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Cereali per la colazione: diamo uno sguardo a cosa c'e' veramente dentro...

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CEREALI PER LA COLAZIONE: DIAMO UNO SGUARDO A COSA C'E' VERAMENTE DENTRO...

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Cereali per la colazione. Prodotti buoni, golosi e dalle confezioni accattivanti soprattutto per i bambini. Ma si tratta di una soluzione davvero sana come le pubblicità vogliono far credere? Cosa c’è veramente nella colazione dei più piccoli?
Vi sarà sicuramente capitato al supermercato di trovarvi nel reparto dei cereali per la colazione. Lunghi scaffali che racchiudono una grande varietà di prodotti di diversi formati, colori e gusti in grado di accontentare un po’ tutti e da unire a latte o yogurt per una colazione buona e veloce da preparare.
La parola cereale spesso viene associata a qualcosa di estremamente sano e utile al nostro organismo. Il problema però è che del cereale originario questi prodotti non hanno praticamente più nulla. Ma allora cosa c’è realmente dentro queste coloratissime confezioni? Vediamo di tenere d’occhio l'etichetta:

ZUCCHERI

La gran parte dei cereali per la colazione hanno un alto contenuto di zucchero utilizzato per renderli più appetibili ai bambini. A volte si tratta di sciroppo di mais o fruttosio ma il risultato non cambia. Tra l’altro spesso non è chiara l’origine di questi dolcificanti e se, ad esempio nel caso del mais, siano realizzati con prodotti OGM.

OLI IDROGENATI

Alcuni prodotti per la colazione contengono oli vegetali come quello di palma, non certo benefici per la salute. In alcuni casi si tratta di oli idrogenati ricchi di grassi saturi che diverse ricerche scientifiche hanno collegato alla comparsa di malattie cardiache, problemi immunitari e tumori. Nelle etichette si parla genericamente di “oli idrogenati” e non si può essere sicuri se ci siano o meno grassi trans nel prodotto. Tra l'altro se questi sono inferiori a 0,5 grammi per porzione, le aziende sono autorizzate a scrivere "0 grammi di grassi trans ".

BHA

Il BHA (butilidrossianisolo) è un additivo alimentare utilizzato anche in alcuni cereali per la colazione. Degli studi hanno collegato questo additivo al cancro e per questo il National Institutes ed il National Toxicology Program degli Stati Uniti sono arrivati a dichiarare che: "è ragionevole ritenere che il BHA sia cancerogeno per l'uomo".

LECITINA DI SOIA

Il problema della lecitina di soia è che potrebbe essere di origine transgenica e secondo il Cornucopia Institute (che effettua ricerche ed indagini su prodotti agricoli ed alimentari) potrebbe contenere tossine. La lavorazione della lecitina di soia spesso implica l'uso di esano, sostanza che è stata registrata dall’organizzazione mondiale della sanità come potenziale cancerogeno e neurotossico. E' possibile che tracce o residui di esano rimangano all’interno del prodotto.

ESTRUSIONE

La maggior parte dei cereali da colazione utilizzano un processo chiamato "estrusione" esponendo i grani ad alti livelli di calore e pressione, cambiando quindi la loro natura chimica, rendendoli alimenti trasformati e distruggendo la maggior parte delle sostanze nutritive in essi contenuti. Per questo motivo, molti cereali sono fortificati con vitamine e minerali.

FORTIFICAZIONI

Alcuni produttori di cereali cercano di nascondere l’elevato contenuto di zucchero attraverso la fortificazione, ovvero l’aggiunta di vitamine e minerali di sintesi. In alcuni casi questi prodotti possono addirittura risultare tossici in quanto troppo arricchiti. Una normale porzione di cereali per la colazione potrebbe infatti arrivare a contenere zinco, niacina e vitamina A in dosi molto superiori alla RDA (dose giornaliera raccomandata) per un bambino.

COLORANTI

Molti cereali per la prima colazione contengono coloranti artificiali riportati in etichetta con un codice incomprensibile ai più. Uno studio del 2014 condotto dalla Purdue University suggerisce che i bambini probabilmente stanno consumando molti più coloranti alimentari di ciò che si pensa. Bisogna unire infatti quelli contenuti nei cereali a quelli che si consumano attraverso altri alimenti e bevande poco sane.

AROMI

Dietro la dicitura aromi si nasconde una grande quantità di sostanze più o meno naturali. Alcuni aromi possono anche contenere ftalati ma le aziende non sono tenute a segnalarlo in etichetta. Anche in questo caso si possono trovare dei codici o una generica scritta “aromi naturali”, ovvero non è ben dato sapere cosa diamo da mangiare ai nostri bambini. Questo infatti potrebbe voler dire che è presente una sostanza naturalmente aromatica o invece una miscela composta da decine di altre sostanze.

Conclusione? Come sempre vi consiglio di scegliere per i vostri figli colazioni decisamente più sane anche se magari meno rapide da preparare. Potete ad esempio unire a dei fiocchi di cereali integrali biologici e non zuccherati, del latte vegetale, dello yogurt (anche di soia), frutta fresca o secca, semi, ecc.




fonte :www.greenme.it



Antiossidanti: perché sono importanti per la nostra salute

Antiossidanti: perché sono importanti per la nostra salute

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Sei in sovrappeso? Fumi? Utilizzi farmaci?
Bevi alcolici? Conduci una vita stressante?
Sei uno sportivo? D’estate adori stare al sole?
Vuoi prevenire malattie e influenze stagionali?

Se fai parte di una di queste categorie, hai assolutamente bisogno di antiossidanti. In questa pagina scoprirai cosa sono, a che servono, in quali alimenti reperirli e come…

Cosa sono gli antiossidanti:

Gli antiossidanti sono sostanze in grado di neutralizzare i radicali liberi e proteggere l’organismo dalla loro azione negativa. Le proprietà anticancerogene di molti alimenti sono legate proprio al loro prezioso contenuto in antiossidanti. Nel corso dei numerosi processi metabolici una piccola quantità di ossigeno dà origine a molecole chimicamente molto reattive a causa della presenza nell’orbitale più esterno di uno o più elettroni spaiati. Tali molecole, chiamate radicali liberi, sono in grado di danneggiare le strutture cellulari come la membrana plasmatica ed il DNA.
L’azione negativa dei radicali liberi si ripercuote sulla salute dell’intero organismo: accelerando i processi di invecchiamento cellulare, deprimendo il sistema immunitario, favorendo l’insorgenza di numerose malattie e forme tumorali. Il nostro organismo riesce a tenere sotto controllo l’attività dei radicali liberi attraverso speciali sostanze antiossidanti endogene (sintetizzate autonomamente) ed esogene (presenti negli alimenti).

A cosa servono:

Da studi recenti, è stato confermato che molte delle malattie più comuni sono associate ad una carenza di nutrienti antiossidanti. Come lo scorbuto è segno di carenza di Vitamina C, la carenza di antiossidanti può essere la causa di: Malattia di Alzheimer, Tumori, malattie cardiovascolari, cataratta, diabete, ipertensione, infertilità, degenerazione maculare del cristallino, morbillo, malattie mentali, parodontopatie, infezioni delle vie respiratorie, artrite reumatoide. Il fattore del processo degenerativo di invecchiamento cellulare è il danno ossidativo, i radicali liberi.
L’ossigeno è alla base della vita sia animale che vegetale è il nutriente più importante per ogni cellula, ma l’ossigeno è anche chimicamente reattivo può diventare instabile ed in grado di ossidare le molecole vicine con conseguente danno cellulare, i radicali liberi sono degli ossidanti corporei equivalenti a dei residui nucleari radioattivi. Il processo di ossidazione che si instaura per generare energia vitale, forma anche delle molecole instabili dette radicali liberi, molecole reattive, caricate elettricamente che possono provocare danni al tessuto delle cellule. La posizione dell’elettrone al’interno di una molecola ne determina la sua stabilità, il composto è stabile se gli elettroni sono in coppia, ma se un elettrone è libero se ne determina l’instabilità. Questa molecola “spaiata” è chiamata Radicale libero. Innesca una serie di reazioni a catena che tendono a formare altri radicali liberi, ìn un processo ossidativo esponenziale, se non viene bloccato in tempo.
I radicali liberi si formano dal fumo di sigarette, dalla combustione del petrolio che crea i gas di scarico, le radiazioni, la frittura, la cottura alla brace dei cibi. I normali processi chimici del nostro organismo, gli antiossidanti sono in grado di disarmare i radicali liberi

Fattori scatenanti: stress, prodotti di scarto del metabolismo, fumo di sigarette, consumo di alcol, farmaci, prodotti chimici tossici, radiazioni ionizzanti, esposizione a raggi X, raggi ultravioletti solari, pesticidi, esercizi fisici molto faticosi, assunzione di farmaci, antibiotici.
Gli antiossidanti che svolgono un ruolo primario sono la vitamina C, la Vitamina A, la Vitamina E, il beta-carotene, il precursore della Vitamina A che si trova nella frutta e nella verdura, lo Zinco e il Selenio, sono degli ottimi preventivi del benessere, insieme ad una alimentazione adeguata, biologica, moderata attività fisica quotidiana.
Per avere un’idea di ciò che vuol dire ossidazione, prendi una mela, tagliala a metà e lasciala per qualche minuto appoggiata su un piano, noterai che la polpa diventerà più scura.

In quali alimenti sono presenti gli antiossidanti:

Patate dolci, carote, crescione, piselli, broccoli, cavolfiori, limoni, mango, melone, peperoni, zucca, fragole, pomodori, cavoli, uva, kiwi, arance, semi e frutta secca, zucca comune, tonno, sardine, salmone, germe di grano, albicocche, fagioli. Essenzialmente frutta e verdure di colore rosso, arancione, giallo, frutta e verdura cruda, piselli, grano, fave, cereali integrali, cocomero, frutti di mare.
Per avere la giusta dose di antiossidanti giornaliera, una persona normale (NON fumatore, NON sportivo, NON stressato, NON utilizzatore di farmaci, NON divoratore di grassi, NON bevitore di alcolici, NON amante delle tintarelle) dovrebbe assumere da 6 a 8 porzioni di frutta e verdura. Per avere un’idea una porzione di frutta corrisponde a 150gr, quindi da 300 a 600 gr di frutta al giorno. Una porzione di verdura corrisponde a 250gr se cotta o 50gr se cruda, quindi almeno 1kg se cotta o almeno 200gr se cruda al giorno. Diciamo mediamente.. 1 Kg di frutta al giorno.
Una persona normale. Se invece fumi, o fai sport, o sei stressato, o utilizzi regolarmente farmaci, o mangi cibi grassi, o bevi alcolici, o ami la tintarella, ovviamente le tue porzioni devono essere più consistenti. Almeno il doppio. Un esempio: Un fumatore, ad ogni singola aspirata assume
MILIONI DI RADICALI LIBERI!!!



Mettersi a dieta: cosa mangiare per dimagrire

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Mettersi a dieta: cosa mangiare per dimagrire



Cosa mangiare per dimagrire? I cibi che ti permettono il dimagrimento dovrebbero essere tutti molto buoni al gusto, sani e nutrienti: ebbene, esistono!
Cosa mangiare per dimagrire è il segreto che tutti noi, soprattutto quelli con qualche chiletto di troppo, vorrebbero conoscere. Beh, non è un sogno, ma realtà: vediamo insieme quali sono questi cibi buoni, nutrienti e… dimagranti!

LA VITAMINA C

Di sicuro siete a conoscenza del fatto che questa vitamina è un valido ausilio nel perdere i grassi. Se non abbiamo l’apporto di qualche micronutriente come, appunto, la vitamina C, potrebbero non vedere mai la luce i risultati dei nostri sforzi per ridurre il girovita e bruciare i grassi.
Dove si trova la vitamina c: verdure, pomodori, patate dolci, zucca, spinaci, piselli, cipolle, cavoli rapa, aglio, scarola, cime di rapa, foglie di senape, cavolfiori, cavoli, cavoletti di Bruxelles, cime di rapa, broccoli, peperoni ed asparagi. Si trova anche nella frutta, ed in particolare in: fragole, lamponi, ananas, papaya, arance, mango, lime, limoni, kiwi, pompelmi e meloni.

