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Castagne? Scopriamo le proprietà ed i benefici di questo frutto autunnale...

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Castagne? Scopriamo le proprietà ed i benefici di questo frutto autunnale...

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Le castagne sono un frutto tipico della stagione autunnale. Le possiamo raccogliere nei boschi e in zone lontane dall'inquinamento cittadino. Il nome scientifico della castagna è Castanea vulgaris. Le castagne che mangiamo normalmente sono il frutto del castagno e si differenziano dalle castagne dell'ippocastano, che sono invece dei semi.

Valori nutrizionali delle castagne

Sono un frutto particolarmente calorico (100 gr di castagne apportano 174 calorie) e per questo motivo andrebbero consumate con moderazione fuori pasto oppure sostituite ad altri alimenti nel pasto principale. Le castagne arrosto sono più caloriche rispetto a quelle bollite.
Sono inoltre molto sazianti, grazie alla gran quantità di carboidrati amidacei, ma al tempo stesso povero in grassi: 100 gr di castagne contengono solo 1,7 gr di grassi, di cui in parte polinsaturi appartenenti alla famiglia degli omega 3 e degli omega 6. Al tempo stesso sono ricche di diversi minerali e vitamine e in particolare di vitamine del gruppo B, vitamina E, vitamina K, potassio, fosforo, magnesio, zinco, rame e manganese.
Come gia detto in precedenza, le castagne sono un frutto piuttosto calorico e con un indice glicemico medio-alto, anche se più basso rispetto alla farina bianca o al riso brillato e analogo a quello della farina integrale. Allo stesso tempo però questi piccoli frutti contengono un elevata quantità di molti differenti minerali e vitamine.
Consumare 100 gr di castagne ci permetterebbe, infatti, di consumare il 9% del nostro fabbisogno giornaliero di ferro, il 10% di potassio, il 16% di zinco, il 14% di magnesio, il 200% di rame, il 20% di manganese, il 19% di riboflavina, il 26% di vitamina B6, il 16% di volati, il 10% di acido pantotenico e il 9% di vitamina E.
Sono inoltre, ricche di amminoacidi, tra cui acido aspartico, arginina, alanina, glicina, prolina, tronina e serina.

Vediamo insieme le proprietà e le funzioni di questi micronutrienti così abbondanti in questo frutto.

Magnesio: minerale dalle molteplici proprietà, fondamentale per il benessere del sistema nervoso, per la costruzione dello scheletro e per il metabolismo dei grassi; Potassio: le castagne sono discretamente ricche di questo minerale, implicato in diversi processi fisiologici come la contrazione muscolare, il mantenimento di un corretto equilibrio idro-salino e la regolazione della pressione arteriosa;
Fosforo: uno dei principali costituenti delle ossa e dei denti, costituisce un importante sistema tampone nel sangue, dove contribuisce al mantenimento del pH;
Zinco: le castagne hanno un buon contenuto di questo minerale che risulta importante per la maturazione delle gonadi e per il corretto funzionamento del sistema immunitario e della prostata. È inoltre costituente di diversi enzimi e interviene nel corretto funzionamento del gusto e dell’olfatto;
Rame: coinvolto in diverse reazioni cellulari e facente parte di alcune importanti proteine, è anche una molecola con attività ossidoriduttiva. Inoltre è un minerale fondamentale per la formazione degli eritrociti e per il benessere delle nostre ossa;
Manganese: minerale fondamentale per la crescita delle ossa e delle articolazioni, la sintesi del collagene e il corretto funzionamento del metabolismo;
Ferro: micronutriente facente parte di due proteine fondamentali per il trasporto dell’ossigeno: emoglobina e mioglobina;
Riboflavina: la riboflavina (o vitamina B2) risulta fondamentale per il metabolismo e il corretto funzionamento dei processi energetici;
Vitamina B6: altra vitamina idrosolubile la cui carenza è legata a disfunzioni del sistema nervoso. E’ necessaria per la sintesi della serotonina (o ormone del buon umore) e risulta quindi utile anche in caso di disturbi depressivi; Acido pantotenico: conosciuto anche come vitamina B5 è un componente fondamentale del coenzima A, una molecola coinvolta nel metabolismo dei nutrienti, e di una proteina responsabile della formazione degli acidi grassi;
Acido folico: le castagne sono una buona fonte di questo elemento, che risulta essenziale per la normale funzione cellulare e la crescita dei tessuti. È inoltre fondamentale in gravidanza per il corretto sviluppo del feto e per evitare gravi patologie come la spina bifida. È inoltre utile nel ridurre la stanchezza fisica e mentale;
Vitamina E: potentissimo antiossidante, protegge le cellule dalle tossine ambientali e dall’azione dei radicali liberi. Analisi ulteriori condotte sulle castagne hanno identificato, come maggiori polifenoli presenti in questo frutto, l’acido gallico e ellagico, entrambi con un forte potere antiossidante.

Proprietà e benefici delle castagne

Forse non sapete che le castagne nel Medioevo erano considerate un alimento afrodisiaco, soprattutto quando venivano lasciate macerare nel vino, oppure lessate nel vino stesso. Dal punto di vista nutrizionale le castagne hanno una composizione simile a quella dei cereali. Per questo per molto tempo le castagne sono state soprannominate "cereali che crescono sugli alberi".
Esse sono molto digeribili se sono ben cotte. Pur essendo simili a cereali come orzo o frumento a livello nutrizionale, le castagne non contengono glutine.
Vengono consigliate in caso di anemia e sono una fonte di acido folico, la cui assunzione viene raccomandata in particolar modo alle donne in gravidanza. Contengono fosforo, che le rende un alimento utile per il sistema nervoso. Sono utili in convalescenza, ad esempio per anziani e bambini dopo un'influenza.

Usi delle castagne in cucina

Per quanto riguarda gli usi delle castagne in cucina, innanzitutto dobbiamo nominare le caldarroste, che tradizionalmente vengono preparate grazie ad un caminetto a legna o ad una brace. Dalle castagne essiccate si ricava la farina di castagne, che viene utilizzata per la preparazione del tradizionale castagnaccio, da arricchire con uvetta e pinoli.
Con le castagne si possono preparare delle ottime zuppe. Ad esempio, potrete arrostire le castagne e poi cuocerle in un brodo di verdure erbe aromatiche insieme ai vostri ortaggi preferiti. Con le castagne lessate si può preparare una purea utile per farcire le verdure ripiene. Sia la farina di castagne che le castagne lessate sono ingredienti utili per la preparazione di torte e biscotti.

Usi tradizionali delle castagne

Nella tradizione popolare la castagna è stata utilizzata per molto tempo in rimedi terapeutici molto diffusi. Nel Medioevo si utilizzavano le castagne per combattere emicrania e gotta. L'acqua di lessatura delle foglie e delle bucce delle castagne veniva consigliata a chi soffriva di dolori cardiaci.
A chi soffriva di problemi alla milza si suggerivano le caldarroste, mentre le castagne lessate venivano somministrate ai malati di fegato. Con l'aggiunta di liquirizia e felce dolce le castagne diventavano un rimedio per chi soffriva di disturbi di stomaco.
La farina di castagne veniva utilizzata in caso di flusso mestruale abbondante, per i dolori renali in gravidanza e per prevenire il rischio di aborto. In caso di tosse la castagna veniva utilizzata per il suo effetto espettorante e antispasmodico.

Controindicazioni delle castagne

Non ci sono particolari controindicazioni al consumo di castagne per le persone in salute. Ma le castagne talvolta vengono sconsigliate a chi soffre di diabete, obesità, colite, aerofagia e patologie legate al fegato. In questo caso il consiglio è di approfondire l'argomento con il proprio medico per capire se il consumo anche soltanto occasionale di castagne potrebbe provocare effetti indesiderati

Dott.Enrico Fonticelli
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Cibi e cattive abitudini alimentari?Ecco alcuni consigli...

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Cibi e cattive abitudini alimentari?Ecco alcuni consigli...

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Mangiamo tante verdure, facciamo attività fisica tutti i giorni e abbiamo anche rinunciato a quel dolce di troppo che ci concedevamo insieme al caffè, eppure la bilancia, inevitabilmente, non ci restituisce il peso che vorremmo. Stiamo sbagliando qualcosa, ma cosa?
L’errore sta probabilmente nell’eccessivo consumo di cibi che ci fanno ingrassare, come carni grasse, insaccati, latticini, formaggi e cibi confezionati, ma anche nel mantenere alcune cattive abitudini che remano contro la nostra forma fisica, talvolta senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.

Come riconoscere alimenti e abitudini che ci fanno perdere peso

Per capire se un alimento sia poco salutare è importante prestare attenzione ai suoi valori nutrizionali e tenere sempre a mente che tutto ciò che non è fresco e che contiene molte sostanze utili alla conservazione non è esattamente un toccasana per il nostro organismo, né per la linea.
Meglio dunque stare lontani da cibi ipercalorici e ricchi di additivi, che hanno un impatto sulla nostra forma fisica e rappresentano un fattore di rischio per sovrappeso e obesità, ma anche da verdure surgelate o piatti di pasta già pronti da riscaldare, ricchi di sostanze che rallentano il nostro metabolismo e, di conseguenza, l’assorbimento delle sostanze nutritive attraverso gli alimenti. Il risultato, infatti, è che il corpo riceve una quantità minore di sostanze utili e accumula una maggior quantità di grassi.

