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Frutti di bosco? Ottimi contro tumori e depressione...

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Frutti di bosco? Ottimi contro tumori e depressione...

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Prevengono l’insorgere di tumori, hanno un’efficace azione antidepressiva, difendono dalle malattie cardiovascolari, e seppure dolci aiutano a combattere il diabete: sono alcune delle sorprese che ci riservano le proprietà dei frutti di bosco. Sorprese documentate da numerosi studi scientifici.

Contro depressione e Alzheimer

Fragole, mirtilli e lamponi possiedono sostanze simili all’acido valproico, utilizzato in antidepressivi e in farmaci che curano i disturbi dell’ansia. La ricerca che ce lo rivela è stata condotta due anni fa dal “Torrey Pines Institute for Molecular Studies”. Oltre 1700 sostanze contenute in questi alimenti sono state messe a confronto con quelle impiegate nei farmaci che contrastano alcuni disturbi psicopatologici. Il risultato? I frutti di bosco aiutano il buon umore,migliorano la memoria e l’attenzione.
A supporto di quest’ultima affermazione, se non fosse abbastanza, intervengono i risultati di un’altra ricerca americana, condotta dalla Tufts University, che ci rassicura su un altro punto: questi alimenti aiutano anche a contrastare il declino cognitivo. Ciò vuol dire che sono un’arma contro patologie come la demenza e l’Alzheimer.

Per colesterolo e malattie cardiovascolari? Arrivano le fragole

Che fanno bene alla pelle lo sapevamo già: schiacciate e cosparse sul in volto aiutano a prevenire le rughe, tonificare la pelle, curare le scottature. E questo perchè contengono tanta vitamina C, che combatte l’azione dei radicali liberi.
Ciò che forse non sospettavamo è che le fragole sono un toccasana per il colesterolo, e stavolta a dircelo sono i risultati di studi nostrani, condotti da un gruppo di ricercatori italiani e spagnoli e coordinati da Maurizio Battino, ricercatore dell’Università Politecnica delle Marche. Scopriamo così che, oltre a ridurre i livelli di colesterolo totale nel sangue, il consumo di questo frutto aiuta a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari riducendo il rischio d’infarto, e migliora la funzionalità delle piastrine.

Mirtilli neri: alleati dei vasi sanguigni

Proteggono dalla sindrome metabolica, l’insieme di una serie di squilibri metabolici che aumentano il rischio di malattie cardiovascolari e di diabete, e questo perché fanno veramente miracoli alla salute dei vasi sanguigni.
La presenza di polifenoli, contenuti in questi frutti, ne aumenta infatti la capacità di contrazione e rilassamento: un dato interessante soprattutto per chi, affetto da obesità, vede compromesse le prestazioni dei vasi.
Anche stavolta la fonte è autorevole: si tratta di uno studio pubblicato da un gruppo di ricercatori dell’Università del Maine sulla rivista Applied Physiology, Nutrition, and Metabolism.

Lamponi: attivi nella lotta ai tumori

Oltre a prevenire infiammazioni, malattie cardiovasciolari, diabete e obesità, “vegliano” sulla salute dell’intestino grazie all’alta concentrazione di acqua e fibre in essa contenuta. Ma sono soprattutto uno scudo antitumorale grazie all’abbondante presenza di antiossidanti, che difendono le cellule dallo stress ossidativo e inibiscono la crescita di cellule neoplastiche. Quanto detto vale soprattutto per i lamponi neri che di antiossidanti sono ancora più ricchi, informazione che riceviamo da uno studio condotto dal team di ricerca dell’Ohio State University Comprehensive Cancer Center.
Vi state chiedendo se basta un cestino di lamponi al mese a prevenire i tumori? Se lo sono chiesto anche altri ricercatori americani, che in seguito ai risultati rilasciati dal Cancer Center hanno pensato di ideare delle caramelle al lampone che, mantenendo inalterate le qualità del frutto, ne conservano gli effetti benefici.

More schierate in difesa dello stomaco

Vale per le more ma vale in realtà anche per i lamponi: contengono gli ellagitannini, molecole che svolgono una funzione antinfiammatoria per lo stomaco.
Uno studio condotto dall’Università di Milano e il Centro Ricerca e Innovazione di San Michele all’Adige ci dice a chiare lettere che questi frutti aiutano a contrastare ulcere e gastriti.

