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Cosa c’è da sapere sullo zucchero nei cibi?Vediamolo insieme..

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Cosa c’è da sapere sullo zucchero nei cibi?Vediamolo insieme..

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Mai come in questi ultimi anni si è data tanta importanza a questo alimento. Ma perché solo adesso?
Vi ricordate l’abbondanza dei cibi FAT-FREE sugli scaffali del supermercato negli anni 80-90? Una vera e propria invasione. Ancora oggi si possono trovare alcuni prodotti, soprattutto latticini, ma niente a che vedere con l’offerta di quegli anni.
I nuovi trend alimentari nascono molto spesso da campagne marketing mirate che trasformano i risultati di nuove scoperte scientifiche in vere e proprie fobie alimentari. In quegli anni, la scoperta che il consumo di alimenti con elevato contenuto di grassi saturi animali poteva aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, aveva generato una e vera propria tendenza di mercato FAT-FREE, soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito, con una vera ossessione per le calorie.
Per ridurre le calorie dell’alimento e renderlo FAT-FREE, parte del grasso veniva sostituito con carboidrati meno calorici (4 vs 9 calorie per grammo), generando un aumento del contenuto di zucchero in quasi tutti i cibi confezionati, inclusi quelli considerati dietetici, salutari o quelli per bambini. Oggi sta accadendo lo stesso fenomeno con i popolarissimi alimenti GLUTEN FREE.

Come non farvi ingannare dalle etichette?

Vi faccio un esempio pratico. Un cucchiaino di zucchero corrisponde a circa 5 g di zucchero granulato, un normale succo di frutta per bambini può contenere fino ad un equivalente di 5 cucchiaini di zucchero (circa 20 g leggete zucchero sotto la voce carboidrati) che equivale all’incirca alla razione giornaliera di zucchero per un adulto sano (6 cucchiaini ) secondo le linee guida della World Health Organization (Global Action Plan for NCDs 2013-2020).  Nel 2003, sempre secondo la WHO, il consumo medio pro-capite giornaliero globale era 58 g per persona, nel 2013 ha raggiunto 63g. Nel 2008, l’assunzione giornaliera media in UK era 76,7 grammi al giorno, che equivale a ben 19 cucchiaini di zucchero al giorno.

Come districarsi con i cibi che sono sulla nostra tavola tutti i giorni?

Qua ci sono varie possibilità. Diciamo che per prima cosa bisogna valutare l'effetto che ha l'alimento sulla glicemia nel sangue. Il cibo una volta ingerito viene digerito e trasformato in glucosio, acidi grassi e aminoacidi. Il glucosio per entrare nelle cellule e trasformarsi in energia ha bisogno di alcuni specifici trasportatori GLUT e dell’ormone insulina, prodotta dal pancreas, che fa entrare il glucosio nella cellula con i “suoi tempi” creando una curva glicemica. Per semplificare, se l’alimento contiene per la maggior parte zucchero la curva glicemica avrà un andamento a picco molto rapido con un conseguente aumento di insulina, se l’alimento contiene solo grassi o proteine la curva glicemica sarà quasi piatta.
Esistono diversi valori che posso aiutare a distinguere l’effetto di un alimento sulla glicemia: l’indice glicemico, il carico glicemico e  il carico insulinico. Questi indici, se pure riduttivi e facilmente trovabili online, valutano l’impatto dell’alimento sulla glicemia e insulinemia, e sono importanti per districarsi tra le varie categorie alimentari. Le mandorle ad esempio, una volta bandite dalle diete ipocaloriche, sono ritornate in auge come snack salutare perché hanno un indice glicemico basso, ovvero hanno un effetto moderato sulla glicemia. Attenzione la mandorla è un cibo ad alto valore nutrizionale, la panna montata pur avendo un indice glicemico basso ha un valore nutrizionale irrilevante anche se buona. L’avocado ad esempio essendo composto prevalente di grasso ha un indice glicemico praticamente nullo.
Una dieta a basso carico insulinico rimane fondamentale per prevenire o tenere sotto controllo patologie metaboliche come il diabete e sindrome metabolica caratterizzate da insulino-resistenza. Fino adesso, i dati in letteratura supportano che il metabolismo del glucosio possa svolgere un ruolo nell’eziologia del cancro al pancreas. Sembra però che una dieta a basso carico glicemico possa diminuire il rischio di cancro al pancreas solo in quegli individui che hanno già una tendenza ad avere insulino-resistenza come nel caso di diabete e sindrome metabolica.