Le cattive abitudini che ci fanno ingrassare

Al contrario di quanto spesso si pensi, gli alimenti che assumiamo non sono gli unici responsabili del sovrappeso: parte della colpa dei chili di troppo è in parte imputabile, infatti, alle consuetudini talvolta errate che costituiscono la nostra quotidianità e che, giorno dopo giorno, minano la nostra salute e forma fisica.
Vediamo, nello specifico, quali sono queste cattive abitudini in cui molti cadono<.

  • Saltare la colazione

Tra gli errori più sottovalutati c’è quello di saltare la colazione. Non fornendo al nostro organismo le sostanze necessarie ad avviare la giornata, stimoliamo l’attivazione di una condizione di “emergenza” per cui tutto ciò che verrà ingerito e assorbito durante il giorno sarà assimilato dal nostro organismo come riserva, e non come nutrimento vero e proprio. Il metabolismo, in questi casi, rallenta come se si trovasse in una condizione di “risparmio di energia”, perché non ne riceve a sufficienza.

  • Consumiamo troppi cibi "light"

Quando, invece, acquistiamo e consumiamo cibi “light” spesso ci sembra di comportarci in maniera corretta, tuttavia è bene sapere che non si tratta di alimenti dietetici,in quanto se da un cibo vengono eliminati i grassi, probabilmente verranno aggiunte altre sostanze per bilanciare la carenza. Inoltre, mangiare "light" ci stimola spesso a mangiare di più”. Il risultato è che riduciamo l’apporto di grassi, ma aumentiamo quello di tutte le altre componenti, sbilanciando l’equilibrio nutrizionale di proteine, vitamine e carboidrati che dovremmo tenere in considerazione durante ogni pasto.

  • Mangiare troppo velocemente

Un’altra cattiva abitudine è quella di non ritagliarsi abbastanza tempo per mangiare: nulla di più sbagliato, perché ci vogliono circa 30 minuti per fa sì che la digestione si attivi in tempi ottimali. Inoltre, mangiando troppo velocemente ingeriamo anche molta aria, causa di una condizione di gonfiore addominale che può diventare addirittura cronica.

  • Abbuffata a cena

Che dire poi della tendenza a mangiare di più a cena? Anche in questo caso stiamo commettendo un errore, perché un eccessivo senso di pesantezza e sazietà potrebbe avere delle ripercussioni sui pasti del giorno successivo (ad esempio, causandoci una totale assenza di fame a colazione), ma anche sul sonno, disturbato a causa delle difficoltà della digestione: ne consegue un ulteriore rallentamento del metabolismo.
Ancor peggio facciamo se, dopo cena, ci concediamo una tazza di latte con i biscotti: si tratta infatti di uno spuntino non necessario che potrebbe contribuire a farci ingrassare.

  • Disidratazione e abbondanza di sale

Infine, tendiamo a sottovalutare i problemi connessi alla ritenzione idrica che è legata al nostro metabolismo. In primo luogo, quindi, è fondamentale assumere acqua e liquidi a sufficienza durante la giornata. Per valutare quanta acqua bere, gli esperti consigliano di seguire alcune regole: non aspettare la sete, non bere solo durante i pasti e integrare la dieta con tisane ed infusi. In questo modo sapremo sostenere il nostro organismo nelle sue funzioni di purificazione e disintossicazione, evitando un rallentamento del metabolismo.
In secondo luogo, molti studi sottolineano l’eccesso di consumo di sale nella dieta quotidiana. Anche questo fattore va a favorire la ritenzione idrica e l’aumento di peso. “Bisogna piuttosto ampliare la prospettiva: il sale spesso è contenuto già negli alimenti, soprattutto in quelli ricchi di conservanti e confezionati.” Quindi l’ideale è ridurre l’integrazione salina nei cibi che prepariamo e prediligere alimenti freschi.

Restare in forma: i consigli del nutrizionista

Esistono anche alcune piccole strategie che possiamo mettere in atto tutti i giorni per mantenerci in forma e poterci sedere a tavola in salute, vediamo quali sono:

Curare la prima colazione

Per correggere le cattive abitudini possiamo cominciare sempre con una prima colazione bilanciata e salutare. L’importante è che non ci siano solo zuccheri, ma anche proteine (yogurt magro, latte o frutta secca), carboidrati (fette biscottate integrali) e magari una marmellata senza o con poco zucchero.

Fare uno spuntino

Un’abitudine salutare è quella di ritagliarci il tempo per fare uno spuntino a metà mattinata o a metà pomeriggio: l’obiettivo è mantenere la digestione attiva, facilitando il metabolismo.
Inoltre, è importante che i pasti principali siano preparati con attenzione ai parametri nutritivi, mantenendo il corretto bilanciamento tra carboidrati, proteine e fibre.

Prestare attenzione a cotture e condimenti

Scegliere la modalità di cottura e il condimento più adatto assume un ruolo importante per permetterci di mantenere una corretta forma fisica. Alla frittura è meglio preferire la cottura a vapore o la bollitura, mentre per la carne la soluzione più sana è la piastra.
Per quanto riguarda il condimento, invece, è consigliato scegliere l’olio extravergine di oliva (EVO) perché, da un punto di vista nutrizionale è migliore degli altri. Inoltre, per insaporire i cibi senza abbondare con il sale,si  consiglia di impiegare spezie ed erbe aromatiche che hanno più benefici.

Diffidare delle diete "fai da te"

Infine, per dimagrire è indicato affidarsi ad un professionista e diffidare delle molte “diete fai da te” che promettono di farci perdere peso troppo in fretta. La conseguenza è, invece, spesso l’ “effetto yo-yo”, per cui i chili perduti vengono ripresi molto in fretta, aumentando anche il senso di stress e frustrazione. Un meccanismo che, secondo alcuni recenti studi scientifici, è di per sé un fattore di rischio per sovrappeso e obesità, poiché lo stress blocca il metabolismo anche nei soggetti più consapevoli.
Particolare attenzione devono prestare, poi, tutti coloro i quali sono soggetti a problemi cardiovascolari, disfunzioni metaboliche ed eccessivo colesterolo nel sangue. In questo caso, i cibi che fanno ingrassare hanno un duplice effetto negativo, sulla forma fisica e sull’organismo a 360 gradi. Per questo motivo, potrebbe essere utile seguire un vero e proprio programma alimentare in modo da affrontare con serenità questo tipo di rischi senza dover rinunciare ad un’alimentazione gustosa.

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Quante uova alla settimana? Scopriamolo insieme...

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Quante uova alla settimana? Scopriamolo insieme...

Enrico Fonticelli

Uno dei miti sull’alimentazione più duri a morire è quante uova si possono mangiare alla settimana, a causa dell’alto contenuto di colesterolo presente nel tuorlo. La medicina tradizionale, infatti, ha sempre proposto un limitato consumo di uova, massimo tre alla settimana.

Colesterolo nell’uovo

Un uovo di medie dimensioni contiene nel tuorlo circa 200 mg di colesterolo LDL, il cosiddetto colesterolo cattivo, una quantità molto alta rispetto ai cibi tradizionali, ed è molto soprattutto considerato il massimo consigliato dall’Organizzazione mondiale della Sanità, che si attesta a circa 300 mg al giorno. Oggi, per questo motivo i medici di famiglia tendono a consigliare solamente un uovo alla settimana, proprio per studi mal interpretati nel passato che hanno continuato a mantenere intatta la demonizzazione verso le uova.

Quello che dobbiamo sapere sul colesterolo

Quello che è emerso da nuovi studi è che la quantità di colesterolo nei cibi non ha influenza sulla colesterolemia, ossia il livello di colesterolo nel sangue. Questo perché il corpo ha importanti sistemi di feedback, che bloccano la produzione endogena di colesterolo quando il livello si alza, soprattutto se viene aumentato l’apporto del colesterolo dall’esterno attraverso cibi. Non solo questo, infatti circa il 70% del livello di colesterolo nel sangue dipende dalla produzione interna, e solo il 30% dipende invece dall’apporto esterno di colesterolo. Questo ci fa capire infatti, che l’alimentazione non ha un ruolo predominante sul controllo del colesterolo, a meno che non ci siano problemi nei meccanismi interni di controllo.Un modesto consumo di uova tende inoltre ad aumentare il livello di colesterolo HDL, quello definito “buono”, perché permette di effettuare il trasporto inverso del colesterolo, dai tessuti in periferia al fegato, proteggendoli da eventuali eccessi. Una metanalisi del 2013 ha inoltre dimostrato che il consumo di uova non ha effetti associati ad un aumentato rischio cardiovascolare, quindi di infarti ed ictus.

Informazioni Nutrizionali delle uova

Le uova contengono molti nutrienti importanti per le funzioni vitali, a partire dalla presenza di proteine di qualità, di valore biologico 100, che sono prese come riferimento per classificare le fonti proteiche. Contengono infatti uno spettro amminoacidico pressochè completo che le rende tra le migliori proteine che si possano trovare. Poi abbiamo la presenza di  vitamine del gruppo A, E e D. Soprattutto l’ultima è contenuta in maniera importante dall’uovo tanto che rappresenta forse la più cospicua fonte di vitamina la vitamina D3 (colecalciferolo), la variante presente nei tessuti dei mammiferi con una biodisponibilità 100 volte superiore rispetto alla D2 ( il cosiddetto calciferolo) caratteristico dei vegetali.
E’ presente inoltre un’ottima fonte di ferro non-eme di ottima biodisponibilità, migliore di quella di qualsiasi altro alimento contenente ferro non-eme (vegetali, legumi, cereali). La presenza di zinco, che è presente in molti enzimi indispensabili per i meccanismi energetici, essenziali nel funzionamento immunitario e quindi la risposta contro le specie reattive dell’ossigeno, i cosiddetti radicali liberi. E’poi molto ricco in fosfolipidi (30%), soprattutto la lecitina, che gli permettono di avere proprietà salutistiche (sono costituenti delle lipoproteine, della mielina, coinvolti nei processi di coagulazione del sangue e nella risposta infiammatoria) ma anche tecnologiche (leganti, emulsionanti).