IL CALCIO ED I LATTICINI

Che il calcio sia un toccasana per il tessuto osseo è cosa ormai risaputa, ma che fosse un sostegno validissimo anche per controllare l’appetito forse è cosa meno nota. Le ricerche hanno dimostrato che gli individui che soffrano di carenza di calcio hanno masse grasse superiori alla norma e non riescono ad avere un buon controllo della fame. Ma non finisce qui: altre ricerche hanno dimostrato anche che le fonti di calcio dei derivati del latte hanno una maggior efficacia nell’accelerazione dello smaltimento del grasso se paragonate ad altre fonti e questi ricercatori sono già nella fase di studio per trovare qualche altro ingrediente che possa essere somministrato sinergicamente con il calcio.
Dove si trova il calcio: nei latticini, ad esempio i formaggi ricotta, provolone, parmigiano, mozzarella, groviera, feta e cheddar. Anche nei semi e nelle noci (mandorle, semi di sesamo e noci brasiliane), ed in alcune verdure, quali i crescioni, gli spinaci, le cime di rapa, le foglie di senape, i cavoli ed i broccoli.

LA QUINOA

Si tratta di una tipologia di grano molto antica ed è un prodotto estremamente nutriente, ricchissimo in proteine, ma anche in aminoacidi, vitamina E e fitosteroli. Anche solo per i suoi valori nutrizionali la quinoa dovrebbe esser sempre presente nella nostra dieta, ma recenti studi confermano che è uno dei principali inibitori dei grassi.

LE PROTEINE

Questo genere di micronutrienti hanno una grande influenza su tutto ciò che riguarda alimentazione e dieta. Ma non solo, enzimi, ormoni per la generazione del tessuto nelle guarigioni da una ferita. Per quanto concerne il dimagrimento, studi ormai consolidati hanno dimostrato che tutte le proteine influenzano notevolmente il senso di sazietà (generando la sensazione di esser pieni, quindi inibendo la voglia di mangiare ulteriormente). Ingerire cibi ricchi di proteine anziché carboidrati spinge ad avere meno fame ed a bruciare meglio i grassi.

Dove si trovano le proteine: nel pesce, innanzitutto (merluzzi, acciughe, aragoste, sardine, salmoni, tonno e gamberetti), poi nel taglio magro di alcune carni (carne bovina, pollo, carni di maiale, vitello e tacchino), ancora nei semi e nelle noci (arachidi nocciole, semi di zucca e pistacchi), nel grano (avena, pane integrale ed orzo), nei latticini (cheddar, ricotte, mozzarella, parmigiano, yogurth, latte e groviera) e, infine, nei legumi (lenticchie, fagiolini, fagioli bianchi e soia).

IL MIELE

Viene annoverato ormai tra le “grandi promesse” per la salute ed il dimagrimento: riduce l’adipe (in qualità di sostituto dello zucchero), ha un valore nutritivo elevato e fa bene a moltissime funzioni di un organismo. Rientra tra gli antivirali, antibatterici, equilibra il contenuto di zuccheri ematici, calma la tosse ed è un sostegno per la difesa immunitaria.

IL CACAO

Rispetto alla media degli altri alimenti il cacao contiene molti più antiossidanti. Di non molto tempo fa una ricerca in cui venivano messe in luce le qualità benefiche sui diabetici delle epicatechine, sostanze contenute, appunto nel cacao. Stante la minore attesa di vita di un diabetico (circa sette anni meno della media), si è scoperto che questi flavonoidi hanno allungato la vita di alcuni soggetti da laboratorio. E’ ottimo per la prevenzione dei processi degenerativi arteriosi, “smussando” ogni deposito di grassi. Il cioccolato fondente da una mano al cuore, è ottimo per la giovinezza della pelle e, notoriamente, aiuta ad avere un umore migliore!

IL GRASSO “BUONO”, IL GRASSO SANO

Le diete ricche di acidi grassi monoinsaturi, i grassi “buoni”, che si ritrovano nell’oliva, nel suo olio, nei semi e nelle noci, come anche nel cioccolato fondente ed anche nell’avocado, non solo contribuiscono a darvi una sferzata di energia, ma anche ad avere pance piatte e girovita piacevoli. Anche alcuni acidi grassi polinsaturi, però, possono apportare benefici, quelli, ad esempio, che si trovano nei pesci e negli oli derivati, nei semi e nelle noci (ivi comprese le arachidi, i semi di girasole, i semi di sesamo e di lino).
Dove si trovano gli acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi: nell’olio di semi di girasole, in quello di soia, nella soia direttamente, nei semi di lino, nell’avocado. Nelle noci e nel loro burro, nell’olio e nel latte di cocco, come anche nelle sardine e nel salmone.



Gli ingredienti più tossici contenuti nei cosmetici

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Gli ingredienti più tossici contenuti nei cosmetici

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Ogni giorno utilizziamo sapone e detergenti per lavarci, creme per il viso e per il corpo per rendere la nostra pelle morbida, shampoo e balsamo per avere chiome setose, per non parlare poi dell’innumerevole quantità di prodotti cosmetici che spesso le donne hanno nel loro beauty-case: rossetti, ombretti, matite per occhi e labbra, kajal, smalti e mascara di ogni colore. Ma vi siete mai chiesti cosa c’è all’interno dei prodotti che si utilizzano quotidianamente?

Qualche anno fa aveva fatto scalpore una ricerca in cui si affermava che una donna si spalma ogni giorno 515 tipi di addittivi chimici. Nonostante lo studio sia stato prontamente smentito da Unipro, basta soffermarsi almeno una volta a leggere le etichette dei più comuni cosmetici e detergenti, per incontrare termini e sigle talvolta difficili da pronunciare che molto spesso si rivelano dannose per la pelle e causa di fenomeni allergici, di sensibilizzazione o di irritazione.

Ecco  una breve lista degli ingredienti nocivi più usati nei cosmetici

I CONSERVANTI ovvero tutte quelle sostanze che devono essere addizionate ai cosmetici contenenti acqua per evitare che si sviluppino muffe o batteri. Tra i più comuni troviamo:

FORMALDEIDE: la troviamo in tantissimi prodotti di uso comune e purtroppo viene largamente usata anche nella conservazione dei cosmetici. Prodotti come fondotinta, shampoo e smalti contengono formaldeide che oltre ad essere una sostanza conservante è un potente battericida. Nonostante sia stata accertata la sua cancerogenicità, la formaldeide continua ad essere contenuta in una vasta gamma di prodotti, anche se a concentrazioni molto basse.
PARABENI: i sei principali parabeni che possiamo trovare nelle formulazioni in commercio sono methylparaben, ethylparaben, propylparaben, isobutylparaben, butylparaben e benzylparaben e vengono usati come conservanti nelle creme idratanti, solari, nei dentifrici, negli shampoo, nei detergenti intimi, nei deodoranti, nei gel da barba, insomma in tantissimi cosmetici di uso quotidiano, persino nei cosiddetti prodotti “naturali” o “organici” . E’ stato ampiamente dimostrato che queste sostanze penetrano attraverso la pelle e restano intatte all’interno del tessuto, accumulandosi. Sebbene siano legalmente autorizzati nell’Unione Europea, anche i parabeni sono seriamente sospettati di essere cancerogeni.
QUATERNIUM 15: fa sempre parte dei conservanti. E’ presente in molti cosmetici per il make-up degli occhi, nei fondotinta, negli shampoo ma anche nelle lozioni idratanti e nelle creme solari. E’ nocivo perché rilascia formaldeide, è tossico e dà luogo a fenomeni di sensibilizzazione.
KATHON CG: è un altro conservante, un antimicrobico ad ampio spettro d’azione, incolore e inodore contenuto nei dermocosmetici, nei prodotti per l’igiene personale e nei prodotti per la casa. Dal punto di vista tossicologico, il Kathon CG, è stato classificato come irritante primario nonostante abbia un grandissimo utilizzo. E’ possibile trovarlo sulle etichette con dei sinonimi come GROTAN, EUXIL o ISOTIAZOLINA.
Altre sostanze impiegate comunemente nei cosmetici che ognuno di noi ha in casa sono:
MEA-DEA-TEA: non sono i nomi di tre simpatiche sorelle ma rispettivamente le sigle di monoethanolamine, diethanolamine, triethanolamine e sono presenti in molti composti cosmetici. Li possiamo trovare quasi sempre nei prodotti che fanno schiuma quindi shampoo, saponi e bagnoschiuma e danno luogo a nitrati e nitrosamine ovvero agenti cancerogeni.
PARAFENILENDIAMINA(PFD): questa sostanza, dal nome difficile da pronunciare, la incontriamo spesso quando si va dal parrucchiere, infatti è il colorante più importante usato per le colorazioni permanenti dei capelli. Molto spesso dà luogo a fenomeni di sensibilizzazione tanto che questa sostanza è stata bandita da molti Paesi europei.
FTALATI: una tra le sostanze più incriminate, trova ampio utilizzo anche in campo cosmetico. Secondo un rapporto di Greenpeace, un grandissimo numero di profumi per uomo e donna delle migliori marche contiene due sostanze che possono avere effetti indesiderati sulla salute: gli ftalati appunto e i muschi sintetici.
TENSIOATTIVI: sono sostanze dotate di proprietà schiumogene, detergenti e solubilizzanti. Sono ovviamente presenti in tutti i prodotti che detergono corpo e capelli e i più conosciuti sono senza dubbio il sodium laureth sulfate (SLES) e il sodium lauryl sulfate (SLS). Non sono sostanze cancerogene, come si pensava fino a qualche anno fa, ma essendo molto aggressive è meglio preferire prodotti contenenti tensioattivi più delicati e soprattutto limitarne l’uso.
TOLUENE: leggi toluene e pensi subito ai prodotti per le unghie e in effetti il toluene è il solvente che serve a stendere facilmente lo smalto. Purtroppo è stato collegato a disturbi del sistema nervoso e può inoltre causare danni ai reni. Per correre ai ripari alcune case cosmetiche hanno tolto dai componenti dei loro smalti la sostanza incriminata. Forse il nostro smalto si sgretolerà più velocemente, ma avremo la certezza di non avvelenarci.
PROFUMO: tutti i cosmetici in genere hanno un odore gradevole. Siamo portati a pensare che la fragranza all’interno dei prodotti per l’igiene personale sia del tutto innocua, ma non è così. Il 95% delle sostanze chimiche impiegate nei profumi e nelle fragranze dei cosmetici sono composti sintetici derivati dal petrolio e dal momento che i profumi hanno un basso peso molecolare, riescono a penetrare più facilmente nella pelle e possono causare allergie o difficoltà respiratorie.
IDROCHINONE: leggendo le etichette dei prodotti schiarenti per la pelle è facile imbattersi in questo composto, un fenolo che risulta essere nocivo, irritante e pericoloso per l’ambiente. Anche se ne è stato vietato l’uso come schiarente per la pelle, questa sostanza continua ad essere impiegata nelle tinture per capelli, anche se a concentrazioni basse.
COAL TAR: spesso in dermatologia per curare la psoriasi vengono utilizzati i catrami terapeutici. Tra questi, il più efficace è il Coal Tar ovvero il catrame minerale che, per la sua attività riducente e antiseborroica, trova impiego in molte creme antri prurito e nei trattamenti per il cuoio capelluto ma può dar luogo a fenomeni di fotosensibilizzazione.
ALLUMINIUM: lo troviamo all’interno di tantissimi prodotti, alimentari e non, e ovviamente non poteva mancare tra i componenti di molti cosmetici, in particolar modo deodoranti e antitraspiranti, che possono contenere fino al 20% di sali di alluminio sotto forma di cloridrati di alluminio e idrati di zirconio. L’uso prolungato di queste sostanze è collegato al rischio di insorgenza di cancro al seno poiché i sali di alluminio sono in grado di danneggiare in modo significativo il Dna delle cellule, stimolandone la degenerazione in cellule cancerose.
Con questa lista di prodotti nocivi per la salute e l’ambiente, non ho intenzione di spaventarvi o convincervi a svuotare il beauty-case! Semplicemente vorrei cercare di farvi capire quali sono i prodotti più sicuri da usare e spingervi verso un consumo consapevole dei cosmetici, preferendo quelli biologici (in cui per legge non possono contenere tali sostanze) e che non siano stati testati su animali. Ma soprattutto di leggere bene l'etichetta: conoscere l'INCI è l'unica arma per scegliere bene.





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Truffe alimentari: le olive “verniciate”

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Truffe alimentari: le olive “verniciate”

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Le truffe alimentari sono sempre più dietro l’angolo. Ora tra i prodotti contraffatti non c’è solo l’olio, ma persino le olive. Cosa possiamo fare come consumatori? Ecco alcune dritte.


