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Benefici nutrizionali della carne di spigola? Vediamolo insieme...

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Benefici nutrizionali della carne di spigola? Vediamolo insieme...

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La spigola, chiamata anche branzino, è un pesce di mare che fa parte della famiglia dei Moronidi, il quale è molto diffuso nelle acque del territorio italiano. il suo nome scientifico è Dicentrarchus Labrax, ed è disponibile sia in qualità di specie ittica coltivata in allevamento che allo stato selvatico. In questo articolo ci occuperemo delle proprietà nutrizionali della sua carne, tanto gustosa quanto prelibata, e dei benefici che questa reca al nostro organismo.

Proprietà nutrizionali della carne di branzino

Nonostante la sua carne sia una delle più costose in pescheria, il branzino rappresenta un pesce estremamente pregiato, soprattutto per la composizione delle sue carni: infatti facendo riferimento ai valori relativi ad una porzione di 100 grammi di carne  di branzino, al suo interno sono presenti 21,3 grammi di proteine e solo 6,8 grammi di lipidi, i quali vanno divisi tra gli acidi grassi saturi e quelli polinsaturi, i quali ammontano a 2,56 grammi, contro i soli 1,44 dei primi. Gli acidi grassi monoinsaturi ammontano invece a 2,13 grammi su 100.
Dal punto di vista dell’apporto di sali minerali, la spigola è ricca di potassio, ferro (4 milligrammi su 100 grammi di porzione), ma soprattutto di fosforo, il quale si attesta attorno ai 1150 milligrammi.
Per quanto riguarda invece le vitamine, non mancano la Niacina e le vitamine A,C ed E. Nello specifico la presenza della vitamina A e di sali minerali, oltre alla qualità delle sostanze nutritive rendono la carne di branzino un alimento particolarmente salutare nel periodo estivo, dato che essa fornisce un congruo apporto di elementi nutritivi, senza tuttavia appesantire il nostro sistema digerente; inoltre la carne di branzino contribuisce a ripristinare i corretti livelli salini e di idratazione, grazie all’abbondanza di acqua, che sono di norma inficiati dall’abbondante sudorazione, la quale a sua volta è causata dalle elevate temperature.
La scarsa quantità di grassi rende la sua carne  apparentemente magra, anche se la maggior parte dei grassi in essa contenuti la si riduce notevolmente mediante l’eliminazione della pelle.
Questa sua magrezza la rende quindi di facile digeribilità e commestibilità, adatta quindi a persone con problemi di ipertensione e colesterolo, dato che il contenuto di quest’ultimo ammonta a soli 48 grammi su 100.
La carne di spigola è inoltre molto ricca, come del resto lo è tutto il pesce in generale, di Omega 3, acidi grassi dei quali il nostro organismo necessita per mantenere pulito ed efficiente il sistema cardiocircolatorio.
Per quanto riguarda invece i valori energetici, le calorie contenute in una porzione di 100 grammi di carne di branzino ammontano a solo 82 calorie, il che rende questo cibo edibile in qualunque regime di dieta, stando ovviamente attenti a non esagerare coi condimenti.
Dal punto di vista nutrizionale, vi è tuttavia da sottolineare una sostanziale differenza tra le cosiddette spigole d’allevamento e quelle allo stato selvatico, la quale risiede  in un contenuto di proteine e grassi più elevato da parte delle prime rispetto agli esemplari che si pescano regolarmente in mare aperto. Questa discrepanza è causata dal tipo diverso di alimentazione al quale vengono sottoposte le spigole di allevamento, il che fa lievitare i valori di grassi e le calorie rispetto ai loro corrispettivi selvatici.
Da sottolineare infine come ulteriore nota positiva della carne di branzino la sua quasi totale assenza di lische, che la rende appetibile anche da parte dei bambini, evitando così il rischio di ingestione accidentale di spine, che alle volte si rivela di particolare gravità, con il conseguente ricorso al più vicino pronto soccorso.