Conclusione

In conclusione si può dire che tutti gli studi hanno dimostrato che le uova possono essere consumate quotidianamente negli individui sani, con molti benefici a livello della salute e possono essere una fonte molto importante per completare la dieta di tutti gli elementi macro e micro-nutrienti.

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Anguria: benefici e proprietà nutritive del frutto simbolo dell’estate

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Anguria: benefici e proprietà nutritive del frutto simbolo dell’estate

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Effetti benefici Anguria

L’estate è prossima  e con essa anche il caldo con temperature altissime. Se vi sentite stanchi e spossati, un soluzione c’è, oltretutto priva di qualsiasi controindicazione e che vi permette di vincere questo tipo di sensazioni, tipiche dei mesi estivi in un modo semplicissimo. Stiamo parlando dell’anguria: mangiandola possibilmente fresca o perfino fredda, vi permetterà in pochi minuti di recuperare i sali minerali che avete perso con l’inevitabile sudorazione. Uno dei tanti benefici che arrivano da questo frutto voluminoso quanto prezioso, composto per il 92 per cento di acqua, combinata con il licopene, antiossidante tipico del pomodoro, in grado di conferire alla polpa dell’anguria la colorazione rossa. Questo frutto rinforza il sistema immunitario, ha proprietà antinfiammatorie, depura l’organismo, migliora l’aspetto della pelle e dei capelli, aiuta la circolazione e la solidità delle ossa.
E' molto povera di calorie :150 g contengono solo 48 calorie,ma è ricca di vitamina , betacaroteni,licopene(150 g forniscono il 19,5% del fabbisogno giornaliero di vitamina C e,attraverso i betacaroteni,il 13,9% del fabbisogno giornaliero di vitamina A. L'anguria è anche una buona fonte di vitamine B1 e B6,di acido pantotenico,di biotina,di magnesio,di potassio e di fibre. La presenza di vitamina C e potassio in particolare avrebbe un’azione depurativa e detossificante che rende l’anguria un frutto ideale per contrastare in maniera naturale la ritenzione dei liquidi, il gonfiore alle gambe e l’ipertensione.

Tutte le proprietà nutritive dell'anguria

L’anguria è inoltre ricca di carotenoidi in grado di combattere l’azione dei radicali liberi e quindi l’invecchiamento delle cellule. Tra questi, come già detto, il licopene, un nutriente importante in quanto sarebbe in grado di ridurre il rischio di ammalarsi di diversi tipi di cancro.
E ancora: l’anguria è ricca di citrullina, un amminoacido che assicura l’equilibrio della pressione e mantiene elastiche le pareti arteriose e sarebbe quindi in grado di prevenire l’ipertensione e le malattie cardiache. Secondo alcune ricerche, una fetta di anguria al giorno sarebbe addirittura in grado di ridurre i livelli di colesterolo nel sangue. Infine, essendo ricca di acqua e quindi povera di calorie, l’anguria è infine un frutto perfetto per chi segue una dieta ipocalorica.

Le controindicazioni

Dato che le angurie sono tra i frutti su cui si trovano più frequentemente residui di pesticidi, si raccomanda di acquistare prodotti di coltivazione biologica.

Come si sceglie e si conserva

L'anguria si batte con le nocche della mano per verificare se suona vuoto(ed è quindi matura ) anche se questa tecnica non sempre funziona.Preferite le angurie che abbiano una superficie liscia e la parte inferiore color crema.Nonostante tutte le precauzioni,è tuttavia difficile giudicare le qualità di un anguria se non la si taglia a metà.Quando è tagliata,indici di bontà sono una polpa soda  e succosa e semi marrone scuro o neri. La presenza di zone bianche o semi bianchi indica che non è matura.
Per mantenere freschezza e sapore, va conservata al fresco. Se non entra nel frigorifero,tagliatela a pezzi(il meno possibile),che manterrete coperti per evitare che si asciughino e che assorbano gli odori di altri cibi.

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Mercurio negli alimenti: dove si trova e come difendersi

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Mercurio negli alimenti: dove si trova e come difendersi

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In questa pagina ci occupiamo di uno dei problemi più celebri relativi alla sicurezza alimentare. Parliamo del Mercurio negli alimenti,i quali questi ultimi rappresentano la via principale per l'ingestione di questo metallo e quindi per l'ingresso nel nostro organismo. Il Mercurio è un elemento chimico di per sé tossico per l'organismo, e se è improbabile mangiarne una quantità alta (tale da mostrare sintomi immediati) è più probabile invece ingerirne piccole dosi ma per un tempo molto prolungato, spesso anche per tutta la vita, cosa che potrebbe portare allo sviluppo di patologie croniche.
Cercheremo quindi di capire quanto effettivamente sia diffuso il problema e come possiamo difenderci, considerando anche il fatto che l'Unione Europea, e di conseguenza il nostro Ministero della Salute, tengono strettamente sotto controllo i livelli di mercurio negli alimenti, cosa che ne fa, ad oggi, uno dei rischi alimentari per i quali la sorveglianza è più attiva.

Mercurio: cos'è e dove si trova

Il mercurio è uno degli elementi di base della tavola periodica. Probabilmente la maggior parte di voi l'ha visto, in forma liquida (che è lo stato che mantiene a temperatura ambiente), nei termometri di qualche anno fa che sfruttavano la sua espansione in relazione al calore corporeo. Oggi questi termometri sono vietati, principalmente nell'ottica di non distribuire Mercurio nell'ambiente e di evitare l'ingestione, in quanto elemento tossico (è stato sostituito da una miscela di elementi detta galinstano).
Ma il Mercurio non è stato usato, in passato, solamente nei termometri ma anche, per esempio, nelle otturazioni dentali (di colore scuro che venivano fatte alcuni anni fa) e, più in larga scala, in insetticidi, pesticidi, farmaci, e poi vernici e catalizzatori per le componenti tecnologiche. Le particolarità fisiche e chimiche di questo elemento lo hanno reso molto celebre, e questo grande utilizzo del passato fa sì che, oggi, sia molto diffuso nell'ambiente in cui viviamo.
È infatti proprio questo rappresenta un problema, per noi: la diffusione del mercurio nell'ambiente. Perché se in passato questo elemento è stato immesso sul terreno in vari modi, le piogge, attraverso le falde acquifere, nel corso del tempo lo hanno portato al mare, dove si è accumulato. Se a questo aggiungiamo il fatto che in passato gli sversamenti in mare non erano regolamentati (o comunque sono continuati illegalmente anche quando sono uscite le leggi) e molto mercurio è stato gettato direttamente nei mari, capiamo quanto l'ambiente oggi possa essere inquinato, mettendo così a rischio noi attraverso l'alimentazione.

Mercurio negli alimenti

Si, perché in acqua vivono i pesci, che rappresentano oggi l'alimento più pericoloso dal punto di vista del mercurio.

Quali sono i rischi del Mercurio

La forma di mercurio più diffusa nell'ambiente, e quindi negli alimenti, è il metilmercurio, molecola composta da un atomo di mercurio (per questo si parla anche di "Mercurio" in senso generico) e altri quattro atomi molto comuni nell'ambiente, di idrogeno e carbonio; è anche la forma che, poiché somiglia ad un amminoacido essenziale utilizzato da tutti gli organismi, dal plancton all'uomo, è la più pericolosa per la nostra salute.
Le quantità di mercurio che si possono prendere dagli alimenti sono relativamente basse, così basse che è praticamente impossibile esserne intossicati subito dopo aver mangiato anche l'alimento più ricco in assoluto di mercurio; il problema, quindi, è la tossicità cronica, ovvero l'ingestione lenta ma costante di mercurio che porta nel corso del tempo a problemi dell'organismo da cui uscire è molto difficile.
Il mercurio rende infatti l'organismo incapace di provvedere alla detossificazione dei metalli pesanti, per cui favorisce di fatto l'accumulo di tutti gli altri metalli (rame, cadmio, piombo e altri metalli più o meno diffusi all'interno degli alimenti). Questi metalli si accumulano così nell'organismo, concentrandosi soprattutto nel sistema nervoso per cui si avrebbe un effetto neurotossico.
Il metilmercurio viene confuso dall'organismo, per la sua struttura chimica, con un amminoacido essenziale, per cui viene "fatto passare" da tutte le barriere difensive e arriva dappertutto, superando anche la barriera emato-encefalica (in cui non entra nemmeno il sangue) che è a protezione della parte più delicata dell'organismo (il cervello e il sistema nervoso); in questo modo apre la strada all'ingresso di tutti gli altri metalli nell'organismo.
I sintomi specifici dell'intossicazione da mercurio sono atassia, insonnia, parestesie, riduzione dell'udito e problemi nel muovere le articolazioni, che si manifestano soprattutto nelle persone anziane che hanno accumulato mercurio per tutta la vita. E che non sono la categoria più a rischio: ancora più pericoloso il metilmercurio è per i bambini, sia i neonati che i feti, quindi per le donne in gravidanza; entrando all'interno anche del loro sistema nervoso, ancora in sviluppo, rischia di farlo crescere in modo anomalo e il bambino potrebbe nascere con malformazioni oppure potrebbe avere problemi di crescita, fisica e cerebrale.

