campo dell'alimentazione.
Dovremmo dare alla parola "nutrire" il senso di "coltivare" qualcosa di importante con sentimento e passione, dedicare le nostre cure e le nostre attenzioni alla crescita di ciò che per noi è importante. Possiamo nutrire il nostro rapporto con persone care, possiamo nutrire un interesse dedicandoci intensamente ad esso, possiamo nutrire un fiore curandoci di lui per farlo germogliare. Possiamo nutrire noi stessi.
Non dobbiamo pensare di essere macchine che rispondono a leggi fisiche e programmazioni. Chiaramente i processi fisiologici che avvengono nel nostro organismo sono il risultato di interazioni cellulari, reazioni chimiche, equilibri e disequilibri tra sostanze che, cambiando, possono alterare le nostre condizioni psico-fisiche, però siamo anche i custodi di un'interiorità che non ha ancora rivelato alla scienza la propria natura, un qualcosa che, per quanto possa essere anch'essa governata dalla biochimica della vita, non si fa conoscere del tutto da chi la studia e non rivela la sua più intima natura. E' importante nutrire anche questa parte di noi, attraverso gli interessi, le passioni, l'arte, cercando di sensibilizzarci e di riscoprire le buone cose della vita, che spesso sono le più semplici e le più naturali.
Alcune persone si chiudono nella monotonia di una vita priva di interessi, stimolando poco sia la mente che il corpo. A livello nutrizionale questo si traduce in un minor consumo di calorie, dato anche dalla sedentarietà di uno stile di vita poco attivo e dinamico, ed in una maggiore assunzione di cibo per il fatto che non  si concentra l' attenzione su qualcos'altro: spesso si mangia perchè non si sa che cosa fare o perchè non siamo impegnati in nessuna attività. Coltivare una passione concentra la mente ed il corpo in un'attività che occupa tempo, sottraendolo al cibo, e ci permette di consumare più calorie. Ma non è soltanto una questione nutrizionale: coltivare sè stessi attraverso una passione o meglio ancora attraverso una qualsiasi forma d'arte, ci educa ad uno stile di vita più introspettivo e profondo, ci porta ad espandere la nostra sensibilità facendoci riscoprire quelle piccole meravigliose cose della vita che troppo spesso non consideriamo e donandoci una rinnovata e maggiore stima di noi stessi. Spesso è proprio la mancanza di autostima che ci spinge verso comportamenti alimentari poco corretti, o che ci priva della forza per alimentarsi seguendo una dieta o un regime alimentare  più adatto alle nostre necessità
Per questo è importante non limitarsi a “mangiare bene” o seguire semplicemente un dieta, ma dedicarsi per quanto possibile all’attività fisica ed alla coltivazione di sé stessi, in maniera completa.

                                                
                                                     Dr.Enrico Fonticelli



Obesità? Diamo un sguardo alle cause biologiche!

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Obesità? Diamo un sguardo alle cause biologiche!

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Da anni si cerca di capire se esistono predisposizioni genetiche, ereditarie o meno, che causano l'aumento incontrollato di peso. Periodicamente, nel TG serale di turno, sentiamo la notizia che è stato scoperto il gene X o l'ormone Y che causa l'obesità.
In realtà la ricerca scientifica attualmente ci dice che esistono predisposizioni costituzionali che facilitano l'aumento di peso, ma queste non sono l'unica causa dell'obesità. Conoscere questi meccanismi viziosi è importante poiché consente di tenerli sotto controllo, frenando l'azione di uno dei "motori" dell'obesità. Ma non si può sperare di risolvere il problema agendo solo su questa strada, nè di trovare a breve il farmaco miracoloso.
Di seguito prendiamo in considerazione i due più importanti fenomeni biochimici che possono favorire l'aumento di peso.
Sono entrambi meccanismi fisiologici del tutto naturali, che in alcuni soggetti sono alterati e li portano ad essere incapaci di gestire una situazione di abbondanza di cibo. Questi meccanismi difficilmente portano da soli all'obesità, ma sicuramente sono uno dei fattori che contribuiscono allo sviluppo della malattia.
Vogliamo ribadire che solo un caso di obesità su mille è causato esclusivamente da gravi disfuzioni del metabolismo, negli altri casi non si può affermare che il problema ha solamente una causa fisiologica.

Il cibo come droga

Gli esseri umani si sono evoluti lottando contro la scarsità di cibo e quindi il nostro organismo è progettato per fronteggiare carestie, non per gestire una offerta sovrabbondante.
L'organismo ci dà segnali positivi quando stiamo soddisfando i nostri bisogni primari e di conseguenza quando mangiamo vengono inviati dei segnali biochimici al cervello che provocano una sensazione di piacere. Queste sensazioni di piacere vengono trasmesse con gli stessi meccanismi delle droghe (come l'alcool o la cocaina), e in alcuni soggetti predisposti possono causare una vera e propria dipendenza da cibo, che causa stati d'animo e comportamenti simili a quelli sperimentati dai tossicodipendenti, come la perdita di controllo tipica delle abbuffate compulsive.
La ricerca scientifica in questo campo è ancora agli albori ed è sicuramente sbagliato l'atteggiamento di coloro che utilizzano un approccio estremistico in questo senso consigliando astinenze da questo o quel nutriente (primo fra tutti lo zucchero) additandolo come la causa di tutti i mali.
Sappiamo per certo (ci sono sufficienti esperimenti scientifici a dimostrarlo) che la maggioranza degli obesi reagisce all'assunzione di zuccheri e grassi in modo anomalo.
Alcuni non riescono a smettere di mangiare determinati alimenti poiché i messaggi biochimici che regolano la sazietà non funzionano correttamente. Altri non producono abbastanza endorfine (droghe autoprodotte dall'organismo) e devono 'compensare' con quelle prodotte quando mangiamo: essi fanno più fatica a smettere di mangiare poichè quando si nutrono il loro organismo libera sostanze che alleviano il dolore, calmano la depressione e l'ansia, insomma fanno stare bene.
E quando l'uomo scopre qualcosa che lo fa stare bene, tende a ripetere ancora l'esperienza. È la legge della natura, che in questo caso, però, si ritorce contro di noi.

Il meccanismo perverso dell'insulina

Il nostro organismo consuma energia in continuazione, anche quando è a riposo, ma si alimenta solo qualche volta al giorno.
Come un'automobile (che sfrutta il serbatoio di carburante), l'organismo possiede un sistema di gestione delle scorte di energia che consente di avere una certa autonomia: è un sistema a controllo basato sui due ormoni antagonisti insulina-glucagone.
Ovviamente questo sistema è progettato per gestire la scarsità di cibo e quindi esso tende ad accumulare il più possibile quando c'è abbondanza e a sprecare il meno possibile quando c'è carestia, tutto il contrario di quello che serve quando il problema è quello di mangiare troppo.
È stato dimostrato nel 1987 da Gerald Raven che il 25% della popolazione tende ad immagazzinare energia (sottoforma di grassi) in modo molto efficiente.
Questi soggetti avrebbero resistito più degli altri durante una carestia, ma tendono ad ingrassare più facilmente in una situazione di abbondanza di cibo. In particolare questi soggetti sono sensibili ai carboidrati AIG (ad alto indice glicemico), che non vengono utilizzati per produrre energia ma vengono subito trasformati in grassi e provocano una fame continua che vanifica ogni tentativo di mantenimento del peso corporeo.



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