Dott.Enrico Fonticelli
Biologo Nutrizionista
cell. 3887304549
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Mangiare le verdure aiuta a combattere la depressione

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Mangiare le verdure aiuta a combattere la depressione

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Mangiare frutta e verdura può davvero aiutare a tenere alla larga la depressione?
La depressione è una condizione che spaventa molte persone. Non si tratta infatti di una semplice tristezza passeggera, ma di un disturbo ben più profondo, un disturbo che però può essere tenuto alla larga. In che modo? Seguendo innanzitutto uno stile di vita sano, facendo della regolare attività fisica, cercando di mantenere un umore “positivo”, e seguendo un’alimentazione sana, un’alimentazione che possa proteggere sia il corpo che la mente.
Come riportato sul Daily Mail infatti, degli alimenti comuni, dalle verdure a foglia verde fino ai pomodori e alle spezie come l’origano e la cannella, possono fare la differenza, e ridurre il rischio di soffrire di depressione.
La scienza dimostra che maggiore è il consumo di verdura, minore è il rischio di soffrire di depressione. E non è tutto! Maggiore è il consumo di frutta e verdura (circa sette porzioni di frutta o otto porzioni di verdura al giorno), maggiore sarà anche la sensazione di felicità provata dal soggetto, che si sentirà più calmo e sereno.
Secondo gli esperti, frutta e verdura contengono inoltre delle sostanze che inibiscono la produzione di un enzima chiamato monoamino ossidasi (MAO), i cui livelli sono particolarmente elevati nelle persone che soffrono di depressione. Tale enzima è collegato ai livelli di una classe importante di neurotrasmettitori, chiamati monoammine (che comprendono serotonina e dopamina). Ebbene, molti vegetali, tra cui mele, frutti di bosco, uva, cipolle e tè verde, contengono fitonutrienti che sembrano inibire i MAO, e lo stesso vale per spezie come chiodi di garofano, origano, cannella e noce moscata.
Numerosi studi suggeriscono infine che i radicali liberi - molecole che causano danni ai tessuti e contribuiscono all'invecchiamento - possono svolgere un ruolo importante nello sviluppo di disturbi psichiatrici come la depressione. Per tenere alla larga tale rischio, è anche in questo caso utile assumere più frutta e verdura, alimenti ricchi di antiossidanti, che aiutano a combattere i radicali liberi e riducono quindi il rischio di depressione.



Perdite marroni al posto del ciclo mestruale? Ecco cosa può significare...

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Perdite marroni al posto del ciclo mestruale? Ecco cosa può significare...



Cosa sono le perdite marroni, perchè a volte le donne ne possono soffrire, e quali sono le cose che dovete fare.
Le perdite marroni al posto del ciclo rappresentano una condizione più diffusa di quanto si possa pensare. Tuttavia, nonostante generino evidente preoccupazione nelle donne che le avvertono, non sempre sono necessariamente oggetto di effettivo timore. Ma per quale motivo avvengono le perdite marroni al posto di un normale ciclo? E quali accertamenti effettuare?

PERCHÉ COMPAIONO PERDITE MARRONI AL POSTO DEL CICLO

Le perdite marroni al posto del ciclo, comunemente chiamate anche come ‘mestruazioni marroni’, sono un fenomeno spesso legato a una condizione abbastanza ‘normale’. Quando le mestruazioni terminano, infatti, il sangue rimasto nell’utero e nella vagina può accidentalmente uscire: la sua espulsione dal corpo avviene tuttavia con un colorito diverso da quello “normale”, di colore – appunto – marrone. Tale particolare tonalità non è sintomo di una patologia, ma è legato alla mancanza di ossigeno e al tempo trascorso. In altre parole, il colore marrone è il colore tipico del sangue invecchiato, che perderà il suo colore originario, divenendo più scuro. Il fatto che venga espulso in prossimità del ciclo successivo non deve stupire: si tratta di un meccanismo naturale del proprio corpo, che si “ripulisce” prima dell’avvio del nuovo ciclo.