In quali alimenti si trova il Mercurio

Il metilmercurio si forma in ambienti acquosi a partire dal mercurio che ha una conformazione chimica diversa, perché l'acqua "scioglie" la precedente molecola e il mercurio ha modo di legarsi all'idrogeno e al carbonio. E' per questo motivo che l'elemento è molto legato all'acqua, dalla quale tra l'altro non può mai uscire se non in piccole quantità perché non evapora.
Per questo motivo, è inevitabile che gli organismi acquatici ne assumano, a partire dai più piccoli, ovvero i batteri.
Il metilmercurio è soggetto al fenomeno della biomagnificazione: visto che gli organismi non lo eliminano, il plancton (che si nutre di batteri) assume tutto quello che i batteri, prima di lui, avevano ingerito; a sua volta il pesce erbivoro, che si nutre di plancton, assume il suo mercurio, e poi il pesce carnivoro, e così sempre di più fin quando si arriva alla sommità della catena alimentare, ovvero ai grandi pesci predatori come squali e squaloidi, pesce spada, marlin e tonni che sono i pesci che contengono più mercurio in assoluto, e sono anche gli alimenti più pericolosi da questo punto di vista.
Inoltre, i pesci sono praticamente gli unici prodotti dai quali possiamo assumere il metilmercurio: infatti, il mercurio come elemento è ampiamente presente in tutti gli alimenti, sia di origine animale che vegetale, ma lo è in una forma non tossica, che non viene assorbita dall'organismo ed espulsa con le feci quando mangiamo questi prodotti.
Per i pesci, poi, non è possibile capire in quale parte del corpo c'è più mercurio e dove meno, perché viene distribuito uniformemente in tutte le parti del loro organismo.

Come possiamo difenderci dal mercurio?

Oggi esiste un limite di mercurio che ogni pesce può contenere, e tutte le aziende che commerciano i pesci sono obbligate ad eseguire delle analisi chimiche sui prodotti che vendono, mentre altre analisi vengono eseguite dalle ASL locali.
I limiti di mercurio legali variano in base alle specie di pesci, e sono stabiliti dal Reg. CE 1881/2006 in 0,5 mg/kg (tutti) e 1 mg/kg (squalo, pesce spada, tonno, rana pescatrice e altri pesci che, se dovessero rispettare l'altro limite, scomparirebbero dal mercato perché c'è troppo mercurio in queste specie). Tra l'altro, bisogna sottolineare che l'Unione Europea è intenzionata a raddoppiare il limite di mercurio consentito, nel corso del 2017, del 100%; non sappiamo se questo diventerà realtà, ma è una delle ipotesi al vaglio degli europarlamentari.
Questo, comunque, ci fa capire che è impossibile ridurre il mercurio totale nei prodotti ittici; tuttavia, se siamo tutti destinato ad assumerne, possiamo cercare di mangiarne il meno possibile, per evitare i problemi a cui potremmo venire incontro da anziani e, soprattutto, i problemi relativi alle donne in gravidanza e ai bambini, che sono più soggetti ai sintomi della tossicità del mercurio.
  • Variare le specie ittiche che mangiamo: abbiamo visto come il mercurio non interessi tutte le specie di pesci, ma solamente alcune. Questo significa che se limitiamo il consumo dei pesci che abbiamo nominato solamente ad una volta al mese, alternandoli con pesci meno a rischio (come il pesce azzurro), l'assunzione diminuisce. È sconsigliato invece rimuovere totalmente il pesce dalla dieta, perché si perdono molti elementi essenziali tra cui (omega 3 in primis).
  • Preferire il pesce oceanico a quello mediterraneo, se a rischio: potrebbe sembrare strano, ma statisticamente i grandi pesci del mediterraneo hanno più mercurio rispetto a quelli pescati nell'oceano (la zona di pesca si può leggere in etichetta). Questo perché il Mediterraneo è un mare chiuso, e il mercurio tende ad accumularsi molto più rispetto alle profondità oceaniche.
  • Se avete bambini di pochi anni o donne in gravidanza (di solito lo dicono pediatri e ginecologi) evitate il consumo dei pesci a rischio. Il pesce in gravidanza fa bene, ma sono da preferire pesci erbivori oppure pesci che accumulano poco mercurio perché sono piccoli e non stanno in alto nella catena alimentare.
  • Accompagnare l'assunzione di pesci contenenti mercurio con alimenti contenenti selenio aiuta a ridurre l'assorbimento, perché il selenio si lega con il mercurio prima che venga assorbito nell'intestino modificandone la struttura. Per questo motivo mangiare il pesce a rischio con i cereali, con i molluschi e con i crostacei (che non accumulano metilmercurio) è utile per ridurre l'assorbimento.
Dobbiamo specificare, però, un aspetto importante: i limiti di legge sono stabiliti considerando un consumo di pesce ricco di mercurio una volta a settimana, perché questo non abbia conseguenze a lungo termine. Mangiarne più di una volta è rischioso, mangiarne meno non lo è e possiamo farlo in tranquillità, proprio grazie ai controlli stabiliti dallo stato.
Viceversa, per le donne in gravidanza e per i bambini piccoli il problema è presente ed è importante: per questo motivo è essenziale che queste categorie di persone limitino il più possibile il consumo di questi pesci, perché i danni causati in questo caso dal mercurio sono più gravi rispetto a quanto accade nelle altre persone.



Dieta della Primavera: perdi peso e torna in forma

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Dieta della Primavera: perdi peso e torna in forma

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Dieta di Primavera : perdi peso e torna in forma con i giusti consigli a tavola

Il cambio stagione ci rende tutti un po’ vulnerabili e stanchi, è normale perché il nostro corpo si sta abituando alle nuove temperature. Durante questo periodo diventa fondamentale ripristinare un equilibrio nutrizionale al fine di aumentarne anche le difese immunitarie . Il cambio stagione lo definirei come una “rinascita” per il nostro corpo, ma anche per il nostro umore. Infatti, la primavera secondo alcuni studi scientifici, stimolerebbe anche la produzione dei cosiddetti “ormoni del buon umore” come serotonina,  che contribuirebbero al benessere pisco-fisico.
Durante il lungo inverno, spesso si tende ad essere più sedentari, a bere poco , con conseguente aumento della ritenzione dei liquidi corporei , si tende ad avere anche una cattiva digestione spesso i pazienti con questa condizione , soffrono di stitichezza. Inoltre, la ritenzione a lungo termine può dare i cossidetti effetti “pelle a buccia d’arancia”  localizzati soprattutto sul “lato B”. Alla base di tutto , resta senza altro un’alimentazione scorretta , povera di fibra alimentare, stress e stili di vita non corretti.
Questo periodo è  il migliore per “depurare” il nostro organismo da tutte le tossine accumulate durante il lungo inverno, lavorando principalmente sul fegato , organo deputato a metabolizzare  sostanze di rifiuto, ma anche  a riequilibrare l'eco-sistema intestinale, permettendo di avere una migliore regolarità intestinale, ma non solo. Infatti, avere una flora batterica sana , significa anche contribuire a rinforzare le difese immunitarie . Saremo quindi in grado anche di fronteggiare meglio le allergie tipiche di stagione.
Per una dieta “detox” preferire ricette poco eleborate, alimenti ricchi di fibra, quali ad esempio i cereali integrali meglio in chicci, o ancora cereali alternativi quali amaranto, riso, grano saraceno, miglio, mais, quinoa che sono ricchi anche di minerali e privi di glutine,quindi largamente conosciuti tra i celiaci.
La fibra alimentare, non è un nutriente, bensi un componente essenziale presente nei cereali integrali,la quale si trova in grandi quantità nella vastissima varietà di frutta e verdura di stagione. Questi alimenti oltre ad essere carattrizzati da una buona quantita' di acqua di vegetazione, sono anche ricchi di antiossidanti, vitamine e minerali.Sicuramente sono meglio conosciute con proprietà detox, tutte le radici cosiddette “amare” come carciofo, cicoria, tarassaco, radicchio. Esistono però, oltre a queste radici “amare”, tantissimi altri alimenti con effetto detox e di eliminazione del ristagno dei liquidi corporei , come ad esempio gambo di ananas, finocchio, sedano, carote . Mi piace molto avvicinare i pazienti a privilegiare non solo verdura cruda che contiene tanta acqua, ma preferire ottimi estratti di frutta e/o verdura con gli alimenti sopra citati. Infatti gli estratti sono alternative fresche e gustose che possono essere consumate a colazione oppure durante spuntini.
Scegliere poi, i condimenti giusti è importante,infatti limitare il sale e quindi il sodio presente in esso, significa anche ridurre la ritenzione, infatti esso è responsabile del ristagno  dei liquidi, quindi limitare il consumo eccessivo di sale classico da cucina e moderare gli alimenti che lo contengono come conservante (es.formaggi, salumi), sarà fondamentale. Al posto del comune sale da cucina,quindi, imparare  ad usare spezie naturali quali: prezzemolo, origano, salvia, timo, ecc. che oltre a dare un gradevole profumo alle nostre ricette, contribuiscono ad arricchire il valore nutrizionale di un pasto.Tali spezie hanno tanti effetti positivi per la salute, ricche di antiossidanti con effetti anti-tumorali. Preferire poi, il succo di limone all’aceto per condire ad esempio carni e verdura,il quale renderà il piatto più gustoso. Un discorso a parte spetta sicuramente al prodotto principe della Dieta Mediterranea, l’olio extra vergine di oliva (evo) , ricco di acido oleico, acido grasso mono-insaturo, vitamina E, antiossidanti naturali con effetti preventivi su molte forme tumorali come ad esempio colon retto- mammella.
Per un corretto percorso detox da fare per qualche settimana, è necessario bere molta acqua, essa infatti svolge numerose funzioni nel nostro corpo, l’acqua partecipa a molte reazioni biochimiche che avvengono nelle cellule, trasporta il cibo lungo il canale digerente, e tra le sue più importanti funzioni, c’è anche quella di allontanare tutte le sostanze di rifiuto, quali esempio tossine accumulate da abuso farmaci, cattiva alimentazione.
Associare quindi i giusti consigli a tavola e fare moderata attività fisica , come quella di camminare almeno 2 volte a settimana 15 / 20 min , meglio se avviene durante una bella giornata di sole, il quale migliorerà, non solo i livelli di vitamina D, ma anche  il nostro benessere psico-fisico.
Per ripristinare anche una certa “fiacca” tipica di stagione, è utile consumare alimenti ricchi di magnesio, potassio, vitamina B , ferro, che contribuiscono ad attenuare la stanchezza tipica del periodo.
In questo periodo si tende ad iniziare diete fai da te drastiche e dannose per salute oppure ad affidarsi a NON esperti in campo della Nutrizione. Vi invito a rivolgervi a Professionisti laureati e competenti che dopo attenta anamnesi saranno in grado di fornirvi tutte le più corrette informazioni.
Per intraprendere un percorso detox mirato , raggiungere un peso ideale e  migliorare l'equilibrio mente–corpo , è possibile prenotare un appuntamento con il dott. Enrico Fonticelli chiamando cell 3887304549