IL CASO DELLE OLIVE “VERNICIATE”

In pratica, per rendere più appetibili le olive, alcuni produttori poco onesti le “verniciano”, come si dice in gergo, con solfato di rame o con il colorante E141: in questo modo si riesce anche a restituire un aspetto fresco a un prodotto ormai vecchio.
«L’E141 è un complesso di clorofille e rame. Per ottenerlo, si aggiunge un sale del rame alla clorofilla estratta con solventi dalle piante. Il suo uso è ammesso per alcuni alimenti come le conserve di frutti rossi, ma non nelle olive.
Tra l’altro, lo scorso anno l’Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha chiarito che i complessi rameici delle clorofille sono ottenuti da fonti vegetali che non possono essere considerate commestibili per l’uomo, come l’erba e l’erba medica e che mancano informazioni serie su tossicità e cancerogenicità di questa sostanza. «Quanto al solfato di rame, si tratta di una sostanza tossica per la maggior parte delle piante e di un inquinante ambientale non biodegradabile, che si accumula nelle falde e nel terreno, per il quale sono previsti limiti massimi di residuo molto rigidi, che spesso vengono ampiamente superati. Per di più, il suo uso è ammesso solo per difendere le piante dall’attacco di parassiti e infestanti, ma non come colorante».

LA FALSA INDICAZIONE DI ORIGINE

Ma le truffe che riguardano le olive non finiscono qui. Sebbene la legge punisca chi spaccia per Made in Italy un prodotto alimentare che arriva dall’estero, capita che olive estere vengano spacciate come locali e perfino che si utilizzi un falso marchio a denominazione d’origine (Dop o Igp).
Così, pensi di comprare un prodotto del territorio e, invece, ti porti a casa olive che arrivano da lontano e che molto spesso non rispondono ai requisiti di qualità del cibo nostrano, oltre a non rispettare i disciplinari di produzione.



Problemi di pelle? Quali sono le cause?

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Problemi di pelle? Quali sono le cause?

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La manifestazione di un sintomo è di fatto il modo con il quale il nostro corpo-mente cerca di comunicare con noi. Imparare ad ascoltare questi messaggi, può essere un’opportunità che ci viene offerta per rimetterci in contatto con noi stessi.
Ogni sintomo a noi appare come una malattia. In realtà è il meccanismo che il nostro corpo sta adottando per ristabilire quell’equilibrio, eliminando gli eccessi. Uno degli organi attraverso cui questi eccessi vengono eliminati è proprio la pelle: l’organo più esteso che abbiamo. A volte accade, che gli eccessi da eliminare siano in grandi quantità e che gli altri organi di eliminazione (polmone, reni, intestino) siano intasati o indeboliti e non riescano a farlo.
Non dimentichiamo, inoltre, che in Medicina Tradizionale Cinese, la pelle è associata al movimento energetico "Metallo", a cui sono correlati polmone ed intestino crasso. Un problema di pelle può parlarci di una disarmonia in questa loggia energetica. L’obiettivo è dunque rafforzare i due organi. Ma rafforzare anche i Reni, che temono molto lo Yin.
Gli alimenti che meno piacciono a Polmone ed Intestino sono quelli che producono muco, che intasano: si tratta, in particolare, di latte e derivati, zucchero e prodotti raffinati. Questi sono gli alimenti più problematici per la pelle. Ma anche un eccesso di proteine e grassi.
La pelle è un organo Yin (più esterno superficiale).
Quindi bisogna fare attenzione agli eccessi di Yin (che vengono eliminati attraverso le parti più Yin, alte – vie respiratorie – e superficiali – la pelle).
Attenzione anche agli eccessi di Yang (che tendono ad accumularsi): questi, creando un’attrazione magnetica (le due polarità si attraggono), potrebbero impedire allo Yin di essere eliminato. Può capitare che un eccesso di Yang (grasso saturo ad esempio), rallentando la circolazione impedisce alla pelle di essere nutrita (come nel caso di pelle secca).
Ricapitolando, in caso di problemi di pelle, gli alimenti problematici sono :
I cibi più Yin, come alcol, zucchero (compreso quello di canna, fruttosio e sciroppi in genere), cibi tropicali (caffè, cacao, ananas, banane, ecc..), solanacee (pomodori, peperoni, melanzane, patate), latte e derivati (compreso lo yogurt), prodotti raffinati (farina 00, riso bianco, ecc), cibo crudo (in particolare succhi di frutta),  olio extravergine di oliva. Sarebbe bene anche evitare le bevande vegetali (molto Yin) ed essere molto prudenti con la frutta (eventualmente consumandola cotta con un po’ di kuzu).
I cibi più Yang: prodotti animali, in particolare carne, formaggi, salumi, uova. Usare particolare cautela anche con i prodotti da forno (biscotti, pane, pizza, ecc.)
Sostanzialmente, sarebbe opportuno cercare di mangiare meno grassi e meno zuccheri, andando verso un’alimentazione più equilibrata, basata su cereali integrali, legumi e verdura di stagione, non esagerando con la frutta (che creerebbe un eccesso di Yin, come anche troppi cibi crudi).
Il cereale preferito è il riso integrale: è quello collegato al movimento "Metallo", ottimo per il nostro intestino. Questo cereale ci aiuta ad "asciugarci". Ma non dimentichiamo anche i legumi, collegati ai nostri reni, alla nostra forza vitale.





Digestione corretta: alcuni consigli per ottimizzarla

Digestione corretta: alcuni consigli per ottimizzarla

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Una corretta digestione è importante  per mantenere un buon stato di salute, per la prevenzione di molte malattie e in generale per un buon livello di qualità di vita.
Ogni alimento è costituito da carboidrati, proteine e grassi. La digestione di questi nutrienti avviene utilizzando particolari sostanze chimiche, che agiscono in modo corretto solamente in un ambiente adeguato.
Rimandiamo agli articoli specifici per capire come funziona la digestione dei singoli macronutrienti: digestione dei carboidrati, digestione delle proteine e digestione dei grassi.
In questo articolo consideriamo invece il processo digestivo a fini pratici, cercando di stilare un decalogo per una corretta digestione.
Molti testi sulla digestione finiscono per cadere in contraddizioni anche molto evidenti: da un lato si invita all'equilibrio, senza prendere posizioni drastiche, dall'altro si forniscono consigli che, se seguiti alla lettera, rendono la dieta rigidissima.
Per non cadere in queste contraddizioni, siamo partiti da un principio ben preciso.
Una persona sana deve scegliere le combinazioni degli alimenti per garantire il corretto funzionamento del metabolismo e per il piacere di mangiare. Le funzioni digestive vengono in secondo piano: passano in primo piano solamente nel momento in cui ci sono dei problemi.
L'alimentazione serve per far funzionare correttamente il metabolismo tramite l'assunzione della corretta quantità e ripartizione dei macronutrienti. L'apparato digerente è progettato per questo scopo: non ha senso che una persona sana penalizzi il metabolismo per favorire la digestione.

Digestione

Studiando il funzionamento dell'apparato digerente si scopre che esistono combinazioni di alimenti favorevoli, la cui digestione simultanea non crea problemi, e altre combinazioni in qui questo non avviene.
Eliminando tutte le combinazioni sfavorevoli la dieta diventa impossibile. Abbiamo allora suddiviso tali combinazioni in due blocchi: il primo contiene le regole che possono essere seguite nell'alimentazione quotidiana, poiché non penalizzano la qualità della vita a tavola e consentono il soddisfacimento dei fabbisogni del metabolismo.
L'altro blocco comprende le regole che vanno seguite solamente in caso di problemi digestivi particolari, poiché seguirle sempre comporterebbe una inutile castrazione alimentare, oltre che un possibile malfunzionamento del metabolismo.

Regole di base per una corretta digestione

Le regole che seguono devono essere un punto di riferimento nella alimentazione di tutti i giorni.
Ovviamente è possibile trasgredire a queste regole, che andranno seguite più o meno alla lettera in base alla pianificazione degli impegni. È opportuno, comunque, non trasgredire a più di una regola per pasto.
Prima di una intensa sessione lavorativa, sarà bene seguirle alla lettera, come dopo una attività sportiva intensa o dopo una giornata stressante.

1 - Quante calorie?
È incredibile come nessuno parli di calorie per garantire una buona digestione. Un pasto da 1000 kcal ineccepibile come combinazione di alimenti sarà meno digeribile di un pasto da 500 kcal con 2 o 3 combinazioni sfavorevoli.
Per molti soggetti il vincolo delle calorie per pasto è automaticamente soddisfatto rispettando il vincolo del sovrappeso, ma per uno sportivo o un giovane questo potrebbe non bastare.
Quante calorie deve contenere un pasto "normale"? Dalle 400 alle 800. Con 3 pasti al giorno, si copre un fabbisogno dalle 1200 alle 2400 kcal. Con consumi calorici superiori, bisognerà introdurre degli spuntini, oppure adottare la seguente regola: maggiori sono le calorie di un pasto, maggiori sono le regole da seguire per quanto riguarda le combinazioni alimentari.

2 - Proteine di diversa provenienza
Ogni tipo di proteina necessita di particolari enzimi che vengono attivati in particolari condizioni di acidità.
Assumendo proteine di diversa natura (ad esempio carne e formaggio, uova e carne, uova e formaggio, ecc.) si rallenta la digestione di entrambe.
Particolarmente deleteria l'associazione di carne e latticini: la caseina del latte tende ad inglobare le proteine della carne rendendola indigeribile e dando luogo a fenomeni putrefattivi.

3 - Zuccheri e amidi o zuccheri e proteine
Le proteine e gli amidi vengono digeriti nello stomaco, mentre gli zuccheri semplici vengono digeriti nell'intestino. Se assunti insieme, gli zuccheri permangono nello stomaco il tempo necessario a smaltire gli amidi o le proteine, dando luogo a fermentazioni che ostacolano a loro volta la digestione di amidi e proteine.
Quindi è bene limitare l'abitudine del dolce a fine pasto.

4 - Vino o birra e amidi
Il vino e la birra sono sostanze che aumentano l'acidità e quindi rallentano la digestione degli amidi, che necessitano di un ambiente alcalino. È bene quindi limitare l'assunzione di queste bevande ai pasti prevalentemente proteici, soprattutto quelli a base di carne e pesce.

5 - Grassi cotti con alimenti proteici
I grassi sono gli alimenti più difficoltosi da digerire e quindi quelli che rallentano maggiormente la digestione degli altri nutrienti.
La quantità totale di grassi in una dieta equilibrata (cioè con una % di grassi non superiore al 40%) è automaticamente limitata grazie al vincolo del sovrappeso.
I grassi cotti, contenuti nei fritti, nelle carni grasse cotte, ma anche negli alimenti alla cui base c'è un soffritto, rallentano la digestione più di quelli crudi e quando associati a proteine ne determinano una lunga permanenza nell'intestino favorendone la putrefazione.
Nei pasti a base di sole proteine e grassi cotti è bene aggiungere molta verdura cruda, per limitare i danni causati dalla putrefazione delle proteine.

Regole secondarie per una digestione corretta
Le regole che seguono andrebbero seguite solo in subordine alle prime, e solamente quando è necessario garantire una digestione ottimale, per esempio prima di un evento sportivo o durante la convalescenza, quando il fisico è particolarmente debilitato.
Infatti, seguendo tali regole, diventa veramente difficile garantire la corretta ripartizione dei macronutrienti ad ogni pasto, inoltre l'alimentazione diventerebbe piuttosto monotona e poco soddisfacente.

6 - Proteine con amidi
Quando si ingerisce la carne c'è una precoce secrezione di succo fortemente acido nello stomaco che provoca un'inefficienza nella digestione degli amidi. Se a questa regola associamo quella che consiglia di evitare zuccheri e amidi, non si può più associare carboidrati e proteine e la dieta diventa dissociata.
Volendo ottimizzare al massimo la digestione, bisognerebbe evitare di associare carbidrati e proteine.

7 - Frutta con amidi e proteine
La frutta contiene acidi e quindi interferisce con la digestione degli amidi. Inoltre, la frutta contiene zuccheri e questi non vanno bene insieme alle proteine.

8 - Alimenti acidi con amidi o proteine
Cibi e bevande acide e cioè aceto, limone, succhi di frutta, frutta acida (mele, pere, agrumi), bevande zuccherate e acidule, non andrebbero assunti con gli amidi poiché questi hanno bisogno di un ambiente alcalino; ma nemmeno con le proteine perché inibiscono la secrezione acida.




Galateo a tavola: ecco le buone maniere in cinque paesi del mondo

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Galateo a tavola: ecco le buone maniere in cinque paesi del mondo

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Paese che vai usanze che trovi… anche a tavola! Se siete appassionati di cucina internazionale allora è bene ricordare che ogni paese del mondo a tavola ha le sue "buone maniere" che servono a non far sfigurare gli ospiti e soprattutto a evitare brutte figure.