Witteman JC Willett WC  Stampfer MJ et al 1989 A prospective study of nutritional factors and hypertension among US women Circulation 80 5 1320-7
Bao Y Nimptsch K Wolpin BM et al 2011 Dietary insulin load, dietary insulin index, risk of pancreatic cancer  American Journal of Clinical Nutrition 94 3 862-8

Dott.Enrico Fonticelli
Biologo Nutrizionista
cell. 3887304549
mail. sapereconsapore@gmail.com

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Mappa dei dolori addominali: le zone dell’addome colpite dal dolore e le sue possibili cause

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Mappa dei dolori addominali: le zone dell’addome colpite dal dolore e le sue possibili cause



mappa dolori addominali
Il mal di stomaco è uno dei disturbi più comunemente accusati e più complessi da valutare perché, molto spesso, è correlato  ad altre patologie o disturbi. Esiste una vera e propria mappa che collega le varie aree del ventre a possibili patologie, come per esempio calcoli biliari, problemi renali o stitichezza.
Quando il mal di stomaco compare nella parte superiore sinistra si potrebbe trattare di pancreatite e di ulcera mentre se compare all’ inizio dello stomaco, verso destra, potrebbe segnalare possibili problemi al pancreas, reflusso gastroesofageo e calcoli biliari. Nella mappa del mal di stomaco, i dolori che compaiono al centro sono da collegare con possibili ernie epigastriche, bruciore di stomaco o ulcera.
Se il dolore si manifesta sul fianco sinistro potrebbe trattarsi del colon irritabile e di altri disturbi del colon e dell’intestino; non deve essere trascurato perché potrebbe segnalare una patologia di tipo renale. Se il mal di stomaco si concentra sulla parte sinistra centrale si potrebbe anche trattare di calcoli renali.
Nella mappa del mal di stomaco se l’area interessata è quella centrale le possibili malattie sono l’ulcera, l’appendicite e disturbi al pancreas.
Se il dolore compare a destra dello stomaco si potrebbe trattare di un’infezione alle vie urinarie e, molto spesso, dalla stitichezza. Non deve mai essere ignorato perché potrebbe segnalare un’appendicite. Secondo la mappa del mal di stomaco, la parte bassa ma centrale può provocare dolore in caso di patologie ginecologiche e alle vie urinarie, diverticoli e colite. Quando il dolore si manifesta nei pressi dell’ombelico potrebbe essere determinato da un problema al pancreas, da un’ernia o dall’ulcera.
In alcuni casi, il mal di stomaco è determinato da un dolore riflesso che parte da altri organi, come per esempio i reni e le ovaie. Questo dolore non deve mai essere trascurato, soprattutto se non si tratta di un fenomeno sporadico. E’ fondamentale rivolgersi al proprio medico spiegando esattamente le caratteristiche del dolore ed il punto dal quale si irradia.
Mappa dei dolori addominali, lo schema

Per aiutare una più facile comprensione ecco uno schema che mostra le zone dell’addome colpite dal dolore e le sue possibili cause.
Zona superiore/destra dell’addome:
calcoli biliari, ulcera allo stomaco, pancreatite.
Zona superiore/centro dell’addome:
calcoli biliari, bruciore di stomaco/indigestione, ulcera allo stomaco, pancreatite, ernia epigastrica.
Zona superiore/sinistra dell’addome:
ulcera allo Stomaco, ulcera duodenale, colica biliare, pancreatite.
Zona centrale/destra dell’addome:
calcoli renali, infezione alle vie urinarie, costipazione, ernia lombare.
Zona centrale/centro dell’addome:
appendicite (fase iniziale), pancreatite, ulcera allo stomaco, infiammazione intestinale (tenue), ernia ombelicale.
Zona centrale/sinistra dell’addome:
calcoli renali, malattia diverticolare del colon, costipazione, infiammazione intestinale.
Zona inferiore/destra dell’addome:
appendicite, costipazione, dolore pelvico di origine
ginecologica, dolore all’inguine (ernia inguinale).
Zona inferiore/centro dell’addome:
infezione alle vie urinarie, appendicite, malattia diverticolare del colon, infiammazione intestinale, dolore pelvico di origine ginecologica.
Zona inferiore/sinistra dell’addome:
malattia diverticolare del colon, dolore pelvico di origine
ginecologica, dolore all’inguine (ernia inguinale).
L’intensità del dolore spesso è talmente forte da spaventarci, ma questo non significa necessariamente che la causa sia qualcosa di serio. Tuttavia, se i sintomi persistono, potrebbero indicare una malattia cronica che deve essere assolutamente trattata.
Se qualsiasi tipo di dolore dovesse durare più di due settimane (gonfiore cronico, vomito, diarrea, sangue nelle feci, ecc.) sarebbe opportuna una consultazione dal tuo medico per una diagnosi completa. L’esatta posizione del dolore, la sua durata, la sua intensità, altri eventuali sintomi correlati…sono tutte informazioni fondamentali per una corretta diagnosi.
Dobbiamo comunque considerare che il dolore addominale interessa una vasta area del nostro corpo, stiamo parlando appunto di una zona che parte dal torace fino ad arrivare all’inguine.
Proprio per questo motivo è necessario conoscere la posizione esatta del dolore in modo da poter trovare più facilmente la sua causa. Va comunque precisato che ogni persona ha una sua storia clinica: determinate predisposizioni e patologie, stile di vita differente, conformazione fisica differente ecc..



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