Si riceve nelle sedi di Giugliano  / Pozzuoli



La frutta secca: guida a una scelta di qualità

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La frutta secca: guida a una scelta di qualità

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La frutta secca si può suddividere in due categorie: quella glucidica (ricca di zuccheri e povera di grassi), e quella lipidica (ricca di grassi e, viceversa, povera di zuccheri).
Quasi tutta la frutta che consumiamo abitualmente fresca si può essicare: da essa si ottiene la frutta secca glucidica (mele, uva, banane sono i tipi di frutta secca glicidica più diffusi).
In questo articolo prenderemo in considerazione le caratteristiche della frutta secca lipidica, che in realtà comprende sia frutti veri e propri ma anche i semi di alcune piante e i legumi, nel caso delle arachidi.
La frutta secca lipidica è diffusa in tutto il mondo. In Italia non è facile trovare tutte le varietà: noci, nocciole, pinoli e arachidi, noci brasiliane sono facilmente reperibili mentre macadamia, anacardi, pecan si trovano solo nei grandi supermercati e nei negozi specializzati.

Sicurezza

I prodotti confezionati garantiscono la totale sicurezza del prodotto dal punto di vista delle contaminazioni di microorganismi patogeni.
Grazie allo scarso contenuto di acqua e alle proporzioni tra i macronutrienti questi alimenti difficilmente vengono aggrediti da microorganismi patogeni, una buona conservazione del prodotto in luogo fresco e asciutto è sufficiente per garantirne la sicurezza una volta aperta la confezione.
La frutta secca in guscio può essere aggredita da larve di insetti, il fenomeno è invisibile dall'esterno ma lo è chiaramente una volta sgusciato il prodotto: dunque basta scartarlo.

Qualità nutrizionali

La frutta secca lipidica, nut per gli anglosassoni (traducibile con il termine generico di noccioline), è ricchissima di grassi, poiché ne contiene una quantità dal 50% al 65%, e quindi di calorie (più di 500 kcal per 100 grammi).
Il potere nutritivo così elevato le rende un alimento con indice di sazietà piuttosto basso, sebbene più elevato rispetto ad altre fonti di grassi come gli oli, la maionese e il burro.
Occorre quindi valutare sempre con attenzione le quantità assunte, per non compromettere il bilancio calorico giornaliero.
Tuttavia può essere importante assumere una certa quantità di frutta secca lipidica ogni giorno (soprattutto le noci), in quanto i grassi in essa contenuti sono in prevalenza mono e polinsaturi (nel caso dei semi fungono da "antigelo" per conservarli intatti anche in inverno), e quindi benefici per la salute delle arterie.
Le noci, per esempio, sono una delle rare fonti di acido alfa linolenico, un acido grasso essenziale (appartenente alla famiglia degli omega 3) che dobbiamo necessariamente assumere con l'alimentazione.
Alcuni tipi di frutta secca lipidica sono buone fonti di vitamina E, che funge da protettrice contro l'irrancidimento dei grassi insaturi presenti all'interno di questi alimenti.
La frutta secca lipidica non è una buona fonte di proteine, né di minerali o di altre vitamine (esclusa la vitamina E).
Infatti, anche se 100 grammi di frutta secca contengono quantità discrete di proteine e di alcuni minerali e vitamine, bisogna considerare che una porzione ragionevole non supera i 20 grammi al giorno (100 grammi di frutta secca apportano in media 600 kcal!), il che ridimensiona di molto le quantità di proteine, vitamine e minerali assumibili, di fatto, da questi alimenti.
Per esempio, 20 grammi di arachidi (120 kcal) forniscono solo 3 grammi di proteine, per di più di basso valore biologico. Una buona fonte proteica come la carne magra, con le stesse calorie fornisce una quantità di proteine superiore di sei volte.

Qualità organolettiche
La freschezza è di certo il requisito fondamentale conservare le caratteristiche organolettiche del prodotto.
I grassi polinsaturi presenti nella frutta secca lipidica vanno facilmente incontro ad irrancidimento provocando lo scadimento del sapore, inoltre un prodotto mal conservato o troppo vecchio perde la croccantezza dovuta alla tostatura.

Come scegliere

La frutta secca lipidica andrebbe acquistata in confezioni sottovuoto o comunque sigillate in modo opportuno, soprattutto se sgusciata. Il guscio, infatti, è la migliore confezione disponibile: è stato progettato dalla natura per conservare il frutto al suo interno per molto tempo.
Se la acquistate sfusa, in guscio o senza, bisogna accertarsi che il negozio abbia un grande ricambio del prodotto.
La frutta secca in guscio deve essere pesante, e il frutto deve essere aderente al guscio stesso.



Conservanti innocui e nocivi

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Conservanti innocui e nocivi

Enrico Fonticelli

I conservanti sono sostanze, naturali o di sintesi, che prolungano il periodo di validità di prodotti alimentari proteggendoli dal deterioramento provocato dai microorganismi.
I conservanti sono tra gli additivi più critici: da un lato sono importantissimi per evitare intossicazioni anche molto gravi (per esempio da botulino o da listeria), dall'altra spesso si tratta di sostanze nocive per l'organismo, e quindi da evitare, o limitare fortemente.
Vale quindi la pena di capire quali siano i conservanti nocivi e quali quelli accettabili.

Conservanti nocivi

Acido benzoico e suoi sali (E210, E211, E212, E213): sono usati da soli o insieme all'acido sorbico e ai PHB. Non sono ammessi in alcuni paesi per la loro potenziale tossicità, inoltre gli alimenti ai quali vengono aggiunti sono soprattutto le confetture, le gelatine, le marmellate, le gomme da masticare e le bevande analcoliche, tutti prodotti che non necessitano di conservanti.
Anche gli esteri dell'acido p-Idrossibenzoico (E214, E215, E216, E217, E218, E219), indicati con la siglia PHB, sono vietati in alcuni paesi. Vengono addizionati ai patè, ai rivestimenti di gelatina dei prodotti a base di carne, alla frutta in guscio ricoperta.

Conservanti

I derivati dell'anidride solforosa (E220, E221, E222, E223, E224, E226, E227, E228), detti anche solfiti, sono irritanti e hanno una tossicità acuta e cronica, per esempio interagiscono con gli enzimi cellulari e distruggono alcune vitamine (per esempio la tiamina). Vengono usati nel vino, nella birra (anche per questo bisogna moderarne il consumo, non solo per l'alcol) e in altre bevande come i succhi di frutta, nella senape e in altri condimenti. La quantità giornaliera ammissibile (ADI) per i solfiti è pari a 0,7 mg al giorno per kg di peso corporeo, ovvero circa 50 mg per un soggetto di 70 kg, pari a 500 ml di vino che contiene una quantità normale (100 mg per litro) di solfiti.
I derivati fenolici e il tiabendazolo (E230, E231, E232 , E233) sono dotati di una certa tossicità, infatti sono proibiti in Australia. Vengono utilizzati per il trattamento superficiale degli agrumi e delle banane (per questo bisognerebbe usare solo la scorza delle arance non trattate).
La netamicina (E235), un antibiotico utilizzato sulla superficie dei formaggi (soprattutto dei provoloni), provoca problemi intestinali.
I nitriti (E249 ed E250) e i nitrati (E251 ed E252) sono utilizzati nei salumi e nelle carni conservate, e meritano un discorso a parte.