Ecco alcune dritte su come comportarsi a tavola in alcuni paesi del mondo.

Francia

Se state per accomodarvi in un romantico ristorante parigino per una cena a lume di candela, ricordatevi che è obbligatorio tenere le mani e i polsi in bella vista appoggiati al tavolo e non sulle ginocchia.

Assolutamente vietato poi appoggiare il pane nel piatto e tagliare le foglie di lattuga con il coltello!


Thailandia

Qui la parola d'ordine è condivisione: le pietanze vengono servite tutte assieme e ogni commensale può prendere quanto cibo vuole. L'unica cosa è non prelevare l'ultima porzione dal piatto comune senza essersi prima assicurati che gli altri commensali siano d'accordo.
Il solo utensile che si può usare inoltre è il cucchiaio, la forchetta serve ad accompagnare il cibo ma non a portarlo alla bocca.


Giappone

Totalmente vietate forchette o cucchiai, l'unico modo per assaporare un piatto della cucina giapponese è con le bacchette che non vanno però né incrociate né leccate.
Se poi state mangiando una zuppa o una ciotola di spaghetti è bene sorseggiarla in modo palesemente rumoroso, solo così dimostrerete di apprezzare veramente la pietanza.


India

Per un pranzo in puro stile indiano le mani sono fondamentali, in particolare infatti si mangia con la mano destra (la sinistra è simbolo di impurità) e le dita vengono usate per mescolare il cibo nel piatto.
Attenzione poi a finire tutto quello che vi viene servito, lasciare un po' di cibo per gli indiani infatti significa sprecarlo e mancare di rispetto al cuoco.


Cina

Al contrario invece in Cina lasciare un po' di cibo nel piatto significa essere educati e sottolineare come il padrone di casa sia stato generoso a donarne più del necessario.
Evitate però di prendere del cibo dal piatto degli altri commensali o di mangiare troppo velocemente. Il miglior complimento che potete fare al cuoco? Un bel rutto, solo così dimostrerete di aver realmente apprezzato la cena!



Le creme solari: luci ed ombre

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Le creme solari: luci ed ombre

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Le indagini della American Academy of Dermatology hanno dimostrato che molte persone non sono consapevoli del corretto utilizzo delle protezioni solari.Tuttavia, anche se usati correttamente, non tutti i prodotti solari contengono ciò che è pubblicizzato sulla confezione.
In un test, i ricercatori hanno valutato il valore SPF di 65 prodotti disponibili sul mercato e hanno trovato che il 43 per cento aveva meno SPF di quanto indicato in etichetta. La protezione solare blocca anche la capacità del corpo di produrre vitamina D, nonostante che diversi studi abbiano dimostrato come la maggior parte delle persone non usino adeguate quantità di crema solare tali da influenzare negativamente i loro livelli di vitamina D. Questo è certamente un problema, soprattutto se si mantiene la protezione solare per tutto il tempo di esposizione al sole.
In tal caso, si consiglia di sottoporsi al controllo del livello di vitamina D con opportuni test e, nel caso che i valori risultino al di sotto del livello clinicamente rilevante di 40 nanogrammi per millilitro, sarebbe bene considerare l'assunzione di un supplemento di vitamina D. Anche se gli integratori non possono fornire i benefici al pari dell'esposizione al sole.
Aumentando la quantità di crema solare necessaria per proteggere la pelle dalle scottature aumenta anche la quantità di sostanze chimiche tossiche che si mettono sulla pelle.
Gli studi dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), dimostrano come il 97 per cento delle persone che vivono negli Stati Uniti siano contaminati con un ingrediente tossico ampiamente utilizzato nelle creme solari, chiamato oxybenzone.
L'oxybenzone si trova comunemente nelle creme solari e altri prodotti per la cura personale. L'EWG ha identificato quasi 600 diversi prodotti solari contenenti oxybenzone. Le mamme con alti livelli di questa sostanza chimica hanno un rischio maggiore di dare alla luce bambini a basso peso, un fattore di rischio importante legato a malattie cardiovascolari, diabete , ipertensione e altre patologie.

Le protezioni solari sono una truffa?


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Fino al 1960, il melanoma era raramente diagnosticato. I numeri sono aumentati dopo l'introduzione  nel mercato delle "creme abbronzanti". L'idea dietro la crema solare è stata quella di poter rimanere più a lungo al sole senza scottarsi ed ottenere una bella abbronzatura.
Dopo gli anni '70 più melanomi vengono diagnosticati ogni anno anche se è aumentata la tendenza a far uso di protezioni solari.
È interessante notare che la prognosi o il risultato di una diagnosi di melanoma possono essere collegati ai livelli di vitamina D. In uno studio innovativo, i ricercatori hanno dimostrato un legame tra i livelli di questa vitamina e i risultati nei soggetti con diagnosi di melanoma dopo l'aggiustamento dei livelli di proteina C-reattiva. sapereconsapore
Studi precedenti hanno esaminato l'associazione tra la vitamina D, la risposta infiammatoria e la proteina C- reattiva in un campione di oltre 1.000 pazienti. L'indagine su diversi biomarcatori ha trovato che l'aumento dei livelli di vitamina D può migliorare i tassi di sopravvivenza a cinque anni.

Protezione dall'interno

È possibile aumentare la propria capacità interna di compensare i raggi UVA e UVB attraverso i nutrienti che si assumono giornalmente. Gli antiossidanti presenti nella frutta colorata, nella verdura, nel te verde e in molti altri alimenti hanno dimostrato di avere effetti protettivi. La vera "superstar" è il carotenoide astaxantina liposolubile, che conferisce al salmone, ai gamberi e ai fenicotteri il loro colore rosa.
L'astaxantina viene prodotta dalle microalghe Haematococcus pluvialis quando l'acqua in cui vivono si prosciuga, costringendole a proteggersi dalle radiazioni ultraviolette. E 'questo meccanismo di "scudo" che aiuta a spiegare come l'astaxantina, in modo simile, possa aiutare a proteggere l'uomo dalle radiazioni solari.
Quando si assume questo pigmento, essenzialmente ci si crea il proprio "schermo protettivo interno per il sole." La ricerca ha confermato che è un potente ammortizzatore per gli UVB che aiuta a ridurre il danno al DNA.
In realtà è uno dei più potenti antiossidanti noti che agisce contro l'infiammazione, lo stress ossidativo e i danni dei radicali liberi in tutto il corpo.
Queste funzioni migliorano la capacità della pelle di gestire sole senza scottature, con il vantaggio della produzione di vitamina D. Ciò non significa che si può trascorrere tutto il giorno al sole senza alcuna protezione fisica, tipo il cappello e l'abbigliamento con manica lunga, ma rappresenta una opzione più sana rispetto all'utilizzo di sostanze chimiche.





fonte :


Research indicates that many are using sunscreen incorrectly | American Academy of Dermatology. (2016). Aad.org. Retrieved 30 May 2016
Carina Storrs, S. (2016). Many sunscreens have lower SPF than labels claim. CNN. Retrieved 30 May 2016
Worried suncream blocks vitamin D? Here's good news.... (2013).Mail Online. Retrieved 30 May 2016
Does sunscreen block vitamin D?. The Sydney Morning Herald. Retrieved 30 May 2016
Does Chronic Sunscreen use Reduce Vitamin D Production to Insufficient Levels?. (2016). Medscape.
O’Connor, A. (2009). The Claim: Sunscreen Prevents Vitamin D Production. Nytimes.com. Retrieved 30 May 2016
CDC: Americans Carry Body Burden of Toxic Sunscreen Chemical. (2016). EWG. Retrieved 30 May 2016
Journal Of Clinical Oncology, 34(15), 1741-1747
Biological Activities and Its Commercial Applications—A Review. Marine Drugs, 12(1), 128-152.



Dentifrici: ingredienti da evitare

Dentifrici: ingredienti da evitare

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Conosciamo molto bene l'importanza della pulizia dei denti dopo i pasti con l'impiego dello spazzolino e del dentifricio per evitare carie, infiammazioni e altri disturbi.
Normalmente però non ci soffermiamo a leggere gli ingredienti del dentifricio per capire quale influenza possono avere sulla nostra salute.
In realtà nel corso della vita ne utilizziamo decine di litri e, anche se non lo ingeriamo, alcune sostanze chimiche possono finire nel flusso sanguigno.
La bocca è in realtà uno dei luoghi più assorbenti di tutto il corpo. È per questo che alcuni farmaci vengono somministrati per via sublinguale. Mentre stiamo doverosamente spazzolando i denti, gli ingredienti del dentifricio si inseriscono nella bocca e nelle gengive, la porta d'ingresso per ogni sistema del nostro corpo.
Molte marche popolari contengono ingredienti discutibili da evitare ed è per questo che è bene essere molto attenti nella scelta del dentifricio.

Ingredienti tossici presenti in alcuni dentifrici


1) Triclorosan


Il dentifricio popolare Colgate Total contiene un composto chimico antibatterico chiamato triclosan, che permette all'azienda di presentarlo come l'unico dentifricio approvato dalla FDA per combattere la placca e le gengiviti."
E' stato dimostrato che il Triclorosan in effetti aiuta a prevenire le gengiviti, ma il beneficio ha un prezzo salato. La sostanza chimica è stata collegata a preoccupazioni sulla resistenza agli antibiotici e a disturbi al sistema endocrino.
Le sostanze chimiche che agiscono sul sistema endocrino sono una seria preoccupazione in quanto possono promuovere una grande varietà di problemi al seno, alle ovaie, alla prostata, cancro ai testicoli, basso peso alla nascita dei neonati, pubertà precoce nelle ragazze e la ritenzione dei testicoli nei ragazzi.


Alcuni studi sugli animali hanno dimostrato che il triclosan causa malformazioni ossee fetali nei topi e nei ratti, che possono essere la conseguenza degli effetti ormonali.
Nelle persone che spazzolano i denti con Colgate Total sono state trovate quantità più di cinque volte superiori di triclosan nelle urine rispetto a chi non l'ha usato.


2) Sodio laurilsolfato (SLS)


Molti dentifrici contengono tensioattivi come il sodio laurilsolfato, o simili. I tensioattivi sono sostanze chimiche responsabili della schiuma dei dentifrici, ma interferiscono anche con il funzionamento del nostro palato scindendo i fosfolipidi presenti sulla lingua.
Ciò aumenta il gusto amaro ed è il motivo per cui tutto ha un sapore così cattivo subito dopo aver lavato i denti. Il SLS è anche stato collegato a irritazione della pelle e afte dolorose per cui viene sconsigliato alle persone con piaghe ricorrenti.
Tuttavia, uno dei problemi principali dell'SLS è che il processo di fabbricazione (etossilazione) provoca la potenziale contaminazione con l'1,4 diossano, un sottoprodotto cancerogeno.Il processo di fabbricazione rilascia anche composti organici volatili cancerogeni nell'ambiente.

L'SLS è anche registrato come insetticida e può avere effetti tossici per la vita marina, inclusi pesci, insetti e crostacei.
I produttori hanno cercato di ottenere l'approvazione per commercializzare SLS come pesticida per l'agricoltura biologica, ma la domanda è stata respinta a causa del rischio di danni ambientali


3) Dolcificanti artificiali

L'aspartame e altri dolcificanti artificiali vengono spesso aggiunti ai dentifrici commerciali. L'aspartame è costituito principalmente da acido aspartico e fenilalanina. La fenilalanina è stata sinteticamente modificata per trasportare un gruppo metilico che fornisce la maggior parte della dolcezza.
Il legame fenilalanina-metilico, chiamato estere metilico, è molto debole e tale da permettere al gruppo metile della fenilalanina di rompersi facilmente e formare metanolo. Potremo aver sentito l'affermazione che l'aspartame è innocuo perché il metanolo si trova anche nella frutta e nella verdura.
Tuttavia, nella frutta e nella verdura, il metanolo è saldamente legato alla pectina e può così di passare in modo sicuro attraverso l'apparato digerente. Non è così con il metanolo formato dall'aspartame dal momento che non essendo legato a composti che contribuiscono alla sua eliminazione dal nostro corpo. Questo è il primo problema.
Il secondo, riguarda il fatto che gli esseri umani sono gli unici mammiferi non dotati di un meccanismo biologico protettivo che scompone il metanolo in acido formico innocuo e attraverso i vasi sanguigni giunge in aree sensibili, come il cervello, viene convertito in formaldeide. E poiché non è presente la catalasi, la formaldeide è libera di causare danni enormi nei nostri tessuti.
I sintomi di avvelenamento da metanolo sono molti e includono mal di testa, ronzio auricolare, vertigini, nausea, disturbi gastrointestinali, debolezza, brividi, vuoti di memoria, intorpidimento e dolori lancinanti agli arti, disturbi del comportamento e neuriti.