L’unica nota negativa di questo pesce in apparenza così salutare e ricco di benefici per la salute, è costituito, come dicevamo all’inizio della nostra disamina, dal suo elevato costo al dettaglio, specie se si desidera consumare una spigola pescata in mare.

Dott.Enrico Fonticelli
Biologo Nutrizionista
cell. 3887304549
mail. sapereconsapore@gmail.com

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Grassi? Non tutti sono nocivi,ecco il perchè...

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Grassi? Non tutti sono nocivi,ecco il perchè...

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Lo sapevate che alcuni grassi sono fondamentali per la nostra salute? Ecco dove potete trovare i cosidetti "grassi buoni".
Alcuni grassi sono fondamentali per la salute e addirittura aiutano a ridurre l’infiammazione e a perdere peso: sono un po’ come l’olio per un motore, rendono fluido ed efficiente l’organismo. Per fare un po’ di chiarezza conosciamo meglio i cosiddetti "grassi buoni".

Acidi grassi polinsaturi omega-3

Questi acidi grassi sono potenti antinfiammatori e sono considerati i più importanti tra i grassi buoni. La nostra alimentazione ne è diventata povera perché sono grassi che si trovano soprattutto nei cibi naturali, ad esempio in molti pesci (salmone, sgombro, sardine), nei semi di lino, nelle noci e in altri semi.

Grassi monoinsaturi

Questi grassi si trovano soprattutto nell’olio d’oliva ma anche nelle mandorle, nelle noci brasiliane, negli anacardi, nell’avocado e in alcuni semi. Anche questa categoria di grassi ha effetti metabolici salutari, come l’abbassamento del colesterolo e della glicemia.

Alcuni grassi saturi

La maggior parte dei grassi saturi contenuti in formaggi e carni non è salutare. Tuttavia, una minima quantità di grassi saturi, provenienti ad esempio da cibi come il cocco, possono essere utili. Queste fonti sono infatti ricche di acido laurico che, assieme agli Omega-3, è un importante componente del sistema nervoso centrale.

Alcuni acidi grassi polinsaturi Omega 6

In dosi ridotte, alcuni acidi grassi polinsaturi Omega 6 sono utili, perchè in grado di produrre anch’essi delle sostanze antinfiammatorie (prostagladine). Tuttavia occorre prestare attenzione a non assumere questi grassi da fonti raffinate, come gli oli vegetali commerciali. Fonti adeguate, se assunte a piccole dosi, sono l’olio di sesamo, l’olio di girasole, l’olio di noce e di cartamo, ovviamente pressati a freddo.
Ricordatevi però di stare alla larga dai grassi idrogenati, dagli acidi grassi polinsaturi raffinati e non pressati a freddo degli oli vegetali e dagli acidi grassi saturi presenti nel manzo, nell’agnello, nei formaggi, nel latte e derivati.



Pesce e benessere

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Pesce e benessere

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Il pesce è un alimento essenziale per il nostro benessere, ha infatti un alto valore nutritivo, ha un ridotto contenuto di colesterolo (ad eccezione dei crostacei) ed è ricco di acidi grassi insaturi e polinsaturi, i cosiddetti “grassi buoni,” utili nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

La concentrazione di lipidi (grassi) nel pesce è molto variabile (dallo 0,1 al 30%) per tale ragione i pesci vengono classificati in magri, semigrassi e grassi (il merluzzo è ad esempio un pesce magro, così come le vongole, il pesce spada o la sogliola, mentre sardina e tonno sono semigrassi, anguilla, sgombro e aringa sono invece pesci grassi).
Crostacei e molluschi, pur contenendo discrete quantità di colesterolo, sono praticamente privi di grassi saturi e sono ricchi di grassi insaturi. In ogni caso il loro contenuto lipidico è modesto (1-3%).
Le proteine del pesce sono ad alto valore biologico. Una proteina è ad alto valore biologico quando è costituita da Aminoacidi Essenziali. Gli amminoacidi essenziali non possono essere prodotti dall’organismo, devono quindi essere assunti con una dieta specifica o attraverso integratori.