Conservanti innocui

Sono i sorbati (E 200, E202, E203), l'acido acetico e i suoi sali di potassio (E260, E261, E262, E263), l'acido lattico e i suoi sali di sodio (E270, E325, E326, E327), l'acido propionico e i suoi sali (E280, E281, E282, E283), l'anidride carbonica (E 290).



Le differenze tra Grana Padano e Parmigiano Reggiano

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Le differenze tra Grana Padano e Parmigiano Reggiano

Enrico Fonticelli

Il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano sono formaggi molto simili, la cui tecnologia di produzione è quasi identica.
Le differenze nella stagionatura e nella alimentazione delle vacche denotano una qualità superiore del Parmigiano Reggiano rispetto al Grana Padano.
Il Grana Padano Trentino, a dispetto del nome, è prodotto con le stesse identiche tecniche del Parmigiano Reggiano.

Differenze di lavorazione

Il Parmigiano Reggiano viene prodotto con una sola lavorazione al giorno, il Grana Padano può essere prodotto con due lavorazioni.
Dato che il latte proviene da due mungiture giornaliere (serale e mattutina), il Grana Padano può essere prodotto per legge con il latte di una sola mungitura anche se questo, di norma, non avviene.
Nel Parmigiano Reggiano questo non è consentito: il latte della mungitura serale viene lasciato anche 15 ore nelle vasche raggiungendo l'1.5% di grasso. Questo viene poi mischiato con il latte della mungitura del mattino, che staziona nelle vasche solo 3 ore e ne ha ancora il 3%. Il risultato è un latte parzialmente scremato con il 2.4% circa di grasso.
Il latte in caldaia del Grana Padano è più magro del latte a Parmigiano Reggiano: di conseguenza il Grana è un po' più magro, mediamente, del Parmigiano.

Alimentazione delle vacche

Il Parmigiano Reggiano viene prodotto con latte ottenuto da animali alimentati solamente a base di mangime secco, foraggio verde e fieno di prato.
Per il Grana Padano, invece, è consentito l'uso di insilati. Gli insilati sono ottenuti dalla pianta intera dei cereali che viene trinciata e stoccata in silos. Questa operazione favorisce lo sviluppo di mocroorganismi che peggiorano le caratteristiche del prodotto. Quando era consentito, si usava aldeide formica, dannosa per la salute, ora si usa un antibatterico innocuo per la salute, il lisozima, ma che evita lo sviluppo dei microorganismi dannosi.

Durata della maturazione

Il periodo di stazionamento nelle "scalere" è di 15 mesi per il Grana Padano, e di 18-24 e fino a 36 mesi per il Parmigiano Reggiano. La maturazione più lunga consente al Parmigiano di sviluppare caratteristiche organolettiche superiori.



Vogliamo evitare l'Ictus? Mangiamo più frutta e verdura

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Vogliamo evitare l'Ictus? Mangiamo più frutta e verdura

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Vogliamo evitare l'Ictus? Mangiamo più frutta e verdura Questa volta lo studio arriva dalla Cina, e precisamente dalla Qingdao University, ed è stato pubblicato sulla rivista specializzata "Stroke". Gli alleati preziosi per la nostra salute sono questa volta frutta e verdura. Mangiare abbondantemente questi due alimenti, secondo lo studio, contribuisce a ridurre il rischio di avere un ictus in media del 20%. I ricercatori hanno combinato i risultati di venti studi diversi effettuati negli ultimi 19 anni e sono giunti al risultato che mangiando 200 grammi di frutta al giorno si ha una diminuzione del rischio di ictus pari al 32%. Un pò meno per la verdura, mangiandone sempre 200 grammi/die il rischio diminuisce dell'11%.
Sembra che il merito di ciò sia imputato ai carotenoidi, un genere di antiossidanti presenti in molti tipi di frutta e verdura. In un altro studio è stato notato che pazienti con bassi valori di tre carotenoidi, e precisamente l'alfa-carotene, il beta-carotene e il licopene erano soggetti ad un rischio più elevato di ictus. Mangiando quindi più frutta e verdura abbiamo la capacità, oltre che fornire il nostro organismo di carotenoidi, di controllare la pressione sanguigna, e di migliorare il microcircolo; non solo, ma controlliamo anche il colesterolo, la massa corporea e le infiammazioni, tutti fattori, questi, che aumentano il rischio di ictus.



DHA in gravidanza, a cosa serve e quando prenderlo

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DHA in gravidanza, a cosa serve e quando prenderlo

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Che cos’è il DHA e perché durante la gravidanza e i primi anni di sviluppo del bambino è importante prenderlo?
Il DHA è un acido grasso che svolge un ruolo molto importante durante la gravidanza e i primi anni di vita (soprattutto il primo) del bambino. Un 14% degli acidi grassi del cervello sono omega-3 (principalmente DHA) e un 17% sono omega-6 (principalmente acido arachidonico), ed entrambi si accumulano durante la gestazione e ovviamente la crescita.
L’assunzione di DHA sembra giocare un ruolo fondamentale anche nella riduzione del rischio di aborto. Inoltre, contribuisce a migliorare lo sviluppo neurologico e motorio, aumenta l’acuità visiva del bambino così come il suo sviluppo intellettuale ed è strettamente collegato anche a una riduzione di nascite premature e a un maggior aumento del peso del feto.
Qual è il dosaggio consigliato? Si stima che in gravidanza e durante l’allattamento dovrebbe esserci un consumo giornaliero minimo di 200 mg, mentre una dose adeguata per una donna in gravidanza o in allattamento è di circa 500 mg DHA/giorno. Come si assume? Ovviamente attraverso una dieta varia e sana. Ne sono molto ricchi pesci come salmone, aringa, sgombro e merluzzo.
Durante la gestazione bisogna evitare il pesce crudo: favorite solo pesce ben cotto o comunque regolarmente abbattuto. In caso di carenza, di solito il medico consiglia un’integrazione. In farmacia trovate molti complessi vitaminici che contengono anche DHA. Molte donne, purtroppo, non lo sopportano perché abbastanza faticoso da digerire.





Mettersi a dieta: cosa mangiare per dimagrire

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Mettersi a dieta: cosa mangiare per dimagrire



Cosa mangiare per dimagrire? I cibi che ti permettono il dimagrimento dovrebbero essere tutti molto buoni al gusto, sani e nutrienti: ebbene, esistono!
Cosa mangiare per dimagrire è il segreto che tutti noi, soprattutto quelli con qualche chiletto di troppo, vorrebbero conoscere. Beh, non è un sogno, ma realtà: vediamo insieme quali sono questi cibi buoni, nutrienti e… dimagranti!

LA VITAMINA C

Di sicuro siete a conoscenza del fatto che questa vitamina è un valido ausilio nel perdere i grassi. Se non abbiamo l’apporto di qualche micronutriente come, appunto, la vitamina C, potrebbero non vedere mai la luce i risultati dei nostri sforzi per ridurre il girovita e bruciare i grassi.
Dove si trova la vitamina c: verdure, pomodori, patate dolci, zucca, spinaci, piselli, cipolle, cavoli rapa, aglio, scarola, cime di rapa, foglie di senape, cavolfiori, cavoli, cavoletti di Bruxelles, cime di rapa, broccoli, peperoni ed asparagi. Si trova anche nella frutta, ed in particolare in: fragole, lamponi, ananas, papaya, arance, mango, lime, limoni, kiwi, pompelmi e meloni.

IL CALCIO ED I LATTICINI

Che il calcio sia un toccasana per il tessuto osseo è cosa ormai risaputa, ma che fosse un sostegno validissimo anche per controllare l’appetito forse è cosa meno nota. Le ricerche hanno dimostrato che gli individui che soffrano di carenza di calcio hanno masse grasse superiori alla norma e non riescono ad avere un buon controllo della fame. Ma non finisce qui: altre ricerche hanno dimostrato anche che le fonti di calcio dei derivati del latte hanno una maggior efficacia nell’accelerazione dello smaltimento del grasso se paragonate ad altre fonti e questi ricercatori sono già nella fase di studio per trovare qualche altro ingrediente che possa essere somministrato sinergicamente con il calcio.
Dove si trova il calcio: nei latticini, ad esempio i formaggi ricotta, provolone, parmigiano, mozzarella, groviera, feta e cheddar. Anche nei semi e nelle noci (mandorle, semi di sesamo e noci brasiliane), ed in alcune verdure, quali i crescioni, gli spinaci, le cime di rapa, le foglie di senape, i cavoli ed i broccoli.

LA QUINOA

Si tratta di una tipologia di grano molto antica ed è un prodotto estremamente nutriente, ricchissimo in proteine, ma anche in aminoacidi, vitamina E e fitosteroli. Anche solo per i suoi valori nutrizionali la quinoa dovrebbe esser sempre presente nella nostra dieta, ma recenti studi confermano che è uno dei principali inibitori dei grassi.