4) Floruro

Il fluoro è stato a lungo annunciato come la risposta alla carie dei denti, ma in questi ultimi anni, è stato messo molto in discussione e per una buona ragione. Uno studio innovativo pubblicato sulla rivista Langmuir ha scoperto che lo strato di fluoroapatite presumibilmente benefica formata sui denti dal fluoruro è spessa appena sei nanometri.
Gli scienziati si chiedono se questo strato ultra-sottile possa effettivamente proteggere il nostro smalto e fornire un beneficio riconoscibile considerando il fatto che viene rapidamente eliminato per semplice masticazione.
Il dentifricio che contiene la naturale teobromina estratta da cacao, secondo uno studio, è più efficace per riparare e rimineralizzare la dentina (il tessuto che costituisce la maggior parte dei denti sotto lo smalto) rispetto al dentifricio al fluoro.
Senza considerare che dentifricio al fluoro è spesso la principale fonte di assunzione di fluoruro per i bambini ed è un fattore di rischio per la fluorosi dentale. Questo perché i bambini ingoiano una grande quantità di pasta che mettono in bocca.
In realtà, la ricerca ha dimostrato che frequentemente i bambini ingoiano più fluoruro dal dentifricio che con l'ingestione da tutte le altre fonti.
Ingoiare fluoruro è particolarmente dannoso per la salute. Come la scienza dimostra chiaramente, trattandosi di una sostanza chimica tossica che si accumula nei tessuti nel corso del tempo, produce una serie di gravi effetti sulla salute tra cui danni neurologici e disfunzioni endocrine.
I bambini sono particolarmente a rischio da sovraesposizione. Per un bambino piccolo, di conseguenza, è sconsigliabile utilizzare un dentifricio al fluoro e questo vale anche per gli adulti.


5) Glicole propilenico

Il glicole propilenico è un prodotto che industrialmente, viene utilizzato come antigelo, nelle vernici, negli smalti e sugli aerei per la rimozione del ghiaccio. In farmaceutica viene utilizzato in molti prodotti per la cura personale incluso, come tensioattivo, il dentifricio. La ricerca sulla sicurezza del glicole propilenico nei prodotti per la cura personale è carente ma è risaputo che è irritante per la pelle, per gli occhi, per i polmoni e può causare tossicità negli organi del corpo umano.Questa chiaramente non è una sostanza da usare per lavarsi i denti.


6) Dietanolammina (DEA)

DEA si trova in molti prodotti schiumogeni come dentifricio. E conosciuto come interferente ormonale e può reagire con altri ingredienti per formare una potenziale sostanza cancerogena chiamata NDEA (N-nitrosodiethanolamine), che viene facilmente assorbita attraverso la pelle ed è stata collegata con lo sviluppo di tumori dello stomaco, dell'esofago, del fegato e della vescica.
L'Environmental Working Group (EWG), classifica la DEA al decimo posto (10) nel suo database dei cosmetici (il punteggio più tossico) a causa delle preoccupazioni di tossicità per gli organi del corpo, di contaminazione e irritazione con il rischio moderato di cancro. La California Environmental Protection Agency elenca la DEA come un possibile cancerogeno per l'uomo.


7) Microsfere

Sono piccole palline di plastica che si trovano nei detergenti per il corpo, creme per il viso, dentifrici e altro ancora. Le microsfere attraverso gli scarichi finiscono nell'ambiente. Le microsfere in plastica assorbono le tossine dall'acqua e finiscono nel corpo di una grande varietà di esseri marini e, infine, in quello degli esseri umani. Questa è una buona ragione per non scegliere i dentifrici contenenti eventuali microsfere.
Le microsfere che si trovano nel dentifricio Crest microperla sono state trovate intrappolate sotto le gengive dei pazienti e possono causare malattie gengivali. Come conseguenza, la Procter & Gamble, che vende il dentifricio Crest, ha riferito che avrebbe smesso di utilizzare le microsfere entro il 2016. Ma mentre sembra che l'utilizzo di microsfere stia per terminare, il Consiglio Prodotti per la cura personale (PCPC) sta facendo pressioni affinchè le microperle in plastica biodegradabile come l'acido polilattico (PLA) rimangano utilizzabili nei prodotti per la cura personale.





Fonti e bibliografia:

Newsweek September 26, 2014
Compend Contin Educ Dent. 1997 Dec;18(12):1238-40.
Natural Resources Defense Council, 1,4-dioxane
PAN Pesticides Database, Sodium Lauryl Sulfate
Langmuir. 2010 Dec 21;26(24):18750-9
PRNewswire October 31, 2013
Fluoride Action Network August 2012
Environmental Working Group, Propylene Glycol
Environmental Working Group, Diethanolamine
Camden Haven Courier September 23, 2014  
BBC News September 2, 2012






Insalata di pollo

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Insalata di pollo





Ingredienti

   Pollo: 600 gr
   Rucola: 80 gr
   Radicchio: 1 cespo
   Mais: 150 gr
   Olive: 50 gr
   Salsa di soia: 2 cucchiai
   Yogurt: 125 ml
   Menta: 1 ciuffo
   Erba cipollina: 1 ciuffo
   Sale: q.b.
   Aglio: 1 pizzico
   Olio: 1 cucchiaio


Ricetta e preparazione

Ecco le istruzioni.

  • Piastrate il petto di pollo su una piastra antiaderente. Salate, tagliate il petto di pollo a listine e lasciatelo raffreddare. Nel frattempo lavate la rucola e il radicchio, tagliate quest’ultimo a listine e mescolarli in una ciotola insieme alla salsa di soia.

  • In un’altra ciotola disporre il mais e le olive tagliate a rondelline. Andiamo ora ad assemblare l’insalata di pollo.Su un piatto da portata stendere un letto di radicchio e rucola. Adagiate ora il pollo mescolato insieme al mais e alle olive.

  • Far riposare l’insalata di pollo in frigo per un’ora. Nel frattempo preparate la salsa allo yogurt mescolando lo yogurt insieme alle erbe tritate, l’aglio liofilizzato, un pizzico di sale e l’olio. Una volta raffreddata, riprendete l’insalata di pollo e versateci sopra la salsa allo yogurt prima di servirla in tavola.





Ecco lo zucchero che aiuta a rimanere incinta

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Ecco lo zucchero che aiuta a rimanere incinta

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L'integratore che cambierà la vita delle donne affette da ovaio policistico


Dieci anni di tentativi andati a vuoto e poi, dopo sei mesi di Myo-inositolo, finalmente un test di gravidanza positivo. La vicenda di Claudia, neo mamma di Urbino, è una testimonianza di come questo integratore (l’inositolo è di fatto uno “zucchero” alcolico normalmente presente nell’organismo e indispensabile per la buona funzionalità ovarica) stia contribuendo a cambiare la storia delle donne affette da ovaio policistico (Pcos), scrivendo in molti casi un lieto fine senza ricorso ai farmaci tradizionali e senza effetti collaterali: dopo tre mesi di cura l’88% delle pazienti ripristina infatti il ciclo mestruale (il 70% in maniera regolare) e il 55% riesce in seguito ad avere una gravidanza spontanea. Il che, tradotto in altri termini, significa abbassare del 30% il ricorso alla procreazione medicalmente assistita.

sapereconsaporeI nuovi studi sui meccanismi d’azione dell’inositolo e sui suoi effetti positivi sulla Pcos sono stati presentati a Firenze durante il World Pediatric and Adolescent Gynecology Congress da due pionieri delle ricerche di settore: l’italiano Vittorio Unfer e lo statunitense John E. Nestler. L’ovaio policistico è un patologia complessa, caratterizzata da un aumento degli ormoni maschili e associata all’insulino resistenza. Si calcola colpisca dal 5 al 10% delle donne italiane e, oltre a essere la causa più comune di infertilità femminile, provoca alterazioni del ciclo, acne e obesità. Le due forme di inositolo utili per la terapia della Pcos, perché svolgono la funzione di secondi messaggeri dell’insulina, sono il Myo-inositolo (Mi) e, in misura minore, il D-chiro-inositolo (Dci): le ricerche più recenti hanno portato a sviluppare un trattamento basato su entrambe le molecole nella proporzione di 40 (Mi) a 1 (Dci), un rapporto considerato ottimale per migliorare la qualità ovocitaria e agire al contempo con efficacia su sovrappeso e obesità.





fonte :www.retenews24.it



Fitoterapia e caldo

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Fitoterapia e caldo

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La stagione estiva e il caldo torrido possono comportare la comparsa di svariati disagi derivanti dagli effetti che l'innalzamento delle temperature hanno sull'organismo: estrema sudorazione, pressione bassa e stanchezza generalizzata sono solo alcuni di questi.
In commercio esistono molti integratori studiati per far fronte a tali disagi, la scelta della cura però deve essere oculata e non può prescindere da un'analisi preventiva del soggetto. Nessun rimedio è infatti adatto a tutti. Per combattere i sintomi del caldo le piante possono offrire un valido aiuto ma anche in questi caso, prima di assumere qualsiasi prodotto, è importante valutare lo stato di salute dell'individuo. Naturale, infatti, non è sinonimo di innocuo.

A prescindere da qualsiasi soluzione si intenda adottare, bere molta acqua è sempre uno dei consigli principali nella stagione estiva per garantire al corpo una corretta idratazione, condizione non sempre facile da mantenere in periodi di caldo estremo.

Fatte queste premesse, si può iniziare ad analizzare caso per caso i disturbi e le eventuali soluzioni che la natura offre per combatterli.
Chi soffre di pressione bassa normalmente vede aggravarsi questa condizione con l'arrivo del grande caldo, ma problemi di ipotensione con l'innalzamento delle temperature possono interessare anche soggetti normotesi. Nell'immaginario comune la liquirizia è considerata una pianta in grado di alzare i livelli della pressione, in realtà non è del tutto vero.Nel paziente iperteso può generare infatti una tendenza al rialzo, mentre nel normoteso l'effetto della liquirizia è minimo. Per poter apprezzare un innalzamento dei livelli pressori sarebbero dunque necessarie dosi molto più consistenti di quelle normalmente consumate.

Altre piante possono avere un'azione più solida e più stabile sulla pressione, ma per essere realmente efficace, la terapia dovrebbe iniziare prima dell'arrivo del gran caldo, preparando il fisico ad affrontare l'afa e i suoi effetti sull'organismo. Ciò non significa che questi rimedi non possiedano effetti anche nell'immediato e non possano essere impiegati anche nel momento in cui il disturbo si presenta.
Alcuni esempi sono rappresentati dalla cannella , l'eleuterococco  e prodotti  ad attività tonico stimolante contenenti caffeina, come il guaranà o la noce di cola. L'eleuterococco ha un'azione molto più prolungata rispetto al ginseng che invece agisce con un rilascio più immediato. Più attenzione deve essere fatta nell'assunzione del guaranà e della noce di cola, erbe il cui utilizzo deve essere limitato per gli effetti collaterali che possono portare (tachicardia e stato di agitazione); queste piante sono sconsigliate per le persone che soffrono di insonnia.

Tutte le erbe sopra elencate possono essere consumate sotto forma di estratti come tintura madre ma anche tisane; in questo secondo caso l'aggiunta di liquirizia al composto non guasta per rendere più gradevole il sapore del prodotto non possedendo, come visto, proprietà determinanti nella regolazione dei livelli pressiori.

Tutte le piante di cui si è parlato sopra hanno un'azione fortificante e tonica e restituiscono vigore all'organismo. Le tisane confezionate con le erbe elencate possono essere assunte tranquillamente anche fredde senza che alcun principio attivo in esse contenuto si disperda.

Utili alla causa, e quindi consigliati sopratutto nei mesi più caldi, sono anche i preparati (tisane o decotti) fatti con piante particolarmente ricche di sali minerali. Una di queste è l'equiseto, il cui sapore però è molto sgradevole. La pianta può essere assunta sia sotto forma di tisana che in polvere, in capsule. La seconda modalità è da preferire alla prima per due ragioni: perché si evita di perdere parte dei sali contenuti nella droga e in più si ovvia anche al problema del cattivo gusto della pianta.