A cosa servono gli acidi grassi insaturi Omega 3?
Il pesce è ricco di Omega 3. Gli acidi grassi Omega-3 abbassano i livelli plasmatici di trigliceridi, riducendo il rischio di patologie cardiovascolari. Tutto ciò spiega l’importanza di un regolare consumo di alimenti ricchi di omega-3 (pesci e semi di lino), in modo da tenere sotto controllo i livelli ematici di Iperlipidemia e, insieme ad essi, il rischio di malattie cardiovascolari.
È bene sapere inoltre che gli acidi grassi polinsaturi si deteriorano alle alte temperature, è quindi opportuno fare attenzione al metodo di cottura che utilizziamo. Un metodo corretto dal punto di vista nutrizionale è il “cartoccio”, che prevede l’utilizzo di un foglio d’alluminio per avvolgere il pesce durante la cottura in forno. Con questo sistema di preparazione vengono fra l’altro ben conservati sapore e aroma del pesce.
La frittura è invece sconsigliata poiché i famosi grassi omega-3, se sottoposti ad alte temperature, diventano instabili producendo residui nocivi per il nostro organismo (in questo caso si raccomanda l’uso di olio specifico per la frittura, più adatti per le alte temperature).

PESCE, COME SCEGLIERLO
Ricordando che il pesce surgelato non ha nulla da invidiare a quello fresco, esaminiamo alcune caratteristiche da tenere in considerazione quando lo si acquista:

CARATTERISTICA   PESCE FRESCHISSIMO     PESCE FRESCO     PESCE ALTERATO
ODORE                        salso o di alga                   fresco                 ammoniaca
RIGIDITÀ CADAVERICA    presente                     assente                  assente
ASPETTO              superficie lucida e brillante    superficie viva     smorto e cinereo
CONSISTENZA           sodo e carnoso             elastico e morbido    molle e flaccido
OCCHIO                     vivo e sporgente                vitreo           piatto e appannato
COLORE BRANCHIE rosso bordeaux e  rosso   pallido e porpora  carnicino-marrone
                           lucide



DHA in gravidanza, a cosa serve e quando prenderlo

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DHA in gravidanza, a cosa serve e quando prenderlo

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Che cos’è il DHA e perché durante la gravidanza e i primi anni di sviluppo del bambino è importante prenderlo?
Il DHA è un acido grasso che svolge un ruolo molto importante durante la gravidanza e i primi anni di vita (soprattutto il primo) del bambino. Un 14% degli acidi grassi del cervello sono omega-3 (principalmente DHA) e un 17% sono omega-6 (principalmente acido arachidonico), ed entrambi si accumulano durante la gestazione e ovviamente la crescita.
L’assunzione di DHA sembra giocare un ruolo fondamentale anche nella riduzione del rischio di aborto. Inoltre, contribuisce a migliorare lo sviluppo neurologico e motorio, aumenta l’acuità visiva del bambino così come il suo sviluppo intellettuale ed è strettamente collegato anche a una riduzione di nascite premature e a un maggior aumento del peso del feto.
Qual è il dosaggio consigliato? Si stima che in gravidanza e durante l’allattamento dovrebbe esserci un consumo giornaliero minimo di 200 mg, mentre una dose adeguata per una donna in gravidanza o in allattamento è di circa 500 mg DHA/giorno. Come si assume? Ovviamente attraverso una dieta varia e sana. Ne sono molto ricchi pesci come salmone, aringa, sgombro e merluzzo.
Durante la gestazione bisogna evitare il pesce crudo: favorite solo pesce ben cotto o comunque regolarmente abbattuto. In caso di carenza, di solito il medico consiglia un’integrazione. In farmacia trovate molti complessi vitaminici che contengono anche DHA. Molte donne, purtroppo, non lo sopportano perché abbastanza faticoso da digerire.





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