LE PROTEINE

Questo genere di micronutrienti hanno una grande influenza su tutto ciò che riguarda alimentazione e dieta. Ma non solo, enzimi, ormoni per la generazione del tessuto nelle guarigioni da una ferita. Per quanto concerne il dimagrimento, studi ormai consolidati hanno dimostrato che tutte le proteine influenzano notevolmente il senso di sazietà (generando la sensazione di esser pieni, quindi inibendo la voglia di mangiare ulteriormente). Ingerire cibi ricchi di proteine anziché carboidrati spinge ad avere meno fame ed a bruciare meglio i grassi.

Dove si trovano le proteine: nel pesce, innanzitutto (merluzzi, acciughe, aragoste, sardine, salmoni, tonno e gamberetti), poi nel taglio magro di alcune carni (carne bovina, pollo, carni di maiale, vitello e tacchino), ancora nei semi e nelle noci (arachidi nocciole, semi di zucca e pistacchi), nel grano (avena, pane integrale ed orzo), nei latticini (cheddar, ricotte, mozzarella, parmigiano, yogurth, latte e groviera) e, infine, nei legumi (lenticchie, fagiolini, fagioli bianchi e soia).

IL MIELE

Viene annoverato ormai tra le “grandi promesse” per la salute ed il dimagrimento: riduce l’adipe (in qualità di sostituto dello zucchero), ha un valore nutritivo elevato e fa bene a moltissime funzioni di un organismo. Rientra tra gli antivirali, antibatterici, equilibra il contenuto di zuccheri ematici, calma la tosse ed è un sostegno per la difesa immunitaria.

IL CACAO

Rispetto alla media degli altri alimenti il cacao contiene molti più antiossidanti. Di non molto tempo fa una ricerca in cui venivano messe in luce le qualità benefiche sui diabetici delle epicatechine, sostanze contenute, appunto nel cacao. Stante la minore attesa di vita di un diabetico (circa sette anni meno della media), si è scoperto che questi flavonoidi hanno allungato la vita di alcuni soggetti da laboratorio. E’ ottimo per la prevenzione dei processi degenerativi arteriosi, “smussando” ogni deposito di grassi. Il cioccolato fondente da una mano al cuore, è ottimo per la giovinezza della pelle e, notoriamente, aiuta ad avere un umore migliore!

IL GRASSO “BUONO”, IL GRASSO SANO

Le diete ricche di acidi grassi monoinsaturi, i grassi “buoni”, che si ritrovano nell’oliva, nel suo olio, nei semi e nelle noci, come anche nel cioccolato fondente ed anche nell’avocado, non solo contribuiscono a darvi una sferzata di energia, ma anche ad avere pance piatte e girovita piacevoli. Anche alcuni acidi grassi polinsaturi, però, possono apportare benefici, quelli, ad esempio, che si trovano nei pesci e negli oli derivati, nei semi e nelle noci (ivi comprese le arachidi, i semi di girasole, i semi di sesamo e di lino).
Dove si trovano gli acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi: nell’olio di semi di girasole, in quello di soia, nella soia direttamente, nei semi di lino, nell’avocado. Nelle noci e nel loro burro, nell’olio e nel latte di cocco, come anche nelle sardine e nel salmone.



Tumore: possiamo scegliere di non nutrirlo… Possiamo scegliere la via della Prevenzione

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Tumore: possiamo scegliere di non nutrirlo… Possiamo scegliere la via della Prevenzione

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Fin dal secolo scorso è noto  che le cellule tumorali si nutrono di glucosio.
Alcuni medici continuano a sostenere: “Ma cosa c’entra lo zucchero o l’alimentazione con il cancro o con le malattie in genere?”
Purtroppo, l’informazione popolare, come anche quella dei medici (non avendo un background in campo alimentare) si basa sulla disinformazione mediatica, a sua volta pilotata dall’industria alimentare.
Tra le altre, anche expo, che si prefiggeva di nutrire il Pianeta (qualcosa comunque ha nutrito!) aveva organizzato un incontro (28 settembre 2015) sul tema “Lo zucchero: un ingrediente fondamentale e valido nutriente per una dieta sana e bilanciata“.
Tale propaganda si è resa necessaria a causa di un calo nella produzione e consumo di zucchero. Qualcosa bisognava fare. Si è pensato bene di promuovere come principale nutriente un alimento dietro il quale si nascondono le cause principali di molte patologie, tra cui i tumori.

“Mangiare senza giudizio quando si è sani, significa costruire la propria malattia.
Mangiare senza giudizio quando si è ammalati, significa nutrire la propria malattia.”
Ippocrate (400 a.C.)

Lo zucchero qualcosa nutre. Ma non certamente il Pianeta, tanto meno la nostra salute.
Nel 1931, un certo Otto Heinrich Warburg vinse il premio Nobel per la medicina per aver individuato uno strano meccanismo che riguardava le nostre cellule. Warburg si rese conto che mettendo a confronto una cellula sana ed una cancerosa, quest’ultima consuma più velocemente lo zucchero, di una sana.
Non è un caso che la PET sfrutti proprio questo principio: infatti questo sistema di diagnosi non fa altro che rilevare le zone del corpo dove c’è un maggiore consumo di zuccheri per individuare le cellule tumorali. E se possiamo utilizzare questa conoscenza per un sistema di diagnosi, perché non usarla per la prevenzione‪‬?
Le cellule tumorali, per crescere, hanno bisogno di molto zucchero, di molta insulina e di ormoni simili a essa (come l’insulin-like growth factor 1 o Igf1).
Glicemia (livello di glucosio nel sangue), insulina, livelli di infiammazione, fattori di crescita. “Si tratta di fattori che con diversi meccanismi stimolano la proliferazione cellulare” riporta Franco Berrino, nel documento I 4 Pilastri alimentari nelle recidive del cancro.
Lo zucchero, come anche i prodotti raffinati (farina 00, ecc), fanno aumentare la glicemia. Tenere bassa la glicemia, aiuta a tener bassa l’insulina, e quindi i fattori di crescita. Anche un eccesso di fruttosio interferisce con il buon funzionamento dell’insulina, favorendo l’incremento dei fattori di crescita: sarebbe bene, quindi evitare fruttosio, sciroppo di glucosio e fruttosio, sciroppo di agave. E’ prudente, inoltre, anche non esagerare con la frutta, specie quella molto zuccherina (come la frutta tropicale!).
Anche “le proteine favoriscono la crescita del cancro… Stando alle evidenze scientifiche il consumo di proteine dovrebbe aggirarsi intorno ai 0,6-0,7 grammi pro Kg al giorno. Il 10% di calorie totali della dieta energia giornaliera consigliate dal WHO, World Health Organization, è troppo…” riferisce Massimo Bonucci, medico oncologo presidente di una associazione di ricerca integrata che in Italia collabora da anni con gli USA.
Le proteine sono importanti: sono il materiale per costruire il corpo, le cellule. “Ma quando si assumono troppe proteine”,  chiarisce Franco Berrino (medico epidemiologo, già direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto dei Tumori di Milano), “i fattori di crescita nel nostro sangue sono più alti, e chi ha questi fattori di crescita più alti, si ammala di più di cancro”.
Per questo si raccomanda un uso moderato di proteine, privilegiando quelle di origine vegetale, come ad esempio i legumi.
Anche il latte fa aumentare i fattori di crescita. “Ogni bicchiere di latte di mucca raddoppia la quantità dell’ormone IGF-1 (uno dei più importanti fattori di crescita) nel corpo umano, sostanza che sostiene l’aumento di dimensioni del cancro” riporta Robert Cohen, nel suo libro Milk, A-Z.
“Il 30% del cancro è imputabile a fattori alimentari e il 20% allo stile di vita. Solo un 5% arriva dai nostri geni.” (Stefano Magno medico chirurgo e senologo del Policlinico Gemelli).
Come ci suggerisce il Prof. Franco Berrino: “Possiamo cambiare l’alimentazione al fine di cambiare il nostro ambiente interno, in modo che le eventuali cellule tumorali non si riproducano”. Franco, al fine di diffondere la cultura della prevenzione tumori-cibo e condividere le conoscenze che ha sviluppato nel corso della sua vita professionale, ha fondato  l’associazione La Grande Via.
Le raccomandazioni ci vengono dal Fondo Mondiale per la ricerca sul cancro: basiamo la nostra alimentazione prevalentemente su cibi di provenienza vegetale, con cereali non industrialmente raffinate, verdure (non amidacee, quindi non le patate!) – meglio se di stagione -, un po’ di legumi e un po’ di frutta (meglio se di stagione e del nostro clima!).
Sono indicazioni analoghe a quelle che ci suggerisce la Macrobiotica che, attraverso la semplice e naturale visione dello Yin e Yang, aveva definito alcuni cibi (in particolare lo zucchero, ma anche i cibi raffinati e trattati, il latte) particolarmente espansivi. E il tumore è una forma di espansione.
Ecco che possiamo scegliere la Via della Prevenzione…. possiamo scegliere di non nutrire la malattia, conservando la salute.



La bollitura : consigli pratici

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La bollitura : consigli pratici

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La bollitura è probabilmente tra i più antichi e tradizionali metodi di cottura degli alimenti, insieme alla diretta esposizione al calore del fuoco (arrostitura). Come la cottura a vapore, la bollitura consente di evitare l'aggiunta di grassi di condimento (anzi spesso ha un effetto sgrassante sui cibi) e non comporta sostanziali alterazioni nei principali nutrienti a causa della temperatura relativamente bassa alla quale i cibi sono esposti, anche se talvolta tempi prolungati di cottura hanno effetti opposti. Consente inoltre di aromatizzare i cibi con l'aggiunta di odori e spezie nell'acqua di cottura.