Il tè, sia quello nero che quello verde, è una pianta con un buon contenuto di sali minerali. È consigliato anche a chi soffre di ipertensione: l'erba infatti apporta sali ma possiede anche un'importante attività diuretica, caratteristica che si sposa quindi con le necessità dei soggetti che tendono ad avere la pressione troppo alta.
Altra fonte naturale di sali minerali è il carcadè (o karkadè). Con la pianta è possibile confezionare bevande piacevoli e rinfrescanti. Il suo sapore è gradevole e anche in questo caso il preparato può essere bevuto sia caldo che freddo. L'infuso per essere efficace deve essere molto concentrato (deve avere quindi un colore rosso molto carico). Per rendere ancora più gradevole il composto al palato il consiglio è di dolcificare la bevanda, ancora calda, con zucchero di canna, non raffinato, anch'esso fonte di sali minerali.

Nonostante possa sembrare un paradosso, bere bevande calde d'estate, aumentando così la temperatura corporea, può talvolta aiutare a combattere il caldo: diminuendo il differenziale tra il calore del corpo e quello esterno, si riduce la sudorazione. Non è un caso che in luoghi molto caldi, come il deserto, le popolazioni siano solite bere il tè caldo alla menta. A differenza di quello che si può pensare la menta non è una pianta rinfrescante ma nonostante questo è adatta per essere consumata nelle stagioni più calde.
Per chi tende a sudare molto, un consiglio può essere quello di assumere salvia e timo, sotto forma di differenti estratti a seconda della preferenza: le due erbe tendono infatti a ridurre la diaforesi. Le due erbe possono essere impiegate anche per fare degli impacchi da concentrare sulle zone che tendono a sudare di più, come ad esempio mani e piedi.

Un altro problema che si presenta di frequente nella stagione estiva, in coincidenza con il grande caldo, è la comparsa di una sensazione di pesantezza delle gambe della quale soffrono soprattutto i soggetti normalmente già affetti da problemi di vene e capillari fragili. Normalmente il consiglio che viene dato in questi casi è di assumere sostanze diuretiche poiché la problematica è spesso determinata dalla ritenzione idrica. Nei mesi più caldi, però, questa potrebbe non essere la strategia giusta: il senso di pesantezza, infatti, con il caldo è indice di una difficoltà dei liquidi contenuti nell'organismo di ritornare verso il centro del corpo. L'obiettivo quindi non deve essere drenare ma facilitare e sostenere la circolazione sanguigna. In questi casi quindi per sconfiggere i disturbi è indicato assumere piante in grado di svolgere questa funzione, come l'ippocastano, il rusco, la centella, la vite rossa e il mirtillo, sia per uso locale che sistemico.

Esistono piante che aiutano ad espellere il calore da dentro il corpo: i soggetti “caldi” sono quelli che peggio tollerano la stagione estiva. Si pensi a quelle persone che tendono ad avere le guance rosse, quelle che secondo la tradizione Ippocratico-Galenica sono definite affette da un eccesso di fuoco. In questo caso è molto potente l'effetto della curcuma. Un'azione rinfrescante interna la hanno sia il cardo mariano che la piantaggine, sotto forma di infuso o anche di tintura. Questi rimedi sono utili anche se l'eccesso di caldo che contraddistingue tali soggetti arriva a determinare anche la comparsa di infiammazioni a carico dell'intestino. Un altro disturbo collegato al gran caldo, infatti, è la dissenteria: per chi usa generalmente i lassativi, il consiglio è di ridurre al minimo il loro impiego. Là dove ci fosse un problema legato a feci troppo acquose, sarebbe necessario assumere piante con effetto astringente come la piantaggine, le foglie di mirtillo e di noce, per evitare che il corpo perda troppi sali minerali.

Un'azione benefica contro gli effetti del caldo può esercitarla una bevanda rinfrescante come il decotto di lattuga che si ottiene lasciando in infusione in due litri d'acqua un cespo della pianta: il preparato così ottenuto può essere bevuto durante l'arco di tutta la giornata. La lattuga ha anche un'azione rilassante e si rivela utile anche per combattere le tensioni nervose tipiche del periodo estivo, in cui le fatiche dell'anno lavorativo, prima delle vacanze, unitamente al gran caldo, rischiano di rappresentare un forte fattore di stress. Da evitare nella stagione estiva invece sono le bevande gassate.

È interessante, infine, trattare di alcune piante che possiedono un'azione protettiva rispetto all'azione solare.
Per preparare la pelle all'esposizione, in particolare per quelle persone che hanno una carnagione molto chiara e tendono a scottarsi facilmente, esiste un'associazione di gemmoderivati che risale al tempo di Paul Henry (che ha circa 60 anni di sperimentazione sul campo con centinaia di casi trattati) che consiste nell'assumere nei due mesi precedenti alla stagione estiva una combinazione di ribes nigrum e ficus carica per rendere la pelle più resistente al sole. In questo senso possono essere utili anche i carotenoidi e derivati. Dopodiché la pelle deve essere protetta con i prodotti specifici presenti in commercio.
Per proteggere i capelli è possibile utilizzare olio di rosmarino, d'argan e di cocco.







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La bollitura : consigli pratici

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La bollitura : consigli pratici

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La bollitura è probabilmente tra i più antichi e tradizionali metodi di cottura degli alimenti, insieme alla diretta esposizione al calore del fuoco (arrostitura). Come la cottura a vapore, la bollitura consente di evitare l'aggiunta di grassi di condimento (anzi spesso ha un effetto sgrassante sui cibi) e non comporta sostanziali alterazioni nei principali nutrienti a causa della temperatura relativamente bassa alla quale i cibi sono esposti, anche se talvolta tempi prolungati di cottura hanno effetti opposti. Consente inoltre di aromatizzare i cibi con l'aggiunta di odori e spezie nell'acqua di cottura.

Lessare gli alimenti comporta invece una sensibile perdita di valori nutrizionali, in parte recuperabili dal liquido di cottura. Gli alimenti immersi nell'acqua, infatti, tendono a perdere nel brodo alcuni nutrienti. Ad esempio, la carne messa in acqua fredda e portata ad ebollizione perde nel brodo dal 5 al 10% di proteine, grassi in quantità variabile, dal 50 al 70% dei minerali e buona parte delle VITAMINE del gruppo B e dell'acido pantotenico (circa il 30%). Al contrario, se la carne é immersa in acqua calda si riduce la fuoriuscita di nutrienti e l'alimento mantiene un buon valore nutrizionale.
Anche per gli ortaggi la maggior parte dei minerali e delle vitamine passa nel liquido di cottura, quindi é buona norma cuocerli con poca acqua. Infatti la cottura in acqua provoca la fuoriuscita dei composti idrosolubili tra cui la vitamina C e quelle del gruppo B. Anche i sali minerali (calcio e potassio) vengono persi nel liquido di cottura. Per la vitamina A non idrosolubile e abbastanza resistente al calore il tenuto rimane quasi costante.Quasi ogni tipo di alimento può essere bollito con ottimi risultati, anzi per alcuni cibi è praticamente l'unico metodo di cottura utilizzato. Per ottenere i migliori risultati sia sul piano del gusto che su quello del valore nutrizionale è necessario seguire particolari accorgimenti.

La carne
La carne lessata, il "bollito", è una delle principali "pietanze" in quasi tutte le regioni del nord Italia; molto celebrati sono i bolliti misti nei ristoranti soprattutto piemontesi ed emiliani, dove un succulento assortimento di carni bollite viene servito accompagnato da salse piccanti e agrodolci come la salsa verde alle acciughe o la mostarda di frutta.
Importante per un buon bollito è la scelta delle carni, che non devono esser troppo magre e asciutte; non lasciatevi impressionare da qualche vena di grasso o di cartilagine, il grasso in eccesso si disperderà nel brodo, dal quale non sarà difficile toglierlo in seguito, in compenso la carne risulterà molto più tenera e gustosa.
Come indicato nella premessa, la carne deve essere immersa nell'acqua bollente piuttosto abbondante: in questo modo la parte esterna cuocerà quasi subito, impedendo così la fuoriuscita eccessiva degli elementi nutrienti.  

Per preparare un buon bollito, ed ottenere in aggiunta dell'eccellente brodo, immergete in acqua fredda e leggermente salata:

una cipolla
una carota
uno stelo di sedano
uno spicchio di aglio pelato
un rametto di prezzemolo
due o tre grani di pepe
...e, se piace un chiodo di garofano.
Portate l'acqua a ebollizione ed immergetevi la carne; quando riprende il bollore abbassate il fuoco e lasciate sobbollire il tempo necessario, che può variare di molto secondo il tipo di carne e la dimensione dei pezzi.


Un buon bollito misto casalingo può comprendere carne di manzo (tipico il cosiddetto "cappello da prete" con la caratteristica vena di grasso centrale), carne di vitello, una gallina; il piatto può essere arricchito con lingua salmistrata, cotechini o zampone, che dovrete però cuocere a parte.
Il brodo di cottura della carne, sia ricavato da un solo pezzo che misto, può essere utilizzato in molti modi: per preparare minestre ed eccellenti risotti, come ingrediente in cucina ecc. È possibile prima di utilizzarlo, procedere alla sgrassatura: lasciatelo per una notte in frigorifero, al mattino sarà semplice asportare con un mestolo forato il grasso addensato in superficie.
Il brodo può essere conservato a lungo, anche per una settimana; dovrete però avere l'accortezza di farlo bollire per un paio di minuti ogni giorno, in modo da interrompere ogni processo di degenerazione.

Ortaggi e legumisapereconsapore
Quasi ogni tipo di ortaggio si presta ad essere bollito; è però buona norma cuocerli in pochissima acqua, per limitare la perdita di sali minerali. Importante è anche la temperatura iniziale dell'acqua; una regola empirica ereditata dalle nostre nonne suggerisce "sotto terra, acqua fredda, fuori terra acqua calda", ovvero: immergete in acqua fredda salata poi portate a ebollizione tuberi e radici, bulbi (patate, carote, cipolle, scorzonere ecc.), mentre invece immergere in acqua salata bollente le verdure che crescono fuori terra.
Molte verdure in foglia, come spinaci e bietole, possono essere lessate senza aggiunta di liquidi mettendole direttamente nella pentola con l'acqua di sgrondatura; in questo modo sarà minima la perdita di valori nutrizionali.
Anche i legumi sia freschi che secchi (fagioli, ceci, lenticchie) devono essere immersi in acqua fredda o tiepida, per evitare che al brusco contatto con il calore perdano la buccia; per lo stesso motivo è opportuno salare l'acqua a metà o a fine cottura.

Pasta, riso e altri cereali  
In una celebre commedia, Eduardo De Filippo spiega che bisogna mettere "molta acqua nella buatta (pentola), altrimenti i maccheroni escono limacciosi"! La pasta ed il riso, infatti, tendono a rilasciare nell'acqua di cottura buona parte dell'amido che contengono; per evitare che la pasta o il riso diventino "limacciosi" è necessario cuocerli in acqua salata bollente e molto abbondante. In questo modo, come per la carne, la immediata cottura della strato esterno impedisce la fuoriuscita e lo scioglimento della maggior parte dell'amido.
Scegliete sempre e soltanto pasta di buona qualità prodotta con farina di grano duro; per il riso utilizzate varietà dal chicco liscio e compatto, generalmente di varietà "semifino": ottimi il Padano e il Roma, eccellenti anche se molto care alcune varietà orientali come il Basmati ed il Patna. Evitate invece le varietà "superfino", adatti soprattutto per i risotti. Scolate la pasta ed il riso leggermente al dente.

Se amate i legumi ed i cereali bolliti provate la "mes-ciua", tipica minestra della provincia di La Spezia, capolavoro della cucina povera e saporita.per sei persone:

300 grammi di ceci secchi
300 grammi di fagioli cannellini secchi
300 grammi di frumento o di farro
olio extravergine
sale, pepe nero
Ammollate separatamente per una notte almeno i fagioli e i ceci in abbondante acqua.
In una capace pento lessate con acqua abbondante i ceci ed i fagioli, con le precauzioni riportate per i legumi. Ci vorranno almeno due ore, i ceci soprattutto hanno una cottura piuttosto lunga.
A parte cuocete in acqua bollente salata il grano (circa 20 minuti)Unite il grano dopo averlo scolato nella pentola dei legumi, fate bollire ancora un poco e servite la minestra fumante, da condire nei piatti con un filo di olio e pepe nero macinato al momento.Servitela con un fresco Vermentino dei Colli di Luni DOC.


Pesci, molluschi & c.  
Praticamente tutti i pesci si prestano ed essere bolliti ma alcuni in particolare, come il branzino (spigola), il nasello (merluzzo), il muggine, la trota danno forse il meglio di sé quando lessati a dovere, magari accompagnati da una buona salsa maionese.