ALTRE CAUSE DELLE PERDITE MARRONI

Non è quella di cui sopra, comunque, l’unica causa di perdite marroni al posto del ciclo. Il mio consiglio è dunque quello di evitare qualsiasi sorta di autodiagnosi, preferendo invece il consulto con uno specialista, al quale riportare non solamente il fatto più evidente (le “mestruazioni marroni”) quanto anche gli altri sintomi che possono essere contemporaneamente avvertiti, come il dolore, la contemporanea secrezione acquosa, la minzione frequente, il bruciore, la perdita di appetito, e così via. Sulla base di tali elementi, il medico saprà certamente fornirvi una diagnosi possibile, o esporvi la necessità di compiere qualche eventuale accertamento.

COME RIMEDIARE ALLE PERDITE MARRONI

Se le mestruazioni in corso sono abbastanza poche, e sono sintomo della già ricordata espulsione di fine ciclo, di norma non c’è alcuna ragione per potersi allarmare, poiché si tratta di sangue invecchiato / ossidato, che il corpo espelle per potersi preparare al nuovo ciclo mestruale. Se invece i sintomi sono diversi, o il vostro specialista sottolinea alcuni aspetti che necessitano di approfondimento, potrebbe trattarsi di altre condizioni, come le cisti dell’utero, stress, depressione e altro ancora. In ogni caso, ripetiamo la necessità di consultare sempre uno specialista, evitando qualsiasi errata diagnosi fai-da-te, nella consapevolezza che qualsiasi condizione tempestivamente attestata potrà essere risolta in maniera meno invasiva rispetto a una trascurata.

COSA FARE IN CASO DI PERDITE MARRONI

Alla luce di ciò, non posso che concludere questo breve approfondimento ricordando come le perdite marroni, pur essendo una condizione non certo rara nelle donne, sia una condizione in grado di creare disagio e preoccupazione. In linea di massima, sappiate comunque che non è il caso di allarmarsi, poiché – come ho parzialmente anticipato – le cause sono ascrivibili a un sanguinamento vecchio. Tuttavia, considerato che potrebbe potenzialmente trattarsi di altro, e che la situazione deve essere comunque accertata e risolta per porre fine alla comune sensazione di fastidio e di disagio che è sottointesa alle perdite, ritengo che anche in questo caso un consulto specialistico sia la soluzione migliore per ritrovare un pronto benessere.



Il consumo di cibi dolci aumenta il rischio di depressione

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Il consumo di cibi dolci aumenta il rischio di depressione



Contrariamente a quanto ritenuto finora, il consumo di bevande zuccherate, cibi raffinati e dolci sembra essere associato a un aumentato rischio di sviluppare la depressione. Ciò è quanto emerso da un recente studio di coorte prospettico, che ha indagato la relazione esistente tra indice glicemico, tipo di carboidrati consumati e rischio di sviluppare la depressione in più di 87000 donne in post-menopausa di età compresa tra 50 e 79 anni che hanno partecipato al "Women's Health Initiative" tra il 1994 e il 1998.  
I risultati ottenuti hanno dimostrato una evidente associazione tra il consumo di alimenti ad alto indice glicemico e la probabilità di sviluppare la depressione; anche il consumo di alimenti contenenti zuccheri aggiunti sembra essere un importante fattore di rischio per tale patologia. Al contrario, il consumo di alimenti a basso indice glicemico, come frutta, verdura e cereali integrali sembra essere significativamente associato a un minor rischio di depressione. Secondo gli autori dello studio, la causa potrebbe risiedere proprio negli zuccheri aggiunti, che possono indurre uno stato di infiammazione protratto, che sta alla base di numerose patologie come il diabete tipo II, le malattie cardiovascolari, alcuni tipi di cancro e, appunto, la depressione. Tuttavia, come gli stessi autori sottolineano, il lavoro presenta delle criticità importanti, per esempio l'uso dei diari alimentari per annotare i consumi alimentari delle partecipanti e il tipo di popolazione scelta (i risultati ottenuti non possono essere estesi alla popolazione generale). Per questo motivo, studi randomizzati dovrebbero essere ulteriormente intrapresi per esaminare se una dieta ricca di alimenti a basso indice glicemico potrebbe servire come trattamento o come prevenzione primaria per la depressione nelle donne in post-menopausa.

Approfondimenti:
Gangwisch JE et al. High glycemic index diet as a risk factor for depression: analyses from the Women's Health Initiative. Am J Clin Nutr, 2015.https://www.whi.org/SitePages/WHI%20Home.aspx





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