Lessare gli alimenti comporta invece una sensibile perdita di valori nutrizionali, in parte recuperabili dal liquido di cottura. Gli alimenti immersi nell'acqua, infatti, tendono a perdere nel brodo alcuni nutrienti. Ad esempio, la carne messa in acqua fredda e portata ad ebollizione perde nel brodo dal 5 al 10% di proteine, grassi in quantità variabile, dal 50 al 70% dei minerali e buona parte delle VITAMINE del gruppo B e dell'acido pantotenico (circa il 30%). Al contrario, se la carne é immersa in acqua calda si riduce la fuoriuscita di nutrienti e l'alimento mantiene un buon valore nutrizionale.
Anche per gli ortaggi la maggior parte dei minerali e delle vitamine passa nel liquido di cottura, quindi é buona norma cuocerli con poca acqua. Infatti la cottura in acqua provoca la fuoriuscita dei composti idrosolubili tra cui la vitamina C e quelle del gruppo B. Anche i sali minerali (calcio e potassio) vengono persi nel liquido di cottura. Per la vitamina A non idrosolubile e abbastanza resistente al calore il tenuto rimane quasi costante.Quasi ogni tipo di alimento può essere bollito con ottimi risultati, anzi per alcuni cibi è praticamente l'unico metodo di cottura utilizzato. Per ottenere i migliori risultati sia sul piano del gusto che su quello del valore nutrizionale è necessario seguire particolari accorgimenti.

La carne
La carne lessata, il "bollito", è una delle principali "pietanze" in quasi tutte le regioni del nord Italia; molto celebrati sono i bolliti misti nei ristoranti soprattutto piemontesi ed emiliani, dove un succulento assortimento di carni bollite viene servito accompagnato da salse piccanti e agrodolci come la salsa verde alle acciughe o la mostarda di frutta.
Importante per un buon bollito è la scelta delle carni, che non devono esser troppo magre e asciutte; non lasciatevi impressionare da qualche vena di grasso o di cartilagine, il grasso in eccesso si disperderà nel brodo, dal quale non sarà difficile toglierlo in seguito, in compenso la carne risulterà molto più tenera e gustosa.
Come indicato nella premessa, la carne deve essere immersa nell'acqua bollente piuttosto abbondante: in questo modo la parte esterna cuocerà quasi subito, impedendo così la fuoriuscita eccessiva degli elementi nutrienti.  

Per preparare un buon bollito, ed ottenere in aggiunta dell'eccellente brodo, immergete in acqua fredda e leggermente salata:

una cipolla
una carota
uno stelo di sedano
uno spicchio di aglio pelato
un rametto di prezzemolo
due o tre grani di pepe
...e, se piace un chiodo di garofano.
Portate l'acqua a ebollizione ed immergetevi la carne; quando riprende il bollore abbassate il fuoco e lasciate sobbollire il tempo necessario, che può variare di molto secondo il tipo di carne e la dimensione dei pezzi.


Un buon bollito misto casalingo può comprendere carne di manzo (tipico il cosiddetto "cappello da prete" con la caratteristica vena di grasso centrale), carne di vitello, una gallina; il piatto può essere arricchito con lingua salmistrata, cotechini o zampone, che dovrete però cuocere a parte.
Il brodo di cottura della carne, sia ricavato da un solo pezzo che misto, può essere utilizzato in molti modi: per preparare minestre ed eccellenti risotti, come ingrediente in cucina ecc. È possibile prima di utilizzarlo, procedere alla sgrassatura: lasciatelo per una notte in frigorifero, al mattino sarà semplice asportare con un mestolo forato il grasso addensato in superficie.
Il brodo può essere conservato a lungo, anche per una settimana; dovrete però avere l'accortezza di farlo bollire per un paio di minuti ogni giorno, in modo da interrompere ogni processo di degenerazione.

Ortaggi e legumisapereconsapore
Quasi ogni tipo di ortaggio si presta ad essere bollito; è però buona norma cuocerli in pochissima acqua, per limitare la perdita di sali minerali. Importante è anche la temperatura iniziale dell'acqua; una regola empirica ereditata dalle nostre nonne suggerisce "sotto terra, acqua fredda, fuori terra acqua calda", ovvero: immergete in acqua fredda salata poi portate a ebollizione tuberi e radici, bulbi (patate, carote, cipolle, scorzonere ecc.), mentre invece immergere in acqua salata bollente le verdure che crescono fuori terra.
Molte verdure in foglia, come spinaci e bietole, possono essere lessate senza aggiunta di liquidi mettendole direttamente nella pentola con l'acqua di sgrondatura; in questo modo sarà minima la perdita di valori nutrizionali.
Anche i legumi sia freschi che secchi (fagioli, ceci, lenticchie) devono essere immersi in acqua fredda o tiepida, per evitare che al brusco contatto con il calore perdano la buccia; per lo stesso motivo è opportuno salare l'acqua a metà o a fine cottura.

Pasta, riso e altri cereali  
In una celebre commedia, Eduardo De Filippo spiega che bisogna mettere "molta acqua nella buatta (pentola), altrimenti i maccheroni escono limacciosi"! La pasta ed il riso, infatti, tendono a rilasciare nell'acqua di cottura buona parte dell'amido che contengono; per evitare che la pasta o il riso diventino "limacciosi" è necessario cuocerli in acqua salata bollente e molto abbondante. In questo modo, come per la carne, la immediata cottura della strato esterno impedisce la fuoriuscita e lo scioglimento della maggior parte dell'amido.
Scegliete sempre e soltanto pasta di buona qualità prodotta con farina di grano duro; per il riso utilizzate varietà dal chicco liscio e compatto, generalmente di varietà "semifino": ottimi il Padano e il Roma, eccellenti anche se molto care alcune varietà orientali come il Basmati ed il Patna. Evitate invece le varietà "superfino", adatti soprattutto per i risotti. Scolate la pasta ed il riso leggermente al dente.

Se amate i legumi ed i cereali bolliti provate la "mes-ciua", tipica minestra della provincia di La Spezia, capolavoro della cucina povera e saporita.per sei persone:

300 grammi di ceci secchi
300 grammi di fagioli cannellini secchi
300 grammi di frumento o di farro
olio extravergine
sale, pepe nero
Ammollate separatamente per una notte almeno i fagioli e i ceci in abbondante acqua.
In una capace pento lessate con acqua abbondante i ceci ed i fagioli, con le precauzioni riportate per i legumi. Ci vorranno almeno due ore, i ceci soprattutto hanno una cottura piuttosto lunga.
A parte cuocete in acqua bollente salata il grano (circa 20 minuti)Unite il grano dopo averlo scolato nella pentola dei legumi, fate bollire ancora un poco e servite la minestra fumante, da condire nei piatti con un filo di olio e pepe nero macinato al momento.Servitela con un fresco Vermentino dei Colli di Luni DOC.


Pesci, molluschi & c.  
Praticamente tutti i pesci si prestano ed essere bolliti ma alcuni in particolare, come il branzino (spigola), il nasello (merluzzo), il muggine, la trota danno forse il meglio di sé quando lessati a dovere, magari accompagnati da una buona salsa maionese.

Per ottenere un buon pesce lessato dovrete prima preparare un profumato court bouillon (brodo di cottura). In una pentola da pesce con acqua fredda salata mettete:

una cipolla
una costola di sedano
uno spicchio di aglio
un rametto di prezzemolo
due o tre grani di pepe
un poco di scorza di limone
se piace, un bicchiere di vino bianco secco.
Portate a ebollizione e lasciate sobbollire per almeno mezz'ora; lasciate raffreddare.Immergete il pesce freschissimo, ben nettato anche dalle squame, portate a ebollizione e spegnete il fuoco: il pesce cuocerà delicatamente nel brodo profumato a temperatura inferiore ai cento gradi, assorbendo gli aromi e mantenendo intatto sapore e profumo.

Il tempo di cottura varia secondo la varietà e le dimensioni del pesce; per una spigola di medie dimensioni calcolate circa 20 minuti. In ogni caso non lasciatelo troppo nell'acqua, quando la pelle si stacca facilmente dovrebbe essere pronto: una cottura troppo prolungata produce carni sfatte e poco profumate.Il brodo di cottura potrà essere utilizzato per preparare risotti di pesce o per arricchire un sugo; lo potete conservare a lungo in freezer, suddiviso in più barattoli da utilizzare secondo necessità.
I molluschi come polipi, seppie o calamari di grosse dimensioni richiedono invece cotture più prolungate, in grado di ammorbidirne le carni un po' gommose; immergeteli in acqua bollente poco salata e verificatene di tanto in tanto la cottura con una forchetta. I polipi non troppo grossi possono anche essere cotti, anche nella pentola a pressione senza quasi aggiunta di acqua, utilizzando il liquido che emettono a contatto con il calore; risulteranno molto più saporiti, abbiate però l'accortezza di controllare di tanto in tanto che non asciughino troppo.
Anche i crostacei (gamberi, scampi, aragoste) vanno immersi in acqua bollente; in questo caso la cottura dovrà essere brevissima, pochi minuti al massimo, per evitare l'indurimento delle carni. Secondo i gourmet l'aragosta andrebbe immersa nell'acqua bollente ancora viva, dopo averla legata, per ottenere carni più morbide.







fonte :www.benessere.com



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