Per ottenere un buon pesce lessato dovrete prima preparare un profumato court bouillon (brodo di cottura). In una pentola da pesce con acqua fredda salata mettete:

una cipolla
una costola di sedano
uno spicchio di aglio
un rametto di prezzemolo
due o tre grani di pepe
un poco di scorza di limone
se piace, un bicchiere di vino bianco secco.
Portate a ebollizione e lasciate sobbollire per almeno mezz'ora; lasciate raffreddare.Immergete il pesce freschissimo, ben nettato anche dalle squame, portate a ebollizione e spegnete il fuoco: il pesce cuocerà delicatamente nel brodo profumato a temperatura inferiore ai cento gradi, assorbendo gli aromi e mantenendo intatto sapore e profumo.

Il tempo di cottura varia secondo la varietà e le dimensioni del pesce; per una spigola di medie dimensioni calcolate circa 20 minuti. In ogni caso non lasciatelo troppo nell'acqua, quando la pelle si stacca facilmente dovrebbe essere pronto: una cottura troppo prolungata produce carni sfatte e poco profumate.Il brodo di cottura potrà essere utilizzato per preparare risotti di pesce o per arricchire un sugo; lo potete conservare a lungo in freezer, suddiviso in più barattoli da utilizzare secondo necessità.
I molluschi come polipi, seppie o calamari di grosse dimensioni richiedono invece cotture più prolungate, in grado di ammorbidirne le carni un po' gommose; immergeteli in acqua bollente poco salata e verificatene di tanto in tanto la cottura con una forchetta. I polipi non troppo grossi possono anche essere cotti, anche nella pentola a pressione senza quasi aggiunta di acqua, utilizzando il liquido che emettono a contatto con il calore; risulteranno molto più saporiti, abbiate però l'accortezza di controllare di tanto in tanto che non asciughino troppo.
Anche i crostacei (gamberi, scampi, aragoste) vanno immersi in acqua bollente; in questo caso la cottura dovrà essere brevissima, pochi minuti al massimo, per evitare l'indurimento delle carni. Secondo i gourmet l'aragosta andrebbe immersa nell'acqua bollente ancora viva, dopo averla legata, per ottenere carni più morbide.







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Cibi scaduti :fino a quando si possono consumare oltre la data di scadenza

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Cibi scaduti :fino a quando si possono consumare oltre la data di scadenza

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Quanto durano dopo la data di scadenza i cibi confezionati? Si possono consumare anche dopo tale data? Quante volte ce lo siamo chiesto, ma soprattutto in tempo di crisi piange il cuore dover buttare un cibo scaduto. In realtà non sempre è necessario buttarlo immediatamente, ma questo dipende dal tipo di alimento e da come è stato conservato.

Cosa dice la legge

Dal momento in cui la data di scadenza viene superata, il consumo dell’alimento può essere pericoloso per la salute a causa della proliferazione di batteri. La legge pone degli obblighi di scadenza a seconda della tipologia di prodotto alimentare.

Scadenza per prodotti freschi

La data di scadenza riportata sulle confezioni di prodotti alimentari indica la data fino alla quale il prodotto è idoneo a essere consumato rispettando le regole di conservazione suggerite dal produttore. Tutte le confezioni di prodotti alimentari come come per carni e formaggi freschi, latte e prodotti lattieri freschi, pasta fresca ecc., devono per legge riportare la dicitura “da consumarsi entro” seguita dalla data e dalle condizioni di conservazione. La legge inoltre vieta la vendita di prodotti alimentari la cui data di scadenza sia stata oltrepassata.

Scadenza per prodotti non soggetti a rapida deperibilità

In questo caso la dicitura “da consumarsi entro” viene sostituita dalla dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” seguita dal cosiddetto TMC, termine minimo di conservazione, cioè il tempo necessario affiché un alimento mantenga, sempre se conservato in maniera corretta, le sue caratteristiche specifiche.

Scadenza per prodotti conservabili dai 3 ai 18 mesi

Per i prodotti che si conservano per 3 mesi è sufficiente indicare il giorno e il mese di scadenza; per i prodotti alimentari conservabili da 3 ai 18 mesi, è sufficiente indicare mese e anno di scadenza; infine, per i prodotti conservabili per un periodo superiore ai 18 mesi, è sufficiente indicare l’anno.

Scadenza per frutta e verdura fresca

Se integre, cioè non sbucciate o tagliate, l'indicazione del termine minimo di conservazione non è obbligatorio così come per vino, aceto, sale e zucchero allo stato solido, pane, focacce, prodotti di pasticceria fresca, bevande alcoliche con percentuale di alcool non superiore al 10%, chewingum ecc.

È scaduto! Lo butto o non lo butto?

Come si diceva non tutti i cibi scaduti vanno buttati immediatamente nella spazzatura, di seguito alcune dritte per sapere come comportarsi. Attenzione però! Queste regole valgono se il prodotto è stato conservato correttamente e comunque è sempre bene annusarlo o fare un piccolo assaggio prima di darlo;per esempio, ad un bambino e comunque è sempre buona norma usare il buon senso.
Yogurt scaduto
Gli yogurt possono essere consumati fino a 6 o 7 giorni dopo la data di scadenza; si tenga però presente che le loro proprietà nutritive risulteranno ridotte; per quanto riguarda invece le proprietà organolettiche, la perdita è praticamente irrilevante.
Latte fresco scaduto
La data di scadenza del latte fresco pastorizzato e del latte fresco pastorizzato di alta qualità sono determinate, per legge, nel sesto giorno successivo a quello del trattamento termico. La data di scadenza del latte microfiltrato fresco pastorizzato è invece stabilita nel decimo giorno successivo a quello del trattamento termico. Oltrepassate queste scadenze è consigliabile astenersi dal consumo di questi prodotti, anche se alcuni affermano che un superamento della data di scadenza di uno o due giorni non dovrebbe creare problemi.
Formaggio scaduto
Formaggi freschi: è meglio attenersi alla data di scadenza indicata sulla confezione.
Formaggi stagionati e a pasta dura: oltrepassata la data di scadenza hanno la tendenza a mettere su un po’ di muffa; è sufficiente però rimuoverla accuratamente per poterli consumare senza alcun problema. Vedi La muffa del formaggio e Come conservare il formaggio.
Conserve scadute
Conserve sottaceto: hanno scadenze variabili da 2 a 3 anni; non vi sono problemi se tali alimenti vengono portati in tavola entro due mesi dalla scadenza.
Conserve pomodoro: hanno scadenze variabili dai 12 ai 20 mesi; il consumo entro due mesi dalla scadenza non crea alcun problema.
Salumi affettati scaduti
I salumi affettati e confezionati vanno consumati entro la data di scadenza indicata sulla confezione. Andare oltre è pericoloso perché si rischiano tossinfezioni.
Succhi di frutta scaduti
Queste bevande hanno scadenza variabile dai 6 ai 12 mesi. Meglio rispettare la data di scadenza per non perderne il gusto.
Olio scaduto
Se è di ottima qualità può essere consumato anche dopo 8 mesi dalla data di scadenza riportata sull'etichetta. Al massimo potrebbe perdere una minima quantità di proprietà organolettiche.
Pesce e surgelati scaduti
Pesce e piatti surgelati: se conservati correttamente il loro consumo può essere effettuato fino a 2 mesi dopo la data di scadenza riportata sulla confezione. Se per esempio si devono consumare gamberetti surgelati crudi è meglio rispettare il termine di scadenza per evitare il rischio di listeriosi. Se invece prevede la cottura, si può andare oltre il tempo minimo di conservazione.
Pesce in scatola: con una corretta conservazione il pesce in scatola può essere consumato tranquillamente entro uno o due mesi dalla data di scadenza.
Pasta e biscotti scaduti
Pasta secca e riso: hanno solitamente una scadenza che varia dai 2 ai 2 anni e mezzo; anche se consumati dopo qualche mese non creano alcun tipo di problema, ma devono essere stati conservati correttamente come riportato dalla confezione.
Biscotti secchi e cracker: come la pasta e il riso anche se può avvenire un peggioramento delle caratteristiche organolettiche e una minima perdita di consistenza.
Uova scadute
Le uova crude o alla coque dovrebbero essere consumate al massimo 3 giorni dopo la data di scadenza; se fritte si possono consumare al massimo entro una settimana dalla data di scadenza. Oltrepassare questi limiti espone a un inutile rischio alimentare.
Panettoni, pandori e colombe scaduti
Questi tradizionali dolci legati alle festività natalizie e pasquali hanno scadenze di circa 4-5 mesi. Possono essere consumati tranquillamente fino a due settimane dopo la loro scadenza, anche se perderanno un po' di fragranza e morbidezza.

Alimenti senza la data di scadenza

Molti alimenti rientrano in questa categoria come per esempio bevande alcoliche, aceto, sale, zucchero ecc.

Intossicazioni da cibi scaduti

Se si ingerisce del cibo scaduto rispetto all’indicazione dell'etichetta, possono manifestarsi alcuni sintomi, da fastidiosi, ma altrettanto innocui e passeggeri, come mal di pancia e malessere, fino a quelli più seri, che compaiono in caso di intossicazioni e tossinfezioni alimentari. Sintomi più gravi come vomito, dissenteria, nausea e febbre possono manifestarsi dopo aver ingerito alimenti scaduti o contaminati da microrganismi pericolosi, come virus, batteri ofunghi.

Accortezze e consigli

Nel caso di confezioni aperte si deve verificare che sull’alimento non siano presenti muffe e che abbia un bel colore, nonchè un buon odore. Nel caso di confezioni sigillate si deve far attenzione a cattivi odori o rigonfiamenti della confezione. Nei mesi più caldi gli alimenti tendono a deperire più velocemente. È quindi utile consumarli senza attendere la data di scadenza. Alimentipedia non si assume alcuna responsabilità per possibili intossicazioni da cibo scaduto in quanto non può garantire la buona conservazione dello stesso.





fonte : www.alimentipedia.it




Inquinamento atmosferico : maggiore sensibilizzazione allergica nei bambini durante i primi 8 anni di vita

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Inquinamento atmosferico : maggiore sensibilizzazione allergica nei bambini durante i primi 8 anni di vita

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Il ruolo della esposizione all'inquinamento atmosferico nello sviluppo della sensibilizzazione allergica non è chiaro. Si è cercato di valutare lo sviluppo di sensibilizzazione fino all'età scolare correlato alla esposizione longitudinale all'inquinamento atmosferico da traffico stradale.

Più di 2.500 bambini nella coorte di nascita BAMSE ( Children, Allergy, Milieu, Stockholm, Epidemiological Survey ) di Stoccolma, in Svezia, sono stati seguiti con questionari ripetuti e prelievi di sangue fino agli 8 anni di età.

Le concentrazioni esterne di ossidi di azoto, come marcatori delle particelle dei gas di scarico, e le particelle con un diametro aerodinamico inferiore a 10 micron ( PM10 ), prevalentemente in rappresentanza dell'inquinamento stradale, sono state collegate agli indirizzi di residenza, dei centri di cura e della scuola utilizzando modelli di dispersione.

Le esposizioni medie ponderate nel tempo sono state collegate ai livelli di IgE contro comuni allergeni inalanti e alimentari a 4 e 8 anni di età.

L'esposizione ad inquinanti ambientali durante il primo anno di vita era associata a un aumentato rischio di sensibilizzazione al polline a 4 anni di età ( odds ratio, OR=1.83 ) per una differenza di esposizione agli ossidi di azoto nel range dal 5° al 95° percentile.

A 8 anni, non c'è stato un aumento generalizzato del rischio di sensibilizzazione; tuttavia, il rischio di sensibilizzazione alimentare è aumentato, in particolare tra i bambini non-sensibilizzati a 4 anni di età ( OR=2.30 ).

I risultati sono stati simili utilizzando PM10. Nessuna associazione tra l'esposizione all'inquinamento atmosferico dopo il primo anno di vita e la sensibilizzazione è stata notata.

In conclusione, l'inquinamento atmosferico legato al traffico non sembra aumentare il rischio complessivo di sensibilizzazione per comuni allergeni inalatori e alimentari fino all'età scolare, ma una sensibilizzazione ad alcuni allergeni potrebbe essere correlata alla esposizione durante l'infanzia.

Gruzieva O et al, J Allergy Clin Immunol 2012; 129: 240-246




fonte :allergieOnline.net



Come mettere gli alimenti in frigorifero

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Come mettere gli alimenti in frigorifero

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La disposizione dei cibi in frigorifero non va fatta casualmente, infatti la temperatura all'interno del frigo è diversificata automaticamente in base alle diverse zone e questo garantisce la buona conservazione degli alimenti a patto che siano collocati correttamente. Importante è tenere anche sotto controllo la temperatura soprattutto nella stagione calda. Quindi, dove si mettono le uova in frigo? Dove mettere carne e pesce crudo? La frutta, le verdure, latte e burro dove è meglio posizionarli? Di seguito un'utile guida alla corretta disposizione dei cibi in frigorifero, al corretto modo di conservazione degli avanzi e alla pulizia.

Quali cibi vanno nella zona alta del frigo

Il ripiano superiore del frigorifero è quello meno freddo, infatti il freddo tende ad andare verso il basso.

Questa zona raggiunge i 5-8° di temperatura ideale per conservare:

  • formaggi
  • yogurt
  • affettati in confezioni sottovuoto
  • cibi cotti
  • uova

Quali cibi mettere nella zona media del frigo

La parte centrale ha una temperatura dai 4 agli 8°, ideale per riporre:
  • salumi già aperti pasta
  • carne e verdure cotte
  • avanzi
  • sughi
  • salse

Quali cibi mettere nella zona bassa del frigo

Il ripiano subito sopra ai cassettini ha una temperatura che va dai 2 ai 5°. Qui si posizionano:

  • carne cruda
  • pesce crudo
  • pollame e cibi crudi

Cosa mettere nei cassetti in basso

I cassetti collocati in fondo hanno una temperatura bassa, tra i 2 e i 5° e sono riservati a:

  • frutta cruda
  • verdura cruda

Cosa si mette nello sportello

Lo sportello o porta ha una temperatura di 5-10° ed è idoneo per:

  • latte
  • bibite
  • bottiglie d'acqua
  • vino

Come conservare gli avanzi

Gli avanzi di cibo già cotto o affettati aperti devono essere ben chiusi e mai riposti senza contenitori sottovuoto.

I cassetti di frutta e verdura
Frutta e verdura cruda devono essere avvolti in carta assorbente o in sacchetti di carta per alimenti per evitare che si formi umidità e condensa cosa che fa marcire velocemente vegetali ed ortaggi. Inoltre è consigliabile svuotarli e pulirli  spesso.

Dove è meglio mettere le uova in frigorifero?

Per le uova solitamente si trova un'apposito contenitore collocato nello sportello, ma è consigliabile riporle nel primo piano possibilmente nella loro confezione originale, meglio se di plastica e non di cartone perchè più igenico. Inoltre l'ideale sarebbe lavarle prima con amuchina e metterle a testa in giù. Vedi Tutto sulle uova.

Come togliere gli odori sgradevoli

Spesso il frigorifero prende cattivi odori. Per eliminarli si può mettere una ciotolina di aceto o di latte.

Consigli per utilizzare al meglio il frigorifero

  • Non appoggiare gli alimenti alla parete in fondo
  • Non coprire le griglie perché è importante che ci sia una buona circolazione dell'aria all'interno del frigorifero tra un ripiano e l'altro
  • Di tanto in tanto sbrinare il frigorifero soprattutto per la parte del freezer, per evitare un consumo di corrente eccessivo.





La dieta dello studente: prepararsi alla sessione d’esame scegliendo i giusti alimenti

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La dieta dello studente: prepararsi alla sessione d’esame scegliendo i giusti alimenti

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La vita degli studenti è da sempre accompagnata a periodi di stress e stanchezza che precedono la sessione d’esame e spesso, per la mancanza di tempo, di voglia o per un carico di studio elevato, si può incorrere in errori nutrizionali, come l’abuso di caffè, saltare i pasti oppure il consumo di snack ipercalorici come sostituti dei pasti. Alla lunga, queste scelte possono produrre effetti anche opposti a quelli sperati, interessando il rendimento e le performance.

Un’alimentazione equilibrata, che garantisce l’apporto di tutti i nutrienti necessari soprattutto al cervello, può rappresentare un contributo positivo non solo durante il periodo di studio più intenso, ma anche nei giorni d’esame veri e propri.

Il cervello, consumando energia per provvedere alla sopravvivenza dei neuroni e all’efficienza delle prestazioni, deve essere sempre rifornito di un’adeguata quantità di ossigeno e glucosio, sopratutto in situazioni di maggiore carico emotivo, mentale o di stress. Da questo si comprende come l’apporto corretto dei nutrienti, che sono la fonte di energia primaria, evita un calo nelle funzioni cognitive stesse.

Dunque, di cosa si compone la dieta dello studente? di tre pasti principali, due spuntini, evitando assolutamente di saltare i pasti.

LA COLAZIONE, che apre la giornata, oltre a interrompere il digiuno notturno e il conseguente calo glicemico, migliora le capacità mnemoniche e cognitive durante tutto l’arco della mattinata: tra gli alimenti più indicati, si consigliano i carboidrati semplici (frutta o latte ad esempio) e complessi (come biscotti, pane tostato e fette biscottate).

Il PRANZO E LA CENA, dovrebbero presentare pane, pasta, riso, pane, patate ecc. ricchi in amido, in equilibrio con proteine e acidi grassi polinsaturi, della serie ω-3 (presenti soprattutto nel salmone, sgombro, merluzzo, sardine, tonno, con grassi) e ω-6 (contenuti nelle noci, nei cereali e in alcuni tipi di oli vegetali, come in quello di mais, di girasole e di arachidi). Scegliendo sempre l’olio di oliva per condire, perché ricco dell’acido oleico, grasso monoinsaturo.

GLI SPUNTINI, con la combinazione di frutta fresca, secca e a guscio, yogurt e cereali si ha un’ eccellente ricarica energetica che aiuta la prosecuzione dell’attività di studio.

Attenzione ai prodotti industriali, come snack salati o merendine, ricchi di grassi saturi, zucchero e sale proposto in diverse formulazioni che spesso sfuggono al consumatore poco attento, additivi e conservanti, formaggi troppo stagionati, condimenti come burro e margarina, eccesso di bevande nervine come caffè, coca cola e tè.

Chiudono il menù dello studente, i micronutrienti alleati della memoria,  come le vitamine C, A, E B12 , nell’ordine presenti negli agrumi e nei pomodori, nelle carote e nelle crucifere, nella frutta secca ed esotica, nei prodotti animali e infine i minerali tra cui selenio, zinco, ferro, magnesio, iodio.



UMAMI: il gusto nascosto in ognuno di noi

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UMAMI: il gusto nascosto in ognuno di noi

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Quando assaggiamo un qualsiasi alimento le nostre papille gustative sono in grado di percepire il gusto del cibo che abbiamo ingerito attraverso degli specifici recettori posizionati in aree ben contraddistinte all’interno della lingua e che suggeriscono al nostro cervello se si tratta di un alimento dolce, salato, amaro o aspro. Questi sono i quattro gusti fondamentali che l’ essere umano può riconoscere nel momento in cui sta mangiando, tutte le altre sensazioni come piccante, metallico, allappante sono solamente delle combinazioni dei quattro gusti essenziali. Tuttavia grazie a studi scientifici più approfonditi è stato scoperto che la nostra lingua è sensibile anche ad un altro gusto fondamentale : l’Umami; questo termine così particolare è dovuto alla parola giapponese che sta ad indicare “saporito”.

L’Umami, il quinto gusto

Ebbene sì il quinto gusto fondamentale è il gusto di saporito e la sua scoperta è da attribuire al dottor Kikunae Ikeda, docente di chimica all’Università Imperiale di Tokyo, il quale nel 1908 stava compiendo degli studi sul sapore del brodo dashi, elemento fondamentale della cucina giapponese, composto dalle alghe marine konbu. Ikeda riuscì ad isolare il glutammato monosodico, contenuto in grande quantità nelle alghe konbu, e lo indicò come fonte di un sapore che chiamò Umami.

Cosa intendiamo per Umami

La definizione ufficiale dell’Umami è stata stabilita dall’Umami Information Center e recita così : “è un si che viene dal glutammato e da diversi ribonucleotidi, tra cui inosinato e guanilato, che si trovano naturalmente in carne, pesce, verdura e prodotti lattiero-caseari”, difatti il glutammato è un aminoacido che si trova in cibi molto proteici, ad esempio la carne e il formaggio.  Nonostante sia stato scoperto nel 1909, quello del gusto Umami è un concetto abbastanza nuovo per il mondo occidentale, infatti fino agli anni ’80 la nostra cultura alimentare era ancora ferma alla convinzione che i gusti fondamentali fossero solamente quattro.

Gli Studi Scientifici sull’Umami

Pesce umami

Tuttavia numerosi studi scientifici hanno dimostrato che l’ Umami è un sapore completamente indipendente dagli altri ed è un elemento essenziale per il nostro apprezzamento del cibo. Molti studiosi, tra cui anche l’italiano Garattini, hanno accertato che il glutammato monosodico va a stimolare un’area celebrale diversa da quella coinvolta dagli altri quattro gusti fondamentali e che eccita i neurotrasmettitori del gusto. Pertanto nel 1985,  venne organizzato alle Hawaii il primo simposio internazionale sull’Umami dove venne riconosciuto ufficialmente come quinto gusto.

Gli effetti sulla salute

L’ Umami, oltre ad essere un importante punto di riferimento per riconoscere il sapore dei cibi, è anche molto importante per la salute: si rivela utile nelle diete degli anziani e delle  persone in chemioterapia, rinforza le difese immunitarie e consente di diminuire di moltissimo il sale con una conseguente riduzione del 30-40% nell’apporto di sodio al corpo umano. Insomma, l’amminoacido responsabile del gusto Umami è essenziale per il corpo umano, difatti ne sintetizziamo circa 50 gr al giorno. D’ altronde l’insensibilità al gusto Umami, specie nelle persone anziane, comporta perdita di appetito, riduzione della salivazione e diminuzione di peso, con conseguente peggioramento dello stato generale di salute.

L’Umami nelle cucine del Mondo

Il gusto Umami, a dispetto del suo nome orientale è molto presente anche nella cucina italiana che utilizza prodotti con un alto contenuto di glutammato. Vi basti pensare al Parmigiano che contiene circa 9 grammi di glutammato ogni 100 g di formaggio, ecco perché viene tanto apprezzato come condimento sopra ogni tipo di pasta, in pratica ne esalta il sapore. Tra le verdure troviamo i piselli con circa 5 grammi di glutammato ogni 100 grammi, mentre gli spinaci ne possiedono solamente 0,3 grammi, per quanto riguarda la carne in generale la quantità di glutammato si attesta intorno ai 2-3 grammi ogni 100.

sapere con sapore
Parmigiano

La pizza, piatto italiano per eccellenza, è condita con prodotti che contengono molto Umami, ad esempio i pomodori maturi che ne hanno tanto quanto la salsa di soia, la mozzarella oppure le acciughe, tutti alimenti che hanno una forte presenza del gusto Umami e che hanno contribuito in maniera significativa al successo mondiale di questa specialità della nostra cucina.



Torta sbriciolata di albicocche

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Torta sbriciolata di albicocche



Ingredienti
Per la pasta frolla

300g di farina
100g di burro a temperatura ambiente
100g di zucchero
2 uova
mezza bustina di lievito
1 bustina di vaniglia

Composta di albicocche

16/18 albicocche
100 gr di zucchero
1 bustina di vanillina
una noce di burro

Una torta “sbriciolata”, anche detta “crumble” con una farcitura alla composta di albicocche.

Procedimento

Preparate la farcitura della sbriciolata partendo dalle albicocche.

Lavate, togliete il nocciolo e tagliate a metà le albicocche. Mettetele in una padella in cui avrete precedentemente fatto fondere il burro. Aggiungete lo zucchero e la vanillina e fate cuocere a fuoco dolce per una decina di minuti. Quando la composta di albicocche sarà pronta, toglietela dal fuoco e mettetela da parte.

Preparate la frolla. Amalgamate il burro ammorbidito con la farina, il lievito, la vaniglia e lo zucchero. Quando il composto comincerà a sbriciolarsi unite le uova.  Impastate bene fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo. Formateci una palla e mettete l’impasto, avvolto nella pellicola da cucina, in frigorifero per almeno un’ora.

Imburrate una teglia tonda da 22 cm, con i bordi leggermenti alti. Ricoprire il fondo della teglia con metà della pasta frolla ad un’altezza di mezzo centimetro. Bucherellate tutto il fondo con la forchetta.

Stendeteci sopra uno strato di composta di albicocche.

Ricoprite il tutto con la seconda metà della frolla creando il tipico aspetto sbriciolato. La “sbriciolatura” si ottiene lavorando la pasta frolla con le dita.

Cuocete in forno a 180° per circa mezz’ora.

Se volete fare prima, potete farcire direttamente la sbriciolata con la marmellata di albicocche.





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